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Kelly Robert, Coraggio, 2021, terraglia bianca italiana e smalto, 60x33x35 cm.

 

STORIA DEL NOVECENTO ITALIANO - Poetiche e vicende del movimento di Margherita Sarfatti 1920-1932

 

Il volume è l’esito di oltre vent’anni di studi di Elena Pontiggia che ha ricostruito la storia del Novecento Italiano, uno dei più importanti movimenti di ideali classici del XX secolo.

Mercoledì 29 giugno 2022 alle ore 18:30, le porte del Salone d’Onore del Museo Bagatti Valsecchi si aprono per presentare il poderoso volume di Elena Pontiggia STORIA DEL NOVECENTO ITALIANO. Poetiche e vicende del movimento di Margherita Sarfatti 1920-1932, edito da VAF, Fondazione Stiftung – Allemandi. Ne parlano con il conservatore del Museo Antonio D’Amico, l’autrice Elena Pontiggia e lo storico dell’arte Luigi Sansone.

Il volume è l’esito di oltre vent’anni di studi di Elena Pontiggia che ha ricostruito la storia del Novecento Italiano, uno dei più importanti movimenti di ideali classici del XX secolo. Con un linguaggio chiaro e leggibile ne analizza la poetica, incentrata sulla volontà di ricomporre una forma solida e volumetrica. Racconta poi, con una mole di dati poco noti e un ricco apparato di immagini, l’avventura novecentista: le vicende di un piccolo gruppo di artisti, che si forma a Milano nel 1922 intorno Margherita Sarfatti, critica d’arte, e all’artista Mario Sironi. Ricostruisce la storia delle mostre che nella seconda metà degli anni Venti, in tutta Europa, hanno promosso il Novecento Italiano, accogliendo le opere di tanti grandi pittori e scultori, da Carrà a Casorati, da Wildt ad Arturo Martini, da Campigli a de Chirico, e molti altri ancora.

Come si legge nell’introduzione dell’autrice, la ricerca e la scrittura muovono entro questioni ancora aperte: «la dimensione allargata del Novecento Italiano che, se non può essere identificato con le centinaia di artisti presenti nelle sue mostre (…), non deve nemmeno essere ridotto ai Sette (Sironi, Bucci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppi)»; il «il ruolo di altri artisti che sono stati oggettivamente vicini al gruppo sarfattiano, partecipando a tutte, o quasi, le sue mostre»; la «poetica» del Novecento Italiano, «il suo concetto di sintesi, e le sue suggestioni platoniche, la sua aspirazione a una moderna classicità, la sua contrapposizione all’impressionismo, al divisionismo, all’eclettismo, al simbolismo, al realismo ottocentesco».

Fondato sulla profonda conoscenza del corpus storiografico dedicato nel tempo al Novecento Italiano e, soprattutto, arricchito di nuovi dati emersi dalla consultazione e dall’analisi di documenti inediti o poco noti conservati negli archivi di Margherita Sarfatti, di Alberto Salietti e di Arturo Tosi, il volume di Elena Pontiggia si offre come capitolo essenziale per l’approfondimento e la rilettura della costellazione novecentista e della scena artistica italiana della prima metà del XX secolo.

Come sempre la Casa Museo Bagatti Valsecchi, situata nel cuore di Milano, rappresenta la cornice perfetta per raccontare uno spaccato di storia del Novecento, di cui la famiglia Bagatti Valsecchi ha fatto parte, grazie alla sua partecipazione alla vita milanese da fine Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento e ancora oggi come simbolo della città di Milano grazie alla sua apertura al pubblico nel 1994.

Il volume STORIA DEL NOVECENTO ITALIANO. Poetiche e vicende del movimento di Margherita Sarfatti 1920-1932 è arricchito da un apparato  conografico che accompagna la lettura dei quattordici capitoli del libro e comprende 290 illustrazioni di dipinti e sculture appartenenti a collezioni museali e di un cospicuo numero di opere appartenenti alla collezione di Volker Feierabend - creatore della Fondazione VAF-Stiftung - oggi in deposito al Mart di Trento e Rovereto.

IL MUSEO

Il Museo Bagatti Valsecchi è una casa museo frutto di una straordinaria vicenda collezionistica di fine Ottocento, che ha come protagonisti due fratelli: i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. A partire dagli anni Ottanta del XIX secolo, i due posero mano alla ristrutturazione della dimora di famiglia nel cuore di Milano, tra via Gesù e via Santo Spirito e parallelamente, iniziarono a collezionare dipinti e manufatti d’arte applicata quattro-cinquecenteschi con l’intento di allestirli nella loro casa così da creare una dimora ispirata alle abitazioni del Cinquecento lombardo.

