MOSTRE
 
 
 

QM Logo 

 

 




Vittorio Accornero 

 

 
Vittorio Accornero – Edina Altara. "Gruppo di famiglia" con immagini al MAN
 

Vuole riportare l’attenzione sull’operato dei due artisti e illustratori, indagando le complesse vicende biografiche e creative che li hanno visti uniti a partire dalle loro prime opere individuali.

Gruppo di famiglia con immagini, mostra curata da Luca Scarlini e dedicata a Vittorio Accornero de Testa (Casale Monferrato, 1896 - Milano, 1982) e Edina Altara (Sassari, 1898 - Lanusei, 1983) vuole riportare l’attenzione sull’operato dei due artisti e illustratori, indagando le complesse vicende biografiche e creative che li hanno visti uniti a partire dalle loro prime opere individuali degli anni Venti sino agli anni Ottanta del Novecento.

In questa occasione e con il contributo importante di un gruppo di scenografi attivi con il Teatro di Sardegna – Loïc Hamelin, Sabrina Cuccu e Sergio Mancosu – il MAN si trasforma in un libro di fiabe, un caleidoscopio di immagini d’eleganza novecentesca. Va in scena la fiaba di due artisti sospesi tra la Sardegna, l’Italia continentale e il mondo. La mostra è un racconto della fiaba di Altara e Accornero scandito in capitoli nelle sale della mostra, tra i territori della grafica - come nel caso delle immagini per il transatlantico Rex, e l'invenzione di oggetti tra design e architettura - gli specchi di Edina e le rivisitazioni architettoniche neo-rococò di Accornero in Piemonte.

La mostra è accompagnata da un importante catalogo edito dal MAN con Silvana Editoriale e corredato da saggi critici di Luigi Fassi, Luca Scarlini, Pompeo Vagliani, Silvia Mira, Lauretta Colonnelli, Aurora Fiorentini, Giorgia Toso e Federico Spano.

Il progetto Via San Gennaro è vincitore della quarta edizione dell’Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del MiC- Ministero della Cultura per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo, finanziando nuove opere di alcuni dei più significativi artisti italiani in collaborazione strategica con istituzioni museali italiane e internazionali. In questa occasione il MAN ha sviluppato un percorso di sostegno a Sonia Leimer in partnership con l’International Studio & Curatorial Program (ISCP) di New York - uno dei più affermati incubatori di produzioni innovative di arte contemporanea a livello globale - dove il progetto è stato presentato in anteprima dal settembre 2019 al gennaio 2020 a cura di Kari Conte e Luigi Fassi.

Via San Gennaro è l’esito di una residenza intensiva di diversi mesi dell’artista a New York. Nel corso del soggiorno Sonia Leimer ha condotto una ricerca sulle memorie italiane di Little Italy a Manhattan, quartiere newyorchese simbolo della storia della migrazione italiana negli Stati Uniti, in particolare dalle regioni meridionali e mediterranee, crocevia di destini individuali e collettivi tra il Novecento e il nuovo millennio.

Articolata in opere scultoree, video e disegni, la mostra è una ricognizione di un insieme di tracce, fenomeni e sedimenti urbani capaci di raccontare le trasformazioni di Little Italy assieme all’inesorabile sparizione delle memorie italiane. La mostra prende titolo dalla celebrazione della Festa di San Gennaro che ha luogo ogni anno a settembre a Little Italy dal 1924.
La mostra è accompagnata da un ampio catalogo edito dal MAN con ISCP e Mousse Publishing e corredato da saggi critici di Alessandra Cianchetta, Kari Conte e Luigi Fassi.

 

 




muffe 

©Francesca Piovesan - Courtesy TTOZOI, Gaggenau e Cramum 

 

 

APRE AL GAGGENAU DI ROMA LA MOSTRA FIORI INVISIBILI DEL DUO TTOZOI

Fino al 12 novembre al Gaggenau DesignElementi di Roma sarà visitabile la mostra "Fiori Invisibili" curata da Sabino Maria Frassà e dedicata ai quadri realizzati dal duo TTOZOI con le muffe.

