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art week

 Andrea Bowers. In the Ballroom - Overcoming the Myth of Masculine Force, 2022
Courtesy of the artist and kaufmann repetto Milan / New York.

 

FURLA SERIES ANDREA BOWERS. MOVING IN SPACE WITHOUT ASKING PERMISSION

Promossa da Fondazione Furla e GAM - Galleria d’Arte Moderna, Milano.

Fondazione Furla e GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano sono liete di annunciare Moving in Space without Asking Permission, una mostra di Andrea Bowers a cura di Bruna Roccasalva

Prima mostra personale di Andrea Bowers in un’istituzione italiana, Moving in Space without Asking Permission offre un’esperienza immersiva all’interno del lavoro dell’artista e del suo impegno nella lotta per la parità di genere e l’emancipazione della donna.

Andrea Bowers è un’artista e attivista americana la cui ricerca combina pratica estetica e impegno politico da una prospettiva femminista. Da circa trent’anni l’artista indaga questioni fondamentali come la parità di genere, i diritti della donna e dei lavoratori, l’immigrazione e l’ambientalismo, attraverso un approccio formale di forte impatto visivo e una sperimentazione linguistica che abbraccia un’ampia varietà di mezzi espressivi, dal disegno al video, dall’installazione al neon. La sua capacità di restituire argomenti complessi in un vocabolario accessibile e diretto è il perfetto esempio di come l'arte possa, attraverso il potere estetico dei suoi linguaggi, veicolare messaggi socialmente rilevanti.

La mostra Moving in Space without Asking Permission fa parte di una più ampia riflessione sul femminismo che Bowers porta avanti da tempo, e si concentra in particolare sulla relazione tra femminismo e autonomia corporea, con uno sguardo rivolto sia al presente sia alla storia del nostro Paese. Ogni progetto di Bowers parte da un approfondito lavoro di ricerca sul contesto in cui si trova a operare e dall’incontro con il suo tessuto sociale. In questo caso Moving in Space without Asking Permission prende le mosse dal confronto dell’artista con alcune esperienze femministe italiane di oggi, in particolare con il lavoro della filosofa e attivista Alessandra Chiricosta che studia e insegna l’esercizio delle arti marziali come strumento di auto consapevolezza corporea e di rottura rispetto agli stereotipi di genere. Il progetto nasce anche in risposta alle specificità del contesto espositivo della GAM: un museo la cui collezione rimanda al periodo storico tra Ottocento e Novecento, quando il movimento di emancipazione femminile in Italia muoveva i primi passi.

Attraverso un percorso espositivo che combina lavori iconici e nuove ambiziose produzioni che testimoniano, tra l’altro, la grande versatilità linguistica dell’artista, la mostra restituisce l’importanza di una ricerca in cui attivismo politico e pratica artistica sono inestricabilmente interconnessi.

Furla Series - Andrea Bowers. Moving in Space without Asking Permission, è la quarta edizione del progetto Furla Series, ed è il frutto della collaborazione tra Fondazione Furla e GAM, una patnership iniziata nel 2021 con la mostra di Nairy Baghramian e recentemente rinnovata per la realizzazione dei successivi appuntamenti del ciclo.

Furla Series è il progetto che a partire dal 2017 vede Fondazione Furla impegnata nella realizzazione di mostre in collaborazione con importanti istituzioni d’arte italiane, con un programma tutto al femminile pensato per dare valore e visibilità al contributo fondamentale delle donne nella cultura contemporanea.

 



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Lucrezia Roda HOURGLASS OUR TIME 2022 Stampa Giclée su carta Baritata montata sotto Plexiglas 4mm courtesy Lucrezia Roda e Cortesi Gallery.

Cortesi Gallery di Lugano presenta “GLASS POWER. La potenza della fragilità” di Lucrezia Roda 

Nei quindici scatti Lucrezia Roda mostra il processo produttivo del vetro e gli ambienti della storica Fornace Venini di Murano. 

Cortesi Gallery presenta “GLASS POWER. La potenza della fragilità” mostra fotografica personale di Lucrezia Roda, a cura di Vera Canevazzi.

Nei quindici scatti Lucrezia Roda mostra il processo produttivo del vetro e gli ambienti della storica Fornace Venini di Murano, una delle più note vetrerie a livello mondiale, che l’anno scorso ha celebrato i cento anni dalla sua fondazione e che sta sviluppando un importante progetto istituzionale che includerà alcune opere di Lucrezia.