 



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Stephen Kent, WILTED VASE I (COCKTAIL HOUR), 2021, gesso, resina, pigmenti, acrilico, 51 x 41 x 4 cm, foto Jens Ziehe.

 

"Texture of the Contemporary" Veronika Hapchenko, Stephen Kent, Shinoh Nam, Lena Valenzuela

 

Nata dall’esigenza di esplorare nuovi linguaggi guardando al lavoro di un gruppo di giovani artisti internazionali, la mostra presenta un’inedita selezione di dipinti, sculture ed installazioni site-specific in rapporto allo spazio della galleria.

A day, a livelong day, is not one thing but many. It changes not only in growing light toward zenith and decline again, but in texture and mood, in tone and meaning, warped by a thousand factors of season, of heat or cold, of still or multi winds (..)

La galleria Renata Fabbri arte contemporanea è lieta di presentare Textures of the Contemporary dal 22 giugno al  17 settembre 2022, una mostra collettiva a cura di Marlene A. Schenk e Valeria Schäfer che riunisce per la prima volta in Italia i lavori di quattro artisti: Veronika Hapchenko (Kyiv, 1995), Stephen Kent (Harrisburg, Pennsylvania, 1985), Shinoh Nam (Seoul, 1993) e Lena Valenzuela (Amburgo, 1989). Nata dall’esigenza di esplorare nuovi linguaggi guardando al lavoro di un gruppo di giovani artisti internazionali, la mostra presenta un’inedita selezione di dipinti, sculture ed installazioni site-specific in rapporto allo spazio della galleria.

Textures of the Contemporary si interroga sul concetto di adattamento, dell’“adattare” e dell’“adattarsi”, attraverso l’osservazione di forme che mutano e che invadono gli spazi. Partendo dalla definizione di texture – da leggere come aspetto, trama, consistenza di una superficie o di una sostanza – le opere esposte in mostra indagano le molteplici declinazioni di questo concetto, mettendolo in relazione con lo spazio espositivo. L’intento è di creare un’allusione, anche in senso fisico, a quegli istanti onirici che caratterizzano la nostra esistenza, fatta di momenti fugaci e inafferrabili.

Proprio come questi attimi, le opere in mostra dialogano con lo spazio sfidando ciò che è noto e familiare, integrandosi nell’ambiente oppure modificandolo. Attraverso l’utilizzo di molteplici media e linguaggi espressivi, esse ambiscono a interrompere strutture discorsive consolidate, offrendo all’osservatore punti di vista differenti, mai scontati e alternativi. Negli spazi della galleria, i lavori di Veronika Hapchenko, Stephen Kent, Shinoh Nam e Lena Valenzuela mostrano il loro potenziale nel rappresentare una visione in continua evoluzione, introducendo nuovi ambienti in spazi familiari.

(…) And as a day changes so do its subjects, bugs and birds, cats, dogs, butterflies, and people. John Steinbeck: The Winter of Our Discontent (1961)

Stephen Kent (Harrisburg, Pennsylvania, 1985) vive e lavora a Berlino. Ha conseguito il Master in Fine Arts presso la Cranbrook Academy of Art di Detroit e il Bachelor in Fine Arts presso la Pennsylvania State University. Ha recentemente esposto presso: Elephant Kunsthall (Norvegia), Good Weather Gallery (USA), galleria LVL 3 (Chicago), Haverkampf Leistenschneider Galerie (Berlino), galleria Szydlowski (Varsavia) e Die Brücke Museum (Berlino). I suoi mosaici sono stati pubblicati sui quotidiani “Der Tagespiegel” e “Chicago Tribune”.

Shinoh Nam (Seoul, Corea del Sud, 1993) vive e lavora fra Düsseldorf e Berlino. Sta terminando gli studi in Fine Arts presso l’Universität der Künste di Berlino, dove è allievo di Monica Bonvicini, con uno studio in Architettura presso la Kunstakademie di Düsseldorf con l’architetta Donatella Fioretti. Ha precedentemente conseguito la laurea in Photography & Visual Media presso la Sangmung University di Seoul. Le sue opere sono state esposte presso: Sejong Center, Seoul; Gallery Einstosz, Düsseldorf; Arts Centre Dresden - Schimmel project; Gallery 062, Chicago; Open White Gallery, Berlino; Bloom, Düsseldorf; Gallery Reinraum e.V, Düsseldorf; Artspace SOMA, Berlino; KARMA International, Zurigo; Nadan, Berlino; presso il dipartimento culturale dell'ambasciata della Repubblica di Corea a Berlino e presso Neue Kunstverein, Dessau.