Ha aperto lunedì 5 luglio al Gaggenau DesignElementi di Roma la mostra "Fiori invisibili" del duo TTOZOI a cura di Sabino Maria Frassà. Si tratta del secondo appuntamento del ciclo artistico “Extraordinario”, promosso nel 2021 da Gaggenau e Cramum per ricominciare a pensare realmente al futuro e alla relazione tra l'essere umano e lo spazio urbano, architettonico e sociale che lo circonda.

Capita di fermarsi sbalorditi a contemplare l’intima bellezza della natura, anche quando essa si manifesta impetuosa, tragica e persino mortale: come non rimanere ipnotizzati dal mare in tempesta? Questa drammaticità, intesa come azione e come ambivalenza vita-morte della natura, è il concetto alla base di “Fiori invisibili”, mostra aperta fino al 12 novembre 2021 presso lo Spazio Gaggenau DesignElementi di Roma, in cui il duo TTOZOI espone opere d’arte realizzate a partire da materie organiche (farine, acqua e pigmenti naturali), che ci mettono in contatto con un mondo extraordinario - le muffe - elementi che normalmente non consideriamo nell’ambiente intorno a noi. Sorprende come Il duo artistico, originario di Avellino e unito da un legame di amicizia decennale, realizzi così quadri attraverso l'impiego di un qualcosa - la muffa - che solitamente viene considerato addirittura nemico dell’arte e sinonimo di qualcosa andato a male. Per arrivare a tale risultato gli artisti hanno maturato un lungo procedimento di fatto invisibile agli occhi sia degli artisti sia degli spettatori, fortemente influenzato e in connessione con le condizioni ambientali che lo circondano.

 

“La Natura è la più grande artista. Gli artisti sono i registi dell'opera d'arte, perché il vero protagonista e pittore rimane proprio la natura, che si manifesta imperiosa sulle tele in tutta la sua inimitabile complessità e irripetibilità,” spiega il curatore Sabino Maria Frassà. “Pertanto, sebbene i TTOZOI partano dall'arte informale del dopoguerra, la loro è un'arte processuale in cui il gesto artistico, in senso squisitamente maieutico, completa e guida la natura nell'auto-manifestarsi: a ben pensarci possiamo persino dire che i quadri in gran parte si autodeterminino e che con essi abbia luogo un’epifania della natura. Gli artisti si "limitano" a determinare le condizioni affinché la vita possa partire, fiorire e lasciare traccia sulle tele. L’uomo, da nemico della natura, per una volta diventa umile narratore della sua bellezza e intima fragilità”.

Attraverso l’utilizzo di materie organiche (farine varie), acqua e pigmenti naturali su tele di juta, i TTOZOI implementano una “Art Area” formata da diverse installazioni di teche sigillate, all’interno delle quali vengono riposte le tele e lasciate a dimora per circa 40 giorni. Durante questo “vuoto d’intervento”, il tempo e la natura fanno il resto, favorendo le condizioni per la naturale proliferazione di muffe sulla tela, con manifestazioni sempre diverse poiché condizionate dalle variabili esterne specifiche del luogo di esecuzione.

 

Con l’apertura di “Fiori Invisibili” il Gaggenau DesignElementi di Roma si trasforma così in un laboratorio creativo, dove le tele avviate dai TTOZOI matureranno, nel corso della mostra, fino a trasformarsi in una vera e propria testimonianza del luogo in cui sono state generate. Le spore, infatti, interagiscono con le opere iniziate dagli artisti, conquistando lo spazio da questi concesso e seguendo un istinto di sopravvivenza, mentre i TTOZOI monitorano la progressione del processo e lasciano che la tela catturi l’humus, l’anima - il GENIUS - del luogo. Quando decidono di interromperlo, la memoria della vita resta impressa sulla tela: l'opera d’arte prende forma così soltanto quando il processo vitale si è compiuto, e all’interno delle teche si trova la storia di una fioritura tanto impetuosa quanto ormai irrimediabilmente passata. Solo a questo punto gli artisti intervengono, “scavando” nei resti di quel che rimane di questa invisibile fioritura, facendone emergere le impronte e le radici. Delle muffe - un mondo extraordinario, che normalmente non consideriamo nell’ambiente che ci circonda - rimane una testimonianza che nutrirà il futuro di chi verrà dopo di noi. Del resto come conclude il curatore Frassà "da sempre e per sempre, ogni nuova vita si nutre più o meno consapevolmente delle tracce del passato, che assimila e fa proprie, per riuscire infine a fiorire in qualcosa di imprevedibilmente nuovo. Questa è la magia dell'arte dei TTOZOI: scavare nell'invisibilità per far emergere i fiori invisibili di ieri, oggi e domani".