L’inaugurazione della mostra cade in concomitanza di “The Italian Glass Week”, evento che riunisce i due più importanti festival italiani dedicati alla promozione e valorizzazione del vetro a livello internazionale – Vision Milan Glass Week (10-18 settembre 2022) e The Venice Glass Week (17-25 settembre 2022), in occasione del “Year of Glass”. Il 2022, infatti, è stato ufficialmente designato dalle Nazioni Unite come l’anno del vetro.

Fotografa di ambienti industriali, fabbriche metallurgiche e materiali siderurgici, Lucrezia Roda in questa nuova mostra prosegue la sua ricerca visiva nel campo della produzione industriale e artigianale, attraverso le immagini e i vasi iconici dell’azienda Venini. Il suo percorso nasce nel 2014 all'interno delle Trafilerie San Paolo di Erba, per poi spostarsi nel 2015 all'interno del Laminatoio del Caleotto di Lecco e, nel 2016, in diversi plant del Gruppo Agrati, specializzati in viti, bulloni e sistemi di fissaggio speciali. Nel 2019 la ricerca prosegue all'intero delle acciaierie dei gruppi Duferco e Feralpi di Brescia.

Il tema della metamorfosi è al centro della ricerca artistica di Lucrezia Roda, profondamente attratta dalla capacità dell’uomo di saper “domare” l’essenza primordiale dell’acqua e del fuoco, utilizzandoli all’interno dei processi industriali e artigianali per dare una nuova forma e destinazione d’uso ai materiali. I suoi scatti nascono dalla ricerca di un equilibrio tra realtà complementari: ordine e caos, luce e tenebre, realtà e finzione, microscopico e macroscopico.

Il vetro è per l’artista un materiale molto seducente: anch’esso, come il metallo, è coinvolto in un processo ciclico di produzione dove muta forma, consistenza e caratteristiche. Inoltre, racchiude in sé storia, tradizione, arte, design e artigianato in un perfetto dialogo tra manualità e sensibilità artistica. Il mestiere del vetraio, infatti, è molto antico e si tramanda da generazione in generazione; un sapere che soprattutto nel passato veniva custodito con cura. Il vetro, ancora una volta, incarna dicotomie care all’artista: lavorato dalla potenza del fuoco e dalla sapienza dell’uomo, parte da una consistenza sabbiosa per raggiungere una forma maestosa apparentemente solida, ma nella realtà estremamente fragile e delicata. Un elemento naturale capace di diventare un pregiato manufatto artistico.

L’intervento dell’uomo, così centrale nella produzione del vetro, è tuttavia sotteso, non viene mai direttamente mostrato dalla fotografa italiana: l’azione dell’artigiano deve ancora avvenire, si è già compiuta, oppure è esclusa dall’obiettivo, come nei due scatti “Power Glass” in cui la fiamma, utilizzata nella fase di rifinitura del vaso “Balloton”, viene enfatizzata nella sua potenza e nella sua capacità di forgiare un corpo così frangibile.

Nella mostra “Glass Power”, in cui grazie alla collaborazione con Venini sono presenti alcuni vasi iconici e contemporanei prodotti dalla vetreria, si alternano foto ambientali della fornace, momenti della lavorazione del vetro, i prodotti finiti e alcuni ingrandimenti di superfici vitree, come “Darks in Blue”, “Sweet as you can bee” e “Nothing to See, Nothing to Hide”.

Nel presentare queste immagini Lucrezia Roda non ha un intento prettamente narrativo e documentaristico, quanto suggestivo. Alla fotografa, infatti, non interessa che l’immagine sia aderente al reale, ma vuole generare un’atmosfera, un insieme di sensazioni visive che trasportino lo spettatore in una dimensione quasi sublime. La fornace diviene una sorta di camera delle meraviglie, dove accadono eventi misteriosi e fantastici, una fucina del demiurgo dove si creano oggetti e si trasforma la materia. Così in “Fire Light – Fire Night” subiamo il fascino di una ripresa notturna della sala principale della fornace, rischiarata solo dal fuoco di un forno lasciato acceso per tutta la notte per trasformare la sabbia silicea in vetro. In “Furnace n. 7 – The Annunciation of the Virgin”, il vero protagonista del quadro è il vaso rosso “Veronese”, seppur molto piccolo rispetto alla grandiosità dell’ambiente della fornace. Illuminato da una finestra laterale, le sue superfici convesse e riflettenti catturano la luce, con una resa molto simile a quella del dipinto rinascimentale di Paolo Veronese a cui si ispirò Vittorio Zecchin per dar vita all’iconico vaso creato nel 1921 per Venini.

