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Bob Wilson: 80 anni… all’avanguardia - incontro al MEET Digital Culture Center, il Centro Internazionale per l’Arte e la Cultura Digitale

MEET Digital Culture Center dedica l’intera giornata a uno degli artisti visivi e teatrali più importanti al mondo

Per celebrare l’ottantesimo compleanno del celebre artista, regista e drammaturgo statunitense, MEET Digital Culture Center, il Centro Internazionale per l’Arte e la Cultura Digitale con il supporto di Fondazione Cariplo organizza, sabato 16 ottobre, un’intera giornata dedicata a Bob Wilson.

L’iniziativa si sviluppa in collaborazione con Change Performing Arts, la struttura produttiva creata e diretta da Franco Laera che da oltre quaranta anni affianca l’artista americano in tanti progetti in tutto il mondo.

La giornata si aprirà con una maratona di proiezioni di opere iconiche di Wilson: dalle ore 10.00 nel MEET Theater sarà possibile rivedere rivedere in successione alternata due suoi spettacoli iconici che lo hanno visto personalmente in scena, come Hamlet: a monologue del 1995 e Krapp’s last tape del 2009.

Alle 18.30 Bob Wilson incontrerà personalmente il pubblico nel format Meet the Media Guru, il programma di incontri con i più importanti protagonisti della cultura, dell’arte e della scienza del nostro tempo ideato da Maria Grazia Mattei.

Durante il talk serale, Wilson parlerà della sua esperienza artistica iniziata fin dalla fine degli anni sessanta, e in particolare del suo rapporto con la realtà teatrale italiana, a partire dalle mitiche apparizioni nel garage romano nel 1973.

Si può indicare come inizio del suo percorso il 1962, quando da Waco in Texas si trasferisce a New York per iscriversi al Pratt Institute; oppure il 1966, quando avvia la Byrd Hoffman School, il suo primo laboratorio delle arti al 147 di Spring Street; oppure ancora il 1970, quando sorprende addetti ai lavori e grande pubblico con Deafman glance al Festival d’Automne di Parigi. In ogni caso, è da più di mezzo secolo che Robert Wilson non smette di stupirci con la sua straripante creatività che – unita al suo personale rigore stilistico – ancora oggi continua a sorprendere, attraversando e contaminando tutti i linguaggi della contemporaneità.

Wilson ha sempre avuto un rapporto molto intenso con l’Italia, dalle apparizioni nel garage romano dove Achille Bonito Oliva lo aveva invitato nell’ambito di Contemporanea nel 1973 e poi dal primo incontro con il CRT a Milano nel 1976. Da allora molti suoi spettacoli di successo sono nati in Italia per l’iniziativa e la produzione di Change Performing Arts. Da ultimo Oedipus ha debuttato al Festival del Teatro Antico di Pompei nel 2018, poi riallestito per lo straordinario Teatro di Epidauro nel 2019 e presentato dopo la pandemia solo pochi giorni fa al Festival di Budapest.

Wilson è ora atteso a Milano con una mostra-installazione su Jack Kerouac e su On the road, il romanzo iconico della Beat Generation, e a Roma con il nuovo spettacolo che nasce dalla collaborazione con Lucinda Childs sulle musiche di Pulcinella suites di Stravinsky, che debutterà in giugno al Parco della Musica.

 



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EBERHARD & CO. RACCONTA L’EMIGRAZIONE DELL’ITALIA DEL BOOM A MIA FAIR

Un progetto speciale di iO Donna sull’emigrazione.

Eberhard & Co. conferma la sua presenza a MIA Fair con un progetto speciale di iO Donna sull’emigrazione. Il tema affrontato è di grande attualità: è infatti presente sulle pagine dei principali quotidiani italiani e stranieri ed è motivo dicostante confronto politico tra le nazioni europee sulle modalità con cui affrontare unproblema di sempre maggiore entità e di complessa gestione.