TTOZOI - biografia

 

Stefano Forgione (Avellino, 1969) e Giuseppe Rossi (Napoli, 1972) sono il duo artistico operante con lo pseudonimo TTOZOI dal 2010, anno della personale a Napoli presso Castel Dell’Ovo (a cura di Luca Beatrice). Stefano (Laurea in Architettura) e Giuseppe (Laurea in Economia) sono entrambi autodidatti. Fin dall’adolescenza sperimentano varie tecniche artistiche (carboncino, china, acquerello, acrilico, olio, spray, collage...) e si avvicinano alla Storia dell’Arte di matrice Informale, assecondando la loro vocazione estetica e concettuale. Nel dicembre 2006 sarà la comune passione per l’Informale a riavvicinare i due, dopo anni vissuti in varie città d’Italia. Al centro del loro confronto, l’elaborazione di un progetto - basato su “concetto” e “forma”, “tempo” e “materia” - che sta diventando portavoce di una piccola rivoluzione nel campo sperimentale della pittura. TTOZOI è artefice del cosiddetto “vuoto d’intervento”, una vera e propria attesa d’intervento, successiva all’azione simultanea a quattro mani sulla tela, durante la quale la Natura - nella sua fioritura fra le trame della tela sotto forma di muffa - diventa puro codice linguistico. Una nuova grammatica - viva - che dal momento in cui le muffe vengono bloccate, rende l’impronta materica sull’opera un segno definitivo, un inizio che conduce al conseguente epilogo, generando una nuova superficie capace di metabolizzare la metafora e la somiglianza mimetica.

Gli artisti creano le opere in situ: il processo informale, realizzato a quattro mani, prevede l’utilizzo di materie organiche (farine varie), acqua e pigmenti naturali su tele di juta. Implementano poi una «Art Area» dedicata, formata da diverse installazioni di teche sigillate, all’interno delle quali vengono riposte le tele e lasciate a dimora per circa 40 giorni. Il Tempo e la Natura fanno il resto, favorendo le condizioni per la naturale proliferazione di muffe sulla tela, con manifestazioni sempre diverse, in quanto condizionate dalle variabili esterne specifiche del luogo di esecuzione. Le spore interagiscono con l’opera iniziata dagli artisti - conquistando lo spazio da questi concesso - seguendo un istinto di sopravvivenza, nutrendosi della sola parte organica. TTOZOI monitora la progressione del processo e lascia che la tela catturi l’humus, l’anima - il GENIUS - del luogo, fin quando decide di interromperlo, secondo una declinazione di “salvataggio dall’estetica in purezza”: è così che la memoria della vita resta impressa sulla tela e diviene una finestra dentro l’archeologia del tempo. Una perfetta sinergia tra l’imponenza architettonica del luogo e il cuore caldo che abita idealmente le sue fondamenta... oltre il visibile.

Extraordinario - Arte e design come portatori di extraordinarietà, strumenti per esplorare una realtà che - come suggerisce l’etimologia latina extra - travalica ciò che vediamo e percepiamo. È questo il concetto alla base del ciclo di mostre "Extraordinario", ideato per il brand del design Gaggenau dal direttore artistico di Cramum, Sabino Maria Frassà, per ricominciare a pensare realmente al futuro.

 

L’arte e il design ci permettono infatti di andare al di là della realtà: trasformano e declinano la materia, fornendoci strumenti per guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda e scoprirne l’eccellenza. Un’eccellenza di cui Gaggenau si fa da sempre portavoce, promuovendo e sostenendo progetti con cui anticipare qualcosa della realtà che non conosciamo, instaurando a tutti gli effetti un dialogo con il futuro.

 

Con “Extraordinario” Gaggenau e Cramum si uniscono nuovamente in un percorso dedicato a scoprire il valore extraordinario di tutto ciò che ci circonda, nel quale arte e design si intrecciano, accumunati dalla forte capacità di superare l’ordinario, esplorando e portando all’estremo le potenzialità dello spazio e della materia.

