MOSTRE
 
 
 

QM Logo 

 

 



art week

 

 

Sissi: SACRI INDICI a LabOratorio degli Angeli, Bologna

Per la prima volta è esposta al pubblico una grande carta monumentale, un’anatomia ‘sacra’ che l’artista ha prodotto appositamente per la mostra. 

In occasione della nuova edizione di ART CITY Bologna, il LabOratorio degli Angeli presenta “Sacri Indici”, un nuovo progetto site-specific di Sissi , a cura di Leonardo Regano e realizzato in collaborazione con la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m.

Per la prima volta è esposta al pubblico una grande carta monumentale, un’anatomia ‘sacra’ che l’artista ha prodotto appositamente per la mostra entrando in intima connessione con la peculiarità dello spazio espositivo che ospiterà il suo lavoro. L’attenzione al corpo e la ricerca sull’anatomia umana che hanno da sempre contraddistinto la pratica di Sissi, si rinnova in “Sacri Indici” nelle suggestioni dell’ex Oratorio di Santa Maria degli Angeli.

Una selezione di otto grandi opere su carta appartenenti al ciclo degli “Index”, scandiscono lo spazio espositivo dello storico laboratorio di restauro e lo mutano in un percorso che ne riattualizza la sua originaria natura di luogo adibito al culto. Questi otto corpi, nelle loro particolarità visionarie ed emotive, rivelano la dualità della loro natura, carnale e mistica. Tra di esse, il visitatore è guidato e costretto in un passaggio verso il centro della sala dove l’artista presenta il nuovo, grande, “Index” prodotto per l’occasione. Alle pareti dell’ex Oratorio, l’artista espone una selezione di lavori affini, sempre su carta ma di formato più intimo, allestiti con un ritmo pacato e regolare, in contrapposizione con la visione monumentale del centro dello spazio. La mostra “Sacri Indici” sarà anche l’occasione per esporre “Anatomia Parallele”, libro-opera che raccoglie gli studi di Sissi sul corpo, nelle cui tavole l’artista indaga con metodo scientifico la figura umana e i suoi organi interni, in una corrispondenza tra interiorità ed emotività che si è poi tradotta nelle grandi carte sciolte in mostra nel laboratorio di restauro.

Come ogni anno, le scelte espositive saranno per l’artista invitato anche un prezioso momento di confronto con il LabOratorio degli Angeli e le sue attività, che curerà la presentazione delle opere di grande formato proponendo diverse soluzioni di montaggio a seconda dei differenti supporti e delle tecniche esecutive.

Sissi è nata a Bologna nel 1977, vive e lavora tra Bologna e Londra.

La sua ricerca si articola attraverso un linguaggio che attinge tanto dal mondo scientifico quanto da quello personale e intimo. Il punto di partenza è la riflessione sul corpo, che attraverso un confronto con il modello enciclopedico reinterpreta l’anatomia come metafora dell’esistente. Partendo dalla performance, Sissi indaga la soggettività e la costruzione sociale ed emozionale del corpo in un’anatomia emotiva che vede la sperimentazione costante su diversi piani artistici: dalla performance scaturisce un segno materico che si incarna in sculture, installazioni, disegni, pitture e fotografie. L’artista rimodella e rimodula materiali, tecniche, linguaggi, significati e forme, attraverso un personale sistema di codici visivi e letterari che rinnova la lettura del nostro quotidiano in modalità tassonomica.