La fuga di uomini, donne, bambini alla ricerca di un futuro migliore, che lasciano il propriopaese dove le condizioni di vita sono precarie, ha oggi come scenario il Mar Mediterraneo ecome attori principali i barconi stracolmi, che approdano sulle coste italiane ed europee. Ma tale fenomeno in Italia era presente già nel secolo scorso sotto una forma opposta:l’emigrazione dei cittadini italiani verso altre nazioni, al termine della Seconda Guerra Mondiale. I volti dei migranti del dopoguerra sono ritratti in una mostra fotografica dal titolo “Il lungoaddio. Storie dei nostri emigranti dell’Italia del boom” voluta da Eberhard & Co. e realizzata grazie alla stretta collaborazione con il magazine iO Donna, che ha selezionato i materialidell’archivio del Centro documentazione RCS Periodici, del Centro documentazione RCS Quotidiani e della Fondazione Corriere della Sera, a cura della giornalista e photo-editor di iO Donna Renata Ferri, con l’obiettivo di ripercorrere un momento della storia italianaattraverso scatti evocativi. Accompagna l’esposizione un testo di Gian Antonio Stella, firmadel Corriere della Sera e profondo conoscitore della storia e delle storie dei nostri emigranti. La Maison Eberhard & Co. vuole sensibilizzare il pubblico e invitarlo a una riflessione sulpresente e sul passato grazie a una selezione di 54 immagini emozionali nelle qualiprotagoniste sono persone comuni, ritratte mentre si apprestano a iniziare il loro “viaggiodella speranza”, come ad esempio un gruppo di ragazze che raggiungono in nave i promessisposi in Australia. Altri soggetti sono i lavoratori pendolari “frontalieri” che dall’Italia ogni giorno attraversanoil confine svizzero e gli italiani emigrati che lavorano nelle miniere di Marcinelle in Belgio. La Stazione Centrale di Milano ha una sezione dedicata, dove le foto evocano la memoria diun luogo visto come crocevia di persone, di partenze e arrivi, di emozioni e affetti che siintersecano. L’esposizione rappresenta un tema sociale forte che non può lasciare indifferenti e permettedi fare un parallelo tra l’emigrazione del secolo scorso, quando gli italiani lasciavano il Paesealla ricerca di nuove opportunità e il presente, in cui l’Italia è il primo attracco sulle rotte deimigranti.“Abbiamo voluto fortemente focalizzare l’attenzione su un argomento sociale di impattoimmediato nel nostro spazio a MIA Photo Fair, perché crediamo che non si possa ignorare ilnostro passato, quel momento storico in cui noi eravamo i migranti. Riteniamo che questaconsapevolezza possa essere una chiave di lettura importante per affrontare con occhiattenti il problema dell’accoglienza e dei flussi di migranti di oggi. La fotografia ha saputocatturare i volti delle persone e questi scatti riescono a esprimere, a pieno, sensazioni checolpiscono il pubblico, in una commistione perfetta tra rappresentazione della realtà e arte”- dichiara Mario Peserico, Amministratore Delegato di Eberhard Italia.

Eberhard & Co. è partner per l’ottavo anno di MIA Fair, fiera internazionale dedicata allafotografia d’arte giunta alla X edizione, ideata e diretta da Fabio e Lorenza Castelli, che apriràdomani (visitabile fino al 10 Ottobre) a Milano all’interno della superficie espositiva di SUPERSTUDIO MAXI.

Eberhard & Co. ha scandito la propria storia, lunga oltre 130 anni, attraverso creazionicaratterizzate da grande personalità, design ed eleganza inconfondibile. La Maison sostieneiniziative di particolare interesse in ambito culturale: “Mia Photo Fair fa parte del nostroimpegno nel mondo dell’arte ed è diventato per noi un appuntamento fisso, che ha il pregiodi avvicinare il grande pubblico a un “universo” spesso considerato inaccessibile ed è ilpalcoscenico perfetto dove presentare ogni anno progetti innovativi legati alla fotografia –conclude Mario Peserico.

