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Corso executive in Gestione dei patrimoni: La cultura finanziaria come mezzo di autotutela 


L’Executive Course in Gestione dei Patrimoni intende sensibilizzare le giovani generazioni e in particolare le donne sull'importanza di una partecipazione consapevole e informata alle decisioni finanziarie, fornendo le competenze per gestire risparmi e investimenti.


La capacità di risparmio degli italiani è notoriamente un elemento di solidità che concorre alla stabilità del nostro Paese. Non sempre, però, si associa all’attitudine alla pianificazione in ottica di investimento per il futuro. Secondo l’Ocse, quando si tratta di competenze finanziarie, solo un 30% della popolazione possiede un’adeguata alfabetizzazione finanziaria e in questo l'Italia si colloca al 25° posto su 26 Paesi esaminati. Se la scarsa competenza in materia di investimenti è riscontrabile in generale, lo è in particolar modo nelle donne. Secondo gli ultimi studi della Banca d'Italia, l’universo femminile dispone di minori conoscenze finanziarie rispetto agli uomini e, in base l’indagine Pisa 2018 dell'Ocse, l'Italia è tra i Paesi Ocse in cui il gender gap nell'alfabetizzazione finanziaria comincia già a 15 anni.

Cos’è l’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria è la capacità di comprendere e applicare nella propria vita varie competenze finanziarie in modo efficace. Sono incluse la gestione delle finanze personali, la gestione dei debiti, dei prestiti, la pianificazione previdenziale, la conoscenza degli strumenti a disposizione dell’investitore, delle caratteristiche, dei rischi, dei costi, dell’efficienza o meno degli stessi. L’educazione finanziaria serve a mettere in atto azioni concrete per rispondere alle seguenti domande: Come posso risparmiare di più? Riuscirò a sostenere le rate del mutuo quando andrò in pensione? Se mi succedesse qualcosa la mia famiglia riuscirebbe a cavarsela economicamente? Se mio marito dovesse mancare saprei gestire gli investimenti? Quando andrò in pensione quello che avrò mi basterà? Quanto mi servirà per mandare mio figlio all’università? Se dovessi ammalarmi avrò le risorse per curarmi o per sostenere il costo di una persona che mi assista? L’educazione finanziaria riguarda le spese quotidiane, la gestione dei debiti e degli imprevisti ma anche i nostri progetti futuri. Serve a compiere scelte informate, a comprendere a chi chiedere consulenza. Questa conoscenza è indispensabile per relazionarci con chi offre servizi e soluzioni finanziarie e a scegliere con cura chi potrà assisterci nelle soluzioni di investimento più adatte ai nostri interessi e obiettivi di vita.

Competenze finanziarie: a chi servono?

Servono a tutti. Tutti abbiamo dei progetti e abbiamo bisogno di raggiungerli; tutti abbiamo bisogno di proteggerci e tutelarci da eventi avversi; tutti invecchieremo e abbiamo bisogno di vivere bene senza rinunce quando saremo anziani.
Donne e competenze finanziarie
Il rapporto tra donne e denaro è ancora culturalmente problematico: parlarne è considerato volgare e poco educato. Un tabù che l’economista Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender Economics all’ Università Sapienza di Roma affronta nel suo libro “Le signore non parlano di soldi” (Fabbri editori). Il divario nell’educazione finanziaria fa parte di una questione culturale che riguarda i privilegi accordati a uomini e donne nella società. Le donne non potevano aprire un conto corrente in Germania fino al 1958, in Francia fino al 1965 e in Spagna fino al 1975. E ancora oggi il 37% delle donne italiane non ha un conto corrente nominativo.
Secondo l’Ocse, il 22% delle donne è in una condizione di dipendenza economica e i dati della ricerca condotta da Ipsos in collaborazione con UniCredit “L’approccio degli italiani alla finanza: educazione e alfabetizzazione tra donne e uomini”, ci dicono che solo una donna su quattro sarebbe in grado di fare scelte finanziarie in autonomia, soprattutto tra le più giovani.
Gli ultimi dati emersi dalla ricerca condotta da Mastercard con Banca d’Italia ci dicono che 7 donne su 10 dichiarano che uno dei loro obiettivi principali sia diventare economicamente indipendente. Sempre il 70% delle donne dichiara di avere ancora una scarsa conoscenza finanziaria. Le donne poi guadagnano quasi il 13% in meno degli uomini, hanno pensioni inferiori ma soprattutto vivono più a lungo. Per via del divario retributivo e del cosiddetto longevity risk, le donne hanno l’80% di probabilità in più di andare in pensione in condizioni di povertà. Va pertanto promossa tra le nuove generazioni una narrazione in cui si spiega alle ragazze che le competenze finanziarie sono alla base del processo di empowerment e che sono fondamentali per compiere scelte più autonome e informate soprattutto alla luce di una serie di sfide.

Sfida 1: Rischio longevità

Il rischio di longevità è legato all'incremento dell'aspettativa di vita. In una società di persone che vivono e sono attive sempre più a lungo bisogna iniziare a pensare quanto prima alla protezione della salute e della situazione previdenziale attraverso i propri risparmi. Con il calo
delle nascite e della spesa sanitaria da parte dello Stato sarà il contributo dei nostri investimenti a finanziare la nostra pensione e le cure mediche private. Il rischio è che affidandosi alla sola previdenza pubblica non si riesca a mantenere un adeguato tenore di vita al termine del percorso lavorativo, soprattutto per le categorie meno protette come gli autonomi, le partite iva, le donne o i creativi. È importante considerare questo rischio nelle scelte di risparmio e investimento per evitare di trovarsi in difficoltà finanziarie negli ultimi anni di vita. In altre parole, è fondamentale avere competenze finanziarie per pianificare fin da giovani scelte finanziarie e previdenziali per garantire una vecchiaia  finanziariamente sicura.

