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Enrico Baj Senza titolo copetina catalgo Tecnica mista e collage su carta 65x50 cm

Enrico Baj, Senza titolo (copetina catalgo), Tecnica mista e collage su carta, 65x50 cm.


IL POTERE DELL'IRONIA alla galleria Pisacane Arte. Mostra personale di Enrico Baj

In mostra circa 30 opere tra tele e le celebri grafiche (collage). I soggetti sono quelli più amati di questo maestro contemporaneo, tra generali, dame, parate e militari, tra cui alcune opere uniche.

La galleria Pisacane Arte dal 10 settembre fino al 5 ottobre in associazione con A Me Gli Occhi Arte inaugura, la mostra "Il potere dell'ironia", esposizione personale di Enrico Baj. Fra i più importanti artisti italiani, ha attraversato la stagione degli anni Cinquanta e Sessanta accanto ai grandi nomi come Fontana, Manzoni e Klein, erede dello spirito surreal-dadaista e sperimentatore di tecniche e soluzioni stilistiche inedite. Nel 1951 insieme a Dangelo e Dova promuove il Movimento Nucleare. Nel '57 redige il manifesto Contro lo stile, un attacco al formalismo e alla sua serialità, da qui prendono forma i suoi collage, caratterizzati dai materiali più disparati come passamaneria, bottoni, conchiglie, specchi, medaglie e bottoni. Pervasi da una vena giocosa ed ironica, restituiscono una versione grottesca del potere e delle società. Non a caso i soggetti più frequenti sono quelli riferiti al mondo militare, i suoi generali sono degli ominidi antropomorfi, mollicci e privi di qualsiasi autocontrollo.

L'opera di Baj si articola in diversi periodi, tutti improntati all'ironia giocosa, che si ritrova sia nella tecnica, che nel soggetto. Anarchico, lotta contro l'abuso di potere, il suo linguaggio è ludico e dissacrante. Il potere è quindi l'oggetto a cui è indirizzata la sua polemica, sempre ironica. In particolare è quello militare ad essere messo sotto accusa con i “Generali”, ai quali fanno da contraltare le “Dame”. I primi tronfi e vanitosi, ma estremamente goffi, le seconde piene di orpelli, portano nomi altisonanti, ma decadenti, sono inconsistenti e attraverso lo sfarzo, cercano invano di mascherare questo vuoto. La mancanza di sostanza è sottolineata dall'uso di tutti questi materiali, che creano i famosi collage di Baj: le figura sono piene di oggetti, ma svuotate nell'essenza. Si tratta di mostri, simboli di follia, ignoranza e cattivo gusto.

L'uomo di Enrico Baj è un'icona anti-militarista. Un generale che riassume tutte le piccolezze della retorica e dell'arroganza del potere, lo svelamento di una grandezza solo apparente, dietro la quale, si cela un fantoccio senza anima né personalità.

La denuncia è forte, ma non greve perché, come lo stesso maestro affermava: “La Pittura è una via – una via che ho scelto - verso la libertà. È una pratica di libertà” o ancora “Il mio lavoro confina con il gioco, a tal punto che spesso uso, quale materiale pittorico, veri e propri giocattoli”

In mostra circa 30 opere tra tele e le celebri grafiche (collage). I soggetti sono quelli più amati di questo maestro contemporaneo, tra generali, dame, parate e militari. Saranno poi visibili alcune opere uniche che impreziosiranno l'esposizione.

Si potranno trovare anche opere tratte dai libri, che Baj amava profondamente perché riteneva una forma d'arte ibrida, ma, contemporaneamente, completa. Esposti ci saranno collage tratti da “Le cravate ne vaoute pas une Médaille” o ancora l'intera suite dedicata ai generali piangenti “Larmes de Généraux”.

Baj analizza il mondo dell'arte tenendo sempre d'occhio le trasformazioni politiche e sociali del tempo, proiettando nelle sue opere le preoccupazioni e le paure del futuro. Manifesta un grosso impegno contro ogni tipo di aggressività, l'intera opera di questo importante artista racconta e denuncia degli abusi del potere e dei molti mali della società contemporanea.

