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RITRATTI DI CLASSE. Il secondo capitolo del progetto "Come and see" di Francesco Jodice

 

Il progetto site-specific è a cura di Lorenzo Respi con la collaborazione di Chiara Dall’Olio di FMAV Fondazione Modena Arti Visive e si articola lungo il perimetro del cantiere arricchendosi con 3 nuovi punti espositivi. 

Sabato 11 giugno alle ore 18 inaugura la mostra fotografica Ritratti di Classe, secondo capitolo del progetto “Come and see” alla presenza dell’autore Francesco Jodice per il cantiere di AGO Modena fabbriche culturali.

Il progetto site-specific è a cura di Lorenzo Respi con la collaborazione di Chiara Dall’Olio di FMAV Fondazione Modena Arti Visive e si articola lungo il perimetro del cantiere arricchendosi con 3 nuovi punti espositivi.

Ritratti di classe, serie fotografica che Francesco Jodice ha iniziato nel 2005 coinvolgendo nel corso degli anni scuole medie e superiori di Torino, Vicenza, Ischia, Sassuolo e Milano, e ora anche Modena ha coinvolto 21 classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado della città: E.D.S.E.G. - Città dei Ragazzi Centro di Formazione Professionale, Istituto Professionale Statale Socio-Commerciale-Artigianale “Cattaneo-Deledda”, Scuola Secondaria di primo grado “Lanfranco”, Scuola Secondaria di primo grado “Piersanti Mattarella”. Il progetto nasce come esplorazione della cultura e della società italiana contemporanea attraverso la tipica immagine della fotografia scolastica di fine anno. Ma è anche una descrizione della città fatta attraverso i volti e i corpi dei suoi abitanti, in particolare dei giovani fra i 12 e i 15 anni, non più bambini ma non ancora adulti, il cui futuro è tutto da scrivere: un paesaggio umano composito, protagonista e artefice del futuro della nostra città.
 
L'inaugurazione è ad ingresso libero fino a esaurimento posti.

 



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Baldo Pellegrini, apertura della Galleria Milano nella nuova sede, ingresso di via Turati, 1973 Courtesy Galleria Milano. 

 

Galleria Milano presenta Here. Between Not-yet and No-more. Ultima mostra site-specific negli spazi storici della galleria

 

Dopo quasi sessant’anni di attività, di cui quasi cinquanta nella sede di via Manin/via Turati, la Galleria Milano è costretta ad abbandonare i suoi spazi. 

La mostra collettiva site-specific Here. Between not-yet and no-more nasce dall’esigenza di riflettere su un luogo fondamentale per il mondo dell’arte milanese e non solo, un luogo che ha visto passare mezzo secolo di storia e dove si sono incontrate tante delle personalità che hanno rivoluzionato il linguaggio di quegli anni. Si tratta di un saluto corale, un momento collettivo non di addio, bensì di arrivederci con lo sguardo proiettato verso il futuro.

La mostra Here. Between not-yet and no-more, intende omaggiare lo spazio con interventi di circa quaranta artisti che sono stati invitati a dialogare con gli ambienti e il contesto della Galleria, nell’oggi, ma anche in virtù della memoria di ciò che è stato: tra il non ancora e il non più è l’adesso, l’istante nel mezzo, il momento sempre presente, precario e fragile perché in costante trasformazione, il qui da cui possiamo godere di uno sguardo privilegiato sul passato e il futuro che verrà. Le volte affrescate, il rumore dei passi sulle assi del pavimento, le maniglie, i dettagli liberty, i cornicioni, le sale, i due spazi di lavoro e i tanti dettagli dello spazio vengono rielaborati dallo sguardo attento e affettivo degli artisti, così come la memoria viva di ciò che è stato, il ricordo di Carla e l’odore persistente di sigaretta.