Sissi ha esposto le sue opere in mostre personali in Italia e all’estero, tra cui: Corpi e Processi - Storie di fili, CSAC Parma, (2020); Vestimenti, Palazzo Bentivoglio, Bologna, (2020); Motivi Ossei, Galleria d’Arte Maggiore g.a.m, Bologna (2016); Istinti-Estinti, Galleria Tiziana Di Caro, Napoli (2016); Manifesto Anatomico , MAMbo e Musei Civici d’Arte Antica – Istituzione Bologna Musei, Bologna (2015); Lezioni d’italiano, The Old Operating Theatre, London (2013); Aspiranti Aspiratori, Aike Dellarco Gallery, Shanghai (2013); Volume Interno, Fondazione Volume!, Roma (2012); Addosso, Fondazione Pomodoro, Milano (2010); Al di la’ dello sguardo la corda lega, Mizuma Gallery, Tokyo (2008); Nature, Chelsea Art Museum, New York (2006); Nidi, MACRO, Roma (2004); The Walk, W139 Amsterdam, Smak, Gent (2003); Aerea, MoCA, Miami (2001). Nel 2012 vince il Gotham Prize; nel 2006 le assegnano la borsa di studio dell’American Academy in Rome; nel 2005 si aggiudica il Premio New York del Ministero degli Affari Esteri; nel 2003 la GAM di Bologna le conferisce il Premio Alinovi; vince il Premio Furla per l’Arte nel 2002.

Nel 2008 è entrata a far parte del programma di residenze del Tokyo Wonder Site - Tokyo Metropolitan Foundation for History and Culture e nel 2004 è stata artista in residenza presso la Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum a Graz. Fra le mostre collettive e i festival: Sublimi Anatomie, Palazzo dell’Esposizioni, Roma (2019); Biennial Vallauris, Terre d’Italia, Musee de la Ceramique, Vallauris (2020), Santarcangelo Festival, S.Arcangelo (2018); Porto Marghera100, Palazzo Ducale, Venezia (2017); Par tibi

Roma Nihil, Musei Fori Imperiali, Roma (2016); Fondazione Volume!, Musee d’Art Moderne et Contemporain; (Saint Etienne Metropole,(2015); Growing roots, Museo del Novecento, Milano (2013); Silenzi in cui le cose s’abbandonano , Museo d’Arte Contemporanea, Zagabria (2012); Patterns of Mind, Turku Biennal, Turku (2011); No soul for sale, A festival of Indipendents, Tate Modern, London (2011); Collaudi, Padiglione Italia, 53ma Biennale di Venezia (2009); Quadriennale di Roma (2008); Global Feminism, Brooklyn Museum, New York (2007); Italian Genius Now, Museo Pecci, Prato (2007); Phantom of Desire, Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum, Graz (2003); Poeziezomer Watou, SMAK, Ghent, 2001.

Ha collaborato con aziende come Furla, per il progetto “Furla & I” e “Candybrissima Show” a cura della Fondazione Furla dal 2010 al 2013, e nel 2012 con Elica per il progetto Aspiranti Aspiratori, a cura della Fondazione Ermanno Casoli.

Il LabOratorio degli Angeli è una storica conosciuta a livello nazionale, e nasce dalla volontà di Maricetta Parlatore che nel 1982 trasferisce l’attività presso la Chiesa sconsacrata di S. M. degli Angeli e l’attiguo Oratorio. Nel 2005 viene rilevato da Camilla Roversi Monaco, diplomata all’OPD di Firenze, ora docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che continua a rivestire il ruolo di direttore tecnico dell’azienda. Dal 2019 entra in società Andrea Del Bianco, chimico e restauratore, responsabile dei settori restauro carta e del contemporaneo.

Il Laboratorio degli Angeli, in possesso di attestazione S.O.A. OS2-A class. II, opera sia nell’ambito del restauro architettonico sia delle opere mobili, e si distingue per interventi su manufatti di grande formato e di arte contemporanea. Grande attenzione viene riservata alle metodologie d’intervento, nel rispetto delle peculiarità delle singole opere. Il laboratorio si occupa inoltre di conservazione programmata, di sistemi espositivi, di perizie, di condition report, di ricerca, anche tramite collaborazioni con istituzioni pubbliche e private.