Sfida 2: Asimmetrie informative

Il mercato finanziario offre una vasta gamma di prodotti e servizi per investire o indebitarsi senza che a ciò corrisponda una reale capacità da parte del risparmiatore di valutare quello che sta acquistando. In finanza c’è infatti una grande asimmetria informativa tra chi offre servizi e prodotti finanziari e chi li domanda con la spiacevole conseguenza che il venditore può offrire buoni o cattivi investimenti allo stesso prezzo, senza che ciò venga percepito ex ante dal compratore. Un insufficiente livello di conoscenze finanziarie ci rende più vulnerabili e incapaci di valutare in modo oggettivo le proposte finanziarie. Attraverso le competenze finanziarie è possibile scegliere i prodotti più in linea con i propri obiettivi evitando così di acquistare prodotti rischiosi, costosi o inefficienti. Questo tema si riflette anche nell’imprenditoria. Il fatto di avere scarse competenze finanziarie è una minaccia allo sviluppo delle PMI e al delicato tema del passaggio generazionale.

L’importanza della formazione. L’Executive Course in Gestione dei Patrimoni 

Sulla base di queste evidenze, emergono l’opportunità e la sfida di avvicinare la finanza alle giovani generazioni e al mondo delle donne. Entrambi avvertono il bisogno di formazione su contenuti specifici: non solo la scelta di prodotti di risparmio e investimento, ma anche di criteri per valutare la qualità dei prodotti e la solidità del proponente. Per questo motivo l’Università IULM ha progettato un percorso formativo per rafforzare le competenze finanziarie, indirizzato a tutti coloro che quotidianamente hanno a che fare con scelte economiche. L’Executive Course in Gestione dei Patrimoni, diretto da Alessia Zorloni, intende sensibilizzare le giovani generazioni e in particolare le donne sull'importanza di una partecipazione consapevole e informata alle decisioni finanziarie, fornendo competenze, metodi e strumenti per gestire risparmi e investimenti. L’obiettivo del corso è quello di fornire ai partecipanti le conoscenze di base sul funzionamento dei mercati finanziari per investire in maniera consapevole.

Il programma online in partenza dal 15 ottobre 2024 sarà articolato in 20 incontri della durata di un’ora e 30 ciascuno e prevede una visita alla Borsa Italiana.

Programma | Scheda di iscrizione

 



 

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 Monika Emmanuelle Kazi Foto Pauline Humbert.

 

Monika Emmanuelle Kazi con Mimesis of Domesticity al Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano Sede Palazzo Reali 


L'artista ha creato al piano terra del palazzo un nuovo gruppo di installazioni che evoca un interno domestico. Come tipico nella sua pratica, l’ambiente domestico è utilizzato come un dispositivo per evocare memorie legate alla personale esperienza diasporica e alla più ampia storia coloniale.


Il 26 maggio prossimo inaugura a Palazzo Reali “Mimesis of Domesticity”, la mostra di Monika Emmanuelle Kazi, vincitrice dell’edizione 2024 del Bally Artist Award. Per l’occasione, l’artista ha creato nella storica Sala Mattoni al piano terra del palazzo un nuovo gruppo di installazioni che evoca un interno domestico. Come tipico nella sua pratica, anche per il progetto al MASI l’ambiente domestico è utilizzato da Kazi come un dispositivo per evocare memorie legate alla personale esperienza diasporica e alla più ampia storia coloniale.

Nata a Parigi nel 1991, Monika Emmanuelle Kazi è cresciuta tra la Francia e la Repubblica del Congo, prima di trasferirsi a Ginevra, dove attualmente risiede. La sua pratica, in cui si riflette la sua identità diasporica, si concentra sull’esplorazione delle impronte e memorie lasciate dal corpo negli ambienti domestici, intesi come spazi privati e al tempo stesso politici. Un’attenzione, quella per gli interni domestici, che Kazi porta con sé anche grazie alla formazione come interior designer: con sguardo attento, l’artista riconosce così negli ambienti costruiti convinzioni e idee da mettere in discussione. Nelle sue opere – che alternano scrittura, performance, video e installazioni – oggetti ordinari e luoghi conosciuti diventano quindi campi d’indagine in cui ricercare tracce che possono rivelare radici di appartenenza, intime credenze e prospettive sul mondo, in definitiva, storie che si ripetono e che cambiano.

È un mobilio essenziale quello che occupa la sala di Palazzo Reali per il progetto di Kazi. Come suggerisce il titolo della mostra, “Mimesis of Domesticity”, chi osserva si trova davanti a un ambiente domestico suggerito da suppellettili comuni: composizioni di vasi, una lampada, piatti e bicchieri di cristallo, conservati a terra o su antichi mobili. Sono, questi, objets trouvé, oggetti ordinari che l’artista ha recuperato e successivamente inciso con il nitrato d’argento. Al posto dell’acqua, a colmare bicchieri, coppe e vasi ci sono infatti immagini di corpi e istantanee di vita vissuta che, come spesso accade nella pratica di Monika Emmanuelle Kazi, intrecciano la sua storia personale con tematiche storiche e politiche più vaste.