Era il 1973 quando Carla Pellegrini, insieme al marito Baldo, decideva di trasferire la Galleria Milano da via della Spiga all'attuale sede con doppio ingresso su via Manin e su via Turati. Se ora in via Turati le sedi delle case di moda fanno a gara per aggiudicarsi uno spazio, allora il contesto era ben diverso. C'erano i palazzi con le facciate in bugnato, gli uffici, le banche, i centri direttivi delle multinazionali, ma era anche un quartiere vivo, dove le persone erano parte di un tessuto sociale variegato ma dalle maglie salde. 

Non bastano i quarantanove anni di indefessa attività, non basta nemmeno il ruolo di riferimento che ha ricoperto e ricopre tuttora la Galleria Milano per l'arte contemporanea: la Galleria sarà costretta a chiudere i battenti della storica sede, ma pronta a reagire alle sfide sta preparando una nuova apertura.

Due uffici speculari, agli estremi opposti della galleria e due ampie sale espositive adiacenti, una delle quali con il soffitto affrescato dalla Scuola di Andrea Appiani tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Il parquet a spina di pesce antico e scricchiolante, le finestre altissime e piene di luce, la boiserie d'inizio Novecento, in quella che era in precedenza la sala da biliardo: tutt'altro che un white-cube, lo spazio della Galleria Milano ha ospitato negli anni più di trecento mostre con le opere di alcune delle voci che sono state in grado di aggiornare e cambiare il linguaggio dell'arte. Dalle personali di artisti con i quali ha stretto un sodalizio durato decenni, tra cui Enzo Mari (la sua Falce e martello del 1973 inaugurava lo spazio), Gianfranco Baruchello, Davide Mosconi, Vincenzo Ferrari, Valentina Berardinone, Grazia Varisco, Antonio Calderara, Luigi Veronesi, ma anche le collettive dedicate alla Pop Art inglese, alla Geografia e a tematiche urgenti, sempre in collaborazione con i critici e i curatori più affermati.

Guardare indietro è una vertigine: il lavoro di Carla Pellegrini è stato instancabile e coraggioso, attento non solo a ciò che avveniva nell'arte, ma nel mondo. L'impegno politico è stato esplicito e generoso e Carla ha sempre cercato di rendere la Galleria un luogo inclusivo seppure in un contesto privilegiato, ospitando serate aperte a tutti.

Quando Carla è mancata nel 2019, il figlio Nicola Pellegrini, insieme a Toni Merola e Bianca Trevisan, ha accolto un’eredità storica importante, onorandola nel segno del rinnovamento, alternando mostre di ricerca filologia sugli autori storici (Enzo Mari, Betty Danon, Shusaku Arakawa) a personali di alcune delle voci più interessanti a livello nazionale (Pierluigi Fresia, Francesco Voltolina, Giovanni Oberti, Daniela Comani, Riccardo Arena, Cesare Viel) insieme ad un’attività editoriale in collaborazione con Humboldt Books e Kunstverein Publishing Milano.

 



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Apertura straordinaria della Collezione Maramotti dedicata a Artpod

 

Ascolti d’arte interpretati da Ermanna Montanari del Teatro delle Albe. 

Collezione Maramotti è lieta di annunciare un evento speciale dedicato ad Artpod – ascolti d’arte, un’apertura serale con visita libera della collezione permanente mercoledì 25 maggio dalle ore 19.00 alle ore 22.30.

Artpod – ascolti d’arte è una serie di podcast su opere iconiche dell’esposizione permanente, realizzati in collaborazione con la rivista culturale Doppiozero e interpretati dagli attori del Teatro delle Albe di Ravenna.

Il progetto Artpod mette in dialogo arti visive e letteratura per ampliare l’immaginario delle opere d’arte attraverso il racconto orale, offrendo – grazie alle parole degli autori di Doppiozero – sguardi originali su acquisizioni storiche e recenti della Collezione.

In questa occasione invitiamo il pubblico a scoprire la playlist Artpod – ascolti d’arte, disponibile sul profilo Spotify della Collezione e sul sito di Doppiozero, durante una visita libera nelle sale della permanente.

