NEWS
 
 
 

QM Logo 

 

Fotografia e femminismo

  

FOTOGRAFIA E FEMMINISMO NELL'ITALIA DEGLI ANNI '70

Milano MuseoCity dedica l’edizione 2020 al contributo delle donne nell’arte e nella società contemporanea.

Il Museo di Fotografia Contemporanea raccoglie l’invito di Milano MuseoCity, che dedica l’edizione 2020 al contributo delle donne nell’arte e nella società contemporanea, e promuove una giornata di studio sabato 7 marzo 2020 dal titolo “Rispecchiamento, indagine critica, testimonianza. Fotografia e femminismo nell'Italia degli anni '70 nella cornice della storica Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo, Milano.
 
Il convegno, a cura di Cristina Casero, docente di storia della fotografia e di arte contemporanea, e introdotto da Giovanna Calvenzi, Presidente del Museo, vuole essere l'occasione per una riflessione condivisa sul ruolo centrale giocato nell'Italia degli anni Settanta dalla fotografia quando, in mano alle donne, essa diventa uno strumento privilegiato di rispecchiamento, indagine critica, testimonianza. È intorno alla metà di quel decennio, che in Europa e negli Stati Uniti si diffondono le posizioni del nuovo femminismo, il femminismo della differenza. Questo rivoluzionario pensiero, incentrato sulla necessità di ridefinire l'identità della donna a prescindere da millenni di cultura maschile, ha forti ripercussioni sulle ricerche di molte fotografe e artiste, che spesso usano la fotografia in quanto mezzo ideale sia per condurre una riflessione identitaria, sia per indagare e testimoniare la condizione della donna, restituendone un racconto inedito, poiché nato dallo sguardo femminile.
 
Grazie al contributo di studiose che da tempo hanno indagato il rapporto tra fotografia e femminismo (Linda Bertelli, Lara Conte, Elena Di Raddo, Laura Iamurri, Lucia Miodini, Federica Muzzarelli, Raffaella Perna), saranno approfondite le ricerche di alcune fotografe italiane, a partire da quelle presenti nelle collezioni del Museo, alla luce del loro contributo ad una nuova riflessione sulla donna. Chiude gli interventi un dibattito moderato da Cristina Casero e Giovanna Calvenzi con alcune delle protagoniste di quella vivace stagione, in dialogo con il pubblico.

Durante la giornata sarà inoltre presentata al Museo una installazione multimediale realizzata dagli studenti della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano a partire dalle opere di fotografe conservate al Museo. Troverà spazio per un’anticipazione anche la mostra esito del progetto culturale Carte de Visite, di Arianna Arcara e a cura di Roberta Pagani, che per due mesi e mezzo ha offerto nel quartiere Crocetta a Cinisello Balsamo un servizio gratuito di ripresa e stampa di ritratti e fototessere.


fond prada 1 

“K” Prada Milan Foundation. Martin Kippenberger – The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”, 1994 Ph. Andrea Rossetti

 

“K” presenta la celebre opera di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika”alla Fondazione Prada

La mostra rimanda ai tre romanzi incompiuti di Franz Kafka (1883-1924) Amerika (America), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il castello).

“K” presenta la celebre opera di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” in dialogo con l’iconico film di Orson Welles The Trial e l’album di musica elettronica The Castle dei Tangerine Dream. Concepita da Udo Kittelmann come una trilogia, la mostra, visibile dal 21 febbraio al 27 luglio, rimanda ai tre romanzi incompiuti di Franz Kafka (1883-1924) Amerika (America), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il castello) pubblicati postumi tra il 1925 e il 1927. La natura incompleta di questi libri consente letture multiple e aperte e il loro adattamento in un progetto espositivo, che esplora i soggetti e le atmosfere dei romanzi attraverso allusioni e interpretazioni soggettive.

Al centro di “K” si trova l’installazione di Martin Kippenberger The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” (1994), in mostra al piano terra del Podium e per la prima volta esposta in Italia. Basata sul romanzo America, pubblicato nel 1927, l’opera reinterpreta una sequenza del libro in cui il protagonista Karl Rossman, dopo aver viaggiato attraverso l’America, si propone per un’occupazione al “teatro più grande del mondo”. L’artista tedesco Martin Kippenberger (1953-1997) esplora l’utopia immaginaria del mondo del lavoro, traducendo in una vasta installazione l’immagine letteraria dei colloqui collettivi inventata da Kafka. Con lo scopo di ricreare un campo da calcio destinato a ospitare colloqui di massa, l’installazione raccoglie un’ampia varietà di oggetti e arredi, come diversi tavoli, elementi di design vintage e sedie da mercatino delle pulci, nonché oggetti provenienti da precedenti mostre dello stesso Kippenberger.