Nelle scene, che grazie al processo chimico appaiono sul vetro, immagini dall’archivio personale dell’artista si mescolano con elementi mitici e vicende collettive, in particolare con l’iconografia della Dea Fortuna e i motivi riprodotti sulle banconote francesi “CFA”. Originariamente acronimo di “Colonie Francesi d’Africa” e successivamente di “Comunità Finanziaria Africana”, la sigla indica la valuta in uso nella Repubblica del Congo. In mostra, le vecchie banconote diventano cimeli dall’infanzia dell’artista. Al contempo, esse si rivelano come strumenti di dominazione coloniale funzionali all’imposizione di uno stile di vita e di un sistema di codici ben determinato. “Gli intimi recessi dello spazio domestico diventano i luoghi delle invasioni più intricate della storia” recita una frase del teorico postcoloniale indiano Homi K. Bhabha, che sintetizza efficacemente l’approccio di Kazi.

Elementi apparentemente antitetici convivono in “Mimesis of Domesticity”, in cui il concetto di casa inteso come spazio di produzione e perpetuazione di identità si innesta anche su un elemento fluido come l’acqua. L’acqua è, infatti, una presenza costante nello spazio espositivo: tanto negli interventi site specific sul pavimento, quanto nella traccia sonora The seed (2017). Qui lo scorrere dell’acqua si alterna e si sovrappone alla voce dell’artista mentre racconta la cronaca di una vita vegetale attraverso i piccoli gesti quotidiani di attenzione e cura che le vengono rivolti. Il loop sonoro ricalca la ciclicità e lo scorrere inesorabile del tempo, fornendone al tempo stesso un antidoto: l’attenzione e l’affezione nella conservazione degli oggetti che ci circondano. Lo stesso atteggiamento di conservazione, meticoloso e preciso, caratterizza il gesto artistico di Kazi. Con “Mimesis of Domesticity” l’artista guarda ai temi di sostenibilità, conservazione e attenzione non solo nell’intimità dello spazio domestico, ma all’interno del nostro milieu sociale, culturale e politico. Un concetto di sostenibilità che va inteso in senso lato come forza di preservare un’identità autentica, capace di resistere di fronte ai capricci e ai rivolgimenti della ruota della Fortuna.

L’artista

Monika Emmanuelle Kazi è nata nel 1991 a Parigi (Francia) ed è cresciuta tra Pointe-Noire (Repubblica del Congo) e Parigi. Oggi vive e lavora a Ginevra. Dopo aver studiato design d’interni, ha studiato belle arti presso la HEAD-Genève e si è laureata con lode nel 2021. Tra le mostre personali e bi-personali più recenti, PHILIPPZOLLINGER (Zurigo, 2024); TunnelTunnel (Losanna, 2023); Kunsthalle Friart Fribourg (2022); Villa du Parc (Annemasse, 2022); PHILIPPZOLLINGER (Zurigo, 2022); WallStreet (Fribourg, 2021); sic! Elephanthouse (Lucerna, 2021) e presso HIT (Ginevra, 2019). Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui FRAC Champagne-Ardenne (Reims, 2024); AlteFabrik (Rapperswil, 2024); Publiek Park (Anversa, 2023); Forde (Ginevra, 2022); Centre d’Art Contemporain (Ginevra, 2021); Futura (Praga, 2021); Limbo Space (Ginevra, 2020) e Le Kabinet (Bruxelles, 2018). Nel 2021, Kazi ha ricevuto il premio Kiefer Hablitzel e il premio HEAD-Galerie. Nel 2022, Kazi ha completato una residenza presso La Cité des Arts di Parigi.

Bally Artist Award

Istituito nel 2008, il Bally Artist Award è un premio che la Bally Foundation assegna ogni anno ad artiste e artisti svizzeri o residenti in Svizzera con un’attenzione particolare all’intersezione tra savoir-faire e natura. Dal 2021, grazie a una rinnovata e più intensa collaborazione con il Museo d’arte della Svizzera italiana, le opere dell’artista vincitore/vincitrice del premio vengono acquisite dalla Fondazione per entrare a far parte delle prestigiose collezioni del MASI che inoltre ospita una mostra personale di due mesi nella sede di Palazzo Reali. Per il premio 2024, il MASI e la Bally Foundation hanno invitato cinque figure molto stimate della scena artistica internazionale a curare la selezione degli artisti e delle artiste partecipanti: Céline Kopp (direttrice di Le Magasin - CNAC, Grenoble), Noah Stolz (curatore indipendente), Marc-Olivier Wahler (direttore del Musée d’art et d’histoire di Ginevra), Pedro Wirz (vincitore del Bally Artist Award 2023), Maja Wismer (responsabile del settore arte contemporanea del Kunstmuseum di Basilea). Gli artisti e le artiste nominate hanno quindi presentato un portfolio che è stato esaminato da una giuria composta da Nicolas Girotto e Vittoria Matarrese, rispettivamente presidente e direttrice della Bally Foundation, Tobia Bezzola, direttore del MASI, Julian Fronsacq, curatore capo del Mamco Ginevra, e Valentine Umansky, curatrice alla Tate Modern, Londra. La giuria ha attribuito il premio all’unanimità, pur rilevando la grande qualità e la diversità delle candidature. 

 



 

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UNA RETE IN VIAGGIO. STORIE, IDEE, PROGETTI III EDIZIONE 2024 FOTOGRAFIA E ALTRI LINGUAGGI

 


Il programma di appuntamenti che vede i Soci di Rete Fotografia in dialogo tra loro e con altre istituzioni alla scoperta di connessioni inedite e nuovi punti d’incontro, ritorna e propone tre incontri di approfondimento sul rapporto tra Fotografia e altri linguaggi.