Veronika Hapchenko (Kyiv, 1995) vive e lavora a Cracovia. Ha conseguito il Master in Fine Arts all’Accademia di Belle Arti di Cracovia dopo aver studiato scenografia alla National University of Cinema and Television di Kyiv. Ha esposto in mostre personali presso: Import Export (Varsavia); Nanazenit (Varsavia); i gallery (Cracovia), Baszta Gallery, Dworek Białoprądnicki Cultural Center (Cracovia). Tra le mostre collettive: Fondazione Gierowski (Varsavia); Galleria Krupa (Breslavia); Rundgang, Accademia di Belle Arti di Vienna; Cracow Art Week KRAKERS (Cracovia) e Galeria Atelier II (Cracovia).

Lena Valenzuela (Amburgo, 1989) vive e lavora a Berlino. Attualmente frequenta il Master in Fine Arts presso l’Universität der Künste di Berlino. Ha precedentemente conseguito la laurea in Design presso l’Hochschule für Künste Bremen di Brema. Tra le mostre collettive: MISA, König Galerie (Berlino, 2022); Fasting of My Fantasies, ACUD Galerie (Berlino, 2002); Emergency Gathering. Brave for love and the people fleeing Ukraine by P.L.U.R, ACUD MACHT NEU (Berlino, 2022); Rebound, Künstlerhaus Sootbörn, (Amburgo, 2021); Let's See if This Works, Zirkus Schatzinsel (Berlino, 2021); Mit Haut und Haaren, Raum für Sichtbarkeit (Berlino, 2021). Animation of Dead Material, Künstlerhaus Bethanien (Berlino, 2020).

 



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RARE SCOPERTE STORICHE E CAPOLAVORI INEGUAGLIABILI ALLA XXXV EDIZIONE DI TEFAF MAASTRICHT, DI NUOVO IN PRESENZA

 

La varietà e qualità dell’offerta di TEFAF Maastricht non ha eguali, sia in termini di opere che di espositori presenti all’evento.

Amsterdam, Paesi Bassi: The European Fine Art Foundation (TEFAF) ritorna a Maastricht in grande stile, anticipando una selezione delle opere recentemente scoperte e dei capolavori esposti alla XXXV edizione della sua Fiera TEFAF Maastricht, prevista dal 25 al 30 giugno. La varietà e qualità dell’offerta di TEFAF Maastricht non ha eguali, sia in termini di opere che di espositori presenti all’evento.

Quest’anno, oltre ai migliori galleristi del mondo, TEFAF Maastricht darà il benvenuto al Museo Boijmans van Beuningen, che presenterà il quadro Pioppi vicino a Nuenen di Vincent van Gogh (1885) proprio all’ingresso della Fiera. L’opera sarà presto oggetto di restauro grazie al supporto economico del Museum Restoration Fund di TEFAF, giunto al suo decimo anniversario. Inoltre, TEFAF Maastricht sarà accompagnata da un nutrito programma di incontri ed eventi che avranno luogo in uno spazio di nuova creazione. Tutte le informazioni a riguardo sono consultabili su TEFAF.com

TEFAF Maastricht, vera calamita per il mercato internazionale dell’arte, vedrà la partecipazione di 243 tra i migliori mercanti d’arte e galleristi del mondo, che presenteranno opere d’ineguagliabile qualità e valore storico al pubblico mondiale di collezionisti privati, curatori e direttori museali, professionisti del settore e appassionati. Per la prima volta nella sua storia, TEFAF si terrà nel mese di giugno anziché a marzo, per poi ritornare ad avere luogo come sempre intorno a primavera nell’edizione del 2023, prevista dall’11 al 19 marzo. Quest’anno, TEFAF Maastricht sarà la punta di diamante di una serie di fiere d’arte eccezionali che faranno dell’Europa il centro del mercato.

L’edizione 2022 coinvolgerà 243 espositori per un totale di 20 nazioni: 216 galleristi già precedentemente presenti alla Fiera, e 21 che vi esporranno per la prima volta. Inoltre, l’iniziativa TEFAF Showcase darà il benvenuto a 6 gallerie di recente apertura, accogliendole per la prima volta all’interno della comunità di TEFAF: si tratta di Bartha Contemporary (Regno Unito), Galerie Nicolas Bourriaud (Francia), Imperial Art (Francia), Galerie Mendes (Francia), Galerie Pauline Pavec (Francia), e Royal Provenance (Francia).

Queste le parole del Presidente Hidde van Seggelen: “Parlo a nome di tutta la comunità di galleristi quando dico che riaprire le porte della trentacinquesima edizione di TEFAF Maastricht è una grande emozione. I nostri espositori hanno sempre portato alla Fiera un ricco patrimonio di storia ed esperienza, e quest’anno non farà eccezione. Con l’edizione di giugno ci uniremo con piacere ad altri eventi artistici e culturali di rilievo mondiale che avranno luogo nello stesso mese in Europa, rendendola così la destinazione d’elezione per i collezionisti e gli appassionati di tutto il mondo”.