MIA Image Art Fair | 7 – 10 Ottobre 2021 | SUPERSTUDIO MAXI – Via Moncucco 35, Milano

Mercoledì 6 Ottobre inaugurazione su invito | www.miafair.it

EBERHARD & CO.Maison di orologeria svizzera con oltre 130 anni di storia, fondata nel 1887 a La Chaux-de-Fonds, Eberhard & Co. rappresenta eccellenzae innovazione, di cui l’azienda ha fatto il proprio marchio di fabbrica, senza rinunciare al profondo legame con le origini e la tradizione.Eberhard & Co. produce circa 16.000 pezzi all’anno con obiettivi di crescita ponderata ma costante ed è presente in circa 25 Paesi,dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Estremo al Medio Oriente.La storia di Eberhard & Co. viene scandita da creazioni indimenticabili, quali il Chrono 4, l’8 JOURS, la collezione Tazio Nuvolari, l’Extrafort,la collezione femminile Gilda, fino alle riedizioni di celebri modelli degli anni 50’ e ’60, Scafograf e Contograf. Numerose sono state leconquiste del marchio: a partire dalla creazione del suo primo cronografo da polso nel 1919, fino al rivoluzionario Chrono 4, il primocronografo con quattro contatori allineati, brevetto esclusivo Eberhard & Co. A giugno 2019 la Maison ha inaugurato il Museo Eberhard& Co. a La Chaux-de-Fonds, all’interno della Maison de L’Aigle, lo storico edificio fatto costruire dal fondatore Georges-Lucien Eberhardall’inizio del XX secolo.Sito internet: www.eberhard1887.com 

 



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 Maria Cristina Carlini, Foresta, 2021, legno di recupero base in ferro cm300x250x200 Mimmo Capurso

 

Maria Cristina Carlini partecipa alla XIII FLORENCE BIENNALE

La scultura, intitolata “Foresta”, è inserita nel Padiglione Cavaniglia, che accoglie un nuovo progetto sviluppato dal curatore Fortunato D’Amico.

Maria Cristina Carlini partecipa alla XIII edizione Florence Biennale ETERNAL FEMININE | ETERNAL CHANGE. Concepts of Femininity in Contemporary Art and Design, cui è stata vivamente invitata a prendere parte con un’opera inedita. La scultura, intitolata “Foresta”, è inserita nel Padiglione Cavaniglia, che accoglie un nuovo progetto sviluppato dal curatore Fortunato D’Amico.

La Florence Biennale, mostra internazionale di arte e design contemporanea è ospitata alla Fortezza da Basso di Firenze dal 23 al 31 ottobre 2021, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, del MIC Ministero della Cultura, della Regione Toscana, del Comune di Firenze e di ADI – Associazione per il Disegno Industriale Delegazione Toscana.

Sono circa 400 gli artisti, architetti e designer provenienti da oltre 70 Paesi del mondo, coinvolti a partecipare a questo importante evento incentrato sul tema della femminilità nelle sue più varie e molteplici sfaccettature; si parte da Madre Terra, dall’essenza e dalle origini per arrivare a tematiche molto più attuali, legate al mondo contemporaneo dal punto di vista culturale e sociale, come i femminismi e la comunità LGBTQ+.

Nel corso della manifestazione verranno inoltre conferiti, come ormai di tradizione, numerosi premi fra cui quelli alla carriera, assegnati per il 2021 alla celebre designer e attivista britannica Vivienne Westwood, al fotografo milanese di fama mondiale Oliviero Toscani e all’artista piemontese, fra i massimi esponenti dell’Arte Povera, Michelangelo Pistoletto.