Continuano gli incontri di Una Rete in Viaggio. Storie, idee, progetti.

Prossimo appuntamento a Bergamo al Museo delle storie, martedì 23 aprile per parlare di connessioni possibili tra Fotografia e l’Architettura con Claudia Baroncini, Fondazione Alinari per la Fotografia, Silvia Giugno, Fondazione Dalmine, Daniela Pacchiana, Museo delle storie di Bergamo, Silvia Stener, Archivio Storico Assicurazioni Generali. Introduce e modera: Fabrizio Trisoglio, Presidente Rete Fotografia. Dal patrimonio storico-artistico e architettonico documentato da Alinari, in un’operazione di mappatura sistematica dei monumenti e delle architetture avviata già prima dell’Unificazione nazionale, alle testimonianze degli investimenti immobiliari di Assicurazioni Generali che contribuirono allo sviluppo e alla riqualificazione di diverse aree urbane, fino al rapporto centenario tra architettura e un’industria come la Dalmine che costruendo, progettando e disegnando lo spazio, ha condizionato il paesaggio non solo italiano.

Il rapporto tra fotografia e architettura passa anche attraverso le campagne di documentazione degli interventi di restauro di monumenti storici, come nel caso del Convento di San Francesco a Bergamo. Convento francescano dalla fine del Duecento, l’edificio ha una lunga storia, fatta di trasformazioni spesso legate a modifiche della destinazione d’uso: da convento a carcere - con le soppressioni degli ordini religiosi in epoca napoleonica -, e da carcere a scuola - con il Piano di Risanamento nel ventennio fascista -, fino alla destinazione museale negli anni Novanta del Novecento. Oggi il convento è sede del Museo della fotografia Sestini e di Bergamo 900 dove si svolge l’incontro.

Museo delle storie di Bergamo - Archivio fotografico Sestini

Il Museo delle storie di Bergamo è la rete dei musei storici della città. Un museo diffuso su sei tra i luoghi più affascinanti di Bergamo: la Rocca con al suo interno il Museo dell’Ottocento, il Campanone e il Palazzo del Podestà con il Museo del Cinquecento, il Museo Donizettiano, la Torre dei Caduti e il Convento di San Francesco. Proprio qui, nel novembre 2018 apre il Museo della fotografia Sestini. Il percorso museale, nato in collaborazione con SIAD Fondazione Sestini, ha il suo cuore pulsante nell’Archivio fotografico Sestini che oggi custodisce 18 fondi e più di un milione di immagini frutto dell’attività di fotografi amatori, studi professionali e collezionisti della città e del territorio. https://archivio.museodellestorie.bergamo.it/

Rete Fotografia, impegnata fin dalla sua fondazione nel 2011 nella promozione e valorizzazione della cultura fotografia a un pubblico non solo specialistico, offre anche quest’anno una inedita proposta di confronto e approfondimento condiviso. Dopo “Una Rete in Viaggio” seguirà, infatti, dal 11 al 20 ottobre 2024 la X edizione di “Archivi Aperti”.

Di seguito il calendario dei tre appuntamenti, che saranno trasmessi anche in streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook di Rete Fotografia.

Lunedì 18 marzo 2024, ore 18

FOTOGRAFIA E CINEMA

Cineteca di Bologna | Cinema Lumière, Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 2/b – Bologna

Con la partecipazione di Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia, Cineteca di Bologna, Ferrania Film Museum, Fondazione 3M, Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Info www.cinetecadibologna.it

Introduce e modera:

Fabrizio Trisoglio, Presidente Rete Fotografia

Interventi di

Elena Correra e Rosaria Gioia, Cineteca di Bologna

Daniela Aleggiani, Fondazione 3M

Alessandro Bechis, Ferrania Film Museum

Claudia Colecchia, Responsabile Biblioteca e Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte

Maria Agostina Lavagnino, Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia

Martedì 23 aprile 2024, ore 17.30

FOTOGRAFIA E ARCHITETTURA

Museo delle storie di Bergamo | Piazza Mercato del Fieno, 6 – Bergamo

Con la partecipazione di Archivio Storico Assicurazioni Generali, Fondazione Alinari per la Fotografia, Fondazione Dalmine, Museo delle storie di Bergamo

Per prenotarsi in presenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Saluti istituzionali:

Roberta Frigeni, Direttore scientifico del Museo delle storie di Bergamo

Introduce e modera:

Fabrizio Trisoglio, Presidente Rete Fotografia

Interventi di

Claudia Baroncini, Fondazione Alinari per la Fotografia

Silvia Giugno, Fondazione Dalmine
Daniela Pacchiana, Museo delle storie di Bergamo

Silvia Stener, Archivio Storico Assicurazioni Generali

Martedì 7 maggio 2024, ore 18

FOTOGRAFIA E MUSICA

Gallerie d’Italia – Torino, Museo di Intesa Sanpaolo | Piazza S. Carlo, 156 – Torino

Con la partecipazione di Archivio Lelli & Masotti, Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Fondazione Pirelli.