AXA XL
TEFAF e AXA XL, suo Partner Principale, condividono la stessa filosofia: nell’arte, c’è molto più di ciò che si vede.

TEFAF è una fondazione no profit che sostiene l’esperienza e la varietà della comunità globale dell’arte, come dimostrano gli espositori selezionati per le sue due Fiere annuali di Maastricht e New York. TEFAF si pone come guida esperta per i collezionisti privati e istituzionali del mercato globale dell’arte, ispirando appassionati e compratori d’arte di tutto il mondo.

TEFAF Maastricht è ampiamente riconosciuta come la fiera d’arte, antiquariato e design più importante del mondo. Con oltre 280 espositori di spicco provenienti da più di 20 nazioni, TEFAF Maastricht è la vetrina delle opere d’arte più prestigiose disponibili ogni anno sul mercato. Oltre alle sezioni tradizionali come dipinti degli Antichi Maestri, antichità e opere classiche, che interessano circa metà della Fiera, propone ai visitatori anche arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielleria, design del XX secolo e opere su carta.

 

 



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Premio Arte: Sostantivo Femminile 2022 XIV edizione

 

Il premio giunge alla sua quattordicesima edizione e celebra l’impegno, la creatività e l’estro di otto donne che hanno saputo arricchire il panorama artistico e culturale del nostro paese.

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea torna ad ospitare l’appuntamento dedicato alle donne e al loro prezioso contributo in molteplici discipline.

Il Premio Arte: Sostantivo Femminile, promosso dalla Presidente dell’Associazione A3M - Amici dell'Arte Moderna a Valle Giulia Maddalena Santeroni e dalla Direttrice della Galleria Nazionale Cristiana Collu, giunge alla sua quattordicesima edizione e celebra l’impegno, la creatività e l’estro di otto donne che hanno saputo arricchire il panorama artistico e culturale del nostro paese.

Liliana Segre

Senatrice

Ilaria Capua

Accademica

Francesca Mannocchi

Giornalista

Francesca Dego

Violinista

Francesca Montinaro

Scenografa

Dacia Maraini

Scrittrice

Liliana Moro

Artista

Laura Delli Colli

Giornalista

La cerimonia di premiazione si svolgerà nella Sala delle Colonne martedì 21 giugno alle ore 18.00 alla presenza del giornalista e saggista Marco Damilano, l'attore Alessandro Preziosi, lo storico dell’arte e saggista Costantino D’Orazio,  la Presidente di Acea Spa Michaela Castelli, e Francesco Carderi, Ufficio Stampa Terna Spa, insieme a molti altri esponenti della cultura e della divulgazione italiana.

La Galleria Nazionale, per l’occasione, prevede l’apertura serale straordinaria fino alle ore 22.00, con l’ultimo ingresso alle ore 21.15.

Sarà possibile visitare le mostre in corso: INTERTWINGLED The Role of the Rug in Arts, Crafts and Design, a cura di Martí Guixé e Inga Knölke, che espone in un suggestivo dialogo oltre 80 opere di pittura, fotografia, design e artigianato; la mostra VASCO BENDINI. OMBRE PRIME, a cura di Bruno Corà, che rende omaggio un protagonista della pittura informale italiana nel centenario dalla nascita; Chiara Bettazzi. Surplace, a cura di Saretto Cincinelli, che presenta per la prima volta sotto forma di unica e inedita installazione le opere fotografiche dell’artista, nella sua personale rilettura della “natura morta”; il progetto espositivo di Antonello ViolaAperto confine sulla Gorgone di Sartorio, corpus di opere nato dal confronto dell’artista con il capolavoro La Gorgone e gli Eroi di Giulio Aristide Sartorio; l’installazione site specific realizzata per la Galleria dal titolo Roberto Almagno. Plasmare il disegno, rappresentativa del lavoro di trasformazione operato sui materiali naturali che l’artista conduce da anni.

 



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MAXXI BVLGARI PRIZE: LA MOSTRA DEI FINALISTI ALESSANDRA FERRINI, SILVIA ROSI, NAMSAL SIEDLECKI

 

Gli artisti presentano le loro opere site specific per la terza edizione del premio che vede ancora insieme MAXXI e Bulgari nel sostegno ai giovani talenti nell’arte.