Introdotta da Sara Piccinini, direttrice della Collezione Maramotti, e da Marco Belpoliti, fondatore e direttore editoriale di Doppiozero, la serata sarà scandita da quattro momenti performativi, nei quali Ermanna Montanari, co-fondatrice e direttrice artistica del Teatro delle Albe, interpreterà i contributi di: 

  • Alessandra Sarchi, scrittrice e storica dell’arte, sull’opera Mandria (1978) di Mario Merz – ore 20.00
  • Massimo Marino, critico teatrale, su Matthew Barney (2000-2003) di Barry X Ball – ore 20.30
  • Stefano Chiodi, critico d’arte, su Degraded (2006) di Huma Bhabha – ore 21.00

In chiusura, Ermanna Montanari leggerà il proprio testo dedicato al dipinto Più vicino agli dei (1983) di Enzo Cucchi alle ore 21.30.

Nel corso della serata si potranno visitare anche le mostre Bellum di Carlo Valsecchi e Ante mare et terras di TARWUK.

Informazioni

Per consentire un’agevole fruizione delle letture nelle sale ed evitare assembramenti, gli accessi alla Collezione saranno soggetti a prenotazione fino ad esaurimento posti.

L’ingresso è gratuito. È consigliato l’utilizzo di mascherina di tipo ffp2 o chirurgica.

È disponibile un parcheggio interno (capienza: 50 auto).

Per informazioni e prenotazioni:

tel. +39 0522 382484

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 



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Kerstin BRÄTSCH Die Sein: Para Psychics II alla GiòMarconi

 

La mostra sarà visibile fino al 29 luglio. 

“Il suolo era viscere esterne prive di orizzonte, ovunque digestione e recupero; stormi di batteri facevano surf su onde di energia elettrica, sistemi di erosione chimica; autostrade sotterranee –melmosi abbracci infettivi – ribollivano alla ricerca di un contatto intimo in ogni direzione.”

Merlin Sheldrake, L’ordine nascosto

Kerstin Brätsch intraprende la realizzazione dei Para-Psychics (2020-2021) nel corso di lunghi periodi di autoisolamento durante i quali si dedica a un rituale giornaliero, una routine diaristica consistente nel visualizzare il proprio regno psichico. Il pluriennale interesse per la medianità collega direttamente questa serie di disegni  ai  suoi  precedenti Psychics (2006-2008) nei quali, facendo ricorso a letture divinatorie, l’artista esplorava simultaneamente lo stesso medium pittorico, continuando a incanalarlo poi attraverso altre forme artistiche, tecniche artigianali e collaborazioni. Privi di quei legami chiromantici i Para-Psychics simbolizzano tuttavia un’altra forma di chiaroveggenza, che stavolta muove verso l’interiorità.

Un caleidoscopico insieme di forme lievemente sfumate che evocano il foliage, labirintici tentacoli tubolari e forme angolari rifrangenti, delineati con semplici tratti di matite colorate, mutano, si dispiegano e si fondono sulla superficie cartacea. La manifestazione dello spazio interiore e mentale è qui concepita come metafisica squisitamente barocca o decorativa piuttosto che, ad esempio, il sottoprodotto  artistico  dell’inconscio,  dell’automatismo  psichico.  Mentre  a questi disegni non sembra corrispondere alcuna riconoscibile geometria, struttura o possibile ritrattistica, la loro composizione può essere intesa come qualcosa di simile a “un’architettura delle radici”, come scrive Merlin Sheldrake nel suo studio sui funghi, L’ordine nascosto. A tal proposito, le composizioni di Kerstin Brätsch possono dirsi opportunamente rizomatiche poiché condividono attributi sotterranei.