Per prenotarsi in presenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Interventi di

Serena Berno, Vicepresidente di Rete Fotografia, Archivio Storico Intesa San Paolo

Mila Forlani, Fondazione Pirelli

Silvia Lelli, Archivio Lelli e Masotti

Agostina Lavagnino, Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia

 



 

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UNA RETE IN VIAGGIO. STORIE, IDEE, PROGETTI III EDIZIONE 2024 FOTOGRAFIA E ALTRI LINGUAGGI

 


Il programma di appuntamenti che vede i Soci di Rete Fotografia in dialogo tra loro e con altre istituzioni alla scoperta di connessioni inedite e nuovi punti d’incontro, ritorna e propone tre incontri di approfondimento sul rapporto tra Fotografia e altri linguaggi.


Continuano gli incontri di Una Rete in Viaggio. Storie, idee, progetti.

Prossimo appuntamento a Bergamo al Museo delle storie, martedì 23 aprile per parlare di connessioni possibili tra Fotografia e l’Architettura con Claudia Baroncini, Fondazione Alinari per la Fotografia, Silvia Giugno, Fondazione Dalmine, Daniela Pacchiana, Museo delle storie di Bergamo, Silvia Stener, Archivio Storico Assicurazioni Generali. Introduce e modera: Fabrizio Trisoglio, Presidente Rete Fotografia. Dal patrimonio storico-artistico e architettonico documentato da Alinari, in un’operazione di mappatura sistematica dei monumenti e delle architetture avviata già prima dell’Unificazione nazionale, alle testimonianze degli investimenti immobiliari di Assicurazioni Generali che contribuirono allo sviluppo e alla riqualificazione di diverse aree urbane, fino al rapporto centenario tra architettura e un’industria come la Dalmine che costruendo, progettando e disegnando lo spazio, ha condizionato il paesaggio non solo italiano.

Il rapporto tra fotografia e architettura passa anche attraverso le campagne di documentazione degli interventi di restauro di monumenti storici, come nel caso del Convento di San Francesco a Bergamo. Convento francescano dalla fine del Duecento, l’edificio ha una lunga storia, fatta di trasformazioni spesso legate a modifiche della destinazione d’uso: da convento a carcere - con le soppressioni degli ordini religiosi in epoca napoleonica -, e da carcere a scuola - con il Piano di Risanamento nel ventennio fascista -, fino alla destinazione museale negli anni Novanta del Novecento. Oggi il convento è sede del Museo della fotografia Sestini e di Bergamo 900 dove si svolge l’incontro.

Museo delle storie di Bergamo - Archivio fotografico Sestini

Il Museo delle storie di Bergamo è la rete dei musei storici della città. Un museo diffuso su sei tra i luoghi più affascinanti di Bergamo: la Rocca con al suo interno il Museo dell’Ottocento, il Campanone e il Palazzo del Podestà con il Museo del Cinquecento, il Museo Donizettiano, la Torre dei Caduti e il Convento di San Francesco. Proprio qui, nel novembre 2018 apre il Museo della fotografia Sestini. Il percorso museale, nato in collaborazione con SIAD Fondazione Sestini, ha il suo cuore pulsante nell’Archivio fotografico Sestini che oggi custodisce 18 fondi e più di un milione di immagini frutto dell’attività di fotografi amatori, studi professionali e collezionisti della città e del territorio. https://archivio.museodellestorie.bergamo.it/

Rete Fotografia, impegnata fin dalla sua fondazione nel 2011 nella promozione e valorizzazione della cultura fotografia a un pubblico non solo specialistico, offre anche quest’anno una inedita proposta di confronto e approfondimento condiviso. Dopo “Una Rete in Viaggio” seguirà, infatti, dal 11 al 20 ottobre 2024 la X edizione di “Archivi Aperti”.

Di seguito il calendario dei tre appuntamenti, che saranno trasmessi anche in streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook di Rete Fotografia.

Lunedì 18 marzo 2024, ore 18

FOTOGRAFIA E CINEMA

Cineteca di Bologna | Cinema Lumière, Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 2/b – Bologna

Con la partecipazione di Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia, Cineteca di Bologna, Ferrania Film Museum, Fondazione 3M, Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Info www.cinetecadibologna.it

Introduce e modera:

Fabrizio Trisoglio, Presidente Rete Fotografia

Interventi di

Elena Correra e Rosaria Gioia, Cineteca di Bologna

Daniela Aleggiani, Fondazione 3M

Alessandro Bechis, Ferrania Film Museum

Claudia Colecchia, Responsabile Biblioteca e Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte

Maria Agostina Lavagnino, Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia

Martedì 23 aprile 2024, ore 17.30

FOTOGRAFIA E ARCHITETTURA

Museo delle storie di Bergamo | Piazza Mercato del Fieno, 6 – Bergamo

Con la partecipazione di Archivio Storico Assicurazioni Generali, Fondazione Alinari per la Fotografia, Fondazione Dalmine, Museo delle storie di Bergamo

Per prenotarsi in presenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Saluti istituzionali:

Roberta Frigeni, Direttore scientifico del Museo delle storie di Bergamo

Introduce e modera:

Fabrizio Trisoglio, Presidente Rete Fotografia

Interventi di

Claudia Baroncini, Fondazione Alinari per la Fotografia

Silvia Giugno, Fondazione Dalmine
Daniela Pacchiana, Museo delle storie di Bergamo

Silvia Stener, Archivio Storico Assicurazioni Generali

Martedì 7 maggio 2024, ore 18

FOTOGRAFIA E MUSICA

Gallerie d’Italia – Torino, Museo di Intesa Sanpaolo | Piazza S. Carlo, 156 – Torino

Con la partecipazione di Archivio Lelli & Masotti, Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia, Archivio Storico Intesa Sanpaolo, Fondazione Pirelli.