Con opere profondamente radicate nel presente, capaci di scardinare la Storia, la Società, la Natura, per comprendere al meglio una contemporaneità in costante evoluzione, Alessandra Ferrini (Firenze, 1984), Silvia Rosi (Scandiano – RE, 1992) e Namsal Siedlecki (USA, 1986) dal 24 giugno al 20 novembre 2022 sono i protagonisti della mostra, a cura di Giulia Ferracci, della terza edizione del MAXXI BVLGARI Prize, progetto che unisce il MAXXI e Bulgari nel sostegno e la promozione dei giovani artisti.

Allestita nella scenografica Galleria 5 al terzo piano del museo, la mostra presenta tre lavori pensati, prodotti e realizzati appositamente per il Premio, sulla base dei quali la stessa giuria internazionale che li ha scelti – composta da Hou Hanru, Direttore Artistico del MAXXI, Bartolomeo Pietromarchi, Direttore del MAXXI Arte, Hoor Al Qasimi, Presidente e Direttrice Sharjah Art Foundation, Chiara Parisi, Direttrice Pompidou-Metz e Dirk Snauwaert, Direttore WIELS Contemporary Art Centre – decreterà il vincitore, la cui opera entrerà a far parte della collezione del MAXXI.

Dice Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI: “Il rapporto con la memoria personale e collettiva, con la storia, con la natura, sono temi diventati sempre più centrali alla luce delle profonde trasformazioni geopolitiche, sociali ed ecologiche cui stiamo assistendo, e il MAXXI BVLGARI Prize non poteva che rispecchiare tutto questo. Il Premio, che è uno degli appuntamenti più importanti per il Museo – sviluppato insieme a Bulgari nostro partner strategico dal 2018, azienda da sempre attenta alla ricerca e con cui condividiamo la missione di investire sulla creatività del nostro tempo – ci mette dietro allo sguardo dei giovani artisti lasciandoci intravedere il futuro e forse il modo migliore di affrontarlo. Benvenuti ai finalisti! È un piacere avervi al MAXXI”.

Dice Jean-Christophe Babin, CEO di Bulgari: “In un momento storico che ci vede attraversare incessanti cambiamenti, la riflessione dei finalisti sui concetti di identità, radici culturali e narrazione dei media fa scaturire un legame profondo tra dimensione personale e sfera collettiva. Sperimentando con linguaggi e materiali, i tre artisti varcano confini per ripensare appartenenze e provenienze in un’ottica di inclusività. Il nuovo appuntamento con il MAXXI BVLGARI Prize è come sempre ricco e stimolante e ci rende fieri più che mai di una partnership frutto di valori condivisi, che dà voce ai giovani talenti per renderli protagonisti del loro futuro.”

LA MOSTRA

La prima parte del percorso espositivo, all’ingresso della Galleria 5, accoglie lo spettatore in una Archive Room in cui, su pareti caratterizzate da un motivo che ricorda l’antica arte giapponese del Kintsugi, tre teche raccolgono materiali e appunti che hanno ispirato gli artisti nella realizzazione dei loro lavori.

Il percorso espositivo si apre con Gaddafi in Rome: Notes for a Film, di Alessandra Ferrini, una video installazione che, con l’approccio auto riflessivo tipico dell’essay film, analizza la prima visita ufficiale in Italia di Muammar Gheddafi nel 2009, per celebrare la firma del Trattato di amicizia, partenariato e collaborazione tra Italia e Libia. Un accordo nato dalla necessità per l’Italia di assicurarsi l’approvvigionamento di carburante e di fermare il flusso dei migranti verso le coste del Sud, per il quale il nostro Paese ha dovuto piegarsi alla richiesta di un risarcimento per l’occupazione coloniale sotto forma di investimenti finanziari e infrastrutturali. Quello stesso trattato ha ratificato la politica dei respingimenti, ha causato la violazione dei diritti umani di tanti, ha dato origine ad accordi simili in UE.

Partendo dal meticoloso reportage realizzato in quei giorni di visita ufficiale dal quotidiano La Repubblica – occasione per l’artista di una riflessione sulle forme contemporanee di produzione e fruizione delle notizie – Gaddafi in Rome opera una vera e propria dissezione della “messa in scena” dell’evento, ispirandosi direttamente alla pratica delle dissezioni pubbliche nei Teatri Anatomici dal Medioevo in poi, di cui resta una citazione nella tenda che compone parte dell’allestimento, su cui è stampata l’immagine del Teatro Anatomico dell’Università di Padova (il più antico in Italia).

Sollevando temi come il rapporto tra velocità di comunicazione e reale comprensione di eventi geopolitici complessi, la spettacolarizzazione mediatica degli eventi, il travagliato rapporto dell’Italia con il suo passato coloniale, Gaddafi in Rome è un invito a una riflessione più ampia, che non da soluzioni, ma lascia agli spettatori lo spazio per trarre le proprie conclusioni.