 

Per tutto il 2021 il ciclo di mostre animerà gli spazi Gaggenau DesignElementi di Roma e Milano, ispirandosi agli elementi alla base del successo e del design di Gaggenau: la luce e l’invisibilità - punti di partenza della ricerca estetica del brand - e l’utilizzo di materiali come vetro, metallo e legno - che da sempre rappresentano la storia del marchio tedesco. Protagonisti di tale racconto quattro artisti, che ci guideranno alla scoperta della extraordinarietà che ci circonda e da cui dobbiamo ripartire. Filo conduttore di tutte le mostre sarà la riflessione sul coesistere con gli altri nello spazio urbano, sociale e architettonico.

 

Il ciclo “Extraordinario” è partito dall’hub di Milano con la mostra “IO | N”, personale di Fabio Sandri, e prosegue nello spazio di Roma, dove il duo TTOZOI mostra, con le muffe protagoniste di “Fiori invisibili”, come dalla “collaborazione” tra l’uomo e la natura possano nascere capolavori. In autunno Fulvio Morella indagherà il sincretismo architettonico contemporaneo attraverso il percorso espositivo “Pars Construens”: in mostra un ciclo di opere inedite realizzate unendo al legno tornito l'acciaio, il rame e la scrittura in braille. Il ciclo “Extraordinario” si concluderà poi a Roma con la personale “S-Composizioni” dedicata a Francesca Piovesan, che tramite luce e specchi rifletterà sul significato dell’armonia umana e universale.

 

 

 


 
 
TTOZOI - biografia
Stefano Forgione (Avellino, 1969) e Giuseppe Rossi (Napoli, 1972) sono il duo artistico operante con lo pseudonimo TTOZOI dal 2010, anno della personale a Napoli presso Castel Dell’Ovo (a cura di Luca Beatrice). Stefano (Laurea in Architettura) e Giuseppe (Laurea in Economia) sono entrambi autodidatti. Fin dall’adolescenza sperimentano varie tecniche artistiche (carboncino, china, acquerello, acrilico, olio, spray, collage...) e si avvicinano alla Storia dell’Arte di matrice Informale, assecondando la loro vocazione estetica e concettuale. Nel dicembre 2006 sarà la comune passione per l’Informale a riavvicinare i due, dopo anni vissuti in varie città d’Italia. Al centro del loro confronto, l’elaborazione di un progetto - basato su “concetto” e “forma”, “tempo” e “materia” - che sta diventando portavoce di una piccola rivoluzione nel campo sperimentale della pittura. TTOZOI è artefice del cosiddetto “vuoto d’intervento”, una vera e propria attesa d’intervento, successiva all’azione simultanea a quattro mani sulla tela, durante la quale la Natura - nella sua fioritura fra le trame della tela sotto forma di muffa - diventa puro codice linguistico. Una nuova grammatica - viva - che dal momento in cui le muffe vengono bloccate, rende l’impronta materica sull’opera un segno definitivo, un inizio che conduce al conseguente epilogo, generando una nuova superficie capace di metabolizzare la metafora e la somiglianza mimetica.
Gli artisti creano le opere in situ: il processo informale, realizzato a quattro mani, prevede l’utilizzo di materie organiche (farine varie), acqua e pigmenti naturali su tele di juta. Implementano poi una «Art Area» dedicata, formata da diverse installazioni di teche sigillate, all’interno delle quali vengono riposte le tele e lasciate a dimora per circa 40 giorni. Il Tempo e la Natura fanno il resto, favorendo le condizioni per la naturale proliferazione di muffe sulla tela, con manifestazioni sempre diverse, in quanto condizionate dalle variabili esterne specifiche del luogo di esecuzione. Le spore interagiscono con l’opera iniziata dagli artisti - conquistando lo spazio da questi concesso - seguendo un istinto di sopravvivenza, nutrendosi della sola parte organica. TTOZOI monitora la progressione del processo e lascia che la tela catturi l’humus, l’anima - il GENIUS - del luogo, fin quando decide di interromperlo, secondo una declinazione di “salvataggio dall’estetica in purezza”: è così che la memoria della vita resta impressa sulla tela e diviene una finestra dentro l’archeologia del tempo. Una perfetta sinergia tra l’imponenza architettonica del luogo e il cuore caldo che abita idealmente le sue fondamenta... oltre il visibile.