Per prenotarsi in presenza: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Interventi di

Serena Berno, Vicepresidente di Rete Fotografia, Archivio Storico Intesa San Paolo

Mila Forlani, Fondazione Pirelli

Silvia Lelli, Archivio Lelli e Masotti

Agostina Lavagnino, Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) – Regione Lombardia

 



 

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A Milano alla Galleria Nuages i ritratti in bianco e nero di Claudio Moschin 


Un libro edito sempre da Nuages dal titolo Le vite degli altri: perchè oltre che radunare molti di questi “scatti fotografici”, nel libro ad ogni personaggio è stato accostato un breve “racconto d vita” spesso ricco di aneddoti e curiosità.


Dal 9 al 30 marzo la Galleria Nuages di Milano (via del Lauro 10) apre una mostra con i ritratti in bianco e nero che Claudio Moschin, giornalista e fotografo, inviato freelance della RSI Televisione Svizzera, ha “scattato” ad attori e attrici, registi, scrittori, fotografi di moda e di guerra, illustratori, poeti e sempre dopo l'intervista televisiva. Sono fotografie il più naturali possibili, realizzate in più di 20 anni di lavoro, che raccontano proprio “quel momento e quell'incontro”.

A corredo della mostra, anche un libro edito sempre da Nuages dal titolo Le vite degli altri: perchè oltre che radunare molti di questi “scatti fotografici”, nel libro ad ogni personaggio è stato accostato uno stralcio di quella sua intervista, un breve “racconto d vita” spesso ricco di aneddoti e curiosità.

Nella sua carriera giornalistica (iniziata nella carta stampata e poi arrivata in televisione) Claudio Moschin ha realizzato servizi, inchieste, reportage premiati in diversi Festival internazionali, e ha incontrato, intervistato e fotografato centinaia di personaggi del mondo della cultura e dell'arte. Quanto alle sue immagini, sono state pubblicate sempre da numerose riviste cartacee e online (Style Magazine, Sette, IoDonna, Il Fotografo, Di Più, Weekend, Hestetika, Voce di New York).  

 

 

Fra i ritratti presenti nelle pagine del libro (poco meno di una sessantina) e tutti gli altri che in più arrichiscono anche la mostra, si fa davvero un viaggio nel tempo e nella memoria: un viaggio dove si racconta molto cinema, con i ritratti di Bernardo Bertolucci e Bruno Bozzetto, Maurizio Nichetti e John Turturro, Toni Servillo e Stefano Accorsi, Laura Morante e Alessandro Preziosi,  Christian De Sica e Mario Monicelli, Carlo Verdone e Jerry Calà, Franca Valeri e Valentina Cortese, Werner Herzog e Giuliano Gemma.  Ma in questo viaggio c'è anche molta letteratura (Dario Fo, Alda Merini, Andrea Camilleri, Luis Sepulveda, Giorgio Faletti, Amelie Nothomb, Marco Buticchi), molto teatro e tv (Margherita Palli, Luca Ronconi, Ferruccio Soleri, Arnoldo Foà, Andre Ruth Shammah, Gianfranco Jannuzzo, Alberto Patrucco, Piero Chiambretti, Davide Mengacci); arte e design (Italo Rota, Emiliano Ponzi, Nicola Magrin, Massimo Fenati, Staino, Silver, Claudio Villa, Gipi, QuentinBlake, Altan, Mattotti); e anche un pizzico di musica (Iva Zanicchi, Paolo Conte). E non potevano certo mancare alcuni ritratti e relative interviste con i più grandi (e spesso inavvicinabili) fotografi, come i “mitici“ Greg Gorman, Michel Comte, Mario Testino, Gian Paolo Barbieri, Rankin, come il “re dei paparazzi” Ron Galella, e i maestri del reportage Gianni Berengo Gardin, Mauro Galligani, Ferdinando Scianna e Mario Dondero.

 

ANDREA CAMILLERI

 



 

63 temroli

 

 

MILANO DESIGN FILM FESTIVAL 11a edizione Direzione Artistica di Cristiana Perrella  


5 giorni di manifestazione, 3 sedi, oltre 30 titoli in programma e 5 premi. Con i ritratti di grandi progettisti, i racconti del passaggio generazionale, la Green Architecture, le esperienze con il cibo e la moda etica, MDFF11 presenta molte première assolute e italiane.


Abitando le sedi di Triennale Milano, Anteo Palazzo del Cinema,Fondazione dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano, torna dal 6 al 10 marzo 2024 Milano Design Film Festival, la kermesse che dal 2013 racconta, attraverso il cinema nelle sue varie forme, le concezioni più contemporanee del design e dell’architettura italiani e internazionali.

Con la direzione artistica di Cristiana Perrella, l’undicesima edizione presenta un ricco programma con proiezioni, presentazioni e panel , per offrire a un pubblico diventato sempre più ampio, una lettura del design da prospettive inedite.

Come in ogni edizione il mondo raccontato dal Festival supera le questioni estetiche e funzionali per abbracciare quelle sociali, politiche, etiche e ambientali, innescando relazioni con discipline affini e generando un sistema di pensiero che aiuta a comprendere la società che viviamo e a delineare soluzioni concrete e innovative per viverci meglio.

