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rsz ravi

 Ravi Agarwal, Have you seen the flowers on the river?, stampe fotografiche, 2007. Courtesy l'artista.

 

ECOLOGIES OF LOSS di Ravi Agarwal

Con questa mostra, a cura di Marco Scotini, prosegue l'indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico

Dal 9 marzo fino al 9 giugno il PAV Parco Arte Vivente presenta Ecologies of Loss, la prima personale italiana dell’artista indiano Ravi Agarwal. Con questa mostra, a cura di Marco Scotini, prosegue l'indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico, inaugurata con la personale dell'artista cinese Zheng  Bo Weed Party III. L'indagine (che vedrà presto altri appuntamenti) cerca di fare il punto sulla “centralità dell'Asia nella crisi climatica”, come sostiene Amitav Ghosh. 

Tra i maggiori esponenti della scena artistica indiana, da decenni Ravi Agarwal conduce una pratica inter-disciplinare come artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. Il suo lavoro esplora questioni nodali dell'epoca contemporanea quali l'ecologia, la società, lo spazio urbano e rurale, il capitale. Per oltre quattro decadi, la fotografia ha costituito il medium d'elezione per il lavoro di Ravi Agarwal, che ha poi conosciuto una dimensione più estesa grazie all'inclusione di installazioni, video, interventi di arte pubblica, diari, all'interno di progetti dalla durata pluriennale.

La natura decentrata del suo approccio (plurale, frattale, polifonico) colloca Ravi Agarwal tra quegli esponenti di una scienza nomade (Deleuze e Guattari) che si muovono contro le istanze teoriche unitarie, in favore di saperi minori, frammentari e locali. Animato dal desiderio di riappropriazione dei poteri collettivi autonomi sottratti dal capitalismo, di auto-gestione e auto-governo dei propri corpi e delle proprie vite, di cooperazione nel lavoro umano ed extra-umano, Agarwal registra i cambiamenti in corso nell'ambiente a partire dal lato della perdita. Da qui deriva il titolo, Ecologies of Loss, della mostra concepita per il PAV.

In questo senso, trattandosi della prima personale in Italia, la mostra cerca di raccogliere nuclei di opere scalate cronologicamente negli anni: da Have you Seen the Flowers on the River (2007 - 2010) a Extinct? (2008), da Alien Waters (2004 – 2006) a Else All Will Be Still (2013 – 2015). All'interno di queste estese ricerche, la perdita dell'animale (la comunità degli avvoltoi della parte meridionale dell'Asia) non è distinta dalla minaccia dell'estinzione della coltura del garofano indiano (la sua economia sostenibile, i suoi significati rituali), la perdita del fiume Yamuna, da quella del linguaggio (con il ricorso alla antica letteratura Sangam, scritta in Tamil), fino alla perdita del sé soggettivo – secondo una logica di interconnessione ecosistemica per la quale nessun elemento risulterebbe isolabile dal resto.

Ma l'aspetto fondamentale e originale della pratica artistica e attivista di Ravi Agarwal è quello che da più parti è stata definita come “personal ecology”. E ciò fin dal 2002, quando il suo lavoro viene presentato a Documenta XI e il tema ecologico non è ancora all'ordine del giorno. Piuttosto che “personal ecology” sarebbe più giusto definirla, con la derivazione foucaultiana, “ecologia del sé”, cioè come l'implicazione della propria auto-biografia all'interno dell'ambiente, come sua componente indissociabile. Per questo l'ambiente non potrà essere solo naturale, ma psichico, sociale, linguistico, semiotico. Da questo punto di vista, risulta particolarmente emblematico il lavoro presentato a Yinchuan Biennale. Il titolo, Room of the Seas and Room of Suns fa riferimento a due spazi della vita dell'artista, connessi dal comune elemento della sabbia. Due contesti ecologici, due politiche di sopravvivenza, il paesaggio umido della città costiera di Pondicherry e quello arido del deserto del Rajasthan, della sua infanzia e dei suoi antenati. Come afferma Agarwal, il fiume non è solo un corpo d'acqua che scorre attraverso la città, ma una rete di miriadi di relazioni interconnesse alla città, ai suoi abitanti e alla natura.

I suoi lavori sono stati esposti in manifestazioni internazionali tra le quali menzioniamo Yinchuan Biennale (2018), Kochi Biennale (2016), la Sharjah Biennial (2013), Documenta XI (2002). 

Ravi Agarwal è fondatore e direttore della ONG ambientalista Toxic Link, oltre a far parte di diversi comitati regolatori, a fianco della sua costante attività di studio, ricerca e scrittura relativamente ai temi connessi alla sostenibilità ambientale, sia nella dimensione accademica sia sui media più popolari. Nel 2008 è stato insignito dello Special Recognition Award for Chemical Safety delle Nazioni Unite e, nel 1997, gli è stata assegnata l'Ashoka Fellowship per l'imprenditoria sociale. 