FIORI INVISIBILI E' PARTE DEL CICLO ARTISTICO



 

Extraordinario - Arte e design come portatori di extraordinarietà, strumenti per esplorare una realtà che - come suggerisce l’etimologia latina extra - travalica ciò che vediamo e percepiamo. È questo il concetto alla base del ciclo di mostre "Extraordinario", ideato per il brand del design Gaggenau dal direttore artistico di Cramum, Sabino Maria Frassà, per ricominciare a pensare realmente al futuro.
 
L’arte e il design ci permettono infatti di andare al di là della realtà: trasformano e declinano la materia, fornendoci strumenti per guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda e scoprirne l’eccellenza. Un’eccellenza di cui Gaggenau si fa da sempre portavoce, promuovendo e sostenendo progetti con cui anticipare qualcosa della realtà che non conosciamo, instaurando a tutti gli effetti un dialogo con il futuro.
 
Con “Extraordinario” Gaggenau e Cramum si uniscono nuovamente in un percorso dedicato a scoprire il valore extraordinario di tutto ciò che ci circonda, nel quale arte e design si intrecciano, accumunati dalla forte capacità di superare l’ordinario, esplorando e portando all’estremo le potenzialità dello spazio e della materia.
 
Per tutto il 2021 il ciclo di mostre animerà gli spazi Gaggenau DesignElementi di Roma e Milano, ispirandosi agli elementi alla base del successo e del design di Gaggenau: la luce e l’invisibilità - punti di partenza della ricerca estetica del brand - e l’utilizzo di materiali come vetro, metallo e legno - che da sempre rappresentano la storia del marchio tedesco. Protagonisti di tale racconto quattro artisti, che ci guideranno alla scoperta della extraordinarietà che ci circonda e da cui dobbiamo ripartire. Filo conduttore di tutte le mostre sarà la riflessione sul coesistere con gli altri nello spazio urbano, sociale e architettonico.
 
Il ciclo “Extraordinario” è partito dall’hub di Milano con la mostra “IO | N, personale di Fabio Sandri, e prosegue nello spazio di Roma, dove il duo TTOZOI mostra, con le muffe protagoniste di “Fiori invisibili, come dalla “collaborazione” tra l’uomo e la natura possano nascere capolavori. In autunno Fulvio Morella indagherà il sincretismo architettonico contemporaneo attraverso il percorso espositivo Pars Construens: in mostra un ciclo di opere inedite realizzate unendo al legno tornito l'acciaio, il rame e la scrittura in braille. Il ciclo “Extraordinario” si concluderà poi a Roma con la personale “S-Composizioni” dedicata a Francesca Piovesan, che tramite luce e specchi rifletterà sul significato dell’armonia umana e universale.

 




incanto 

 Cracking Art, Incanto, Trieste | Italia 2021. Crediti fotografici Cracking Art

 

 

 

Cracking Art. "Incanto" per le vie di Trieste

Trieste si tinge di colori: presentata dal Comune di Trieste e Arthemisia, arriva la mostra Incanto, un’invasione di sculture firmate Cracking Art che, a partire dal Salone degli Incanti, animeranno i luoghi più significativi del capoluogo giuliano.

Oltre 120 coloratissime opere dalle dimensioni più svariate sono pronte a invadere la città di Triestedal 3 luglio fino al 17 ottobre, arriva nel capoluogo giuliano Cracking Art, uno dei fenomeni d’arte contemporanea più conosciuti al mondo, con la mostra Incanto.

Per incanto, come per incanto, in modo improvviso e imprevedibile, come per magia. Questa è l’atmosfera che si respirerà a Trieste attraverso l’apparizione di creature sorprendenti, che prenderanno dimora nelle architetture storiche della città.
Una mostra “diffusa” che interesserà non solo spazi all’aperto ma anche quelli al chiuso che già in passato hanno ospitato artisti illustri e solitamente adibiti a eventi espositivi e istituzionali.
A partire proprio dal meraviglioso Salone degli Incanti - dal quale la mostra prende proprio il nome e dove un’invasione di chiocciole colorate prenderà possesso del luogo con lo spirito leggero e favolistico di un gioco meraviglioso -, i luoghi più significativi della città si popoleranno di grandissimi animali dalle tinte sgargianti che renderanno il cuore di Trieste una galleria d’arte a cielo aperto.

