Il Mundus di Daniele Bongiovanni
 
 
 

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Il Mundus di Daniele Bongiovanni

(tratto dal catalogo "Mundus Other", Torino, Edizioni Esse, 2016)

 

 

Scendendo sicuramente da una sorgente atavica, l'arte attraversa l'umanità subendo nel tempo e nello spazio metamorfosi imposte dal suo corso, rimangono comunque tracce più o meno decifrabili, assimilando comunque il retaggio della tradizione.

Il pittore è un re onnipotente, industrioso ed abile nel suo mestiere; a questo proposito in primis, per affrontare questa mostra antologica, mi sono rivolto quindi a Daniele Bongiovanni chiedendogli delucidazioni sulla scelta delle opere selezionate per quest'esposizione, nel convincimento che il critico prima che oratore debba essere interlocutore ed ascoltatore.

Da qui il racconto in prima persona del Maestro che ci dice che le 21 opere esposte provengono anche da collezioni pubbliche e private e coprono un arco di tempo che và dal 2006 al 2016.

Tutte sono accomunate da quella che fino ad oggi è la chiave della sua pittura: pittura accademica di matrice espressionista con varie sperimentazioni, che gli permettono di astrarre parzialmente i soggetti; questa spiegazione da parte dell'autore coincide con l'intuizione del critico ad ulteriore avvallo che il dialogo è sempre proficuo.

La seconda domanda, per quanto io sia stato il Curatore e quindi in accordo con le scelte, si riferisce al titolo della mostra, affidato a Bongiovanni. Mundus orbita intorno all'opera centrale che ha reminiscenze rinascimentali e che il pittore mi dice essersi ispirato in particolare ad Antonello da Messina quindi attinente al concetto dell'artista, che so essere un autore, l'opera del quale è progettata intellettualmente.

Posso quindi affermare corrispondere al suo pensiero che qui riporto letteralmente: "Mundus come uomo, mondo, natura, spazio naturale, filosofia, vita; il contatto naturale tra uomo e natura" tema che aveva precedente presentato con la collezione "Pelle Sporca", alla 53. Biennale di Venezia, nel Padiglione Nazionale da me curato.

Un filo conduttore è rappresentato dalla filosofia estetica, elemento portante dell'attività creativa del Maestro, per il quale mi sento di affermare che ha fatto della sua stessa personalità un'opera d'arte, sicuramente facendo tesoro e poi superando i suoi studi accademici, amando la pittura come i poeti amano i propri versi.

L'intelligenza esige costanti confronti perché il sapere deve essere ancorato alla memoria permettendo però di trovare percorsi innovativi al proprio pensiero. Se Daniele Bongiovanni è stato influenzato dall'Espressionismo bisogna affermare che da questo non è stato condizionato ma, avendone appresa la lezione, ha trovato il suo personale stilema.

La sua arte ci colpisce e spesso ci sorprende, dirada la nebbia dell'abitudine, non permette contaminazioni di categorie e luoghi comuni. Proprio nella successione dei quadri in questa antologica, possiamo coltivare la fantasia e quella visione interiore che potremmo riferire alle facoltà dell'occhio della mente, sul quale intervengono interferenze quando ci esprimiamo con le parole.

Un pittore come questo ha lacerato lo schermo delle convenzioni teso tra i sui occhi e le cose; se posto davanti agli elementi ed ai metodi della conoscenza come a loro tempo fecero Cézanne davanti alla mela oppure Van Gogh davanti ad un campo di grano. Non ha escluso fatti ed aspetti della realtà, oltrepassando però frontiere fissate da teorie in uso comune.

Ho voluto iniziare con una modalità simile all'intervista con l'autore, nella convinzione che il dialogo sia quell'elemento essenziale dove il tramite ed interlocutore principale è il dipinto che deve "parlare" soprattutto all'osservatore e quando il quadro è opera ben riuscita, termina il ruolo del critico ed addirittura parzialmente quello del pittore, continuando in una successione fluida con l'osservatore. Ritorno quindi a quello che ho chiamato l'occhio della mente pensando a quanto l'immagine visiva può aver contribuito ad imprese spesso riferite alla genialità; è un dato di fatto che Einstein attribuisse all'immaginazione visiva, un aspetto fondamentale del suo pensiero scientifico, dichiarando infatti che "Le parole o il linguaggio non sembrano avere alcun ruolo nel mio meccanismo di pensiero. Casomai il mio meccanismo di pensiero consiste di immagini".

Di conseguenza una maggiore creatività deriva da un migliore immaginario; evidentemente Daniele Bongiovanni ha fatto proprio quel percorso di studio ed apprendistato che ha iniziato giovanissimo e che è proseguito fino alla Laurea all'Accademia di Belle Arti, rendendolo un pittore completo che a pieno titolo possiamo chiamare Maestro.

Gregorio Rossi