“Il mondo del progetto è infatti da tempo in grande trasformazione, sempre più interessato a proporre modelli, a costruire scenari, piuttosto che a fare cose, a restituire e interpretare la complessità dell’ecosistema in cui viviamo prima che a immetterci nuovi prodotti. Molti designer oggi condividono un atteggiamento critico nei confronti delle dinamiche che sostengono un’economia di consumo e le sue conseguenze geopolitiche e propongono esempi di circolarità e integrità, rendendo attraente e auspicabile una visione costruttiva e rigenerativa del futuro, aiutandoci a pensare e ad affrontare il cambiamento necessario in un’epoca segnata da profonde crisi. – Spiega Cristiana Perrella – I film in programma in MDFF 11 restituiscono in modo sempre più preciso questa trasformazione, anche quando guardano al passato, raccontano storie che parlano di futuro, visioni e personaggi che hanno saputo andare oltre il loro tempo, oltre gli steccati della loro disciplina”.

Oltre 30 titoli tra film, documentari, corto e lungometraggi, video d’arte e storie di progettisti di ieri e di oggi, il programma 2024 racconta architettura e design non solo attraverso i film in concorso della SELEZIONE UFFICIALE – scelti dal Comitato di selezione grazie a una open call internazionale – e di MDFF STUDENT AWARD, ma anche attraverso film fuori concorso di grande fascino.

MDFF 11 prende il via mercoledì 6 marzo alle 20.00 all’Anteo Palazzo del Cinema entrando subito nel vivo della SELEZIONE UFFICIALE: una opening night dedicata alla premièr eassoluta di Green Over Gray. Emilio Ambasz di Mattia Colombo e Francesca Molteni, alla presenza degli autori l’architetto argentino Emilio Ambasz e l’architetto e storico dell'architetturaFulvio Irace. Attraverso la figura di Ambasz e grazie ad alcuni dei suoi più significativi progetti realizzati tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Duemila, il documentario racconta la rivoluzione della Green Architecture e le responsabilità dell’Architettura nei confronti di una progettazione che assicuri il welfare dei diversi ecosistemi che abitiamo.

Giovedì 7 e venerdì 8 marzo dalle 15.00 fino a sera all’Anteo Palazzo del Cinema – nelle sale Rubino e President – si susseguono le proiezioni dei film della SELEZIONE UFFICIALE. Particolare attenzione è stata rivolta a quelle produzioni recenti capaci di mostrare visioni inedite del design e di indagare il linguaggio dell’immagine in movimento come elemento di ricerca progettuale.

Molti i filoni di ricerca rintracciabili tra i film in programma: l’architettura indiana viene analizzata in The Sense of Tuning di Bêka & Lemoine, (Francia, India, 2023, 98’), un'esperienza cinematografica performativa capace di restituire l'alchimia e l’intimità dell’incontro tra Bijoy Jain, fondatore dello Studio Mumbai in India, e i due autori, e in The Promise – Architect BV Doshi di Jan Schmidt-Garre, (Germania, 2023, 90’) film che racconta uno degli architetti più influenti del XX secolo in India e vincitore del Premio di Architettura Pritzker nel 2018; l’architettura museografica è centrale per Depot - Reflecting Boijmans di Sonia Herman Dolz (Paesi Bassi, 2023, 86’), che analizza l’esperienza del Depot Boijmans Van Beuningen, il primo deposito museale completamente accessibile al pubblico, e per In The Mood For Art di Michael Schindhelm (Svizzera, 2023, 53’), che esplora la meraviglia architettonica del museo M+, progettato da Herzog & de Meuron e che ospita la collezione più significativa al mondo di arte contemporanea cinese.

Sono moltissimi i ritratti di progettisti, da Alvaro Siza Vieira: A Tribute to the Master Architect di Augusto Custodio (Portogallo, Brasile, 2023, 61’), che svela la vita e l'opera rivoluzionaria dell’architetto portoghese Álvaro Siza Vieira, a György Kepes. Interthinking Art + Science di Márton Orosz (Ungheria, Canada, 2023, 96’), documentario che costituisce la prima indagine completa sulla vita di György Kepes, precursore dell'arte multimediale.

In alcune pellicole è centrale il passaggio generazionale e lo sguardo dei figli sui padri: in Radical Landscape, di Elettra Fiumi (Italia, Svizzera, 2022, 87’), la regista racconta, dalla prospettiva di figlia, la figura di Fabrizio Fiumi, uno dei fondatori del gruppo 9999 che contribuì a definire la scena dell'architettura radicale; Ask the Sand, di Vittorio Bongiorno (Italia, 2022, 60’), è il viaggio di un padre e di un figlio alla ricerca di Arcosanti, la città utopica costruita nel 1970 nel deserto dell'Arizona dall'architetto italiano Paolo Soleri, allievo di Frank Lloyd Wright; Skin of Glass, di Denise Zmekhol (Stati Uniti, Brasile, 2023, 90’), è la storia della più grande favela verticale di San Paolo, una torre di di 25 piani progettata da Roger Zmekhol, padre della regista, nel 1968 divenuta oggetto di occupazioni da parte di movimenti che lottano per il diritto alla casa.