Uscendo dallo spazio di Riva Nazario Sauro, i visitatori saranno infatti invitati a esplorare un percorso che coinvolge altri luoghi della città (da piazza Hortis a piazza Cavana, piazza Verdi, piazza della Borsa; dal Palazzo della Cassa di Risparmio di Trieste - ora sede della Fondazione CRTrieste - a piazza Ponterosso a via delle Torri, fino a raggiungere l'Hotel Hilton in piazza della Repubblica) in cui verranno installate opere diverse, con l’invito a visitare e riappropriarsi delle aree urbane con uno spirito rinnovato e magico.

Animata da chiocciole, rondini, conigli, coccodrilli, elefanti, pinguini, lupi e rane, Trieste si trasforma in uno speciale museo senza barriere dove protagonisti sono sempre la natura e il rispetto per essa.

La mostra è pensata e voluta gratuita e all’aperto, affinché possa essere alla portata di tutti, non solo in termini di accessibilità ma anche perché possa essere interiorizzata stimolando le reazioni e l’attenzione del singolo e - allo stesso tempo - della collettività verso importanti tematiche di interesse sociale. La plastica, infatti, si trasforma e si rende mezzo di comunicazione: da semplice materiale di uso comune e sostanza potenzialmente dannosa per l'ambiente, si modella divenendo elemento decorativo e fonte di ispirazione.

Le installazioni Cracking Art - movimento noto nel mondo per la sua attenzione all’ambiente, per il suo forte impegno ambientale e per la pratica della rigenerazione che ha reso iconiche le sue creazioni - si inseriscono e si confrontano con la storia e l’architettura dei luoghi che le ospitano e si animano con le interazioni empatiche che vengono stabilite con il pubblico. Ogni opera, col soggetto rappresentato, è portatrice di un messaggio che ogni visitatore è chiamato a interpretare e diffondere.

Inoltre, tutte le domeniche, alle ore 11.00, saranno offerte delle visite guidate gratuite per gruppi alla mostra, con partenza dal Salone degli Incanti e alla scoperta delle varie installazioni in giro per la città. La prenotazione è obbligatoria.

Incanto è una mostra del Comune di Trieste, è organizzata dal Gruppo Arthemisia ed è curata dal collettivo Cracking Art.

 

INFORMAZIONI 

Cracking Art. Incanto

Una mostra promossa e organizzata da Comune di Trieste - Assessorato alla Cultura e Gruppo Arthemisia, a cura di Cracking Art.

3 luglio - 17 ottobre 2021

Trieste, Salone degli Incanti (Riva Nazario Sauro 1) e altri luoghi della città

Orari: da lunedì a domenica, 10.00 - 20.00 (ultimo ingresso 19.30)

 

Siti web

triestecultura.it

arthemisia.it

crackingart.com

Hashtag ufficiale #CrackingArtTrieste

 

 




burri 

 Alberto Burri, Nero, 1951 Courtesy Archivio Sarteanesi - ©Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri Photo Alessandro Sarteanesi.

 

Giacomelli / Burri "Fotografia e immaginario materico"

La mostra racconta, attraverso un corposo nucleo di fotografie dedicate da Giacomelli a Burri, relative ad una personale visione del paesaggio, della terra, a lettere, documentazioni di archivio, le vicende artistiche e umane che hanno legato due grandi protagonisti del 900. 

Senigallia Città della Fotografia, Museo MAXXI, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, presentano Giacomelli / Burri. Fotografia e immaginario materico, una grande mostra itinerante dedicata a due grandi artisti del ‘900: Mario Giacomelli e Alberto Burri. La mostra racconta, attraverso un corposo nucleo di fotografie dedicate da Giacomelli a Burri, relative ad una personale visione del paesaggio e della terra (in dialogo con la pittura Informale), e a lettere e documentazioni di archivio, le vicende artistiche e umane che hanno legato due grandi protagonisti del 900.

L’esposizione, ideata da Magonza e prodotta con il Comune di Senigallia, promossa da Fondazione MAXXI, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Archivio Giacomelli e Archivio Sarteanesi, prenderà il via il 1 luglio a Senigallia a cura di Marco Pierini, per poi spostarsi, in allestimenti diversi nel dialogo con gli spazi, in autunno al Museo MAXXI di Roma per la curatela di Bartolomeo Pietromarchi, e successivamente alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri a Città di Castello, nella sede degli Ex Seccatoi del Tabacco per la cura di Bruno Corà. Le opere in mostra provengono dalla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, dagli Archivi Mario Giacomelli di Senigallia e Sassoferrato, dall’Archivio Sarteanesi e dalla Galleria dello Scudo di Verona.