La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

 All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Ecologies of Loss le Attività Educative e Formative del PAV propongono Un prato in città, attività di laboratorio che, su un piano estetico, formale e scientifico, studia la conformazione e le proprietà del fiore di Tagete (Tagetes L.), anche noto come garofano d’India. Questo fiore speciale da cui si ricava un prezioso olio essenziale curativo e i cui colori vivaci attragono api e farfalle, nella cultura indiana viene offerto per celebrare unioni, feste e rituali ed è simbolo di benessere e prosperità. 


Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione: 011 3182235 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

invito CAMEC marzo 2019

 

 

Roberto Braida. Ipnosi

L’esposizione sottopone alla visione del pubblico circa 25 opere realizzate dall’autore negli ultimi 24 mesi.

Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea presenta la personale del pittore spezzino Roberto Braida. Ipnosi.
Promossa dal Comune della Spezia, patrocinata dalla Provincia della Spezia, e prodotta dal CAMeC, in collaborazione con Casa d’arte San Lorenzo e C.R.A. Centro Raccolta Arte, la mostra, curata da Luca Nannipieri, visibile fino al 7 aprile. 

Artista dalla quarantennale esperienza, torna – dopo un lungo itinerario che lo ha visto protagonista in Toscana, Sardegna, Sicilia e altre località italiane – ad esporre nella propria città natale a distanza di qualche anno da La linea d’acqua ospitata al Museo Tecnico Navale.

L’esposizione sottopone alla visione del pubblico circa 25 opere realizzate dall’autore negli ultimi 24 mesi.
Gli eleganti orizzonti del pittore conducono il visitatore in un percorso fantastico dandogli la sensazione di trovarsi di fronte al mare. Ma il mare non c’è. Un magnifico inganno, una trance ipnotica indotta dall’abilità del Maestro, attraverso il colore.

 
Info: orari di visita da martedì a domenica 11.00 - 18.00.
Chiuso il lunedì. 

 

 

 

birgit

 Birgit Jürgenssen, Ohne Titel / Senza titolo, 1972 - Materiale fotografico inedito Cm 24 x 18 

Estate Birgit Jürgenssen, Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna © Estate Birgit Jürgenssen by SIAE 2019

 

BIRGIT JÜRGENSSEN - IO SONO

La prima grande retrospettiva che un’istituzione museale italiana dedica a Birgit Jürgenssen, tra le più importanti e sofisticate interpreti dell’avanguardia femminista internazionale.

Io sono è la prima grande retrospettiva che un’istituzione museale italiana dedica a Birgit Jürgenssen (Vienna, 1949-2003), tra le più importanti e sofisticate interpreti dell’avanguardia femminista internazionale.
 
Dal 7 marzo al 19 maggio la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo rende omaggio a questa straordinaria e ancora poco valorizzata artista ospitando un progetto espositivo, a cura di Natascha Burger e Nicole Fritz, nato in stretta collaborazione con Estate Birgit Jürgenssen, Kunsthalle Tübingen (Germania) e Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk (Danimarca).
 
Raffinata interprete delle istanze del suo tempo, Birgit Jürgenssen ha attinto ai linguaggi del Surrealismo per trattare convenzioni sociali, sessualità, canoni di bellezza e rapporti tra i sessi con un linguaggio ironico e un umorismo sovversivo che ha spesso coinvolto l’immagine dell’artista stessa. Il corpo messo in scena non è mai ostentatamente esibito, quanto piuttosto celato e poi svelato attraverso l’uso di maschere, inserti, materiali naturali, quasi delle estensioni, o protesi, utili a scandagliare le profondità psicologiche ed emotive del femminile.

Articolata in sei sezioni, Io sono. offrirà uno spaccato esaustivo sulla produzione dell’artista austriaca attraverso oltre 150 lavori realizzati in quarant’anni di ricerca, tra disegni, collage, sculture, fotografie, rayogrammi, gouache e cianotipie.
Il percorso espositivo occuperà tutte le sale della Galleria, dai disegni dell’infanzia, firmati  “BICASSO”, ai lavori più maturi, di grande formato, passando attraverso i  giochi linguistici e letterari, che raccontano la contaminazione tra narrazione e rappresentazione, fino a focalizzarsi, nella parte centrale, sui due grandi temi che contraddistinguono la ricerca dell’artista: il genere e la natura. 
L'opera di Birgit Jürgenssen assume un nuovo significato nel nostro presente: in un momento storico in cui assistiamo alla rimessa in discussione di principi e diritti fondamentali e a una progressiva banalizzazione delle questioni legate al femminile e, più in generale, all’identità di genere, il suo approccio non rigidamente ideologico ma più radicato nella sfera individuale e intima infonde nuova concretezza al potere emancipatorio dell'arte.

Accompagna la mostra un catalogo monografico, edito da Prestel, con contributi di Patricia Allmer, Michael Bracewell, Louisa Buck, Natascha Burger, Maurizio Cattelan, Melissa Destino, Marta Dziewańska, Heike Eipeldauer, Nicole Fritz, Lorenzo Giusti, Jessica Morgan, Marta Papini, Gabriele Schor, Jasper Sharp, Abigail Solomon-Godeau, Ninja Walbers. 