 

INFO

Sissi

SACRI INDICI

A cura di Leonardo Regano

21 gennaio-6 febbraio 2022

LabOratorio degli Angeli

via degli Angeli 32, 40124 Bologna

Promossa da: LabOratorio degli Angeli

In collaborazione con: Galleria d’Arte Maggiore g.a.m.

 



art week

 

 

FRANCESCO DILUCA. PORTRAITS a Milano, Basilica di San Celso

Decine di esili creature in bilico tra l’umano, l’animale e il vegetale animano le navate della basilica milanese e chiamano il pubblico a essere non solo spettatore ma parte integrante della mostra.

Negli antichi spazi della Basilica di San Celso a Milano, le opere della mostra “Francesco Diluca. Portraits” sono disseminate come in una camera delle meraviglie.   
Curata da Angela Madesani, la personale presenta dal 21 gennaio al 20 febbraio 2022 un’unica grande installazione composta da circa trenta sculture antropomorfe a grandezza naturale: creature in bilico tra l’umano, l’animale e il vegetale in cui il rapporto tra uomo e natura si fa evidente.
Le opere, realizzate appositamente per l’esposizione, sono state concepite per entrare in dialogo con gli ambienti della basilica in un’ottica site-specific diventando così presenze ieratiche: sacri sono gli spazi quanto sacra è, per l’artista, la natura, vera protagonista della rassegna.
 
Decine di esili figure organiche realizzate in ferro saldato, polvere di ferro, ossidazioni di rame, ruggine e oro zecchino, tutte diverse tra loro e con tratti peculiari, animano le navate della basilica e chiamano il pubblico a essere non solo spettatore ma parte integrante della mostra.
Pur nella loro singolarità le opere sono legate da un unico fil rouge: il rapporto con la natura, intesa anche come scorrere del tempo e delle stagioni. Tutti i lavori rappresentano infatti un momento di metamorfosi, quando una fase della vita termina per dare origine a un’altra.
 
Accade nelle opere appartenenti alla serie “Radicarsi”, sculture filiformi che raffigurano la capacità della natura di rigenerarsi. L’imponente scultura che apre la mostra, ad esempio, posta all’inizio del viale d’ingresso della basilica, è un albero-uomo alla cui sommità comincia una germinazione: piccole foglie compongono quello che sarà un volto.
 
La seconda scultura del percorso è ubicata all’interno di un’anfora incastonata in una parete. L’anfora è in parte rotta e l’opera che vi è posta all’interno, come a intendere una possibilità di rigenerazione, si intitola “Respiro” ed è composta da farfalle in ferro saldato e successivamente dorato. Le opere che compongono la serie “Papillon” (farfalle, appunto) marcano sempre una fine e un nuovo inizio. O viceversa. “La farfalla – si chiede Diluca – è l’inizio della vita di un bruco o la sua fine?”
 
Sulla stessa soglia si muovono le sculture della serie “Post fata resurgo”: opere realizzate in un particolare filato metallico che può prendere fuoco. Quando la scultura brucia – atto che verrà compiuto in una performance nella serata d’inaugurazione – il filato produce una miriade di scintille lasciando intravedere parti del corpo, organi e filamenti venosi che accendono una continua reazione a catena. L’opera cambia di stato diventando fragile e dissolvendosi poco per volta. Anche in questo caso, l’artista registra un cambiamento: la fine di un momento che apre una nuova fase.
 
Sempre connesse ai temi dell’evoluzione e della rigenerazione continua sono le opere appartenenti alla serie “Kura Halos” che fanno riferimento all’immaginario e alla simbologia legati al corallo rosso. Creature metà umane e metà coralline, le opere di Diluca, esprimono quel senso di fragilità e insieme di forza – di resilienza – che si associa alle ramificazioni marine.
 
Completa l’esperienza “fisica” della mostra, un’esperienza virtuale immersiva che sfrutta la tecnologia delle riprese a 360° rendendo la rassegna fruibile anche per chi non potrà recarvisi in presenza.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Eclypse edizioniArte con un testo critico di Angela Madesani, corredato dalle foto delle installazioni e da apparati bio-bibliografici aggiornati.