Non mancano le esperienze dal taglio sociale come The Architects of Hope: The First Steps of Rebuilding Ukraine, di Paul Thomas (Ucraina, 2023, 60’),  film che segue da vicino i principali studi di architettura ucraini impegnati nella ricostruzione delle città devastate dal conflitto in corso, e Where we grow older, di Daniel Schwartz (Canada, 2023, 30’), documentario che esplora come la crescente popolazione anziana stia ridefinendo costrutti architettonici; la moda e il suo impatto sull’ambiente sono analizzati in Fashion Reimagined,di Becky Hutner (Regno Unito, Stati Uniti, 2022, 110’), che racconta l’incredibile esperienza della fashion designer Amy Powney del suo brand Mother of Pearl, precursore di un cambiamento sociale e Tactile Afferents, di Formafantasma e Joanna Piotrowska (Italia, 2022, 6’), un viaggio alla ricerca della sostenibilità nell'industria della lana che passa dal tatto  tatto e dai gesti  come modalità di comunicazione tra esseri umani e animali;  non ultima l’esperienza con il cibodi Food & Design, di Mu-Ming Tsai , (Taiwan, 2023, 56’), film che offre una prospettiva inedita sul significato e sulle possibilità creative legate al cibo.

Il programma comprende anche talk, presentazioni con gli autori e momenti di approfondimento sui temi dei film come quello dedicato al design degli ambienti di lavoro a cura di DEGW con laproiezione di DEGW 50 anni – il FILM  – venerdì 8 marzo alle 17.00 in Sala Astoria – seguita da un panel dal titolo Un “posto” tra architettura e cinema in cui interverranno Franco Guidi, AD e partner di Lombardini22, Juri Franzosi, DG di Lombardini22, Alessandro Adamo, direttore di DEGW e partner di Lombardini22, Michele Calzavara, architetto e curatore, Gianluca Vassallo, regista.

I film della SELEZIONE UFFICIALE concorrono alla vittoria di quattro premi: AFA – Architecture Film Award, organizzato in collaborazione con la Fondazione dell'Ordine degli Architetti P.P.C della Provincia di Milano (FOAM), che mira a promuovere film sull'architettura e sul paesaggio e, novità dell’edizione 2024, DFA – Design Film Award nuovo premio che celebra i film che esplorano il mondo multiforme del design, mettendone in evidenza le intersezioni con la cinematografia. Ogniuno di questi premi verrà assegnato alla categoria Feature (i lungometraggi) e Short (i cortometraggi), da due giurie internazionale di esperti: Beyer Thomas con Adrian Dorschner, Claudia Clemente e Francesca Iovene per AFA, Marco Rainò, Federica Sala e Dino Vannini per DFA.

Nel corso delle giornate del 7 e 8 marzo, le proiezioni dei film in concorso saranno inframezzate dai 5 migliori short film (max. 90”) realizzati da studenti di Università, Accademie e Istituti di Design e ricevuti attraverso una open call e selezionati per l’MDFF STUDENT AWARD. Tema di quest’anno What Really Matters/Cose che contano, un invito a descrivere attraverso brevi clip video gli oggetti indispensabili per chi oggi ha vent’anni. Una giuria di esperti composta da Nina Bassoli, Beatrice Marchi, Sara Ricciardi assegnerà il premio al migliore short film .

A completare il programma  due speciali proiezioni fuori concorso: l’attesissimo film High & Low – John Galliano, di Kevin Macdonald (Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, 2023, 116’) in programma per venerdì 8 marzo alle 21.30 all’Anteo Palazzo del Cinema e la première della versione restaurata de L’Inhumaine di Marcel L’Herbier (Francia, 1924, 135’) con sonorizzazione live di Lorenzo Senni, evento di chiusura ad invito sabato 9 marzo alle 19.00 nel Salone d’Onore di Triennale Milano.

Presentato per la prima volta in Italia dopo l’anteprima alla Festa del cinema di Roma lo scorso ottobre, High & Low  è un'analisi sincera e intelligente della rapida ascesa, della caduta e della recente rinascita dell’enfant terrible della moda John Galliano. Le interviste con i suoi amici più cari, i familiari più stretti e con celebrità come Naomi Campbell, Penélope Cruz, Anna Wintour, insieme al racconto di John Galliano stesso, ritraggono l'uomo dietro il genio nella sua ricerca di redenzione.

Concepito come prologo all'Esposizione internazionale delle arti decorative di Parigi nel 1925, mostrando il meglio della produzione francese in pittura, scultura, architettura, musica e moda, L’inhumaine è testimonianza visiva di uno dei periodi artistici più grandiosi di Parigi e uno dei massimi esempi in cui la sintesi di tutte le arti si manifesta attraverso il cinema.  Realizzato in occasione del centenario della sua uscita, il restauro del film vede l’uso del negativo originale in nitrato, scansionato a una risoluzione 4K, e il ripristino dei colori originali. In occasione di MDFF 11 L’inhumaine viene proiettato straordinariamente con sonorizzazione dal vivo del musicista Lorenzo Senni, protagonista indiscusso della nuova generazione di producer europei.

La proiezione nel Salone d’Onore di Triennale Milano seguirà la premiazione di AFA – Architecture Film Award e DFA – Design Film Award per le categorie Feature e Short, e di MDFF Student Award, prevista alle 18.00. La serata, su invito, vedrà la possibilità di accesso anche ai primi 100 abbonati al Festival che si registreranno alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per la giornata di chiusura del festival, domenica 10 marzo dalle 15.00 alle 21.00, alla Fondazione dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano, saranno proiettate le repliche dei film vincitori.

MDFF 11 conferma inoltre il progetto MDFF Around The World , con l'obiettivo di portare il Festival e il dibattito sul design in nuovi e sempre più ampi contesti internazionali, e allo stesso tempo attivare sinergie locali. Sono ormai numerose, infatti, le collaborazioni con gli Istituti Italiani di Cultura, le Università, le Design Week e varie Istituzioni sia pubbliche sia private.

Anche per questa edizione prosegue il sostegno di The Good Life Italia come Media Partner.