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 7. SANDY SKOGLUND REVENGE OF THE GOLDFISH 1981

SANDY SKOGLUND REVENGE OF THE GOLDFISH 1981

Fondazione Palazzo Magnani e Comune di Reggio Emilia presentano un grande Autunno Fotografico

In attesa dell’edizione 2021 del festival FOTOGRAFIA EUROPEA, la Fondazione Palazzo Magnani e il Comune di Reggio Emilia portano a Reggio Emilia 4 nuove mostre fotografiche. 

In attesa dell’edizione 2021 del festival FOTOGRAFIA EUROPEA, la Fondazione Palazzo Magnani e il Comune di Reggio Emilia, a partire dal 10 ottobre 2020 e fino a gennaio 2021 portano a Reggio Emilia 4 nuove mostre fotografiche.

Dal 17 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 TRUE FICTIONS Fotografia visionaria dagli anni '70 ad oggi Palazzo Magnani. ATLANTI, RITRATTI E ALTRE STORIE 6 giovani fotografi europei Palazzo Da Mosto inoltre in città dal 10 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021. UNDER THE SAME ROOF Spazio Gerra | P.zza XXV aprile - Reggio Emilia dal 31 ottobre 2020 a gennaio 2021 CHI SONO IO? RAPPRESENTAZIONI DELL’INFANZIA TRA OTTO E NOVECENTO Fotografie e photobook dalle collezioni della Biblioteca Panizzi 

Palazzo Magnani, Palazzo da Mosto, lo Spazio Gerra e la Biblioteca Panizzi sono le tappe di questo grande Autunno Fotografico nato per riprendere progetti, ricerche e relazioni nati durante la preparazione della XV edizione del festival, sospesa a causa dell’emergenza sanitaria globale, e per accompagnare il pubblico alla prossima edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA, che si terrà nella primavera 2021.

Fulcro di questo programma è la mostra presentata a Palazzo Magnani dal 17 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021, a cura di Walter Guadagnini: TRUE FICTIONS – Fotografia visionaria dagli anni '70 ad oggi è la prima mostra in Italia dedicata al fenomeno della staged photography, tendenza che, a partire dagli anni Ottanta, ha rivoluzionato il linguaggio fotografico e la collocazione della fotografia nell’ambito delle arti contemporanee.

Prodotta da Fotografia Europea, la mostra presenta il lato più immaginifico della fotografia attraverso le invenzioni di alcuni tra i maggiori autori degli ultimi trent’anni e le sperimentazioni nate dall’avvento della tecnologia digitale. Partendo da grandi maestri come Jeff Wall, Cindy Sherman, James Casebere, Sandy Skoglund, Yasumasa Morimura, Laurie Simmons passando per artisti come Erwin Olaf, David Lachapelle, Nic Nicosia, Emily Allchurch, Joan Fontcuberta, Julia Fullerton Batten, Paolo Ventura, Lori Nix, Miwa Yanagi, Alison Jackson, Jung Yeondoo, Jiang Pengyi, fino ad arrivare ad autori raramente esposti in Italia come Bernard Faucon, Eileen Cowin, Bruce Charlesworth, David Levinthal, l’esposizione dimostra, con oltre cento opere, non solo la diffusione di questo linguaggio, ma anche la sua longevità.

La mostra sarà corredata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, interamente dedicato alla Staged Photography in cui il curatore della mostra Walter Guadagnini, farà il punto su questa importante pratica fotografica approfondendo, per la prima volta in Italia e in Europa, le varie sfaccettature che la caratterizzano e raccogliendo le biografie degli artisti presenti in mostra che le si sono avvicinati, ognuno con il proprio sguardo.

Altra mostra prodotta da Fotografia Europea è ATLANTI, RITRATTI E ALTRE STORIE – 6 giovani fotografi europei, la collettiva allestita a Palazzo da Mosto dal 17 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021, che raccoglie le personali dei tre vincitori dell’open call lanciata da FOTOGRAFIA EUROPEA 2020, a cui sono stati aggiunti tre progetti selezionati dalla giuria composta da Walter Guadagnini Direttore artistico del Festival, Maria Pia Bernardoni curatrice progetti internazionali del LagosPhoto Festival, e Oliva Maria Rubio curatrice indipendente. Una scelta che nasce dal desiderio di ampliare lo spazio dedicato ai giovani artisti e dalla volontà di approfondire il tema delle fantasie e delle narrazioniin un momento storico in cui la proiezione verso il futuro si fa necessaria.