NOTA BIOGRAFICA:

Enrico Baj nasce il 31 ottobre 1924 a Milano. Dopo il diploma al Liceo Classico si iscrive alla Facoltà di Medicina che abbandonerà dopo la seconda guerra mondiale per frequentare Giurisprudenza e, contemporaneamente, l'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1951 tiene la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano dove espone opere informali. Nel 1952 firma, insieme a Sergio Dangelo, il manifesto della Pittura Nucleare e nel 1957 quello Contro lo stile che vuole affermare l'irripetibilità dell'opera d'arte. Questi movimenti molto innovativi si inseriscono pienamente nel panorama delle avanguardie artistiche europee degli anni Cinquanta. Nel 1954 Baj e Jorn fondano il Mouvement international pour une Bauhaus imaginiste schierandosi contro l'eccessiva razionalizzazione e geometrizzazione dell'arte in aperta polemica con la scuola di Ulm di Max Bill. Sono anni per Enrico Baj di grande riflessione e scambio intellettuale grazie ai contatti con artisti internazionali come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Joe Colombo, Lucio Del Pezzo, Giò Pomodoro, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein.Il senso ludico della sua arte sfocia poi in contestazione sarcastica e forte impegno civile attraverso i "generali", le "parate militari" degli anni Sessanta e le tre grandi opere degli anni Settanta: I funerali dell'anarchico Pinelli(1972), Nixon Parade (1974) e l'Apocalisse (1979). Da qui in avanti la sua critica alla contemporaneità si fa sempre più forte, come si può notare ne Epater le robot (1983), analisi dell'abuso tecnologico, e neI manichini (1984-87), dove le figure senza volto sono evidenti richiami alla "robotizzazione" dell'essere umano. Successivamente, con i lavori Metamorfosi e Metafore (1988), sviluppa un immaginario dominato dal kitsch, unico stile che secondo l'artista riesce a rappresentare la cultura di oggi. Nel 1993 inizia il ciclo delle "maschere tribali", dei "feltri" e dei "totem" che vogliono esprimere un primitivismo moderno riciclando gli oggetti di uso quotidiano. Nel 1999 realizza 164 ritratti ispirati ai Guermantes e a quel mondo raffinato, decadente e spesso grottesco. Nel gennaio 2003 vengono esposte alla Galleria Giò Marconi di Milano le opere "idrauliche" dell'artista: rubinetti, tubi, sifoni vengono applicati a piccole sculture e a dame a collage. Enrico Baj muore a Vergiate il 16 giugno 2003.

PISACANE ARTE

via Pisacane 36 - 20129, Milano

10 settembre - 5 ottobre 2019

Inaugurazione: martedì 10 settembre 2019, ore 18.30

ORARI DI APERTURA:

Dal Lunedì al Venerdì: ore 10.00 – 19.00
Sabato: ore 10.00 -13.00 / 15.00 – 19.00
Ingresso libero

INFO:

PISACANE ARTE
via Pisacane 36 - 20129, Milano
tel. 02.39521644
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.pisacanearte.it |galleria.pisacanearte.it

 

 

 

spenser

Spencer Tunick, Aletsch Glacier, Switzerland (2007), Fujicolor crystal archive print, 120 x 150 cm. Courtesy: Collezione Martine e Pierino Ghisla-Jacquemin

LOOK AT ME! Il Corpo nell’Arte dagli anni ’50 a oggi alla Fondazione Ghisla

Una lettura traversale dell’arte, dal dopoguerra a oggi, attraverso il tema del corpo in fotografia, nei lavori di artisti e fotografi internazionali.

La Fondazione Ghisla dall' 8 settembre al 5 gennaio presenta Look at me! Il Corpo nell’Arte dagli anni ’50 a oggi, una lettura traversale dell’arte, dal dopoguerra a oggi, attraverso il tema del corpo in fotografia, nei lavori di artisti e fotografi internazionali.
Un’immagine del grande americano Irving Penn, datata 1949-1950, introduce la mostra, curata da Angela Madesani e Annamaria Maggi.
 
Look at me! è un’articolata indagine attraverso il mezzo fotografico, che, dai lavori socialmente impegnati degli anni Sessanta e Settanta, porta ai grandi autori della fotografia degli anni Ottanta e giunge sino alla contemporaneità.
«La prospettiva dalla quale si è partiti è un’indagine sulla relazione tra il corpo femminile e maschile e le ricerche di alcuni importanti artisti che hanno lavorato con il cinema, il video, la fotografia, l’installazione. Una ricerca che esce dal riduttivo concetto di genere per porre in dialogo artisti e opere assai diversi fra loro», afferma Angela Madesani.