 



art week

Italo Zuffi, Scomposizione IV, 1999-2002

 

 

Italo Zuffi "Fronte e retro" promossa da ART CITY Bologna 2022

Presentare per la prima volta in modo esteso il lavoro di uno degli artisti italiani più importanti tra quelli nati alla fine degli anni Sessanta. 

Fronte e retro è il titolo della mostra personale di Italo Zuffi (Imola, 1969) che si articola in due spazi, il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna e Palazzo De’ Toschi, sede delle iniziative dedicate all’arte contemporanea di Banca di Bologna. Il progetto, a cura di Lorenzo Balbi e Davide Ferri, aprirà al pubblico il 20 gennaio prossimo come main project del programma di ART CITY Bologna 2022, e permetterà di presentare per la prima volta in modo esteso il lavoro di uno degli artisti italiani più importanti tra quelli nati alla fine degli anni Sessanta.

Per il MAMbo la mostra prosegue il lavoro di indagine sull’arte italiana che il museo porta avanti da anni, a conferma della linea di ricerca che discende storicamente dalla GAM, presentando un artista legato al territorio in cui sorge il museo stesso; mentre per Banca di Bologna, nella Sala Convegni di Palazzo De’ Toschi, si tratta della prima personale dedicata a un artista italiano.

Fronte e retro è idealmente divisa in due momenti, in grado di richiamarsi e rilanciarsi reciprocamente: da una parte, al MAMbo, un percorso che permette di rileggere il lavoro dell’artista prendendo in considerazione uno spettro di opere che va dagli esordi, alla metà degli anni Novanta, fino al 2020. Dall’altra, a Palazzo De’ Toschi, una serie di nuove produzioni, di lavori realizzati per l’occasione e in reazione alle caratteristiche dello spazio, tocca alcuni degli aspetti nodali della sua ricerca recente.

La mostra, nel suo insieme, ruota attorno ad alcuni nuclei tematici che da sempre sostengono il lavoro di Zuffi e si traducono in contrasti e opposizioni che possono agire sul corpo (talvolta quello dell’artista stesso) come sulla forma scultorea: tra le idee di costruzione e al contempo di distruzione/caduta; di lavoro e, insieme, di dispersione di energia; di mollezza e di rigidità; di fragilità e di competizione (soprattutto rispetto al sistema dell’arte).

I lavori presentati al MAMbo – opere di scultura, fotografia, video e performance, linguaggi attorno a cui si è sviluppata nel tempo la poetica di Zuffi – ricostruiscono il percorso dell’artista attraverso accostamenti inediti e senza necessariamente seguire una progressione cronologica. Le opere esposte, oltre cinquanta, sono le più note ed emblematiche dell’artista ma anche alcune di quelle meno viste e generano nuove ipotesi di dialogo tra loro. Tra queste, ad esempio, due video degli inizi: The Reminder, l’immagine di un corpo che si tende e irrigidisce fino al limite delle sue possibilità, e Perimetro, all’interno del quale un corpo cerca di stabilire la sua relazione con lo spazio generando un senso di attesa e perpetua irrisoluzione.

La Sala delle Ciminiere, invece, fa emergere alcuni degli aspetti più importanti della pratica scultorea dell’artista, attraverso una selezione di Scomposizioni e di Osservatori trasportabili, realizzati a cavallo tra anni Novanta e Duemila attorno all’idea di architettura, in diretto dialogo con gli spazi recuperati su progetto di Aldo Rossi, fino a una serie di cavalletti, oggetto emblematico della sua pratica, richiamo a un’idea di lavoro e di scultura che può mostrarsi nel suo svolgersi, senza necessariamente trovare una forma definitiva e The Mystery Boy, una serie di immagini in cui  si vede un ragazzo, disteso sul pavimento, che sembra investire tutta l’energia e la concentrazione di cui è capace attorno a un’azione apparentemente inutile.