Nel percorso di mostra troviamo Alessandra Baldoni (Perugia, 1976) che presenta Atlas una mappa di analogie per immagini in dittici e trittici; Alexia Fiasco (Parigi, 1990) che con The Denial accompagna il pubblico in un viaggio fotografico alla scoperta delle proprie origini. E ancora Francesco Merlini (Aosta, 1986) con Valparaiso in cui l’autore attiva un confronto tra le proprie memorie familiari e i luoghi dell’infanzia; Manon Lanjouère(Parigi, 1993) che con Laboratory of Universe, mostra una serie di immagini che raccontano l’origine dell’Universo; Giaime Meloni (Cagliari, 1984) con Das Unheimliche che rappresenta una metafora sulla condizione dell’abitare contemporaneo, e infine Denisse Ariana Pérez (Repubblica Domenicana, 1988) con Albinism, Albinism II, una serie che cattura la bellezza dei ragazzi nati con l'albinismo.

Una serie di attività collaterali - lezioni, conferenze, talk, workshop - realizzate in collaborazione con importanti istituzioni, oltre ad attività formative e didattiche per scuole di ogni ordine e grado e corsi di aggiornamento per insegnanti, completano il programma delle due mostre.

La Fondazione Palazzo Magnani conferma inoltre l’attenzione verso le persone con disabilità fisica e psichica, in stretta collaborazione con il Progetto Reggio Emilia Città Senza Barriere e ASP – Reggio Emilia Città delle Persone, offrendo, con i percorsi di accessibilità appositamente progettati e soluzioni idonee alla fruizione dei visitatori secondo modalità facilitate.

 In contemporanea, dal 10 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 lo Spazio Gerra ospita l’esposizione UNDER THE SAME ROOF che raccoglie i lavori di 33 giovani autori europei tra i 15 e i 18 anni.

Con la guida di un team di coetanei e operatori dello Spazio, i giovani artisti hanno analizzato la propria condizione famigliare usando il linguaggio della fantasia; il risultato è stato la creazione di still life cariche di forza simbolica, bizzarri rebus in cui ogni dettaglio è studiato, che invitano lo spettatore a immedesimarsi con l’esperienza e la visione dei giovani autori.

Altra mostra dedicata alla fotografia viene presentata dal 31 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 negli spazi della Biblioteca Panizzi, dal titolo CHI SONO IO? RAPPRESENTAZIONE DELL’INFANZIA TRA OTTO E NOVECENTO. Fotografie e photobook dalle collezioni della Biblioteca Panizzi a cura di Laura Gasparini, Monica Leoni ed Elisabeth Sciarretta.

Un’occasione per sviluppare il tema della rappresentazione dell’infanzia emerso dalla precedente edizione di Fotografia Europea dedicata alle fotografie di famiglia. Il nuovo progetto espositivo propone una scelta, tra fondi fotografici e bibliografici, di autori che si sono interessati al tema: fotografi, professionisti, artisti e dilettanti, ma anche scrittori, che hanno saputo raccontare l’infanzia con occhi diversi.

Arricchiscono ulteriormente questo Autunno fotografico anche molti dei progetti del CIRCUITO OFF, la sezione indipendente di FOTOGRAFIA EUROPEA composta da un fiorire spontaneo di piccole esposizioni, simbolo di una bellissima e concreta partecipazione cittadina, che durante il festival di solito invade negozi, ristoranti, cortili, gallerie e sedi storiche del centro storico.

Con la modalità differente dell’allestimento in vetrina, fotografi professionisti, giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni, esporranno i propri progetti, arricchendo le passeggiate in città della possibilità di visitare delle mostre, senza bisogno di entrare in luoghi chiusi.

Tutte le esposizioni dell’autunno fotografico rientrano nell’ambito del progetto Reggio per EMILIA 2020 - 2021 "La cultura non starà al suo posto".

Si riconferma, anche in quest’autunno particolare, la rete creata da Fotografia Europea con alcune delle più importanti istituzioni culturali regionali, che recuperano ora le mostre che avrebbero dovuto essere esposte in primavera.