“Il corpo – spiega Annamaria Maggi – nella storia dell'arte è il soggetto più antico: sin dalle prime forme di rappresentazione, e per molti versi ancor oggi, il corpo umano è il soggetto principe delle diverse pratiche artistiche. Senza il corpo non ci sarebbe l’arte. In passato la figura umana è stata l'imprescindibile strumento per comunicare storie e per dare forma visibile a sentimenti, credenze e concetti; ancor oggi, nonostante il moltiplicarsi di tendenze e prassi non figurative succedutesi nell’ultimo secolo, il corpo rimane ancora il protagonista della ricerca di molti degli autori contemporanei più radicali e interessanti: il corpo continua a venir chiamato dall'arte ad esser simbolo».
 
I lavori, cronologicamente collocati fra i Sessanta e i Settanta, sono quasi sempre testimonianza di azioni performative come nel caso di Marina Abramovic, di Vito Acconci, di Urs Lüthi, di Ana Mendieta, di Fabio Mauri, di Bruce Nauman, di Denis Oppenheim e di Gina Pane.
Vengono quindi proposte opere di grandi fotografi, che hanno posto il corpo, al centro delle loro ricerche, come Robert Mapplethorpe con le immagini di nudo maschile, in chiave perlopiù sadomaso e omoerotica.
Moda, pubblicità, sono il fulcro del lavoro di uno dei più irriverenti autori della fotografia degli ultimi trent’anni, David Lachapelle: le sue immagini dai colori molto forti presentano soggetti talvolta provocatòri, come nell’opera in mostra.
Donne in pose inequivocabilmente erotiche sono ritratte dall’artista-fotografo giapponese Nobuyoshi Araki. Della stessa nazionalità è anche Izima Kaoru, che alle giovani modelle che fotografa, chiede in che circostanza desidererebbero morire e come vorrebbero essere vestite. Immagini di grande eleganza, in aperto contrasto con quelle dure, esplicite dell’americana Nan Goldin.  Eros e thanatos è anche il soggetto delle immagini in mostra dell’americano Andres Serrano, in cui vecchiaia e giovinezza sono poste a confronto.
Delicati, struggenti sono gli autoritratti di Francesca Woodman, suicida a poco più di vent’anni. Autoritratti sono anche quelli di Cindy Sherman, che sin dai primi passi in ambito artistico, ha utilizzato il travestitismo e il trasformismo. Così come Luigi Ontani, che dagli anni Settanta si autoritrae in diverse fogge.
L’opera degli anni Novanta dell’inglese John Coplans è costituita da autoritratti dell’artista da vecchio in cui sono posti in evidenza i segni del passare del tempo.
Donne, anche in declinazioni erotiche e voyeuristiche, sono i soggetti delle immagini della francese Bettina Rheims.

Soggetti delle fotografie di grandi dimensioni di Spencer Tunick sono gruppi di persone nude ritratti in contesti spiazzanti, come nel lavoro in mostra, che ha come sfondo il grande ghiacciaio dell’Aletsch in Svizzera.
In mostra anche un grande lavoro di Vanessa Beecroft, una delle più importanti artiste del panorama contemporaneo italiano, ideatrice e regista da oltre vent’anni di performance, in cui giovani donne danno vita a tableaux vivants di diversa natura.
Il corpo, il suo, è il fulcro dei lavori dell’iraniana Shirin Neshat, tesi a sottolineare la complessità delle condizioni esistenziali della donna nella cultura iraniana e del suo rapporto con i maschi.
«Il mio corpo funge da barometro, diventa un ago che unisce gente di tempi e luoghi diversi», ha affermato l’artista sudcoreana, newyorchese di adozione, Kimsooja.
Collage costituiti da fotografie di membra umane sono il soggetto di Study for a portait di Peter Welz, in cui il corpo assume una valenza del tutto diversa dalle altre opere in mostra.
Same Same But Different sono due foto molto grandi di Stefano Scheda, allestite una di fronte all’altra, in cui i corpi di due uomini nudi, uno bianco e uno nero spuntano dal mare e si salutano alzando il braccio. Un’opera che invita a riflettere, ad andare oltre le apparenze, in un momento storico in cui la paura del diverso sembra diventata la parola d’ordine.
 
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Scalpendi Editore.