Per la prima volta viene presentato un progetto speciale nel Padiglione Cavaniglia, ideato e curato da Fortunato D’Amico, tutto incentrato sulle installazioni, con una ricchezza di percorsi interdisciplinari e multiculturali di arte, design, poesia, architettura, musica e sociologia, abbinati a incontri, workshop, conferenze, letture filosofiche, sociali, scientifiche, cinematografiche, spirituali e ambientali.

I lavori sono volti ad offrire al pubblico elementi originali per l’elaborazione di una riflessione sul Femminino in tutti i suoi aspetti e su svariati piani di lettura, ma anche su argomentazioni relative la natura, l’ecologia e il benessere del Pianeta.

Da sempre sensibile a questi temi è la scultrice Maria Cristina Carlini, che per l’occasione ha realizzato Foresta una scultura monumentale in legno di recupero e ferro. L’opera, con il suo stretto legame all’ambiente naturale e alla terra, è metafora di Madre Natura, che attraverso l’immagine dei rami, abbraccia, avvolge e genera. Il legno di recupero contribuisce a rafforzare questa immagine di stabilità e di radicamento. Una visione della femminilità che viene ricondotta alle origini, ad un contesto naturale ricco di vita, con un suo ecosistema che proietta in una dimensione altra e lontana dalla realtà quotidiana. L’immersione in questa “Foresta” è l’occasione per cercare gli elementi e gli strumenti indirizzati ad attuare una svolta finalizzata al cambiamento. Se da un punto di vista macroscopico s’intende cercare i mezzi per poter raggiungere la salvaguardia dell’ambiente e delle biodiversità, da un punto di vista microscopico l’obiettivo è fornire agli spazi cittadini la possibilità di essere ripopolati dal verde e dalla natura.

Cenni biografici.

Maria Cristina Carlini inizia il suo percorso artistico con la lavorazione della terra nei primi anni Settanta a Palo Alto in California, successivamente prosegue la sua attività a Bruxelles e poi a Milano, dove si dedica esclusivamente alla scultura. Da questo momento, oltre al grès e alle terre entrano a far parte della sua espressività materiali come il ferro, l’acciaio corten e il legno di recupero, dando vita a sculture di piccole, medie, ma soprattutto di dimensioni monumentali. Il suo percorso artistico comprende mostre personali e collettive in numerose sedi pubbliche e private nazionali e internazionali come Roma, Parigi, Madrid, Miami, Denver, Beijing, Hong Kong e Shanghai. Le sue opere sono presenti in permanenza in tre continenti Europa, America e Asia. Negli anni ha conseguito diversi premi e onorificenze. Attualmente vive e lavora a Milano. www.mariacristinacarlini.com

Info

Sede Fortezza da Basso, Viale Filippo Strozzi 1 - Firenze

Date 23 – 31 ottobre 2021

Anteprima Stampa sabato 23 ottobre, ore 10

Inaugurazione sabato 23 ottobre, ore 11

Apertura al pubblico sabato 23, ore 11.30

Orari tutti i giorni ore 10-20 I domenica 31 ottobre ore 10-19 I lunedì chiuso

Ingresso

Biglietto intero Euro 10

Tariffe speciali Euro 7 (maggiori 65 anni, minori di 30)

Giovani euro 5 (anni 6-18)

Bambini Omaggio (inferiori 6 anni)

Biglietti acquistabili sul sito: www.florencebiennale.org

Info Pubblico Florence Biennale Tel. +39 055 324 9173 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.florencebiennale.org 

 

 



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Giulio Paolini,Opera Autentica, 2001Installation view, Palazzo Te, Mantova, 2017ph. Agostino Osi

 

La Fondazione Antonio Ratti presenta la mostra "Il sogno di Antonio: un viaggio tra arte e tessuto"

Un progetto espositivo che ricongiunge la visione e la storia dell’imprenditore Antonio Ratti ai suoi luoghi di origine, lasciando un’eredità preziosa e viva ancora oggi.