Ad aumentare il fascino di questo luogo è la presenza di elementi simbolici come le clessidre (“Hourglass, Our Time”) o il gufo (“The mystery of the bloody owl”) che emergono dalle fotografie come soggetti quasi fuori luogo, ma che si fanno messaggeri di concetti universali: la clessidra, ci riporta al tema del tempo, della storia, del cambiamento mentre il gufo, animale notturno, richiama una dimensione oscura, paurosa, ma anche fiabesca. La stessa fotografa cerca un approccio immediato e autentico con i soggetti che ritrae: la montagna di silice diviene una vetta innevata (“SiO4 Mountain”), il cotisso verde, ovvero il residuo di vetro rimasto nel crogiolo e riutilizzato in un’ottica di rispetto per l’ambiente, evoca l’ingrandimento al microscopio di preziosi smeraldi (“Green Emeralds”) e i profili dei vasi della collezione “Fazzoletto” - disegnati nel 1948 da Fulvio Bianconi e Paolo Venini e arricchiti negli anni successivi – sembrano ninfee rosse (“Red Water Lilies”).

Quest’atmosfera quasi surreale è accentata dall’utilizzo di colori accesi e brillanti, estranianti, con la presenza di rossi, arancioni, blu e verdi messi in contrasto tra loro tramite un lavoro di post-produzione fotografica che acuisce il pathos delle rappresentazioni, come in “Gea Color”, in cui la visione ravvicinata di un vaso realizzato dall’architetto Gae Aulenti ci fa immergere in una sorta di liquido informe e primordiale.

Nella fase di shooting l’obiettivo fotografico di Lucrezia Roda non fa classificazioni: tutto può essere soggetto di un’opera, anche lo scarto, particolarmente caro all’artista perché, seppur vissuto e quasi morente, può riscattarsi ed innalzarsi a materiale pronto alla rinascita e al riuso. Ma nel ritrarre l’inusuale, Lucrezia ricerca sempre l’ordine interno delle composizioni, quelle geometrie degli elementi che gratificano la sua costante tensione tra caos e perfezione. Infine, tramite il lavoro di post-produzione l’artista teatralizza la vita della fabbrica, come se, attraverso la finzione, la realtà potesse emergere in tutte le sue infinite sfaccettature.

Nata ad Erba (CO) nel 1992, Lucrezia Roda vive e lavora fra Lugano e Milano. Di formazione classica, si immerge successivamente nel mondo dell’arte visiva, studiando presso l'Istituto Italiano di Fotografia e specializzandosi come fotografa di teatro e di scena all'Accademia del Teatro alla Scala, forte anche della sua profonda impronta umanistica. Pone al centro delle proprie riflessioni i temi dell'introspezione e della trasformazione, dedicando le prime ricerche di fotografia fine-art alla rappresentazione di dinamiche produttive industriali. La sua serie attualmente più rappresentativa è “STEEL-LIFE”: iniziata nel 2014 ed attualmente in corso, raccoglie molteplici immagini sul mondo dell'industria metalmeccanica e del metallo interpretandolo come materia in continuo e ciclico mutamento. Vincitrice del Premio “AIF 2019 - Nuova Fotografia”, attribuito da AIF (Associazione Italiana Foto & Digital Imaging) ad un talento della fotografia emergente italiana “per la determinazione con cui fin da giovanissima si è dedicata alla fotografia, prima creandosi un consapevole percorso di studio, poi elaborando una propria espressività personale incentrata sulla ricerca di un linguaggio contemporaneo”, nello stesso anno pubblica il suo primo catalogo edito da Vanilla Edizioni. Selezionata per esporre nella categoria “Proposte MIA” di MIA Photo Fair, fiera internazionale d'arte dedicata alla fotografia e all'immagine in movimento, è una delle vincitrici del premio RaM Sarteano 2018. Nel 2021 è tra i finalisti del premio Arte Laguna. Ha partecipato a diverse mostre nazionali ed internazionali e le sue opere si trovano in diverse collezioni, fra cui quella della Fondazione Dino Zoli e della Fondazione 3M.