“Gli esseri umani raramente riflettono su qual è il punto in cui finisce un individuo e ne comincia un altro. Diamo per scontato – almeno nelle moderne società industriali – che noi cominciamo e finiamo dove comincia e finisce il nostro corpo”, scrive Sheldrake. Anche i Para-Psychics rigettano questa narrativa lineare e progressiva. Eppure, nel transfert dalla biologia all’ecologia del sé, permangono inevitabili residui del passato. Le figure occasionalmente compaiono in vari stadi del divenire o si disintegrano nel loro ambiente. Parti dell’anatomia umana, ripetutamente aperte e sezionate, vengono raffigurate germoglianti e vegetative o consunte e spettrali. Alcune si manifestano come entità spettrali e incorporee ridotte a qualcosa di simile ad arterie e organi galleggianti. “[…] la grottesca immagine del corpo ricomposto appare, in superficie, un’estensione dell’astrazione organica”, scrive Mike Kelley, ricordandoci che le grottesche sono state ritrovate per la prima volta nei sotterranei dell’antica Roma, un tempo prediletta dagli artisti del Rinascimento.1

Scrivendo a proposito della riduzione come di una forma di distorsione del modernismo, Kelley prende ad esempio il romanzo di J.G Ballard del 1966, Foresta di cristallo, in cui un fenomeno ambientale provoca una fulminea cristallizzazione. Tale riduzione, “letale e definitivamente apocalittica”, conduce all’omogeneizzazione del tempo, come anche alla pulsione a spersonalizzarsi, condizione comune dei protagonisti di Ballard. Alcune  immagini  di  Kerstin Brätsch presentano tinte che ricordano i cristalli, come se intaccate da un processo cataclismico analogo a quello che ha avuto luogo all’esterno durante la loro creazione. Eppure i Para-Psychics resistono all’inerzia poiché rappresentano un vuoto temporale piuttosto che un lineare processo verso la solidificazione. In tal senso, la relazione dell’artista con il mondo esterno si propaga, fondamentalmente come la logica di rete del micelio, il filamento fungino che “andrebbe pensato più come un processo che come una cosa in sé, la rappresentazione concreta della caratteristica principale dei funghi: la tendenza a esplorare e a proliferare”. Intraprendendo tale sentiero Kerstin Brätsch canalizza l’iperconnettività, ripensando a ciò che la circonda come a una superficie piatta sulla quale non esiste distinzione tra spazio interno ed esterno.

 



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L'opera di Serena Vestrucci "Batter d’occhio" (2021) sarà acquistata dal Trust per l'Arte Contemporanea

 

L’opera di Serena Vestrucci Batter d’occhio (2021) sarà acquistata dal Trust per l’Arte Contemporanea per essere donata alla collezione permanente del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna. 

La galleria Renata Fabbri arte contemporanea è lieta di annunciare che l’opera di Serena Vestrucci, Batter d’occhio, 2021 (tecnica: battiti di ciglia su tela, tempera, tre settimane, 170 x 210 cm) è stata scelta tra le cinque opere che saranno acquisite dal Trust per l'Arte Contemporanea tra quelle esposte alla 45ma edizione di Arte Fiera, per essere destinate alle collezioni permanenti del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna

La selezione è stata effettuata dal Comitato Collezioni Pubbliche del Trust composto da Sarah Cosulich, Chiara Parisi e Claudio Spadoni, per un investimento totale di 30.000 euro. Il Trust per l’Arte Contemporanea, primo esempio realizzato in Italia in questo ambito, ha dato vita a un fondo dedicato all’arte del presente ed è costituito dalle risorse economiche messe a disposizione dai tre disponenti BolognaFiere, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, dal donatore principale Gruppo Unipol e dal donatore sostenitore Emil Banca Credito Cooperativo.

A proposito di questo lavoro, l’artista dichiara: “Batter d’occhio è un disegno corale: una moltitudine di tracce di battiti di ciglia replicati e fermati su ampie superfici. Ho sempre pensato alle ciglia come pennelli che ognuno ha costantemente a disposizione e che, nel loro incessante movimento, lasciano segni incontrollati che graffiano l’aria. Il loro battito, istantaneo e inafferrabile, rimanda alla durata rapida e transitoria che intercorre tra uno sguardo e l’altro, allo stesso modo in cui è la nostra presenza: momentanea e fuggevole. Un richiamo alla collettività.”

Serena Vestrucci è nata a Milano nel 1986. Dopo la laurea triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, si trasferisce a Venezia, dove nel 2011 vince la residenza presso gli atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa e nel 2013 consegue la laurea magistrale in Progettazione e Produzione delle Arti Visive all’Università IUAV di Venezia.