Il percorso continua con Nuovo Vuoto di Namsal Siedlecki, un viaggio metaforico nato dall’interesse dell’artista per gli spazi vuoti all’interno delle sculture in bronzo fuse a cera persa.

Partendo da una di queste forme interiori – ricavata da una mano bronzea comprata online – Siedlecki parte alla ricerca della “scultura originaria” che la custodiva. Tramite scansioni in 3D e ricomposizioni vettoriali, e grazie all’uso di tecnologie robotiche, l’artista realizza 6 opere composte da una scultura e il suo plinto, ogni volta in materiali diversi. La prima – in gesso e cemento – rappresenta la condizione attuale dell’Umanità, artefice di uno sfrenato sfruttamento della Natura. La seconda, realizzata in legno di Cirmolo con un plinto in marmo simile a un abbeveratoio forato, mostra la mano nel suo primo stadio di mutazione, mentre la terza, composta da una stufa in terracotta su cui posa una mano in gres, rappresenta la trasformazione della materia, di cui le pratiche di lavorazione dell’argilla sono esempio perfetto. La fase della sintesi è rappresentata dalla quarta scultura, una colonna in polistirolo e una mano in poliuretano azzurro, materiali artificiali nati dalla conoscenza dell’uomo. Nella quinta scultura su un basamento in alluminio realizzato da un programma di intelligenza artificiale, si torna al materiale originario, il bronzo, per scoprire una versione primordiale della forma, cambiata dalle esperienze del viaggio compiuto; stessa forma presentata dalla sesta e ultima opera, realizzata senza plinto, in vetro soffiato, pronta ad accogliere il futuro.

Il mancato intervento dell’uomo ha lasciato ogni volta, nelle forme generate dalle macchine, errori che ne hanno trasformano le successive realizzazioni: un modo per l’artista di rappresentare la sequenza di esperienze che ci ha portato a essere quello che siamo. Solo nella consapevolezza del passato, infatti, è possibile iniziare un nuovo percorso di coesistenza.

Conclude la mostra l’opera Teacher Don’t Teach Me Nonsense (2022) di Silvia Rosi, artista italo-togolese che ha trovato nella fotografia una pratica di ricerca sulla memoria, per comprendere come ricordiamo e perché dimentichiamo.

La sua ricerca, che attraverso video e fotografie affronta la storia della sua famiglia e la sua eredità identitaria, in questa occasione si esprime in un progetto dedicato alle lingue Ewe e Minà, un tempo parlate in Ghana e Togo. Nonostante il tentativo operato dai colonialisti di lingua francese e tedesca di sradicarle attraverso l’alfabetizzazione delle popolazioni autoctone, l’ewe ha resistito nei secoli grazie alle famiglie, a numerosi studi linguistici, e a pratiche artigianali che vedevano inserite frasi in ewe come decorazione dei tessuti degli abiti. Il lavoro di Rosi, composto da tre gruppi fotografici e video, mette in evidenza l’importanza della lingua nel processo di affermazione identitaria di una popolazione e degli individui, e riflette su questioni strutturali normalizzate dai processi coloniali avvenuti in Togo, sottolineando come la politica linguistica metta in luce tutta l’ambiguità del progetto coloniale di conversione delle popolazioni autoctone.

I FINALISTI

Alessandra Ferrini (Firenze, 1984) vive e lavora a Londra. Artista, ricercatrice, educatrice italiana con base a Londra, il suo lavoro si sviluppa attraverso l’utilizzo e la combinazione di diversi linguaggi espressivi, dall’immagine in movimento all’installazione e alla performance. La ricerca di Ferrini è radicata sullo studio del post colonialismo, pratiche storiografiche, processi di archiviazione e analizza criticamente le relazioni tra Italia, regione mediterranea e continente africano.

Silvia Rosi (Scandiano -RE, 1992) vive e lavora tra Londra e Modena. Artista visiva e fotografa italo-togolese, il lavoro di Silvia Rosi si concentra sul tema delle origini e sulle caratteristiche personali, storiche e sociali che determinano l’identità di un individuo. Attraverso il genere dell’autoritratto, Rosi recupera l’esperienza della sua famiglia attualizzando storie, ricordi e tradizioni antiche. Ispirate all’eredità togolese, le sue opere privilegiano il mezzo fotografico e l’immagine in movimento combinata con frammenti testuali.

Namsal Siedlecki (Greenfield - USA, 1986) vive e lavora a Seggiano (GR). Siedlecki pone al centro del suo lavoro la trasformazione costante della materia, naturale e artificiale, esaltandone le infinite qualità espressive e semantiche. Storie di rituali, memorie e tradizioni antiche ispirano la particolare tecnica ed estetica delle sue opere, sculture e installazioni in cui il processo di manipolazione, controllo e cambiamento dei materiali evoca la questione ancestrale del rapporto tra l’uomo e la natura.