 

Cortesi Gallery, Lugano, Via Nassa 62 – Lugano, Svizzera

Orari di apertura della Galleria: lunedì - venerdì, 10:00 - 18:00 www.cortesigallery.com

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; +41 91 921 40 00

Contatti stampa: Chiara Mantegazza Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 



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Giulia Nelli vince la Nona edizione del Premio Cramum. Premio Speciale Bite&Go&Cramum a Rossana La Verde 

Al Mercato Centrale di Milano in occasione dell'inaugurazione della mostra LA CADUTA aperta fino al 17 settembre.

Giulia Nelli è la vincitrice del 9° Premio Cramum. La proclamazione è avvenuta il 9 settembre 2022 al Mercato Centrale di Milano in occasione dell'apertura della mostra internazionale "LA CADUTA" curata da Sabino Maria Frassà.

Giulia Nelli (Legnano, 1992) si è laureata a Milano all’Accademia di Brera e consegue il Master IDEA in Exhibition Design del Politecnico. Come spiega il direttore del Premio Cramum Frassà "ha vinto la sua poetica improntata sul complesso intreccio di legami che vanno a costituire l’identità di una persona e che si sviluppano dalle relazioni con il territorio di origine e con le persone che compongono la comunità di riferimento. Infatti, i legami conservati nella memoria diventano pensieri, significati e schemi mentali, costruendo un ponte tra passato e presente e delineando così la percezione individuale del tempo."

Seconda e terza classificata sono risultate essere rispettivamente: Marta Abbott e Anouk Chambaz.

Il Premio Speciale Bite&Go&Cramum è stato assegnato a Rossana La Verde da Nicoletta Rusconi, Elsa Barbieri insieme a Sabino Maria Frassà con la seguente motivazione: "la scelta è in linea con lo spirito identitario di ArtBite Project e della sua evoluzione fisica e itinerante "Bite&Go". Rossana La Verde è perciò l'espressione della volontà di sostenere il coinvolgimento attivo di giovani artisti per i collezionisti di oggi e di domani. Inoltre particolare apprezzamento va al rapporto promosso dall'artista tra l'opera d'arte e la possibile futura declinazione in ambito delle arti applicate."

Le opere saranno esposte fino a sabato 17 settembre (incluso).

I finalisti del premio in mostra sono: Marta Abbott (Repubblica Ceca), Anouk Chambaz (Svizzera), Benedetto Ferraro, Gaetano Frigo, Simone Giai, Rossana La Verde, Giovanni Longo, Giulia Nelli, Lucrezia Zaffarano.

Le opere dei finalisti rimarranno in mostra al fianco delle opere degli artisti di fama e fuori concorso: Letizia Cariello, Stefano Cescon (vincitore premio Cramum precedente edizione), Franco Guerzoni, Peggy Kliafa (Grecia), H.H. Lim (Cina), Franco Mazzucchelli, Fulvio Morella, Luca Pignatelli e Francesca Piovesan.

La vittoria dà all'artista accesso a un percorso di mostre e pubblicazioni che si concluderà dopo due anni con la personale al Museo Francesco Messina di Milano. Al vincitore anche il cubo, simbolo del premio, quest'anno realizzato dalla Marini Marmi in Ceppo di Gré e il pregiato vino moscato della Cantina Giacinto Gallina.

La commissione che ha decretato i vincitori era composta da: Marzia Apice, Valentina Ardia, Elsa Barbieri, Loredana Barillaro, Giorgia Basili, Giulia Biafore, Ettore Buganza, Cristiana Campanini, Valeria Cerabolini, Jacqueline Ceresoli, Carolina Conforti, Stefano Contini, Camilla Delpero, Riccardo Fausone, Chiara Ferella Falda, Raffaella Ferrari, Antonio Frassà, Maria Fratelli, Rosella Ghezzi, Pier Luigi Gibelli, Luca Gibello, Luca Gracis, Riccarda Grasselli Contini, Alice Ioffrida, Maddalena Labricciosa, Angela Madesani, Achille Mauri, Marco Miglio, Fabio Muggia, Annapaola Negri-Clementi, Antonella Palladino, Arianna Panarella, Rischa Paterlini, Ilenia e Bruno Paneghini, Federico Pazzagli, Fulvia Ramogida, Iolanda Ratti, Francois-Laurent Renet, Giulia Ronchi, Elisabetta Roncati, Nicoletta Rusconi, Alessandro Scarano, Massimiliano Tonelli, Carolina Trabattoni, Francesca Tribò, Patrizia Varone, Valeria Vaselli, Nicla Vassallo, Giorgio Zanchetti, Emanuela Zanon.