Ha esposto il proprio lavoro in mostre personali presso numerose istituzioni italiane tra cui: Galleria Renata Fabbri, Milano (2021); Galleria FuoriCampo, Siena (2018); Galleria d’Arte Moderna, Verona (2017); Museo Archeologico Salinas, Palermo (2017); Marsèlleria Permanent Exhibition, Milano (2016); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2015); Galleria Ottozoo, Milano (2013).

Tra le mostre collettive: Fondazione Stefan Gierowski, Varsavia (2022); Fondazione Made in Cloister, Napoli (2022); Fondazione Imago Mundi, Treviso (2021); Fondazione Pastificio Cerere, Roma (2020); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2020 e 2015); Palazzo Del Medico, Carrara (2020); Museo della Fondazione Michetti, Francavilla al mare, Chieti (2020); Casa Testori, Novate Milanese (2019); Blitz, Valletta, Malta (2019); Istituto Italiano di Cultura, New York (2018); Istituto Italiano di Cultura, Londra (2018); Museo Santa Maria della Scala, Siena (2018); Palazzo Reale, Milano (2017 e 2015); Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2017, 2012 e 2010); FRISE Künstlerhaus, Amburgo (2014); Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2014); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2014); Galleria d’Arte Moderna, Milano (2012); Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia (2012); Stedelijk Museum, ‘S–Hertogenbosch (2011).

Nel 2017 vince la diciottesima edizione del Premio Cairo e viene selezionata dal Comune di Milano per la realizzazione di un’opera pubblica permanente nell’ambito della commissione di arte pubblica ArtLine Milano.

 



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 © Matteo Piazza.

 

Tiziana Lorenzelli "Naturalismo Cosmico" alla Cortesi Gallery

 

Trasforma gli spazi della galleria in un universo di installazioni metalliche e brillanti, alcune appositamente progettate per gli ambienti della Cortesi Gallery: Lava (2022) e Cobalt Blue Aluflexia Site Specific (2022).

Cortesi Gallery di Lugano è lieta di presentare Naturalismo Cosmico, mostra personale di Tiziana Lorenzelli a cura di Vera Canevazzi.

Artista eclettica e trasversale, Tiziana Lorenzelli (Lecco, 1961) trasforma gli spazi della galleria in un universo di installazioni metalliche e brillanti, alcune appositamente progettate per gli ambienti della Cortesi Gallery: Lava (2022) e Cobalt Blue Aluflexia Site Specific (2022). La mostra si sviluppa principalmente intorno al tema della Natura, intesa in tutte le sue forme terrestri e cosmiche, nei meccanismi di forze che la regolano e nella necessità, oggi sempre più impellente, di tutelarla. Questo legame viene evidenziato anche dalla scelta dei titoli delle opere, come Lugano Lake (2022), Lugano Moon (2022) e Cosmic Treasure (2022).

La Natura è concepita nella sua mutevolezza, nel suo continuo trasformarsi ed evolversi in relazione agli altri elementi, allo spazio che la circonda, alla luce e a noi spettatori che assistiamo a una cosmogonia dell’universo, al suo stesso crearsi e farsi mondo celeste. È proprio questa dimensione cosmico-spaziale dominata da campi di forze che Tiziana Lorenzelli vuole ricreare, facendoci immergere in vere e proprie costellazioni scultoree in cui ogni opera è studiata e realizzata insieme all’ambiente circostante, come nell’installazione Gold Fractalis (2021), composta da diciotto pepite dorate cucite tra di loro da sottili fili dorati.

Il tema della Natura, al centro della riflessione dell’artista da più di quarant’anni, è sempre stato veicolato dall’utilizzo di metalli, di recupero o di nuova produzione. Negli ultimi dieci anni l’attitudine alla sperimentazione di Tiziana Lorenzelli si è concentrata su un nuovo materiale, Aluflexia® Recyclable Alluminium, da lei stessa inventato: un sandwich di alluminio, al 100% riciclabile, flessibile e leggero, facilmente modellabile, in grado di mantenere la sua forma finale.