Il secondo elemento della trilogia è il film di Orson Welles The Trial (Il processo, 1962), che si basa sull’omonimo romanzo di Kafka ed è proiettato al Cinema di Fondazione Prada. Orson Welles (1915-1985) ha scritto e realizzato un film drammatico caratterizzato da un umorismo nero e da un’atmosfera onirica, considerato dalla critica come uno dei suoi capolavori, in particolare per la scenografia e la fotografia. La combinazione tra i lavori di Kafka e Welles è stata definita dai critici come “un’alleanza tra due forme di turbamento”.

“K” è completato dall’album Franz Kafka The Castle (2013), diffuso in loop all’interno della Cisterna. Questo spazio raccolto è trasformato in un ambiente evocativo e accogliente, in cui i visitatori possono rilassarsi e ascoltare la musica elettronica della band tedesca fondata nel 1967 da Edgar Froese (1944-2015).

Come afferma Udo Kittelmann, “secondo Max Brod, esecutore testamentario di Kafka, i tre romanzi formano una ‘trilogia della solitudine’. Quindi anche in ‘K’ possiamo riconoscere una sorta di trittico, è una mostra che si presenta infatti come un’immagine in tre parti, o a tre livelli. Il progetto è strutturato come una tradizionale pala d’altare, in cui la grande tavola centrale è costituita da America, mentre Il processo e Il castello formano i due pannelli laterali. I tre elementi uniti compongono una metafora degli eventi dell’esistenza umana e ‘tutte queste vicende si limitano a dire che l’incomprensibile è incomprensibile, e questo era già noto’, come scriveva Kafka”.

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO

Il film The Trial di Orson Wells (118 min) è proiettato lingua inglese con sottotitoli in italiano. In loop dalle 10:15 alle 18:15 al Cinema.

 

98785 unnamed 1  

 © Trevor Paglen / Metro Pictures New York / Altman Siegel San Francisco | Trevor Paglen, Dead Satellite with Nuclear Reactor, Eastern Arizona (COSMOS 469), 2011

OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta TREVOR PAGLEN "Unseen Stars"

L'artista ha creato una serie di satelliti non funzionali che sono sia esperimenti scultorei, sia dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione.

Trevor Paglen ha creato una serie di satelliti non funzionali che sono sia esperimenti scultorei, sia dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione.

Sviluppati in collaborazione con ingegneri aerospaziali, i Satelliti sono sculture pronte per lo Spazio: piccoli e leggeri possono espandersi per diventare grandi strutture altamente riflettenti. Se collocati in orbita, questi oggetti possono diventare sculture nel cielo notturno, visibili dalla terra dopo il tramonto e prima dell’alba come stelle luminose che si muovono lentamente. La ricerca sulla forma di queste opere è una possibile risposta a come l’ingegneria aerospaziale potrebbe evolvere se i suoi metodi fossero dissociati dagli interessi militari.

La mostra sarà visibile dal 12 Marzo al 31 Maggio, OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta una risposta alle discussioni sull’indagine spaziale di Paglen ripensando il rapporto tra arte contemporanea e scienza, spingendo il pubblico a re-immaginare lo Spazio come un luogo di possibilità.

 

Invito anteprima stampa 

 

ELLIOTT ERWITT ICONS al WeGil a Trastevere

La retrospettiva che raccoglie settanta degli scatti più celebri di Erwitt: uno spaccato della storia e del costume del Novecento visti attraverso lo sguardo tipicamente ironico del fotografo, specchio della sua vena surreale e romantica.

Inaugura venerdì 21 febbraio al WeGil, l’hub culturale della Regione Lazio a Trastevere, ELLIOTT ERWITT ICONS, la mostra a cura di Biba Giacchetti che celebra uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea. In programma dal 22 febbraio al 17 maggio 2020, la retrospettiva, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con SudEst57, raccoglie settanta degli scatti più celebri di Erwitt: uno spaccato della storia e del costume del Novecento visti attraverso lo sguardo tipicamente ironico del fotografo, specchio della sua vena surreale e romantica.

L’obiettivo di Erwitt ha catturato alcuni degli istanti fondamentali della storia del secolo scorso che, grazie alle sue fotografie, sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo. Tra le foto in mostra, non mancheranno i celebri ritratti di Che Guevara, Marlene Dietrich e la famosa serie dedicata a Marilyn Monroe. Il pubblico potrà ammirare alcuni degli scatti più iconici e amati di Erwitt come il “California Kiss” in cui emerge la vena più romantica del maestro. 