Il premio e la mostra sono resi possibili dalla collaborazione con Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, Associazione Marmisti della Regione Lombardia, Marini Marmi Srl, Studio Museo Francesco Messina, The Art Talk, Cantina Giacinto Gallina e Ama Nutri Cresci.

 



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 Nari Ward: We the People, 2019 / Exhibition view: New Museum, New York / Photo: Maris Hutchinson - EPW Studio

FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI presenta NARI WARD Gilded Darkness 

Negli spazi esterni e interni del Centro Balneare Romano, in zona Città Studi, Nari Ward porterà opere inedite, realizzate per l’occasione, accanto a celebri sculture, installazioni e interventi ambientali. 

Dal 12 settembre al 16 ottobre 2022 la Fondazione Nicola Trussardi presenta un nuovo progetto realizzato appositamente per la città di Milano: Gilded Darkness [L’oscurità dorata] dell’artista americano Nari Ward (St. Andrew, Giamaica, 1963; vive e lavora a New York). Negli spazi esterni e interni del Centro Balneare Romano, in zona Città Studi, Nari Ward porterà opere inedite, realizzate per l’occasione, accanto a celebri sculture, installazioni e interventi ambientali. 
 
Dopo aver presentato nell’autunno 2020 The Sky in a Room di Ragnar Kjartansson alla Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, e dopo aver avviato nel 2021 le attività della Fondazione Beatrice Trussardi – lanciando su scala internazionale il modello nomade della Fondazione Nicola Trussardi – la Presidente Beatrice Trussardi e il Direttore Artistico Massimiliano Gioni hanno scelto di tornare nel cuore della città di Milano con un nuovo intervento in dialogo con le urgenze del nostro tempo. 

Noto per le sue sculture e installazioni assemblate con materiali di recupero, dall'inizio degli anni Novanta, Nari Ward ha contribuito a immaginare l'arte e la cultura contemporanea come esperienze globali e polifoniche. 
Di origini giamaicane, Ward si è trasferito con la famiglia a New York in giovane età, e dopo gli studi d’arte si è stabilito ad Harlem, quartiere prevalentemente afroamericano di Manhattan. Colpito dal proliferare di oggetti abbandonati nelle strade, Ward ha cominciato a collezionare oggetti dal forte valore simbolico. Dalla manipolazione di questi materiali – passeggini, carrelli della spesa, ombrelli, lacci per le scarpe e altri oggetti trovati e rifiuti urbani – sono nate installazioni monumentali che hanno trasformato il linguaggio della scultura contemporanea, introducendo esperienze teatrali e immersive diventate poi un aspetto tipico dell'arte di questo nuovo secolo. 

Ad aprire il progetto per il Centro Balneare Romano sarà una delle sue opere più note, Amazing Grace, prodotta durante la sua residenza nel 1993 allo Studio Museum di Harlem: per questa grande installazione, Ward ha raccolto più di 300 passeggini abbandonati disponendoli in forma di scafo di nave. L’allestimento è accompagnato dalla voce della cantante gospel e attivista afroamericana Mahalia Jackson, che intona la struggente Amazing Grace.
Installata negli spazi raramente accessibili dei vecchi spogliatoi della Piscina Romano, l’opera si carica di nuovi significati: è un anti-monumento che ricorda le immagini recenti dei passeggini lasciati nelle stazioni al confine con l’Ucraina per accogliere i profughi in fuga dal conflitto ma è anche un grande abbraccio che avvolge gli spettatori in un’atmosfera malinconica e struggente.
 
Accanto ad Amazing Grace, Nari Ward presenterà una serie di opere che mettono al centro molti temi che animano la sua ricerca: il dialogo tra culture, l’arte come spazio di incontro e scambio, il formarsi dell’identità al confine tra linguaggi e tradizioni diverse e, in particolare, una riflessione sulla funzione dei monumenti in un momento segnato dalla continua revisione della storia e dai numerosi crolli e le ripetute crisi che hanno definito questi ultimi anni.
 