Un’attenzione particolare è dedicata ai lavori che l’artista riunisce sotto il tema della competizione: Italo Zuffi esplora “dall’interno” i meccanismi del potere – soprattutto del sistema dell’arte contemporanea – così come si riflettono sia nelle istituzioni che li rappresentano e li sostengono, sia nella società in generale e li sovverte, li ridicolizza, li interpreta con azioni, performance e happening capaci di coinvolgere il pubblico e diventare opere/tracce in mostra.

All’interno del percorso, inoltre, alcuni elementi (non del tutto configurabili come sculture) si completeranno attraverso le performance: si tratta, più che di oggetti di scena, di oggetti in attesa, o attorno ai quali si è già consumata l’energia di un’azione. Le performance attiveranno lo spazio in più punti e si svilupperanno a comporre un calendario che toccherà giornate diverse durante tutta la durata della mostra.

La mostra a Palazzo De’ Toschi si concentra soprattutto sulla pratica scultorea, configurata come fedele riproduzione di una forma, e messa in discussione della stessa attraverso intrusioni e frammentazioni. Questa parte del progetto, inoltre, evidenzia uno degli aspetti fondamentali della ricerca di Zuffi degli ultimi anni: quello dell’indagine attorno alla parola, usata sia in forma poetica (si intitola Poesie Doppie una raccolta di brevi testi poetici dell’artista, scritti tra il 2013 e 2014) sia come elemento da cui si genera la forma scultorea.

L’allestimento, che ogni anno reinterpreta in maniera completamente nuova lo spazio della Sala Convegni di Palazzo De’ Toschi, ha uno dei suoi baricentri nel dialogo tra due opere commissionate per l’occasione: Civilizzando, un lavoro che si sviluppa a partire dalla parola, usata qui come strumento di descrizione di azioni semplici e quotidiane, accostate a generare processi di azione, reazione e sintesi; e una nuova versione de Gli ignari, uno dei lavori più importanti degli ultimi anni: una serie di nature morte in ceramica accompagnate dal suono di un fischio – in questo caso ricollocato in un inedita partitura. Ciascuna delle due opere è installata sulle pareti di una struttura triangolare, con una forte presenza scultorea all’interno dello spazio: i due poli, veri e propri dispositivi fruibili su ogni lato, sono dotati di un’illuminazione autonoma e permettono al visitatore di creare un proprio percorso nell’oscurità della sala.

Nella stessa Sala Convegni verrà anche presentato un terzo lavoro installativo, una riflessione sulla scultura a partire da una combinazione di elementi replicati – un frutto e un carrello su cui è posato – che recano su di sé le tracce di una alterazione che sembra tradurre l’idea di un contrasto e di un desiderio di ridefinire la forma attraverso un intervento reiterato. Infine, anche questa sede sarà animata da interventi performativi – in parte strettamente legati alle opere scultoree – a sottolineare ancora una volta l’importanza di questo mezzo espressivo nell’opera di Italo Zuffi.

Biografia

Italo Zuffi nasce a Imola nel 1969. Vive a Milano. Artista visivo, lavora con performance, scultura e scrittura. Studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e al Central Saint Martins College of Art & Design di Londra. Nel 2001 gli viene assegnata la Wheatley Bequest Fellowship in Fine Art (Sculpture) all’Institute of Art & Design, School of Art di Birmingham (UK). Insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, e alla Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design & Arti. Dal 2011 al 2019 è stato Visiting Lecturer in Performance alla Royal Academy of Art di L’Aja (NL). Nel 2013 fonda con Margherita Morgantin il collettivo Pawel und Pavel.