Completa l’esposizione il catalogo della mostra a cura di SudEst57 in cui ogni fotografia è accompagnata da un dialogo tra Elliott Erwitt e Biba Giacchetti attraverso cui scoprire i segreti, le avventure e il senso di ognuna di esse.

 

Conferenza Kel12 al MUSEC 11.3.2020

  

Conferenza "Regni Himalayani" al Musec di Lugano

Nuova conferenza in collaborazione con Kel12/National Geographic Expeditions.

Il secondo appuntamento con le conferenze promosse da Kel12/National Geographic Expeditions al MUSEC di Lugano. 

 L'appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo alle ore 19:00.

Giovanni Dardanelli, esperto Kel12, presenterà un affascinante itinerario di viaggio alla scoperta dei paesaggi e delle culture dei regni himalayani (Tibet, Nepal, Bhutan e Ladakh).

La partecipazione è gratuita ma i posti sono limitati e la prenotazione è indispensabile (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; +41(0)91 683 31 31) .

Per l'occasione, le esposizioni del MUSEC potranno essere visitate eccezionalmente fino alle ore 19:00, con tariffa ridotta a partire dalle ore 17:30.

MUSEC, Museo delle Culture

Villa Malpensata, Riva Caccia 5, Lugano

Tel. +41(0)58 866 6960

Entrata del Museo dal giardino terrazzato, accessibile sia da Riva Caccia (lungolago), sia da via Giuseppe Mazzini.

 

Mostra U.MANO Fondazione Golinelli ph.Giovanni Bortolani 24 

 

U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà alla Fondazione Golinelli

Il percorso espositivo è dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura, dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.

U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà è la nuova mostra di Fondazione Golinelli curata da Andrea Zanotti con Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi: il percorso espositivo, aperto al pubblico fino al 9 aprile 2020, è dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura, dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.

La mano è l’elemento di raccordo tra la dimensione del fare e quella del pensare ed è quindi fortemente rappresentativa della prospettiva di azione di Fondazione Golinelli di recuperare il segno di un legame oggi perduto: quello tra arte e scienza, che proprio nella cultura italiana ha raggiunto il suo culmine.

E l’Opificio Golinelli (dal latino, opus-facĕre) è metafora perfetta di questa unione di azione e mente, di arte e scienza: è un luogo dove i giovani e i giovanissimi sono educati a superare la tradizionale dicotomia fra teoria e pratica.

«L’antica alleanza che un tempo teneva unite arte e scienza – spiega Andrea Zanotti, Presidente di Fondazione Golinelli – sottintendeva intuizioni della mente e opere delle mani volte alla ricerca di quella discontinuità che nutre il progresso umano. È vero infatti che possiamo indagare il volto del futuro attraverso il calcolo delle probabilità e la capacità computazionale che toccano oggi nei big data il vertice più elevato; ma è vero anche che l’intuizione del futuro sta nelle anticipazioni, solitarie e dolorose, di scienziati e artisti che scrutano orizzonti a noi preclusi. È la solitudine di Leonardo che immagina con quattrocento anni di anticipo la capacità dell’uomo di volare».

La mostra U.MANO sarà allestita nel Centro Arti e Scienze Golinelli, uno spazio progettato da Mario Cucinella Architects, che per l’occasione sarà trasformato in un tempio classico.

Si parte da due grandi installazioni centrali: le mani chiuse, emblema della riflessione sulla propria origine e interiorità, e quelle aperte, che rappresentano invece l’esplorazione e la conoscenza del mondo circostante. Le mani, come grandi origami specchianti, sono un gioco di simmetria e sono sviluppate a partire dalla digitalizzazione della mano destra del fondatore Marino Golinelli: al termine della mostra, resteranno esposte all’Opificio come simbolo del cammino da lui impresso alla Fondazione, un cammino che, partendo dal passato, possa aprirsi a quel futuro che appartiene alle giovani generazioni.

Nello spazio creato dalla scultura “mani chiuse” sarà collocato il De Symmetria partium in rectis formis humanorum corporum libri, di Albrecht Dürer, un trattato sul disegno della figura umana le cui istruzioni sono state interpretate come uno dei primi algoritmi di arte generativa. Questo algoritmo è stato applicato per trasformare le dimensioni della mano in frequenze e in rapporti fra esse, ottenendo così i suoi suoni.

