Una storia al presente: arte ed estetica del contemporaneo
 
 
 

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Una storia al presente: arte ed estetica del contemporaneo

 

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"In un artista il Quid può essere la motivazione a perseguire l’idea dietro un progetto, in un’opera e per un museo è essere al centro di un’idea o di un mondo culturale.'' Incontro con il direttore del Mambo Lorenzo Balbi

By Camilla Delpero

 

Come si è avvicinato al mondo dell’arte?

Mi è sempre interessato questo mondo. Fin da piccolo visitavo spesso le mostre e i musei grazie ai miei genitori. La passione era latente. Successivamente si è sviluppata nel percorso scolastico con brillanti e illuminati professori di storia dell’arte durante il liceo per poi intraprendere un percorso artistico all’università. È stata una scelta controtendenza. Quando l’ho detto a mio padre dapprima era perplesso, poi mi ha assecondato. Forse sperava in qualcosa di più facile, lavorativamente parlando. Tuttavia ho intrapreso un percorso in storia dell’arte canonico all’università Ca’ Foscari di Venezia, poi mi sono concentrato sul contemporaneo. È stata una passione che è nata studiando l’arte classica. Ho capito che avere un rapporto con gli artisti, poter studiare un qualcosa che avviene oggi e ora e che comprende tanto del sapere umano mi interessava maggiormente. Alla Fondazione Sandretto ho cominciato la mia attività di curatore fino ad arrivare a questo ruolo di direttore.

Il museo valuta le ragioni di mercato o si concentra sul valore storico e qualitativo degli autori?

Il mondo dell’arte è fatto da numerosi interpreti: uno di questi è il museo, ma sicuramente un'altra voce ugualmente importante è il mercato. Quando parliamo di contemporaneo dobbiamo ricordare il ruolo fondamentale delle gallerie, delle case d'asta, quindi i musei devono stare attenti anche a queste dinamiche. Il percorso di un artista è fatto sia di attività espositive nei musei, sia dalla capacità di esistere in un mercato e di far circolare il suo nome. Sono consapevole di alcune dinamiche di mercato che sono trainanti per la figura e la carriera degli artisti e non devono essere ignorate. Tuttavia il museo ha dinamiche completamente diverse. Deve guardare all’aspetto storico e alla contemporaneità. È un ruolo deputato al progresso della ricerca nella storia dell’arte e delle pratiche artistiche. Se da un lato non si può ignorare il mercato in una fase di studio, il museo si deve ritagliare un ruolo che segua altre dinamiche.

 

MAMbo veduta allestimento foto Matteo Monti

MAMbo, veduta allestimento. Foto Matteo Monti

 

Esiste una connessione tra musei e gallerie?

Sono uno strenuo sostenitore dell’importanza fondamentale all’interno del sistema arte contemporanea della figura dei galleristi. Storicamente questo ruolo di scoperta e di promozione ha permesso di dare supporto agli artisti per produrre le proprie opere e divulgarle. Penso che questo ruolo, che i galleristi hanno fatto e continuano a fare, sia fondamentale e non sia in carico ad altri attori nel sistema dell’arte. Io sostengo il lavoro dei galleristi; sono spesso ospite in gallerie perché ritengo siano fondamentali per la riuscita della produzione di un artista.

Ci sono molte gallerie che hanno perso questo ruolo trasformandosi in rivenditori, che ne pensa?

Ci sono gallerie e gallerie. Ci sono gallerie di ricerca, ci sono gallerie che lavorano sul mercato secondario e per mia inclinazione stimo il lavoro di queste ultime, ma sono meno interessanti dal punto di vista della ricerca che svolgo. Mi interessa il gallerista che va a vedere le mostre finali delle accademie, che fa una attività di scouting, che va negli studi degli artisti, che quando trova un artista che gli interessa lo sostenga e lo inserisca in una rete di contatti che da solo non potrebbe permettersi. È un lavoro lodevole e giusto. Come direttore, guardo favorevolmente questo tipo di gallerie e iniziative che sono tappe fondamentali nella carriera degli artisti.

 

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La sacralità dell’opera si lega alla venerabilità dello spazio espositivo oppure con l’arte contemporanea qualcosa è andato perduto?

L’arte contemporanea ha stravolto la sacralità dell’oggetto artistico, così come del luogo espositivo, sia da un punto di vista formale sia estetico. Chi lavora con l’arte contemporanea sa che deve avere a che fare con questo rapporto: l’opera da un lato e il luogo dall’altro. Il museo rimane una struttura fondamentale nel gioco delle parti. Nonostante ci siano molteplici sedi espositive dove assistiamo a performance, mettere alla prova l’artista e il suo lavoro in relazione allo spazio museale rimane centrale nel suo percorso espositivo.

L’uomo fa arte e l’arte racconta l’uomo. Quanta storia si può comprendere con l’arte visiva?

Il rapporto tra storia e arte ha dato frutti insperati. Dico che mi occupo di contemporaneo perché parla del qui e ora. Tutti siamo legittimati ad entrare in un questo spazio in quanto tutti noi lo viviamo. Penso che oggi l’arte sia un interessante strumento della storia e del presente. Le opere più riuscite, a cui mi interessa rivolgere l’attenzione, sono quelle che ci danno una nuova chiave di lettura. L’artista contemporaneo efficace è colui che riesce a far passare un messaggio con occhi diversi, inserendosi anche in un dibattito di contemporaneità. Questa è l’efficacia che cerco e la qualità che vado cercando nelle opere.