Mostre personali recenti

In forma di riepilogo, CLER, Milano (2019); postura, posa, differita, ar/ge kunst, Bolzano (2016); Potersi dire, MAN, Nuoro (2015); Quello che eri, e quello che sei, Nomas Foundation, Roma (2015); La penultima assenza del corpo, Fondazione Pietro Rossini, Briosco (2012); Zuffi, Italo, Pinksummer, Genova (2010).

Mostre collettive recenti

IN BIANCO. La porcellana nella ceramica d’arte italiana contemporanea, a cura di Matteo Zauli, Museo d’Arte della Jingdezhen Ceramic University, Jingdezhen, Cina (2021); Performative 01, Contact(less), Maxxi L’Aquila (2021); 141 - Un secolo di disegno in Italia, a cura di Maura Pozzati e Claudio Musso, Palazzo Paltroni, Bologna (2021); C.U.O.R.E. (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), Centro per l'Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (2021); Non giudicare, a cura di Viola Emaldi, Antico Convento di San Francesco, Bagnacavallo (2020); Vincenzo Agnetti, Autoritratti RItratti - Scrivere, Enrico Castellani Piero Manzoni Italo Zuffi, a cura di Giovanni Iovane, Building gallery, Milano (2019); BienNolo, Ex fabbrica Cova, Milano (2019); HOSPITALITY, a cura di Marie de Brugerolle, Non-objectif sud, La Barralière, Tulette (FR) (2018); Deposito d’arte italiana presente, a cura di Ilaria Bonacossa e Vittoria Martini, Artissima, Torino (2017); Roberto Daolio. Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale, a cura di Uliana Zanetti, MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna (2017); 16a Quadriennale di Roma (sezione a cura di Michele D’Aurizio), Palazzo delle Esposizioni, Roma (2016); Toute première fois, a cura di Francesca Napoli e Armelle Leturcq, 22 Visconti, Parigi (2016); Ricettivo nouveau, Garage Carcani, Roma (2016); THERE IS NO PLACE LIKE HOME, Approdo fluviale, Lungotevere San Paolo, Roma (2016); Contemporary, festival di musica e arte d’avanguardia, a cura di Maurizio Coccia e Roberto Follesa, Sedi varie, Donori (2016); Fuori Uso, a cura di Giacinto di Pietrantonio, Ex Tribunale, Pescara (2016); Riviera, a cura di Caterina Riva, Istituto Svizzero di Milano (2016); Performance: everywhere, a cura di Frida Carazzato, Teatro Cristallo, Bolzano (2016); Ipercorpo 2016 - Cosa rimane (sezione a cura di Davide Ferri), Ex Centrale Avicola Amadori, Forlì (2016); ALT, a cura di Cripta 747, Caserma De Sonnaz, Torino (2015).

 

SCHEDA TECNICA

Mostra:

Italo Zuffi. Fronte e retro

A cura di:

Lorenzo Balbi e Davide Ferri

Promossa da:

Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

Banca di Bologna

ART CITY Bologna 2022

 



art week

Pablo Picasso with Françoise Gilot and his nephew Javier Vilato. Golfe-Juan, France, August 1948 © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

 

ROBERT CAPA “Fotografie oltre la guerra”

È un Capa “altro”, quello che questa grande mostra propone. 

È un Capa “altro”, quello che questa grande mostra propone. Lo dichiara già dal sottotitolo, quel “fotografie oltre la guerra”, frase emblematica dello stesso Capa, che pone l’attenzione proprio sui reportage poco noti del grande fotografo. La annunciano Federico Barbierato e Cristina Pollazzi, rispettivamente Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Abano Terme.