La reggiana Collezione Maramotti presenta, dal 4 ottobre 2020 al 16 maggio 2021, Mollino/Insides, un percorso di mostra con opere pittoriche di Enoc Perez e fotografie di Brigitte Schindler e di Carlo Mollino. Presso Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (RE), sarà possibile visitare, dal 17 ottobre al 6 dicembre 2020, la mostra di Guido Guidi Lunario,un viaggio fotografico lungo trent'anni sul tema della Luna e quella di Luca Nostri dal titolo Quattro cortili, composta da quattro serie fotografiche, due d’archivio e due autoriali. A Modena due mostre fotografiche in dialogo tra loro: la personale di Mario Cresci - La luce, la traccia, la forma – promossa da Fondazione Modena Arti Visive a Palazzo Santa Margherita e L’impronta del reale. W. H. Fox Talbot alle origini della fotografia che le Gallerie Estensi dedicano all’inventore della fotografia su carta e ai procedimenti di riproduzione delle immagini (per entrambe le mostre -aperte fino al 10 gennaio 2021- è attiva una convenzione con Fondazione Palazzo Magnani che prevede una riduzione sul biglietto d’ingresso).

 

 CARLO GAJANI

 

IN ARRIVO LA MOSTRA "CARLO GAJANI (1929-2009)"

A dieci anni dalla morte di Carlo Gajani, arriva  a Bologna una grande retrospettiva dell’artista negli spazi del Centro Studi della Didattica delle Arti. 

A dieci anni dalla morte di Carlo Gajani, arriva – dall'8 ottobre al 6 novembre 2020 – a Bologna una grande retrospettiva dell’artista a cura di Renato Barilli – coadiuvato da Piero Casadei e Luca Monaco per la fotografia e Giuseppe Virelli per la pittura – negli spazi del Centro Studi della Didattica delle Arti di Via Cartoleria 9. La mostra è promossa dalla Fondazione Carlo Gajani presieduta da Angela Zanotti Gajani e dal Liceo artistico Francesco Arcangeli di Bologna.

La mostra ripercorre l’intera carriera di Gajani attraverso una vasta selezione di opere che copre un arco temporale di oltre quarant’anni diviso in tre sezioni principali. La prima e la seconda sono dedicate rispettivamente all’incisione e alla pittura e vanno dagli anni Sessanta agli anni Settanta del secolo scorso, con un percorso che pone sotto la lente d’ingrandimento il passaggio dell’artista dalla prima fase Informale a quella propriamente Pop, per concludersi con un ultimo periodo caratterizzato dalla sperimentazione di una sorta di pittura “neo-divisionista”.

La terza e ultima parte, invece, è interamente dedicata alla fotografia, vera e propria seconda “giovinezza artistica” di Gajani, in cui l’artista procede con il testare e saggiare le diverse possibilità espressive del mezzo fotografico attraverso l’esplorazione di temi diversi, del ritratto e dell’autoritratto, del nudo e, infine, del paesaggio, quest’ultimo inteso sia come luogo al di fuori di sé, sia come spazio per una riconquista di una memoria più intima e personale.

Il progetto espositivo è arricchito da un video sull’artista e sulla nascita della Fondazione a lui dedicata, realizzato dagli studenti del Liceo Arcangeli.

In ultimo, si segnala che nel corso dei giorni della mostra sono previsti due incontri-conferenze interamente dedicate alla figura di Gajani in relazione allo spazio e al tempo da lui vissuti.

Note biografiche: 

Carlo Gajani nasce a Bazzano l'11 gennaio 1929. Dopo la laurea in medicina nel 1953, pratica la professione medica di pari passo con attività artistiche. Alla fine degli anni ’60 diventa invece artista a tempo pieno, con il sostegno di importanti conferme da critici di valore quali Renato Barilli, Franco Russoli, Filiberto Menna e altri, e incoraggiato dall’apprezzamento di galleristi quali Forni a Bologna e Toninelli a Milano. Viene invitato a partecipare alla XXXII Biennale di Venezia nel 1964, poi di nuovo alla XXVI nel 1972, stesso anno in cui inizia l'insegnamento dell'Anatomia artistica presso l'Accademia delle Belle Arti, prima ad Urbino poi a Bologna, fino al 1999.