Gilded Darkness si articolerà negli spazi del Centro Balneare Romano, occupandoli con tracce fisiche e immateriali. La storia del Centro – progettato dall'architetto Luigi Secchi durante il fascismo, inaugurato nel 1929 e dedicato alla memoria del giovane campione olimpionico Guido Romano morto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale – racconta di ideali di vittoria e grandezza, di guerre e atletismo, di nazionalismo e imperialismo: concetti ai quale Ward risponde con i suoi monumenti precari e con oggetti che incarnano storie di piccoli eroismi quotidiani, episodi di gioia collettiva ma anche immagini di sconfitte e cadute dei miti trionfali che avevano attraversato il Novecento.
 
Al centro dell’esposizione si trovano alcune nuove produzioni, commissionate dalla Fondazione Nicola Trussardi, tra cui Emergence Pool, un intervento site-specific sulla piscina – elemento centrale del Centro Balneare, con la sua vasca rettangolare di 4000 metri quadrati, grande quasi come un campo da calcio – che viene trasformata in una gigantesca distesa dorata: una fragile zattera composta da migliaia di coperte termiche galleggianti.
 
Poco lontano un’enorme bandiera bianca issata su una gru rievoca immagini di nazionalismo, violenza e sconfitta, mentre dagli altoparlanti di Battleground Beacon si diffondono suoni e composizioni musicali realizzate in collaborazione con vari gruppi e individui che abitano e vivono a Milano: paesaggi sonori che raccontano la relazione con la città di persone che provengono da altri Paesi e culture.
 
Gilded Darkness di Nari Ward fa parte di una serie di importanti progetti espositivi realizzati dal 2003 dalla Fondazione Nicola Trussardi: opere d’arte pubblica, mostre temporanee, incursioni, performance e interventi pop-up che hanno portato a Milano celebri artisti internazionali tra cui Pawel Althamer, Allora & Calzadilla, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Jeremy Deller, Elmgreen and Dragset, Urs Fischer, Fischli e Weiss, Gelitin, Ragnar Kjartansson, Sarah Lucas, Ibrahim Mahama, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala, Tino Sehgal e Stan VanDerBeek.
 
La Fondazione Nicola Trussardi è un’istituzione no profit privata, un museo nomade per la produzione e la diffusione dell’arte contemporanea in contesti molteplici e attraverso i canali più diversi, che nasce a Milano nel 1996. Le sue attività sono rese possibili grazie alla generosità delle socie fondatrici e ai membri del Cerchio della Fondazione Nicola Trussardi, gruppo di sostenitrici e sostenitori che ne supporta i progetti. 
Gilded Darkness di Nari Ward continua il percorso intrapreso dalla Fondazione nel 2003, per portare l’arte contemporanea nel cuore della città di Milano, riscoprendo e valorizzando luoghi dimenticati e insoliti e reinventando gli spazi urbani grazie alle energie e allo sguardo degli artisti più interessanti di oggi.
 
Gilded Darkness 
è ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi e realizzata con la collaborazione di Milanosport.
Si ringrazia Assimpredil Ance per il supporto.
Si ringraziano Spazio Aperto Servizi Società Cooperativa Sociale Onlus, Farsi Prossimo Società Cooperativa Sociale Onlus, Società Cooperativa Sociale Comunità Progetto a.r.l., CEAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà per la realizzazione del sonoro dell'opera Battleground Beacon (2021-2022).
Si ringrazia il Comune di Milano. Media Partner: Sky Arte.

Nari Ward
 
Nato a St. Andrew, in Giamaica, nel 1963, Nari Ward è uno degli artisti contemporanei più noti della sua generazione. 
Attivo dagli anni Novanta, il suo lavoro è stato esposto nelle più importanti kermesse internazionali – dalla Biennale di Venezia (1993), alla Biennale del Whitney Museum di New York (1995), a Documenta XI a Kassel (2002) – ed è parte delle collezioni delle maggiori istituzioni museali degli Stati Uniti e di tutto il mondo, tra cui lo Studio Museum di Harlem, il Brooklyn Museum, il MoMA, il Whitney Museum, la Public Library di New York (USA), lo Smithsonian American Art Museum di Washington (USA), l’ICA di Boston (USA), il MoCA di Los Angeles (USA), il Walker Art Center di Minneapolis (USA), la GAM di Torino (Italia), Istanbul Modern a Istanbul (Turchia).
Ha inoltre ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Fellowship Award, The United States Artists (Chicago, 2020); il Vilcek Prize della Vilcek Foundation (New York, 2017); il Joyce Award della Joyce Foundation (Chicago, 2015); il Premio Roma dell’American Academy of Rome (Roma, 2012); e premi dall’American Academy of Arts and Letters (1998), dalla Pollock-Krasner Foundation (1996) e dal National Endowment for the Arts (1994).
Ha infine ricevuto prestigiose commissioni dall’ONU e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