 

 

ONIRONAUTICA

ONIRONAUTICA mostra alla Fondazione Luciana Matalon di Nello Taietti

Una mostra fotografica e una rappresentazione teatrale, il cui fil rouge è il sogno lucido, ossia quello stato in cui il soggetto si accorge di sognare e agisce consapevolmente all’interno dello stesso.

Dal 18 al 28 Settembre gli spazi della Fondazione Luciana Matalon ospiteranno la mostra personale di Nello Taietti, Onironautica. Onironautica si articola in una mostra fotografica e in una rappresentazione teatrale, il cui fil rouge è il sogno lucido, ossia quello stato in cui il soggetto si accorge di sognare e agisce consapevolmente all’interno dello stesso. Il percorso espositivo si articola in quarantotto scatti tra fiori, paesaggi naturali e figure femminili. Le immagini soffuse, sovraesposte alla luce e i toni pastello sottolineano la loro provenienza da luoghi onirici.

Come sottolinea Roberto Borghi: “sono immagini scaturite da un intento lucido, cioè selezionate e proposte secondo un criterio ben rintracciabile, quelle che vediamo scorrere in mostra: scatti effettuati secondo una logica duale, che vede alternarsi la natura e la figura umana, in un avvicendamento che tende alla massima fluidità.” Livio Moiana aggiunge: “Il mio consiglio a chi guarda le sue opere è di andare immediatamente oltre il soggetto che cattura la nostra attenzione al primo impatto. Sullo sfondo, a volte celato e in modo discreto c’è l’essenza della sua foto. Non sarà mai davanti a noi come un cartello. Le sue foto richiedono la nostra partecipazione coi sensi.”

Le ultime immagini del percorso espositivo introducono lo spettatore alla rappresentazione teatrale, ideata da Nello Taietti, interpretata dall’attore Daniele Crasti e accompagnata dalle note al pianoforte di Luca Arnaldo Maria Colombo. Nello spettacolo viene liberamente reinterpretata la nota opera lirica Madama Butterfly; tale rappresentazione nasce da un sogno dell’autore e si trasforma in una narrazione poetica per immagini, che racconta in chiave moderna il dramma pucciniano. Nella sua dimensione onirica, Nello Taietti prova un amore non corrisposto per Cio-Cio-San, un’icona di amore e di bellezza ed un personaggio caro all’autore fin dal 2002, quando mise in scena l’Opera al Teatro Piccolo di Milano.

NELLO TAIETTI

Dagli anni Ottanta si dedica alla fotografia analogica e alla stampa, passione che gli viene trasmessa dal padre in tenera età. Segue un corso al Circolo Filologico Milanese guidato sapientemente da professori illustri quali Virgilio Carnisio e Gianni Berengo Gardin. In quegli anni partecipa inoltre alla SICOF (Salone Internazionale Cine Ottica Fotografia) presentando due fotografie scattate nelle movimentate strade milanesi. Nel 2000 apre la Galleria d’Arte contemporanea MILARTE, una realtà internazionale impegnata, nel panorama artistico e culturale, a garantire fecondi scambi tra la cultura italiana, giapponese e coreana, nonché ad offrire ampia visibilità tanto ad artisti affermati quanto a giovani promesse. Il 7 Marzo 2002 porta in scena la Madama Butterfly di Puccini al Nuovo Piccolo Teatro Strehler di Milano grazie alla bravura e all’interpretazione di artisti coreani, italiani e giapponesi, accomunati dall’amore per la lirica e dal desiderio di celebrare il connubio tra due culture ancora così lontane, quella orientale e quella occidentale. Dal 2002 al 2004 ha insegnato ‘Marketing del mercato dell’arte’ all’Accademia di Belle Arti di Brera. Contemporaneamente ha progettato e realizzato corsi di formazione in ambito artistico finanziati dalla Regione Lombardia e destinati ai giovani disoccupati. Nel 2007 diventa prima direttore e poi presidente della Fondazione Luciana Matalon. Nel Maggio 2014 cura la mostra fotografica di Yoshie Nishikawa dal titolo ‘Purificazione’. Nell’Aprile 2019 compie un viaggio fotografico in Hokkaido (Giappone) con Amanda Ronzoni, fotogiornalista del National Geographic.

SCHEDA TECNICA: ONIRONAUTICA

Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67, Milano

Da mercoledì 18 a sabato 28 settembre Vernissage: mercoledì 18 settembre alle 18.

Apertura: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00.