Negli anni '70 rivolge il proprio interesse verso il ritratto dipinto a partire da una base fotografica ed esegue così numerosi ritratti di artisti, scrittori e intellettuali – da Moravia a Pasolini, da Calvino a Eco, da Arbasino a Ginzburg etc. – raccontati e commentati poi nel 1976 nel volume “Ritratto, identità, maschera” pubblicato con la Nuovo Foglio.

Dagli anni '80 comincia a dedicarsi esclusivamente alla fotografia, lavorando sui paesaggi urbani del Nord America, sull’esplorazione in Italia della pianura di qua e di là del Po e concentrandosi nel proprio studio e all'Accademia su un lavoro di vent'anni sul nudo e sui rapporti che si instaurano tra fotografo e modella.

Le opere di Gajani sono state esposte in diversi spazi pubblici e privati in Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Canada. Alla fine della sua lunga carriera artistica, Gajani è ritornato nell'Appennino tosco-emiliano, alla ricerca di vecchie dimore, campi e cieli – stavolta in bianco e nero. Lì è morto nel 2009.

 

 Damnabi Playing is my right 2

 Farnaz Damnabi, Playing is my right, n. 2, 2018. © Farnaz Damnabi, Courtesy MUSEC / 29 ARTS IN PROGRESS Gallery

 

UP20 Unpublished Photo 2020 al Musec di Lugano

Il Musec presenta ventiquattro opere di sei giovani fotografi internazionale. Si tratta della prima tappa di un nuovo progetto, che nei prossimi anni costituirà a Lugano un vero e proprio archivio della fotografia contemporanea.  

Dal 14 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021, il MUSEC - Museo delle Culture di Lugano presenta al pubblico le opere di sei giovani esponenti della fotografia contemporanea internazionale. La nuova esposizione  allestita nello Spazio Maraini di Villa Malpensata a Lugano presenta ventiquattro opere di sei giovani fotografi internazionale. Si tratta della prima tappa di un nuovo progetto, che nei prossimi anni costituirà a Lugano un vero e proprio archivio della fotografia contemporanea. 

Il MUSEC intende così ampliare e consolidare la sua vocazione verso la fotografia contemporanea e la storia della fotografia sviluppata e affermata dal 2005 con il ciclo di ricerche ed esposizioni «Esovisioni».

Il progetto Unpublished Photo è promosso dal MUSEC e dalla Fondazione culture e musei di Lugano, in collaborazione con 29 ARTS IN PROGRESS Gallery di Milano cui si deve la creazione dell’omonimo premio, che dal 2018 richiama giovani talenti della fotografia da tutto il mondo.

Con l’edizione 2020, il Museo delle Culture vuole consolidare l’iniziativa, dandole una cornice istituzionale e una prospettiva di sviluppo a medio-lungo termine, che tra l’altro porterà nel 2021 al riavvio del Premio internazionale, dopo la pausa imposta quest’anno dalla pandemia.

Unpublished Photo intende segnalare a livello internazionale le principali tendenze della giovane fotografia d’arte, costituendo a Lugano un vero e proprio archivio della fotografia contemporanea, che troverà spazio accanto alla collezione ottocentesca e alla collezione di fotografia dell’Esotismo che il MUSEC già possiede.

Il progetto intende inoltre migliorare l’interazione culturale fra la Svizzera e l’Italia, offrendo una sponda autorevole al collezionismo internazionale. In tal modo, la scoperta e la valorizzazione di nuove tendenze e nuovi linguaggi interconnettono Lugano e Milano come vetrine espositive privilegiate e di grande rilievo per i talenti emergenti della fotografia d’arte internazionale.

L’esposizione che si apre al pubblico a Lugano il prossimo 14 ottobre presenta al pubblico i vincitori delle edizioni 2018 e 2019 del Premio Unpublished Photo, ciascuno con un portfolio di sei fotografie.

La fotografa iraniana Farnaz Damnabi presenta una serie di scatti intitolata Playing is in my right. Il poetico reportage ambientato nei villaggi della provincia del Golestan (Iran) mette in luce l’importanza della spensieratezza dell’infanzia anche nei contesti più avversi.