Con questo nuovo metallo Tiziana Lorenzelli ha creato tutte le opere in mostra, dalle grandi installazioni site-specific, alle piccole sculture “volanti”, ai Gold Contraction (2022), in cui le lamine dorate sono accartocciate in telai di ferro che le riportano a una dimensione di “quadro”, fino al Cobalt Blue Table (2022), in cui Aluflexia® blu è piegata e disposta all’interno di un tavolo-teca in plexiglass che richiama l’ex-voto donato a Santa Rita da Cascia da Yves Klein, artista molto amato dalla Lorenzelli.

Nel lavoro della Lorenzelli la ricerca formale è sempre stata arricchita dalle sperimentazioni sulle nuove tecnologie. Da anni è ad esempio concentrata sull'utilizzo dei magneti, con cui affigge le sculture al muro, arrivando fino alle sospensioni gravitazionali delle Flying Sculptures. 

Recentemente ha inoltre realizzato delle opere in NFT: una serie di disegni “stroboscopici” trasformati in crypto arte e l’opera Cobalt Blu Door (2022), video in cui l’omonima installazione in Aluflexia® blu si trasforma ed evolve in un flusso denso e magmatico.

Tiziana Lorenzelli (Lecco, 1961) è un’artista, architetto, designer, autrice e docente. Laureatasi in Architettura al Politecnico di Milano nel 1984, dal 1990 al 1992 si trasferisce a Los Angeles, per insegnare Disegno Industriale all’Università di California (UCLA) e all’Art Center College of Design di Pasadena. Giornalista pubblicista dal 1989, scrive per il quotidiano digitale «Il Giornale d’Italia», ha collaborato con riviste specializzate tra cui «Abitare», «Domus», «Interni», «Modo» e «Ottagono» e ha pubblicato diversi libri. Svolge attività professionale come architetto e come designer, i suoi progetti sono stati insigniti con diversi premi e menzioni ed è titolare di alcuni brevetti. Sin dalla metà degli anni Ottanta affianca alla sua produzione progettuale quella artistica, concentrandosi sul tema della Natura attraverso l’utilizzo di metalli di recupero o di nuova produzione. Così tra il 1985 e il 1993 crea gli Alberi Elettrologici, serie di sculture ispirate alla Natura e al tema del riciclo, composte da scarti metallici trovati nei cassoni delle industrie lecchesi. Queste opere sono state pubblicate su diverse riviste dell’epoca ed esposte per la prima volta nel 1989 alla Biennale dei Giovani Artisti al Castello di Sartirana e a Villa Bernocchi. Dal 1997 Tiziana Lorenzelli comincia a insegnare Disegno Industriale con continuità alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano e dal 2008 presso la Facoltà di Ingegneria di Brescia. In questi anni prosegue la sua ricerca sulle potenzialità di nuovi materiali sia nel design che nell’arte. Nel 2009 elabora un nuovo materiale molto sofisticato, Aluflexia®, inizialmente concepito dall’artista per il vaso FOIL (oggetto di design premiato nel 2011 all’International Design Award di Los Angeles) e successivamente utilizzato per una nuova serie di sculture ispirate alla Natura e al Cosmo, esposte per la prima volta nel 2012 nella mostra 100% Recyclable allo spazio MEAND a Saint Moritz. Nel 2019 Lorenzelli inserisce alcune di queste opere nella collettiva The Nascence presso la Oblong Contemporary Art Gallery di Dubai a cui farà seguito nel 2021 la personale Goldish nella sede di Forte dei Marmi, esposizione che ha visto il coinvolgimento dell’artista Agostino Ferrari, maestro che assegna alla ricerca di Tiziana Lorenzelli la definizione di “Naturalismo Cosmico”. Lorenzelli ha partecipato a diverse mostre collettive, tra cui Architect’s Art nella Gallery of Functional Art a Santa Monica (Santa Monica, 1992), Arte a Bordo, 41 Artisti per Costa Diadema (2014) e Surprise allo Superstudio Più (Milano, 2021).