Si potranno anche ammirare due atlanti anatomici straordinari: il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio e i Deux Livres de chirurgie di Ambroise Paré. Sarà un percorso che condurrà a conoscere il capolavoro realizzato nel corso del Settecento a Bologna delle cere anatomiche di Anna Morandi Manzolini, strumento di conoscenza e di riproduzione mimetica della realtà, ma anche straordinaria opera scultorea.

La terza installazione, prodotta da Fondazione Golinelli in occasione di ArteFiera 2019, è quella mano-cervello, una scultura “aumentata” che invita ad osservare come osserviamo, giocando prima con gli inganni della percezione e poi con la manipolazione dei dati di osservazione.

Riannodare i fili della memoria passata permette all’uomo di restare legato alla sua origine e, quindi, di procedere verso il futuro con più certezza. Pertanto, nel percorso della mostra sono collocati dipinti realizzati tra Cinquecento e Seicento, particolare momento storico nel quale si è registrato un cambio di passo per alcuni versi simile a quello che stiamo vivendo ora: la Madonna col Bambino attribuita a Caravaggio; Giuditta e Oloferne di Giovan Battista Crespi; Il Cristo della moneta di Mattia Preti; la Madonna col Bambino di Ludovico Carracci e San Giovanni Battista di Guercino (Pinacoteca Capitolina); Ritratto di Francesco Arsilli di Sebastiano del Piombo (Pinacoteca "F. Podesti").

Il Medioevo che lascia definitivamente spazio a nuove e inedite imprese umane coincide con uno spostamento dell’asse antropologico, con l’uomo che diviene progressivamente padrone del proprio destino.

Il percorso conduce quindi il visitatore a un indice puntato verso il Cielo, a ricordare il destino di grandezza cui l’uomo è chiamato e che è tutto iscritto nel Giudizio Universale della Cappella Sistina.

Quel dito, reinterpretato da Michelangelo Pistoletto nel “quadro specchiante” che ripropone la Creazione di Adamo di Michelangelo nella contemporaneità, indica un’idea della Creazione diversa da quella della tradizione antica, in cui il tocco della mano rappresenta l’elemento di raccordo tra Creatore e creato, tra la pura capacità creativa e il mondo delle cose, avviando l’uomo alla conoscenza, invitandolo a sviluppare le proprie potenzialità. Un nuovo, possibile destino che, ancora una volta, è nelle nostre mani.

Ed è un destino che evolve nel segno del dominio della tecnica, che ci schiude possibilità inimmaginabili, fino alla ricostruzione della Battaglia di Anghiari, opera perduta di Leonardo la cui informazione in rete è stata ri-materializzata dai ragazzi che frequentano i laboratori sulla mostra di Fondazione Golinelli.

Un ulteriore livello di percezione sullo spazio espositivo ci è offerto da un altro laboratorio di gamification che ha trasportato temi della mostra nello spazio di un gioco immersivo in Virtual Reality.

Il mondo in cui agisce il player è la ricostruzione 3D dell’allestimento della mostra dove appaiono oggetti, personaggi, frammenti di informazioni con i quali interagendo si rivive la vicenda de’ La Battaglia di Anghiari nella visione dei giovani creatori del gioco.

L’ultimo passo nell’evoluzione della mano, conduce a un presente avveniristico, nel quale è protagonista l’arto bionico, un’opera di ingegneria avanzata realizzata dai giovani ricercatori di BionIt Labs srl – una delle start-up che operano nell’incubatore-acceleratore G-Factor – che hanno progettato un arto innovativo e adattabile a ogni paziente.

Lo sguardo sul futuro non deve farci dimenticare “l’u.manità”, categoria dello spirito evocata dall’opera di Gianluigi Rocca Anatomia della Conoscenza (Le mani degli ultimi). 

La mostra U.MANO è dunque esempio concreto delle attività che quotidianamente la Fondazione Golinelli porta avanti nel suo Opificio: il superamento della dicotomia arte-scienza e la creatività che diviene reale, con la dimensione dell’utile e del fruibile che si compenetra a quella del bello, perché, come afferma il curatore Andrea Zanotti nel suo testo in catalogo: «Le cose che creiamo non possono essere solo utili ma devono anche riflettere quella bellezza senza la quale il genere umano rischia di perdere la sua parte immateriale, la più preziosa: lo spirito».

Secondo Friedrich Nietzsche, la scienza si è evoluta perché ha saputo immaginare ipotesi di lavoro, mondi nei quali poi iscrivere utilmente i risultati e le conferme dei laboratori, ma l’arte era, per lui, il luogo scientifico per eccellenza.

 La mostra ha il patrocinio di: Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.