The Isolated Island di Gabriel Guerra Bianchini nasce dalla sovrapposizione di due dimensioni: da una parte quella onirica, rappresentata dalle nuvole immortalate durante i suoi viaggi; dall’altra quella concreta delle tristi storie quotidiane di migrazione, ambientate sul mare davanti al Muro del Malecon a L’Avana.

Deep reed dell’artista cinese Jian Luo, realizzato in Cina tra il 2006 e il 2019 nella Regione Autonoma del Tibet e negli agglomerati tibetani delle province di Sichuan e Qinghai, documenta la tradizionale vita religiosa attraverso l’interesse per il rosso cremisi, il colore del buddhismo tibetano.

Gli scatti in bianco e nero di Gabriele Milani (Italia) integrano nell’arte classica il fenomeno contemporaneo della personalizzazione estetica: l’autore elabora una versione alternativa del passato in cui il tatuaggio fa parte del canone estetico classico, rovesciando la concezione del «bello assoluto» (Compunctio Aesthetica).

I soggetti di Irrazionali ma coscienti di Matteo Piacenti (Italia) appartengono alla stessa generazione del fotografo, ma vivono storie diverse di cui l’autore si fa narratore. Gli scatti, spontanei e intuitivi, sono frutto di una continua ricerca in cui il soggetto si impone nella voluta essenzialità del fondo nero.

Un viaggio nel Sud-Est asiatico di Francesco Soave (Italia) esprime la ricerca dell’essenza profonda di Paesi quali l’Indonesia, la Birmania e la Thailandia, nelle mille sfaccettature di un eterno quotidiano.

UP20 sarà accompagnato da una serie di appuntamenti di approfondimento collaterali per il pubblico, quali conferenze e incontri con gli artisti, organizzati dal MUSEC in collaborazione con la Società Ticinese di Belle Arti. Il programma sarà comunicato ulteriormente.

 

 Stabilimento Olivetti di Crema

 Stabilimento Olivetti di Crema, stampa ai sali d’argento su carta, 1970 ca. AASO, Fondo Gianni Berengo Gardin © Gianni Berengo Gardin/Fondazione Forma

 

"Gianni Berengo Gardin e la Olivetti" alla CAMERA di Torino

La mostra dedicata dall’istituzione torinese e dall’Associazione Archivio Storico Olivetti, con la collaborazione del Museo Civico “P. A. Garda” di Ivrea, all’opera di uno dei più importanti fotografi italiani: Gianni Berengo Gardin.  

Nella Project Room di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, si inaugura dal 1 ottobre fino al 15 novembre "Gianni Berengo Gardin e la Olivetti" mostra dedicata dall’istituzione torinese e dall’Associazione Archivio Storico Olivetti, con la collaborazione del Museo Civico “P. A. Garda” di Ivrea, all’opera di uno dei più importanti fotografi italiani: Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930)
 
Curato da Margherita Naim e Giangavino Pazzola, il progetto espositivo evidenzia l’intensità del rapporto professionale tra il fotografo e l’azienda di Ivrea, attraverso un’accurata selezione pressoché inedita di oltre 70 fotografie d'epoca in bianco e nero, pubblicazioni e documenti d’archivio ripensati secondo una scelta curatoriale che delinea due nuclei: uno formale che indaga il tema del valore del progetto d’architettura (industriale, residenziale, sociale, ecc.); un secondo che più esplicitamente traduce un sistema sociale di relazioni dentro e fuori la fabbrica. Berengo Gardin, infatti, è uno tra gli autori che ha collaborato più a lungo con la Società Olivetti, descrivendo attraverso i suoi servizi fotografici sia il valore sociale del progetto d’architettura, sia l’organizzazione di un sistema di servizi sociali e culturali che animava la fabbrica e il territorio. La mostra Gianni Berengo Gardin e la Olivetti è inoltre un omaggio che i due istituti culturali dedicano all’autore in occasione dei suoi 90 anni.
La mostra ha origine da un progetto di ricerca e studio promosso dall’Associazione Archivio Storico Olivetti nel 2018 e svolto da Margherita Naim attraverso l’analisi e schedatura dei documenti fotografici di Gianni Berengo Gardin nei fondi della Società Olivetti, e si sviluppa all’interno di un protocollo di intesa tra il Dipartimento Archivi di CAMERA e l’Associazione, rivolto alla mappatura e alla valorizzazione dei fondi fotografici conservati a Ivrea – all’interno della più ampia cornice del Censimento delle raccolte fotografiche in Italia realizzato da CAMERA su scala nazionale. Una collaborazione consolidata, quella tra Camera e l’Associazione che, lo scorso anno, ha dato vita alla mostra 1969. Olivetti Formes et Recherche. Una Mostra Internazionale e che anche in questa occasione trova puntuale restituzione a livello locale attraverso un riallestimento della mostra ad Ivrea, negli spazi del Museo Civico “P.A. Garda” (28 novembre 2020 – 28 marzo 2021).