A Como dal 10 ottobre 2021 al 31 gennaio 2022 la Fondazione Antonio Ratti presenta la mostra Il sogno di Antonio: un viaggio tra arte e tessuto, a cura di Lorenzo Benedetti, Annie Ratti e Maddalena Terragni, un progetto espositivo che ricongiunge la visione e la storia dell’imprenditore Antonio Ratti ai suoi luoghi di origine, a quella città in cui la sua idea di cultura di impresa si è sviluppata, lasciando un’eredità preziosa e viva ancora oggi.

Intrecciando antichi reperti tessili, opere d’arte contemporanea e materiali d’archivio l’esposizione ripercorre la vita, l’opera e la visione dell’industriale e mecenate Antonio Ratti, uno dei grandi imprenditori che nel secondo dopoguerra hanno saputo, insieme alla sua azienda Ratti S.p.A., ricostruire l’Italia industriale a partire da una profonda concezione filantropica e culturale.

Terza mostra dedicata ad Antonio Ratti – dopo quella a Palazzo Te a Mantova nel 2017, e alle Terme di Diocleziano a Roma nel 2018 Il sogno di Antonio: un viaggio tra arte e tessuto approfondisce ulteriormente la visione e la storia dell’imprenditore, ampliando il progetto e dialogando direttamente con i luoghi in cui ha vissuto e lavorato per tutta la vita.

Il percorso di mostra si articola fra spazi pubblici e privati di grande interesse e la sede della Fondazione, creata da Ratti nel 1985, dove ancora oggi è conservata la sua collezione tessile.

Opere realizzate appositamente per l’occasione contribuiscono a creare una relazione visiva coesa tra la ricerca artistica, i tessuti antichi, la storia di Antonio Ratti e gli spazi interni ed esterni della mostra.

Prende forma, nuovamente, la sua idea che esperienza e conoscenza, arte e sperimentazione siano strumenti fondamentali per comprendere il proprio tempo e generare nuove idee.

La mostra è ospitata nelle sale di Villa Olmo e di Villa Sucota, nei loro parchi e in altri luoghi della città, creando una rete fra punti focali del tessuto culturale comasco.

Cuore della mostra è Villa Olmo, a pochi passi dal centro cittadino. Grazie all’allestimento firmato dall’architetto Philippe Rahm e dalla veste grafica di Wolfe Hall, materiale d’archivio e tessuti antichi dialogano con le opere d’arte contemporanea nelle sale neoclassiche della villa.

Artisti che negli anni hanno collaborato con la Fondazione, come John Armleder, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Walid Raad, Yvonne Rainer, Julia Brown, Vincent Ceraudo, Zishi Han, Moira Ricci e Oriol Vilanova, hanno realizzato opere pensate appositamente per questi spazi, capaci di raccontare la visione e l’eredità di Antonio Ratti. Un documentario realizzato da Domenico Palma, visibile all’interno della Villa, racconta Antonio Ratti attraverso le parole e i ricordi di chi con lui ha collaborato e condiviso sogni e visioni. Si compone così un ritratto vivo e intenso dell’imprenditore e mecenate comasco.

Antonio Ratti, imprenditore e mecenate comasco, creatore dell’omonima azienda e Fondazione, costruì la propria impresa sulla ricerca di innovazione e sull’attenzione costante al contesto sociale e all’ambiente lavorativo. Nel suo lavoro, l’attività culturale e artistica è stata da sempre un elemento imprescindibile per la creazione di un prodotto di estrema qualità. Antonio Ratti partiva dal presupposto che il tessuto fosse a tutti gli effetti un prodotto culturale. Nel pionieristico edificio costruito da Tito Spini nel 1958 per la Ratti S.p.A., la Palazzina dei Servizi Sociali veniva utilizzata di giorno come mensa, mentre alla sera ospitava concerti, spettacoli teatrali, corsi e dibattiti per i lavoratori. La necessità di trovare ispirazione per la creazione di nuovi disegni tessili lo portò a collezionare tessuti antichi provenienti da tutto il mondo. La prestigiosa collezione che ne è derivata è divenuta nel 1985 il cuore di una Fondazione a scopo culturale che ancora oggi porta il suo nome. Qui, oltre allo studio e alla conservazione dell’archivio tessile e della collezione, si tiene ogni anno il programma CSAV – Artists’ Research Laboratory, in cui giovani artisti di tutto il mondo hanno l’opportunità di approfondire le proprie pratiche a contatto con i grandi maestri del panorama contemporaneo. La