INFO

12 settembre – 16 ottobre 2022
Centro Balneare Romano – Milanosport
Via Ampère 20, Milano
Tutti i giorni, ore 12.00 – 19.00
Ingresso libero 

 



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Foto presa da fattiitaliani.

 

"Germano Celant. Cronistoria di un critico militante" da una proposta dell’Accademia Nazionale di San Luca 

Le otto istituzioni ospiteranno ciascuna un appuntamento aperto al pubblico, a cadenza mensile sino ad aprile 2023. 

Martedì 13 settembre 2022, alle ore 11.30 si terrà all’Accademia Nazionale di San Luca la conferenza stampa di presentazione delle giornate tematiche di studio Germano Celant. Cronistoria di un critico militante, a cura dello Studio Celant e sviluppata da una proposta dell’Accademia Nazionale di San Luca, insieme a Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - Museo Madre, Fondazione Giorgio Cini, Fondazione Prada, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Triennale Milano.

Le otto istituzioni ospiteranno ciascuna un appuntamento aperto al pubblico, a cadenza mensile sino ad aprile 2023, per rendere omaggio a Germano Celant, scomparso due anni fa, secondo un articolato programma di Giornate di studio per l’approfondimento tematico di molteplici aspetti della sua attività.

Il primo evento è ospitato proprio in Accademia, con la tavola rotonda Germano Celant in prospettiva e si terrà alle ore 17.00, sempre martedì 13 settembre2022.

Saluti di:

Paolo Icaro, Presidente Accademia Nazionale di San Luca 

Paris e Argento Celant

Interventi di: 

Antonella Soldaini, Consulente curatoriale e responsabile della ricerca scientifica Studio Celant

Marco Tirelli, Vice Presidente Accademia Nazionale di San Luca 

Saranno presenti:

Luca Massimo Barbero, Direttore Istituto storia dell’arte Fondazione Giorgio Cini,

Stefano Boeri, Presidente Triennale Milano,

Stefano Collicelli Cagol, Direttore Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci,

Chiara Costa, Responsabile programmazione Fondazione Prada, 

Margherita Guccione, Direttore scientifico Grande MAXXI,

Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - Museo Madre,

Andrea Viliani, Responsabile e Curatore 2020-2022, CRRI-Centro di Ricerca Castello di Rivoli. 

 

Si prega di confermare la presenza a:

UFFICIO STAMPA STUDIO CELANT:

Alessandra Santerini: +39 335 68 53 767 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Accademia Nazionale di San Luca

Palazzo Carpegna – Salone d’onore

Roma, piazza dell’Accademia di San Luca 77

 

 

 



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Bruno Gianesi BUGIE 

I lavori presentati prendono di mira la diffusione pervasiva di fake news che infesta non solo il sistema dei media, ma anche la vita quotidiana di chiunque possieda uno smartphone.

La stagione artistica 2022 al Castello Dal Verme di Zavattarello, curata dalla Fondazione Luciana Matalon,  si chiuderà settembre  con “Bugie”, la personale di pittura  di Bruno Gianesi. I lavori presentati, dal 3 al 25 settembre, in questa mostra prendono di mira la diffusione pervasiva di fake news che infesta non solo il sistema dei media, ma ormai anche la vita quotidiana di chiunque possieda uno smartphone.

La sezione ICONS comprende invece 40 disegni, fatti dall'artista nel periodo del primo lockdown, delle celebrità a lui più care, da Marlene Dietritch a Lady Gaga.

Bruno Gianesi lavora per sedici anni alla Maison Versace, in qualità di capo stilista e responsabile dei progetti teatrali nell’ufficio stile. Dopo anni passati nel mondo dell’haute couture, si dedica all’arte, dove combina suggestioni provenienti dal mondo della moda e della comunicazione. 


ORARI APERTURA:

Venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00.
Sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00

 Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Zavattarello (PV)