RAPPRESENTAZIONE TEATRALE:

sabato 21 settembre alle 16 e alle 18 (2 spettacoli);

domenica 22 settembre ore 16 (replica per i soci dell'Associazione Notturno Musica)

Ingresso libero ro previa prenotazione Regia, testi, coordinamento: Nello Taietti Voce Narrante: Daniele Crasti Al Pianoforte: Luca Arnaldo Maria Colombo

 

 

play us

 

Continua il successo di PLAY WITH US - Dall’arte popolare all’arte moderna

Continua il grande successo di Play With Us - Dall’arte popolare all’arte moderna”, l’originale installazione dell’artista Naby Byron accompagnata dalla texture musicale di Max Casacci dei Subsonica.

In concomitanza alla 58° Biennale di Venezia. continua il grande successo di Play With Us - Dall’arte popolare all’arte moderna, l’originale installazione dell’artista Naby Byron accompagnata dalla texture musicale di Max Casacci dei Subsonica. Fino al 24 novembre 2019 nella suggestiva cornice dell’Hotel Hilton Molino Stucky situato nel cuore di Venezia, il pubblico potrà ammirare il particolare e insolito lavoro di Naby Byron: una metaforica visione onirica dell’artista che vede al centro della sua narrazione inusuali cavalli da giostra. La mostra è presentata dal Museo Storico della Giostra di Bergantino, a cura del Prof. Gian Paolo Borghi, etno-antropologo ed esperto di tradizioni popolari.

Numerosi visitatori provenienti da tutto il mondo hanno apprezzato le opere singolari e caratteristiche dell’artista e le musiche astratte e stralunate del noto compositore Max Casacci. L’allestimento, durante il periodo di apertura, è stato rafforzato e rivisto per permettere ai visitatori una fruizione a tutto tondo della produzione artistica di Naby Byron.

L’esposizione, in collaborazione con l’Associazione UFO-Ultimi Futuristi, è inserita nella programmazione di "Le Città in Festa" promossa dalla Città di Venezia ed è realizzata con il patrocinio della Regione del Veneto, della Città di Venezia, del Comune di Bergantino, del Museo della Giostra di Bergantino, del MAF (Museo Mondo Agricolo Ferrarese), di Hilton Stucky Venezia e si colloca all’interno delle celebrazioni del Centenario dalla Fondazione del Gruppo Hilton.

Naby Byron si riappropria di alcune forme della cultura tradizionale adattandole alle aspettative del contemporaneo in una sorta di “provocazione – non provocazione” che mira a cogliere, attraverso le giostre, alcune sfaccettature di un denso percorso storico-antropologico. I cavalli da giostra, infatti, richiamano alla memoria antichi giochi rituali e arcaici di natura medievale.

Naby Byron, tuttavia, non si limita a scegliere artisticamente i cavalli ma, in forma simbolica, li rende liberi dai rigidi meccanismi delle giostre, proiettandoli lontani dalle tradizionali fiere di borghi e paesi in un contesto moderno e contemporaneo, i Luoghi dell’Altrove. Questo forte desiderio di libertà si traduce nella fusione in maniera simbiotica delle sue installazioni con la natura che le circonda. In altri termini, Naby si eleva a paladina di una nuova e rinnovata cultura del “gioco”, trasfigurando alcuni antichi significati nel mondo odierno e offrendoli all’ammirazione e alla disponibilità degli appassionati d’arte del terzo millennio.

Nello specifico “Play with us" Dall’arte popolare all’arte moderna è un’opera relazionale in cui il fruitore interagisce direttamente con l’installazione: i visitatori, infatti, sono invitati a montare sul cavallo e in questo senso il lavoro di Naby Byron rappresenta un’opera unica, in continuo divenire, in quanto cambia col cambiare dello spettatore che desidera mettersi in gioco.

L’esposizione si compone di una parte a “cavalli fissi” nella zona esterna dell’Hotel, e di una a “cavalli mobili” situati negli ambienti interni. Al fianco delle opere è prevista una videoinstallazione a cura del Museo e dell’artista, volta a descrivere per immagini e parole la poetica complessiva dell’evento. Sarà, inoltre, presente una “texture” sonora composta dal musicista Massimiliano Casacci, membro e fondatore dei Subsonica.