Reportage poco noti, ma non meno importanti e potenti. Semplicemente sopraffatti dall’immagine di lui come straordinario interprete dei grandi conflitti.
È una mostra, quella curata da Marco Minuz e promossa dal Comune di Abano Terme a Villa Bassi Rathgeb dal 15 gennaio al 5 giugno 2022, che vuole far uscire Capa dallo stereotipo di “miglior fotoreporter di guerra del mondo”, come ebbe a definirlo, nel 1938 la prestigiosa rivista inglese “Picture Post”. L’obiettivo è invece puntare tutta l’attenzione sulla sua fotografia lontana dalla guerra.
“Non vi è dubbio – riconosce il curatore – che l’esperienza bellica sia stata al centro della sua attività di fotografo: la guerra civile spagnola, la resistenza cinese di fronte all’invasione del Giappone, la seconda guerra mondiale e quella francese in Indocina (1954), durante il quale morì, ucciso da una mina antiuomo, a soli 40 anni. Acquisendo, in queste azioni, una fama che gli permise di pubblicare nelle più importanti riviste internazionali, fra le quali “Life” e “Picture Post”, con quello stile di fotografare potente e toccante allo stesso tempo, senza alcuna retorica e con un’urgenza tale da spingersi a scattare a pochi metri dai campi di battaglia, fin dentro il cuore dei conflitti; celebre, in tal senso, la sua dichiarazione: Se non hai fatto una buona fotografia, vuol dire che non ti sei avvicinato a sufficienza alla realtà. Queste sue fotografie sono ormai patrimonio della cultura iconografica del secolo scorso”.

Ma il lavoro di Robert Capa non si limitò solo esclusivamente a testimoniare eventi drammatici, ma spaziò anche in altre dimensioni non riconducibili alla sofferenza della guerra. Proprio da qui prende avvio l’originale progetto espositivo a Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme che vuole esplorare, attraverso circa un centinaio di fotografie, parti del lavoro di questo celebre fotografo ancora poco conosciute.
“Robert Capa. Fotografie oltre la guerra” esplora il rapporto del fotografo con il mondo della cultura dell’epoca con ritratti di celebri personaggi come Picasso, Hemingway e Matisse, mostrando così la sua capacità di penetrare in fondo nella vita delle persone immortalate.
Affascinante la sezione dedicata ai suoi reportage dedicati a film d’epoca. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale è l’attrice svedese ad introdurre Capa sul set del Notorius di Alfred Hitchcock, dove si cimenta per la prima volta in veste di fotografo di scena. Nell’arco di pochissimi anni Capa si confronta con mostri sacri del calibro di Humphrey Bogart e John Houston; immortala la bellezza di Gina Lollobrigida e l’intensità di Anna Magnani. Maturerà poi la scelta, congeniale alla sua sensibilità e all’oggetto privilegiato della sua ricerca artistica, di confrontarsi con i grandi maestri del neorealismo. Straordinarie dunque le immagini colte sul set di Riso Amaro, con ritratti mozzafiato di Silvana Mangano e Doris Dowling.

Completa il percorso la sezione dedicata alla collaborazione tra lo scrittore americano Steinbeck e Robert Capa che darà avvio al progetto “Diario russo”. Nel 1947 John Steinbeck e Robert Capa decisero di partire insieme per un viaggio alla scoperta di quel nemico che era stato l’alleato più forte nella seconda guerra mondiale: l’Unione Sovietica. Ne emerse un resoconto onesto e privo di ideologia sulla vita quotidiana di un popolo che non poteva essere più lontano dall’American way of life. Le pagine del diario e le fotografie che raccontano la vita a Mosca, Kiev, Stalingrado e nella Georgia sono il distillato di un viaggio straordinario e un documento storico unico di un’epoca, salutato dal New York Times come “un libro magnifico”.
Un reportage culturale sulla gente comune di uno dei paesi meno esplorati dai giornalisti e reporter mondiali. Una lezione di umanità ed empatia che ci ricorda l’importanza di conoscere concretamente luoghi e persone per superare pregiudizi e ignoranza.
La mostra prosegue con una serie di fotografie realizzate in Francia nel 1938 e dedicate all’edizione del Tour de France di quell’anno, dove l’attenzione del fotografo si focalizzerà sempre prevalentemente sul pubblico rispetto alle gesta sportive degli atleti.
Una sezione è dedicata alla nascita dello Stato d’Israele. Robert Capa, ungherese di origine ebraica, emigrato in Germania e poi in Francia e negli Stati Uniti, fondatore dell’agenzia Magnum Photos, era giunto sul posto per documentare la prima guerra arabo-israeliana del 1948. A pochi anni dalla Shoah, con la vita che riprende nonostante le violenze ancora in corso, l’obiettivo di Capa documenta le fasi iniziali della costituzione del nuovo Stato.