Le vite di Mario Giacomelli e Alberto Burri si sono intrecciate negli anni più volte, in un rapporto di reciproca stima e ammirazione che è confluito in una ricerca comune, che questa esposizione vuole indagare ponendo in dialogo le loro opere sia di pittura che fotografiche. Intorno al 1966 avviene il primo incontro tra i due, grazie all’intercessione di Nemo Sarteanesi - pittore, intellettuale e amico di Burri - che casualmente conosce Giacomelli a Senigallia.

La mostra di Palazzo del Duca a Senigallia propone un importante nucleo di fotografie che Mario Giacomelli dedicò ad Alberto Burri e Nemo Sarteanesi e che appartengono ai fondi della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e agli Archivi Giacomelli e Sarteanesi. Attraverso le importanti testimonianze degli scatti di paesaggio che appartengono a serie come Presa di coscienza sulla natura, Storie di Terra o Motivo suggerito dal taglio dell’albero, viene ricostruito e preso in esame il legame tra le poetiche e gli stili di Giacomelli e Burri, creando un dialogo fra pittura e fotografia attraverso un linguaggio “astratto” e “informale”. 

Nel percorso espositivo inoltre troverà spazio un’opera pittorica di Giacomelli che l’artista realizzò prima di consacrarsi interamente al mezzo fotografico. Le sue celebri fotografie di paesaggio saranno poi accostate ad alcune opere grafiche e uniche di Alberto Burri -  come la serie Combustioni 1965, Cretti 1971, e ancora, Sacchi, Combustioni su carta e legno, un prezioso Cretto bianco - rintracciando affinità nell’organizzazione formale dello spazio dell’opera e rispetto ad una latente visione zenitale del paesaggio, restituito negli accostamenti delle diverse materie.

Questo incontro tra i due grandi segnerà l’attività di Giacomelli e la sua scelta di dedicarsi totalmente alla fotografia: “Quando l’ho incontrato io dipingevo, ero tra figurativo e astratto, dopo invece sono stato troppo influenzato dalla sua pittura e ho smesso. Mi affascinava troppo, non potevo fare diversamente”.

Nel 1968, sotto la guida di Nemo Sarteanesi, e nel 1983 attraverso Nemo Sarteanesi alla direzione della ormai nata Fondazione Palazzo Albizzini, vengono inaugurate le mostre a Città di Castello dedicate a Giacomelli. E se nella prima nel 1968 è presente una fotografia dal titolo Paesaggio Burri, nella seconda viene esposta una serie di otto fotografie di paesaggio dedicate al maestro tifernate, quasi a sancire un rapporto di amicizia, stima e affinità. Il testo critico è di Arturo Carlo Quintavalle che afferma: “non legge le sue Marche o l’Appennino centro-italiano come un paesaggio da cartolina, si trasforma invece in progettista di una ricerca, di un’arte che ripensa un territorio. Insomma una diversa idea, una land art che penetra nel profondo della storia, […] legata a un diverso senso della materia e della sua durata. […] I grandi paesaggi di Giacomelli sono densi di paura, di un senso di morte durissimo, come molti quadri di Burri”.

L’interesse di Giacomelli per i paesaggi sappiamo essere iniziata molto presto, quando inizia a fotografare le campagne intorno a Senigallia, con lo sguardo rivolto alla terra, attività che continuerà a perseguire fino alla morte.

La mostra Giacomelli / Burri. Fotografia e immaginario materico vuole quindi porre l’accento sul dialogo intercorso su questi due grandi artisti e sulle influenze che ebbero l’uno sull’altro. “Non sembri azzardato – scrive Marco Pierini – leggere in parallelo le ricerche di Giacomelli sul paesaggio e alcuni cicli di Alberto Burri. A uno sguardo indifferente alle categorie e alle convenzioni della critica, apparirà infatti evidente, aldilà di un’epidermica vicinanza formale, l’analoga attitudine a costruire l’immagine come sintesi, astratta riconfigurazione sulla superficie dell’opera di un’unità visiva generata dal medesimo sentimento della natura”.