Siamo particolarmente soddisfatti – commenta il presidente di CAMERA Emanuele Chieli – di presentare, in Project Room, la mostra dedicata al maestro Gianni Berengo Gardin: non solo un appuntamento importante nel calendario dei festeggiamenti del quinto compleanno del nostro centro, ma anche l’ennesima testimonianza dell’attenzione che la Fondazione dedica, da sempre, ai grandi nomi della fotografia italiana e internazionale. Questa mostra è, inoltre, l’occasione per rafforzare la preziosa collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti e in questo modo omaggiare insieme i 90 anni di uno dei più fotografi italiani degli ultimi decenni.

La rinnovata collaborazione dell’Associazione Archivio Storico Olivetti con CAMERA – continua la curatrice degli eventi culturali dell'Associazione Marcella Turchetti – e con il Museo civico “P.A. Garda” di Ivrea, parte da un lavoro di approfondimento e valorizzazione del patrimonio storico (e fotografico) della società Olivetti da parte dell’Associazione, attraverso un sistema di collaborazioni a vantaggio del territorio, della sua tradizionale vocazione culturale e a sostegno e per la valorizzazione e protezione del sito patrimonio mondiale “Ivrea, città industriale del XX secolo” e ringraziamo CAMERA per la rinnovata fiducia e collaborazione per questa mostra. 

La mostra è accompagnata dal catalogo “Gianni Berengo Gardin e la Olivetti” edito da Silvana Editoriale e realizzato dalla Città di Ivrea.

INFORMAZIONI
CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
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Orari di apertura (Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura)
Lunedì 11.00 - 19.00
Martedì Chiuso
Mercoledì 11.00 - 19.00
Giovedì 11.00 - 21.00
Venerdì 11.00 - 19.00
Sabato 11.00 - 19.00
Domenica 11.00 - 19.00

Contatti

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
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tel. 011 0881151

 02 Paglen Impossible Objects Install ASG 2018

Trevor Paglen Impossible Objects, 2018 Altman Siegel, San Francisco Installation view Courtesy of the artist and Altman Siegel, San Francisco

 

Le OGR di Torino presentano "TREVOR PAGLEN- UNSEEN STARS"

Trevor Paglen (Maryland, 1974) sarà il protagonista di una grandissima mostra alle OGR di Torino.  

Dal 10 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021, l’artista americano Trevor Paglen (Maryland, 1974) sarà il protagonista di una grandissima mostra alle OGR di TorinoUnseen Stars, a cura di Ilaria Bonacossa con Valentina Lacinio, è creata appositamente per gli spazi delle OGR, si inserisce in una più ampia riflessione sullo spazio e il suo controllo che l’artista porta avanti da quasi dieci anni avvalendosi di collaborazioni scientifiche di altissimo livello, dalla NASA al MIT di Boston.

Per l’occasione, Trevor Paglen trasformerà le OGR in uno pseudo-laboratorio aerospaziale: tre “satelliti non funzionali” e una serie di strutture sopraelevate — simili alle impalcature su cui sono soliti operare tecnici e ingegneri — scandiranno l’intera navata del Binario 1 dando vita a uno spazio astratto, la cui illuminazione fortemente teatrale e poliforme amplifica lo sdoppiamento dell’architettura riflessa sulle superfici specchianti dei satelliti.

Sviluppati in collaborazione con ingegneri aerospaziali, i satelliti di Paglen sono sculture concepite nella loro leggerezza per poter orbitare nel cosmo senza una specifica funzione, se non quella di trasformarsi in stelle temporanee. Questi satelliti non funzionali, con le loro forme concave e convesse, diventano sculture minimali, evocative di un nuovo rapporto tra arte, scienza e poteri contemporanei.