Complessivamente la mostra promossa dal Comune di Abano, Assessorato alla Cultura e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, prodotta e organizzata da Suazes con Magnum Photos, il supporto organizzativo di Coopculture e Mignon, con il patrocinio del Consolato d’Ungheria in Italia e con la media partner del Il Mattino di Padova, dipana un centinaio di fotografie, in dialogo con gli ambienti storici di Villa Bassi Rathgeb.

Informazioni utili
15 gennaio – 5 giugno 2022
Abano Terme (Pd), Villa Bassi Rathgeb
Via Appia Monterosso 52
Per info e biglietti: http://www.museovillabassiabano.it/

ORARI
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì dalle 14.30 alle 19.00
Sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.00
Festività infrasettimanali: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.00
(martedì chiuso)

 



art week

Superstudio, Supersuperficie, 1971 / 2011. Ricostruzione del microambiente originale realizzato per la mostra Italy: The New Domestic Lanscape al MoMA di New York (1972) Supervisione e direzione lavori: Cristiano Toraldo di Francia Lighting Engineering: Alessandro Sauli, Collezione del Centro Pecci Credit ZepStudio.

 

SPAZIO RADICALE / RADICAL SPACE Architettura radicale e arte contemporanea nelle raccolte del Centro Pecci

Una nuova occasione per valorizzare il patrimonio di ricerche per immagini, oggetti e idee che compongono le varie raccolte e si trovano oggi negli archivi del Centro Pecci.

La mostra SPAZIO RADICALE / RADICAL SPACE prosegue e approfondisce la ricognizione sulle esperienze dell'Architettura Radicale raccolte al Centro Pecci di Prato, avviata con la sintetica presentazione di TRILOGIA URBANA dedicata a film, progetti originali e documenti d'archivio dell'anarchitetto Gianni Pettena e dei gruppi fiorentini Superstudio e UFO.

La nuova mostra propone dal 18 dicembre 2021 al 30 aprile 2022 diversi progetti includendo inoltre opere della collezione museale, insieme a materiali del CID/Arti Visive e in particolare dell'Archivio Lara-Vinca Masini, per allargare il contesto delle ricerche "radicali" fra la seconda metà degli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento e offrire confronti inediti fra queste e l'arte contemporanea.

La mostra SPAZIO RADICALE è concepita come una nuova occasione per valorizzare il patrimonio di ricerche per immagini, oggetti e idee che compongono le varie raccolte e si trovano oggi negli archivi del Centro Pecci. Il percorso presenta, in modo articolato e ricco di suggestioni, le perlustrazioni dello "spazio" proposte da architetti "radicali" e artisti contemporanei: lo spazio immaginato, ideato e quello ripreso dal vero; il luogo possibile e il suo opposto, l'improbabile; l'ambito condiviso, vissuto oppure quello contestato, combattuto; l'esplorazione analitica e la trasfigurazione metaforica.

Artisti e architetti "radicali" in mostra:

Vito Acconci, Karin Arink, Archizoom Associati, Andrea Branzi, Remo Buti, Paolo Canevari, Gilberto Corretti, VALIE EXPORT, Lucio Fontana, Neil Jenny, Andrey Kuzkin, Mario Mariotti, Alessandro Mendini, Gianni Pettena, Michelangelo Pistoletto, Stephen Shore, Ettore Sottsass jr, Superstudio, Luigi Tola, Cristiano Toraldo di Francia, UFO.