NABY

Naby Byron (nome d’arte) nasce a Bologna. Di famiglia borghese, vive la sua infanzia accanto ad uno dei più importanti allevamenti di cavalli d’Europa (allevamento che ha visto i natali della stirpe del trottatore Varenne). Memore dei lunghi pomeriggi passati ad ammirare gli allenamenti e la vita dell’animale più nobile del creato, Naby, laureatasi nel frattempo all’Accademia di Bologna, elegge il cavallo quale simbolo totemico delle sue prime creazioni artistiche, dapprima dipinti ed in seguito installazioni.

Avvicinatasi nel prosieguo di vita al mondo del collezionismo, ha costituito assieme ad alcuni collaboratori il Collettivo U.F.-o Ultimi Futuristi, al’interno del quale è conservato un vastissimo numero di documenti afferenti il Movimento Futurista di Filippo Tommaso Marinetti, altra grande fonte di ispirazione dell’artista soprattutto per quanto attiene al filone aviatorio, seconda passione di Naby Byron ed oggetto precipuo delle sue opere.

Hanno curato per lei importanti mostre il critico d’arte Giuseppe Virelli, l’etno-antropologo Prof. Gian Paolo Borghi, lo storico del Futurismo Enrico Bittoto.

Ha esposto in Gallerie a Lucca (“Play With Me” presso Galleria olio su tavola), al PALP Museo di Pontedera (“Play With Me” all’interno della Mostra “Dalla Trottola al Robot”) e in concomitanza con la Biennale di Venezia presso gli ambienti dell’Hilton Molino Stucky all’isola della Giudecca (Installazione “Play With Us” promossa dal Museo della Giostra di Bergantino).

Hanno collaborato con lei Marta Pederzoli, le Ceramiche Gatti di Faenza, Max Casacci dei Subsonica, il regista Luca Verdone.

Ha vinto diversi premi e riconoscimenti tra i quali ricordiamo il Premio Vergato Arte 2016 sotto la presidenza del Maestro Luigi Ontani.

 

INFORMAZIONI UTILI 

TITOLO: Play with us. Dall’arte popolare all’arte moderna

OPERE DI: NABY BYRON

A CURA DI: Prof Gian Paolo Borghi

MUSICHE DI: Max Casacci, membro dei Subsonica

PRESENTATA DA: Museo Storico della Giostra di Bergantino

DOVE: Hotel Hilton Molino Stucky - Giudecca 810, Venezia

DATE: 11 maggio - 24 novembre 2019

ORARI: orari di apertura dell’Hotel

 

INGRESSO GRATUITO

L'EVENTO E' INSERITO NELLA PROGRAMMAZIONE DI "LE CITTA' IN FESTA" PROMOSSA DALLA CITTA' DI VENEZIA

PATROCINI: Regione del Veneto, Città di Venezia, Comune di Bergantino, Museo della Giostra di Bergantino, MAF (Museo Mondo Agricolo Ferrarese), Hilton Stucky Venezia.

IN COLLABORAZIONE CON: Associazione UFO-Ultimi Futuristi.

 

 

Veduta Soffi a snx Mazzucchelli a destra opera biennale Santillana

Veduta Soffi a sinistra Mazzucchelli a destra opera biennale Santillana.

 

"SOFFI" a Venezia. La bipersonale Laura de Santillana e Franco Mazzucchelli

Cramum presenta la mostra Soffi a cura di Sabino Maria Frassà. In mostra presso lo Studio Santillana (isola della Giudecca) le opere di Laura de Santillana e Franco Mazzucchelli.

In occasione di The Venice Glass Week e della 58a Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, Cramum, grazie all'intuizione del suo direttore artistico- Sabino Maria Frassà - mette a confronto per la prima volta due grandi artisti dell'arte contemporanea italiana: Franco Mazzucchelli e Laura de Santillana. L'occasione è la Venice Glass Week. Dall'8 settembre fino al 24 novembre sarà possibile scoprire  questo inedito dialogo tra opere realizzate in materiali così diversi: il vetro che ha reso celebre Laura de Santillana e l'immancabile PVC di Franco Mazzucchelli. Ad accomunare e creare il dialogo è il "soffio", l'aria che ha generato i capolavori di questi Maestri.