In collaborazione con il Nevada Museum of Art e il Global Western, nel dicembre 2018 Paglen ha lanciato in orbita con il razzo Falcon 9 di Space X il satellite Orbital Reflector: una scultura gonfiabile prismatica, lunga una trentina di metri e larga circa un metro e mezzo che, raggiunta la distanza prescelta, si sarebbe gonfiata per orbitare intorno alla Terra per la durata di tre mesi illuminando la volta celeste con un nuovo astro visibile a occhio nudo. Lo shutdown dell’amministrazione pubblica degli Stati Uniti, che ha coinvolto anche i dipendenti della NASA e che è durato dal 22 dicembre 2018 al 25 gennaio 2019, ha interferito con l’attivazione e il monitoraggio del satellite di cui, ad oggi, si è persa traccia ma che forse, nel suo viaggio siderale, continua a illuminare le nostre notti.

Come negli anni Venti l'artista costruttivista russo Kazimir Malevich immaginava la creazione di Sputnik come opere d’arte in orbita attorno alla Terra per raggiungere altri pianeti, così Paglen crea satelliti non funzionali come esperimenti scultorei, dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione. La ricerca sulla forma di queste opere è una possibile risposta a come l’ingegneria aerospaziale potrebbe evolvere se i suoi metodi fossero dissociati dagli interessi militari. Evidenziando le connessioni interdisciplinari tra i campi della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e dell’arte, Paglen invita tutti noi a prendere parte a una conversazione sul nostro futuro collettivo e sulle modalità di controllo dei governi internazionali.

Se dal punto di vista scultoreo Paglen crea mondi potenziali e alternativi a quelli in cui viviamo, re-immaginando — come nel caso del progetto per le OGR — lo Spazio come un luogo di possibilità, il resto della sua produzione si articola nell’incontro tra fotografia, geografia, installazioni, giornalismo investigativo e conoscenze scientifiche, per dare così vita alla rappresentazione visiva di ciò che lui stesso definisce “trasformazioni della società contemporanea spesso invisibili a noi cittadini”. Le sue immagini vanno oltre la semplice documentazione, per riflettere sulle raffinate dinamiche di controllo, occultamento e manipolazione proprie dei governi dei Paesi industrializzati e delle loro agenzie di intelligence. Con l’intenzione di rendere visibile l’invisibile, il lavoro di Paglen mira a stimolare un grado di consapevolezza sempre maggiore nei confronti delle condizioni in cui viviamo e operiamo, mostrando i meccanismi di sorveglianza e controllo a cui siamo soggetti per interrogarci sulla possibilità di immaginare, attraverso l’arte, futuri alternativi.

In occasione dell'inaugurazione della Fiera Internazionale di Artissima (5-8 novembre 2020) sarà allestita in Binario 2, un'importante opera video che dialogherà con il lavoro di Trevor Paglen e che sarà focalizzato sul rapporto tra arte e tecnologia. Questo allestimento, a cura di OGR in collaborazione con Artissima, fa parte del programma di Biennale Tecnologia, festival dedicato a tecnologia e società promosso dal Politecnico di Torino che avrà luogo dal 12 al 15 novembre. L'opera video sarà visitabile insieme alla mostra di Trevor Paglen dal 5 al 15 novembre.

Trevor Paglen è un artista il cui lavoro abbraccia la creazione di immagini, la scultura, il giornalismo investigativo, la scrittura e numerose altre discipline. Il suo lavoro di ricerca è focalizzato sull’interpretazione del momento storico attuale e sullo sviluppo dei mezzi per immaginare futuri alternativi. Il lavoro di Trevor Paglen è incluso nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art; il San Francisco Museum of Modern Art; il Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Victoria and Albert Museum, Londra, tra gli altri. Ha lanciato un'opera d'arte in orbita lontana intorno alla Terra in collaborazione con Creative Time e MIT, ha contribuito alla ricerca e alla cinematografia al film vincitore dell'Oscar Citizenfour e ha creato una scultura pubblica radioattiva per la zona di esclusione a Fukushima, in Giappone.