Fondazione Ratti è diventata negli anni un punto di riferimento per la ricerca, un’incubatrice di idee, un luogo di discussione e sperimentazione. 

Antonio Ratti che unisce i parchi di tre ville comasche - con le opere di Ilya e Emilia Kabakov, Liliana Moro, Giulio Paolini e Rä di Martino. Il percorso espositivo si conclude a Villa Sucota, tappa finale della mostra e sede della Fondazione Antonio Ratti.

Il parco della Villa, che già ospita opere permanenti di Gerry Bibby, Jimmie Durham, Liliana Moro, Matt Mullican e Richard Nonas, sarà arricchito da installazioni di artisti che negli anni hanno partecipato al CSAV - Artists’ Research Laboratory, tra i quali Invernomuto, Daniel Jablonski e Oscar Santillan. All’interno della Villa vengono raccontate altre sezioni dell’archivio tessile di Antonio Ratti: attorno ai grandi tavoli, si snodano opere di artisti che da anni collaborano con l’istituzione, da Jimmie Durham a Giuseppe Gabellone, da Mario Garcia Torres a Melanie Gilligan, e ancora Joan Jonas, Christina Mackie, Walid Raad e Karl Holmqvist, che realizzerà una performance il giorno dell’inaugurazione.

La mostra si estende infine alla città, con la proiezione di Alfredo Jaar sulla facciata della Casa del Fascio in occasione dell’apertura della mostra, e l’opera di Hans Haacke installata sulla facciata del Teatro Sociale e davanti all’ex Chiesa di San Francesco (Spazio Culturale Antonio Ratti)

L’esposizione costituisce un’occasione non solo per raccontare la vita e la storia di un imprenditore visionario, ma anche per perseguire quell’idea da lui ricercata e sostenuta, di diffusione e condivisione di valori culturali.

Artisti: John Armleder, Julia Brown, Vincent Ceraudo, Rä Di Martino, Jimmie Durham, Gaia Franchetti, Giuseppe Gabellone, Melanie Gilligan, Hans Haacke, Zishi Han, Karl Holmqvist, Invernomuto, Alfredo Jaar, Daniel Jablonski, Joan Jonas, Ilya e Emilia Kabakov, Christina Mackie, Liliana Moro, Luigi Ontani, Domenico Palma, Giulio Paolini, Diego Perrone, Walid Raad, Yvonne Rainer, Moira Ricci, Oscar Santillan, Mario Garcia Torres, Oriol Vilanova.

Fondazione Antonio Ratti Villa Sucota, Via per Cernobbio 19 22100 Como, Italia fondazioneratti.org

 



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LE DONNE E LA FOTOGRAFIA alla Fondazione Luciana Matalon di Milano

Un'esposizione dedicata allo sguardo femminile nell’arte fotografica e al contributo innovativo che le donne hanno dato a tale linguaggio.

È dedicata allo sguardo femminile nell’arte fotografica e al contributo innovativo che le donne hanno dato a tale linguaggio, l’ampia esposizione “Le donne e la fotografia” presentata alla Fondazione Luciana Matalon di Milano dall’8 ottobre al 28 novembre 2021.

La mostra, organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Mandr.agor.art, nasce da un accurato lavoro di selezione svolto dai curatori Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin che hanno scelto 90 fotografie originali di altrettante artiste fotografe per raccontare il punto di vista femminile in campo fotografico e il suo processo di evoluzione nell’arco di quasi un secolo, con opere che vanno dal 1925 fino al 2018.