STORIA DEL PREMIO

Nato nel 2000 come Premio per la Giovane Arte, il Premio costituisce il punto di partenza e la nascita della Collezione del MAXXI Arte. Negli anni, è stato un importante trampolino di lancio per molti artisti.

Sono 42 quelli che, dal 2001 al 2018, hanno preso parte alle precedenti 10 edizioni, tra questi, Mario Airò, Yuri Ancarani, Giorgio Andreotta Calò, Stefano Arienti, Micol Assaël, Rosa Barba, Massimo Bartolini, Vanessa Beecroft, Rossella Biscotti, Ludovica Carbotta, Patrizio Di Massimo, Bruna Esposito, Lara Favaretto, Piero Golia, Adelita Husni-Bey, Avish Khebrehzadeh, Liliana Moro, Marinella Senatore, Nico Vascellari, Vedovamazzei, Francesco Vezzoli, Zapruder e molti altri.

Nel 2018 la prima edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE, è stata vinta da Diego Marcon, finalista insieme a Talia Chetrit e Invernomuto, la cui opera Calendoola: SURUS è stata acquisita grazie al contributo degli Amici del MAXXI. L’edizione del 2020 ha visto la vittoria di Tomaso De Luca finalista insieme a Giulia Cenci e Renato Leotta.

 



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La Nona edizione del Premio Cramum si sposta al Mercato Centrale Milano 

 

Annunciati i nomi dei 10 artisti finalisti, i premi e le date.

Cramum, in collaborazione con Mercato Centrale Milano, presenta la 9° edizione del Premio Cramum per l'arte contemporanea in Italia con i nomi dei dieci finalisti, che saranno in mostra dal 9 al 17 settembre negli spazi di Mercato Centrale (in via Giovanni Battista Sammartini 2),  al fianco di altrettanti artisti di fama internazionale. Chi vince potrà intraprendere un percorso di mostre e riceverà il “cubo”, simbolo del premio, quest'anno realizzato dalla Marini Marmi in Ceppo di Gré. Grazie alla nuova collaborazione con ArtBite verrà assegnato anche il Premio Speciale Bite&Go&Cramum.  

Cramum e Mercato Centrale Milano annunciano l'avvio di una nuova collaborazione che renderà possibile ai clienti e ai viaggiatori in transito per la Stazione Centrale di Milano di scoprire, oltre ai prodotti degli artigiani del cibo, anche la migliore arte contemporanea, protagonista a settembre della Nona edizione del Premio Cramum.

Il Direttore del Premio Sabino Maria Frassà ha introdotto così la collaborazione: "Cramum da anni sostiene con partner di livello le eccellenze artistiche italiane. L'obiettivo è avvicinare il grande pubblico alle avanguardie dell'arte contemporanea e dare la possibilità ai migliori giovani artisti di far conoscere il proprio lavoro. La scelta di collaborare con Mercato Centrale Milano va in questa direzione: uno spazio di 4.500 mq distribuiti su due piani all'interno della monumentale Stazione Centrale di Milano. Una piazza ideale delle meraviglie del nostro paese in cui il cibo di qualità e la cultura da oggi riusciranno ancora di più a dialogare a tutti i livelli”.
 
Domenico Montano, Direttore Generale di Mercato Centrale, commenta: "La nostra collaborazione si colloca nel quadro di un progetto che caratterizza fin dall’inizio l’attività del Mercato Centrale e che parte dall’idea, molto semplice, che i luoghi della vita e i luoghi dell’arte non devono più rimanere separati. Nel nostro tempo, l’arte non è un’esperienza privilegiata, a cui si accede nei recinti protetti dei musei e delle gallerie, ma è una scoperta che viene a cercarci, vuole raggiungerci nei luoghi sociali, ci chiede di essere pronti e aperti in ogni momento a un dialogo con le forme, le immagini, le situazioni che possono introdurre nella nostra vita di lavoro, di svago e di relazioni, il fermento di un pensiero critico, lo stimolo di una percezione diversa".

La presentazione della nuova collaborazione è anche l'occasione per annunciare i nomi dei dieci artisti finalisti del Premio, protagonisti dal 9 al 17 settembre della mostra LA CADUTA che si terrà al Mercato Centrale di Milano curata dal direttore del Premio Sabino Maria Frassà.
I dieci artisti finalisti, tutti under 40, sono: Marta Abbott (Repubblica Ceca), Anouk Chambaz (Svizzera), Benedetto Ferraro, Gaetano Frigo, Simone Giai, Rossana La Verde, Giovanni Longo, Martina Merlini, Giulia Nelli, Lucrezia Zaffarano.
Al fianco di questi giovani finalisti anche dieci artisti fuori concorso di fama internazionale: Letizia Cariello, Stefano Cescon (vincitore premio Cramum precedente edizione), Franco Fontana, Franco Guerzoni, Peggy Kliafa (Grecia), H.H. Lim (Cina), Franco Mazzucchelli, Fulvio Morella, Luca Pignatelli e Francesca Piovesan.