 

ThatsIT MAMbo foto EB Photo Studio

ThatsIT, MAMbo. Foto EB Photo Studio

 

L’estetica, un contatto vivo con la bellezza, cosi come la fruibilità dell’opera, può risultare didattica per la formazione di un soggetto?

È difficile dare una risposta univoca perché cambia da opera a opera. Da artista ad artista. Il limite tra la bellezza, la ricerca estetica e il contenuto dato dall’opera è singolo rispetto ad ogni opera prodotta dallo stesso artista. Abbiamo assistito alla Biennale di Venezia scorsa con un tentativo di recupero del valore estetico delle opere. Io sono poco allineato con questa scelta. Mi sembra più interessante che un’opera riferisca un messaggio o dia un’interpretazione della quotidianità rispetto al suo valore estetico.

Cos’è l’arte?

Hanno provato tutti a rispondere a questa domanda. L’arte è un modo nuovo di leggere il mondo.

Qual è il giusto percorso che l’artista non ancora affermato deve percorrere per arrivare ai musei?

Assistiamo a percorsi e carriere differenti. Ci sono artisti con cui lavoro e che ritengo interessati che hanno percorsi educativi molto differenti. Non è detto che per fare l’artista necessiti di frequentare l’accademia. A prescindere dalla formazione, ritengo che un percorso ormai omologato sia la post formazione. In Italia questo avviene spesso grazie all’esposizione in spazi progetto, in spazi gestiti dagli artisti per quanto riguarda la scena indipendente. Io sono un grande sostenitore dell’esperienza autoprodotta. Seguo molto le attività di spazi no profit o indipendenti, di curatori freelance, di artisti che si trovano il loro spazio per esporre e per essere visti da un più largo pubblico. Ritengo che una tappa fondamentale, dopo la formazione, sia l’esposizione indipendente e le attività autoprodotte. Dopo ciò abbiamo, come accennato, l’importanza e l’attività delle gallerie. Passate queste tappe il museo diventa la celebrazione e la legittimazione di una ricerca che viene portata avanti attraverso palcoscenici differenti.

Chi è il pubblico dei musei?

Questo è un concetto vecchio. Da molto tempo si parla di pubblici museali e di fasce. Il museo di arte contemporanea non può avere un pubblico univoco. Il pubblico di un museo si compone di una grossa fascia educativa e in questo il Mambo è un museo all’avanguardia. Il nostro dipartimento educativo è una dei migliori e dei più efficaci in Italia. Una grossa fetta di visitatori sono gli studenti. Abbiamo molti turisti, che seguono le attività del Mambo, senza dimenticare i visitatori abituali che seguono le nostre proposte culturali dotandosi della card metropolitana dei musei. Per il “non pubblico” dei ragazzini si è sviluppato un progetto in sinergia con altri festival del territorio. Quindi non c’è una risposta univoca, è più facile fare un discorso di varietà dei diversi pubblici. Bisogna tener presente il target a cui ci si rivolge per differenziare al meglio il nostro programma in relazione anche alla proposta culturale educativa della città.

 

MAMbo veduta esterna foto Anna Rossi

MAMbo veduta esterna. Foto Anna Rossi

 

Con questa intervista vogliamo evitare le polemiche che ci sono tra cultura e politica, ma non vogliamo trascurare del tutto questo caso, esiste un problema?

Posso parlare della mia esperienza, io sono ufficialmente un dipendente comunale. Nella mia posizione sono a contatto con elementi delle politica e devo dire che non mi crea nessun problema alla programmazione e all’offerta. Chiaramente so quali sono gli interessi e il mandato che mi è stato dato dall’amministrazione, qual è il mio compito: fare una proposta culturale che sia confacente alle aspettative del luogo in cui mi trovo. Tuttavia le stesse dinamiche che ci sono con le istituzioni pubbliche ci sono anche in quelle private. Hanno i loro interessi e attività da tutelare, si tratta di avere una professionalità tale da coniugare il proprio impiego e l’attitudine a seconda dei luoghi di lavoro.

C’è un artista contemporaneo che vuole segnalarci?

Ce ne sono tantissimi. Non riesco a riservarmene solo uno. Per il mio lavoro sono portato a scegliere gli artisti con cui lavorare, quindi politicamente è difficile dirne uno.

La rivista si chiama Quid Magazine in quanto vuole indagare sul "perché" delle cose. Per Lorenzo Balbi che cos’è il Quid?

Secondo me è insito nella domanda stessa, il Quid è quella cosa che ci spinge a fare cose, come l’arte o la professionalità o la motivazione. Il Quid è perseguire un obiettivo che può essere come nel mio caso il lavoro. L’obiettivo che ti porta in cinque mesi a cambiare vita, città, contesto, colleghi ecc. In un artista il Quid può essere la motivazione a perseguire l’idea dietro un progetto, in un’opera e per un museo è essere al centro di un’idea o di un mondo culturale.