Molti i nomi di rilievo: da Diane Arbus a Margaret Bourke-White, da Lisetta Carmi a Regina José Galindo, passando per Gerda Taro, Lisette Model, Sandy Skoglund, Marina Abramovic, Tina Modotti, Gina Pane, Francesca Woodman, Nan Goldin, Sophie Calle, Cindy Sherman, Inge Morath, solo per citarne alcuni.

Accompagna la mostra un ciclo di cinque incontri, a cura di Dionisio Gavagnin, con alcune delle protagoniste esposte in mostra: Ottonella Mocellin, Silvia Camporesi, Valeria Sangiorgi, Regina Josè Galindo e Libera Mazzoleni.

Due sono i nuclei tematici attorno ai quali si è andato costruendo il corpus delle opere selezionate: quello dell’empatia e quello della ricerca dell’identità, individuati dai curatori come peculiari dello sguardo e del contributo femminili all’arte fotografica. «La produzione artistica femminile si distingue da quella maschile – spiegano – per una specificità determinata da una sensibilità distinta per ragioni di natura, di cultura, di ruolo sociale. Da un lato la donna è influenzata dal proprio ruolo di madre, che la rende empatica e sensibile alla sopravvivenza e al benessere umano. Il secondo tema trainante è quello dell’identità in ambito sociale, sentita come compressa o inespressa».

I due macro-temi sono poi declinati in un percorso espositivo suddiviso in quattro capitoli: “La ricerca del sé tra identità femminile e ruoli sociali”, “Simpatie”, “Donne, moda, costume”, “Sul pezzo. Dentro all’attualità”.

La storia dell’arte al femminile è strettamente connessa alla storia dell’emancipazione della donna.

È con l’accesso all’istruzione e l’indipendenza economica, infatti, che la donna inizia a determinarsi come donna moderna e a misurarsi con le professioni intellettuali e con gli strumenti della cultura e dell’arte.

Nel ‘900, grazie anche a una maggiore maneggevolezza delle attrezzature fotografiche, sempre più numerose sono le donne che utilizzano la fotografia come mezzo espressivo. I temi sono gli stessi della fotografia documentaria ma l’occhio femminile che vede e seleziona è emozionato, commosso, e il soggetto emerge dall’immagine come avviluppato da un pathos particolare frutto di una pietas che sembra comprendere, proteggere, amare. Bambini, famiglie, amici, costituiscono alcuni dei soggetti più frequentati della fotografia femminile dell’empatia.

Tema frequente, per esempio, in Dorothea Lange – pioniera della fotografia sociale che documenta le conseguenze della crisi del ’29: in mostra un suo scatto degli anni ’30 intitolato Feeding of Orphans –, in Lisette Model – che fotografa instancabilmente ogni angolo della città, mettendone in luce i forti contrasti sociali, di cui si ammira l’opera Sammy’s Bar at the Bowery, del 1940 circa –, in Gerda Taro, presente in mostra con uno scatto che ritrae un membro della milizia repubblicana durante la Guerra Spagnola – la Taro fu una delle prime fotoreporter al fronte –, e, nel secondo dopoguerra, in Diane Arbus, Lisetta Carmi – tra i primi fotografi ad occuparsi di identità di genere e del movimento LGBT realizzando la celebre serie I Travestiti di cui in mostra è esposto uno scatto. 

Empatia umana che si ritrova anche nelle immagini di violenza, di guerra, di emigrazione, di paura, di Letizia Battaglia, Christine Spengler – che si concentra sulla fotografia di guerra colta dal punto di vista delle sue vittime: Le bombardement de Phnom-Penh del 1975 è il suo scatto presente in rassegna –, Regina José Galindo, Yto Barrada, o nelle distopie di Sandy Skoglund.