Al vincitore/vincitrice va: un percorso di mostre, che culminerà con la mostra personale allo Studio Museo Francesco Messina, oltre al “Cubo Cramum”, simbolo del premio, quest'anno realizzato dalla Marini Marmi in Ceppo di Gré. Grazie alla nuova collaborazione con ArtBite verrà assegnato anche il Premio Speciale Bite&Go&Cramum.

Constatato l'elevato numero di iscrizioni e l'elevata qualità dei progetti proposti, Cramum ha voluto nominare, come da bando, anche dieci "Artisti in Evidenza", che si sono distinti per l'innovatività formale e sostanziale del progetto artistico proposto. Le loro opere, anche se non in mostra, saranno pubblicate all'interno del libro del Premio Cramum 2022.
I dieci "Artisti in Evidenza Cramum 2022" sono: Francesco Angioloni, Rossella Barbante, Gabriele Biondi, Nicolò Bruno, Mattia Ferretti, Deborah Graziano, Maria Palena, Vale Palmi, Mila Sambre, Andrea Schifano. 

Il Comitato Scientifico, cuore della giuria del Premio Cramum, decreterà il vincitore/la vincitrice il giorno dell'inaugurazione della Mostra il 9 settembre 2022. Oltre agli artisti fuori concorso fanno parte del Comitato noti galleristi, giornalisti, collezionisti e intellettuali: Marzia Apice, Valentina Ardia, Elsa Barbieri, Loredana Barillaro, Giorgia Basili, Giulia Biafore, Ettore Buganza, Cristiana Campanini, Valeria Cerabolini, Jacqueline Ceresoli, Carolina Conforti, Stefano Contini, Camilla Delpero, Riccardo Fausone, Chiara Ferella Falda, Raffaella Ferrari, Antonio Frassà, Maria Fratelli, Rosella Ghezzi, Pier Luigi Gibelli, Luca Gibello, Luca Gracis, Riccarda Grasselli Contini, Alice Ioffrida, Maddalena Labricciosa, Angela Madesani, Achille Mauri, Marco Miglio, Fabio Muggia, Annapaola Negri-Clementi, Antonella Palladino, Arianna Panarella, Rischa Paterlini, Ilenia e Bruno Paneghini, Federico Pazzagli, Fulvia Ramogida, Iolanda Ratti, Francois-Laurent Renet, Giulia Ronchi, Elisabetta Roncati, Nicoletta Rusconi, Alessandro Scarano, Massimiliano Tonelli, Carolina Trabattoni, Francesca Tribò, Patrizia Varone, Valeria Vaselli, Nicla Vassallo, Giorgio Zanchetti, Emanuela Zanon. Il direttore del Premio presiede e coordina il Comitato senza possibilità di voto.

Questa edizione del Premio Cramum è resa possibile grazie alla collaborazione di Cramum con: Mercato Centralanche, Istituto Confucio dell'Università degli Studi di Milano, Associazione Marmisti della Regione Lombardia, Marini Marmi Srl, Studio Museo Francesco Messina, The Art Talk, ArtBite, Cantina Giacinto Gallina e Ama Nutri Cresci.

CRAMUM
CRAMUM è un progetto non profit che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. Il nome è stato scelto proprio perché significa “crema” la parte migliore (del latte) in latino, lingua da cui deriva l’italiano e su cui si è plasmata la nostra cultura. Cramum promuove attivamente mostre e progetti culturali volti a valorizzare Maestri dell’arte contemporanea non ancora noti al grande pubblico, sebbene affermati nel mondo dell’arte. Dal 2013 promuove l'omonimo premio vinto negli anni anche da Daniele Salvalai, Francesca Piovesan, Matteo Fato e Giulia Manfredi.
Dal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassà, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nel 2015.

IL MERCATO CENTRALE           
Il Mercato Centrale, ideato da Umberto Montano con il gruppo Human Company guidato da Claudio Cardini e la sua famiglia, nasce come un nuovo modo di comunicare, sentire e vivere il cibo. Il progetto ha saputo generare a Firenze, a Roma, a Torino e a Milano un nuovo linguaggio che fa della semplicità il suo punto di forza. Gli artigiani con le loro botteghe sono il cuore del progetto: nessuno sa raccontare meglio ogni singolo prodotto e ne conosce alla perfezione le qualità e i punti di forza.