Il progetto Senigallia Città della Fotografia è realizzato con il contributo della Regione Marche. Catalogo Magonza Editore.

 

 


 Fabrizio20Dusi Golden20Age particolare

Fabrizio Dusi. Golden Age, 2021. Particolare

 

Fondazione Monte Verità  presenta "Golden Age" di Fabrizio Dusi

Neon, ceramiche e forme in alluminio punteggeranno alcuni spazi interni ed esterni con parole-simbolo e immagini evocative di un ritorno allo stato di natura. 

L’estate di Monte Verità ad Ascona si apre venerdì 2 luglio alle ore 18.30 con l’inaugurazione di un ampio progetto di Fabrizio Dusi, a cura di Chiara Gatti.

L’artista, che spazia dal linguaggio della scultura a quello del neon, è autore per l'occasione di un nucleo importante di lavori site-specific ispirati ai temi iconici dell'ideale monteveritano del paradiso anarchico. Neon, ceramiche e forme in alluminio punteggeranno alcuni spazi interni ed esterni con parole-simbolo – “LIBERI”, “ANARCHY”, “UTOPIA” – e immagini evocative di un ritorno allo stato di natura.

La mostra coinvolge sia gli ambienti comuni dell’Hotel in stile Bauhaus che il giardino antistante l’edificio, in un percorso artistico studiato ad hoc per Monte Verità.

Le opere rendono omaggio alla celebre comunità di inizio Novecento che abitò la collina dell'utopia, sognando di superare la tensione storica fra capitalismo e comunismo per un ritorno alle origini dell’umanità e a un rapporto primigenio con la natura.

Luogo di incontro di artisti, scrittori, filosofi, teosofi, poeti, danzatori votati a un unico connubio tra arte e cosmo, Monte Verità rappresenta un esperimento sociale che ha fatto la storia della contro-cultura europea del secolo scorso. Ai temi che caratterizzano questa straordinaria epopea di libertà e anarchia, a questo cenacolo multidisciplinare amato e indagato anche dal grande critico d'arte Harald Szeemann, Fabrizio Dusi dedica un omaggio, rievocandone motti, icone, immagini scolpite nell'immaginario comune.

Filo conduttore del percorso è il colore azzurro come rappresentazione visiva della natura cielo/acqua.

Nel cuore del parco, la coppia Eva e Adamo, opera in acciaio di 2 metri di altezza, verniciata a fuoco azzurro, cita il mood della vita all’aperto degli abitanti del luogo, la pratica del nudismo e i bagni di sole. La scultura é in dialogo con l'ampio ciclo pittorico, dalle dimensioni di un affresco, Giardino dell’Eden, posto all’interno dell’Hotel nella sala Balint, una lunga narrazione di circa 7 metri che vedrà dipanarsi, sullo sfondo di un paesaggio vergine, scene tipiche della vita della colonia, fra girotondi, danze e con un rimando visivo al Chiaro mondo dei beati, storico dipinto panoramico da poco restaurato e riallestito nel nuovo Padiglione Elisarion. Gli stessi soggetti decoreranno poi un grande vaso di ceramica con decori d'oro al terzo fuoco anch'esso ispirato al Giardino Ideale della sua Golden Age.

All'ingresso dell'albergo la scritta “LIBERI” in neon blu evocherà l'utopia del ritorno allo stato di natura dei coloni giunti sul Monte Monescia (antico nome del Monte Verità) e nell’atrio al primo piano un altro grande neon di luce azzurra a forma di sole splendente, emblema di energia e di rinascita secondo l'iconografia anarchica del disco solare, accoglierà i visitatori. Celebrato nelle danze al sole, praticate dalla prima colonia vegetariana approdata sul Monte, il simbolo del globo radiante si colloca al centro della mostra personale di Dusi.

La scritta “ANARCHY” in vetrofonia sarà posta sulla vetrata aperta verso la parete di roccia su cui si innesta l'edificio di Emil Fahrenkamp, mentre lungo la galleria von der Heydt scorrerà la parola “UTOPIA” in ceramica dorata al terzo fuoco accanto a personaggi stilizzati nello stile essenziale e insieme pop dell'artista.

Al termine della mostra due installazioni, donate dall'artista, rimarranno patrimonio della Fondazione Monte Verità.