Un più universale e onnicomprensivo sentimento di empatia è invece quello che alimenta la creatività di artiste come Tina Modotti, il cui tema cardine è la denuncia delle condizioni di miseria in Messico, ben rappresentato nell’esposizione dall’opera Bateau et pêcheurs del 1925, e Gina Pane che nello scatto Deuxième projet du silence mette in gioco sé stessa e il suo corpo. Attraverso il loro sguardo il paesaggio si trasforma in territorio, nello spazio aperto ed amico di una umanità finalmente liberata da costrizioni, confini, conflitti.

Il secondo tema dominante della fotografia al femminile riguarda l’identità della donna nel contesto sociale. Alcune artiste fotografe ci introducono in questo processo, a volte esaltante, altre volte doloroso, di ricerca della propria identità, tra gli ostacoli frapposti a tale ricerca da leggi, abitudini e principi morali propri di una civiltà al maschile.

Che si tratti di una sofferta introspezione ai limiti del sogno o della follia, come nelle foto di Francesca Woodman, dalle cui immagini rivoluzionarie emerge una riflessione sul rapporto fra il corpo e il mondo circostante e di cui in mostra si ammira un Untitled del 1977-78, o in Ketty La Rocca, Sophie Calle, Nan Goldin; o del rapporto uomo-donna nei suoi risvolti sessuali e di potere, come in Olga Spolarics (Atelier Manassé) presente in mostra con uno scatto surrealista che ritrae una donna come una zolletta di zucchero, probabilmente la prima volta in cui la donna si trasforma in oggetto, in Marina Abramovic, Odinea Pamici, o, infine, nella denuncia dei ruoli minoritari e stereotipati, o di comportamenti “alla moda”, a cui la donna viene costretta da leggi maschiliste e dal mercato, come in Cindy Sherman, che attraverso lo strumento del travestimento esplora a pieno il concetto di identità, o in Vanessa Beecroft.

Le loro immagini colpiscono l’osservatore per un radicale rifiuto della figura tradizionale della donna e per un elevato tasso di provocazione; ma anche per una toccante aspirazione a una condizione di piena realizzazione della persona.

Accompagna la mostra un catalogo, edito da Mandr.agor.art, con i testi critici di Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin.

Calendario eventi collaterali alla mostra “Le donne e la fotografia”, a cura di Dionisio Gavagnin:

Venerdì 22 ottobre, ore 17.30: “I’ll be your mirror. Intorno all’arte partecipata (al femminile)”

Incontro-intervista con Ottonella Mocellin

Giovedì 28 ottobre, ore 17.30: “Un percorso fotografico tra sogno e pensiero”

Incontro-intervista con Silvia Camporesi

Giovedì 4 novembre, ore 17.30: “Il consumo del corpo”

Incontro-intervista con Valeria Sangiorgi. In collaborazione con la CSA Farm Gallery, Torino

Venerdì 19 novembre, ore 17.30: Regina Josè Galindo. Proiezione del video “El canto se hizo grifo (Il canto si è fatto grido)”, 2021, e collegamento in video-conferenza con l’artista sul tema: La violenza sulle donne. Modi di riaffermazione della libertà tra performance e fotografia. In collaborazione con la Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano

Giovedì 25 novembre, ore 17.30: “Sguardo di genere sul Mondo”

Incontro-intervista con Libera Mazzoleni. In collaborazione con la Galleria Frittelli Arte Contemporanea, Firenze

Info

Titolo Le donne e la fotografia

A cura di Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin

Mediapartner Radio Popolare

Sede Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67, Milano

Date 8 ottobre – 28 novembre 2021

Inaugurazione giovedì 7 ottobre, ore 18, su invito

Ingresso intero € 8 – ridotto € 6

Orari da martedì a domenica, ore 10 - 19. Lunedì chiuso.

Catalogo edito da Mandr.agor.art, con testi critici di Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin

Info al pubblico fondazionematalon.org | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | 02.878781