Il curatore Frassà introduce così la mostra: "ll soffio è un elemento che accompagna la nostra cultura da sempre: nella Genesi Dio soffia "un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente", in Botticelli è il Vento a far nascere Afrodite. Come non ricordare poi l'"aria" come opera d'arte in sé nei Corpi d'aria di Manzoni. Così per Mazzucchelli e Santillana il soffio è l'unico e fondamentale elemento che muta la materia "grezza", dandole vita, ordine e forma definitiva. Fino a quando non si soffia e si "imprigiona" all'interno l'aria, le opere di Mazzucchelli sono masse di materiale plastico informe. Allo stesso modo i noti "sgonfiati" o i "Fedeli" di Laura de Santillana non esisterebbero senza l'esser stati prima volumi di vetro soffiato". 

Con questa mostra ancora una volta Cramum ha voluto celebrare e fornire una nuova luce e ri-lettura al lavoro di due artisti che hanno trasformato in modo indelebile il mondo dell'arte italiano. Per tale ragione la mostra è arricchita da un grande e raffinato pieghevole d'artista a tiratura limitata.

La mostra è aperta al pubblico l'8 settembre senza appuntamento. Dal 9 settembre al 24 novembre su appuntamento (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

 

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EBERHARD & CO. Inaugura il suo museoall'interno dello storico edificio di la Chaux-de-Fonds

La celebre Maison de l’Aigle, fatta costruire dal fondatore Georges-Lucien Eberhard all’inizio del secolo scorso, ospita la collezione che rappresenta l’eredità culturale della Maison.

La storia di Eberhard & Co. non ha molti paralleli nell’universo dell’orologeria svizzera: dopo oltre 130 anni di attività ininterrotta ancora oggi sa stupire con creazioni uniche ed uno stile straordinario, frutto di una grande passione per l’Arte di Sfidare il tempo.

Il suo passato ultrasecolare ha visto soltanto due famiglie avvicendarsi al timone e questo ha enormemente giovato al mantenimento di un’identità originale e di un tenace spirito d’indipendenza.
È per rendere omaggio a questa storia di successo, iniziata nel 1887 e corollata da innumerevoli creazioni iconiche, che oggi il CEO di Eberhard & Co. Barbara Monti ha deciso di tornare alle origini, rendendo al tempo stesso un tributo alla città che ha visto l’azienda nascere e prosperare.

Eberhard & Co. fu infatti fondata a La Chaux-de-Fonds, culla di quella cultura orologiera che ha fatto innamorare il mondo, ed ebbe sede per gran parte della sua storia all’interno della Maison de L’Aigle, uno dei più imponenti edifici facenti parte dell’urbanismo manifatturiero che da dieci anni è un sito patrocinato da UNESCO. È qui che oggi l’azienda ha fatto ritorno, ed è qui che è stato inaugurato il primo Museo della Maison, a simboleggiare quella continuità che rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza.

Il 27 giugno, nel 10° anniversario dalla concessione del patrocinio di UNESCO, una significativa selezione del patrimonio storico del Brand è stata esposta per la prima volta in un luogo appositamente realizzato. Una collezione di segnatempo che attraversa tutto l’arco temporale della produzione di Eberhard e che è stata raccolta con amore e passione nel corso dei decenni. Si possono ammirare orologi da taschino, banco di prova della capacità inventiva dei padri fondatori, i primi cronografi da polso, ben presto arricchiti dalle più pregiate complicazioni, i minuscoli ed eleganti segnatempo femminili, poi altri modelli maschili sempre sportivi e tecnicamente evoluti come i subacquei degli anni ’50, in un costante processo evolutivo che culmina in un assaggio delle collezioni più attuali e nell’anteprima del nuovo calibro esclusivo EB140. I numerosi brevetti registrati da Eberhard & Co. nel corso della sua lunga storia sono i capisaldi di una mostra che non mancherà di stupire ed affascinare anche i visitatori più esigenti e competenti.

A coronamento di questo importante giorno d’inaugurazione, un’altra sorpresa è stata estremamente gradita agli abitanti della città: grazie agli sforzi congiunti di Eberhard & Co. e della Ville di La Chaux-de-Fonds, che hanno supportato la famiglia proprietaria dei de Reynier, la storica aquila posta da Georges-Lucien Eberhard sulla sommità dell’edificio è tornata a dominare l’Avenue Léopold-Robert, dopo una lunga operazione di restauro che l’ha riportata allo stato originale.
Il nuovo Museo Eberhard & Co. far parte del circuito “manifatture aperte” nel corso della 9° “Biennale du Patrimoine Horloger” in programma per il prossimo novembre, manifestazione di grande richiamo per chi desidera vivere da vicino, anche se solo per un giorno, il sogno della Bella Orologeria.