In occasione della retrospettiva il Public Program, la piattaforma di incontri aperti al pubblico nata dalla collaborazione con l’Accademia di belle arti G. Carrara, affronterà tematiche di genere coinvolgendo filosofi, storici e studiosi del movimento femminista, artisti e letterati. Parallelamente, i Servizi Educatividella Galleria proporranno un ricco programma di laboratori, sia per bambini sia per adulti, volti a riflettere sul tema dei ruolinella società e a favorire l’interazione e il dialogo tra i generi.

 

 

 

max chiasso

 

Franco Grignani (1908 – 1999) Polisensorialità fra arte, grafica e fotografia

Una mostra in cui si presenta la complessità del suo lavoro e della sua ricerca declinata attorno al tema della polisensorialità.

Dal 17 febbraio al 15 settembre 2019 il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) dedica una mostra antologica a Franco Grignani, in cui si presenta la complessità del suo lavoro e della sua ricerca declinata attorno al tema della polisensorialità. Tre i settori esplorati: fotografia, grafica e arte. Attraverso una ricca scelta di opere e materiale di archivio, in parte inediti, si ripercorrono le tappe fondamentali della ricerca artistica di Grignani, dall’iniziale sperimentazione fotografica alla grafica pubblicitaria, dall’analisi matematico percettiva alla Optical Art.

Chi non ha mai visto il marchio Pura Lana Vergine? Disegnato nel 1963, è l’opera di un progettista - precursore e innovatore - che con arguzia ne ha modellato le linee bianche e nere per costruire una forma unica, un’icona che associamo istintivamente a qualcosa di morbido. Fra i grandi marchi che hanno segnato l’attività di Grignani come graphic designer ricordiamo Fiat, Editoriale Domus, Borletti, Pirelli, Alfieri & Lacroix, Dompé Farmaceutici.

L’esposizione è curata da Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini, con il contributo in catalogo di Giovanni Anceschi, Roberta Valtorta, Bruno Monguzzi e le testimonianze di numerosi grafici svizzeri che hanno conosciuto o collaborato con Franco Grignani.

La mostra è il frutto della ricerca effettuata sull’Archivio di Famiglia, su Fondi specifici del MUFOCO - Museo di Fotografia Contemporanea (Cinisello Balsamo-Milano) e Aiap Associazione italiana design della comunicazione visiva e del suo CDPG (Centro di Documentazione sul Progetto Grafico), e su importanti collezioni d’arte private italiane e svizzere. Con il partenariato del Museo della seta di Como sono stati realizzati due foulard su disegno di Franco Grignani: le due opere referenti sono esposte, rispettivamente, al m.a.x. museo di Chiasso e al Museo della seta di Como.  

La sezione fotografica della mostra sarà esposta nel febbraio del 2020 al Museo di Fotografia Contemporanea.

 

 

 

87923 Copia di Neuroni in oro 2010 mosaico 60x60 cm DPD8836 1

 Alberto Di Fabio, Neuroni in oro, 2010, mosaico, 60x60 cm

 

IN-MATERIAL - QUANDO LA MATERIA SI FA PENSIERO

Ciclo di quattro mostre a cura di Sabino Maria Frassà

Primo appuntamento: Trascendenza - personale di Alberto Di Fabio dal 12 febbraio, vernice alla presenza dell'artista. 

Martedì 12 febbraio alle ore 19:00 Gaggenau e Cramum presentano la mostra personale di Alberto Di Fabio "Trascendenza" a cura di Sabino Maria Frassà da Gaggenau DesignElementi HUB (Corso Magenta 2 - cortile interno - Milano). La mostra è l'occasione per conoscere una raccolta di opere provenienti dalla collezione privata dell'artista e incentrate sul legame tra materia e immaterialità . 

Come spiega il curatore Sabino Maria Frassà, "Alberto Di Fabio è il pittore dell'infinito invisibile. E’ un artista che non si accontenta di dipingere il cielo cosi come lo vediamo, ma va oltre e analizza l'infinito, sia esso interiore che astrale [...] L'oro delle opere di "Trascendenza" rappresenta la ricerca della luce, della purezza dell'anima, che permette di distaccarsi e infine trascendere la materia stessa. “Brain Stone”, “Corpo di luce”, “Corpo astrale”, “Corpo aurico”, “Veicoli di coscienza”, “Individuo magnetico" sono i titoli di alcune di queste opere, che ci introducono in un mondo di bellezza, energia matematica e spiritualità. Di fronte a queste opere lo spettatore riesce a sperimentare una sorta di trance visiva, trascendere il reale e intraprendere un viaggio onirico verso mondi paralleli lontani nello spazio e nel tempo". 
La mostra è promossa dal noto brand del design Gaggenau insieme al progetto non-profit CRAMUM e sarà aperta al pubblico dal 13 febbraio al 1° aprile dal lunedì al venerdì (10:00-18:00).  

 In-Material è un progetto artistico e culturale ideato dal direttore artistico di CRAMUM, Sabino Maria Frassà, per indagare l'affascinante e incessante sforzo degli artisti nel rappresentare la parte immateriale e trascendente della propria esistenza. Il rapporto tra materia e immaterialità è il punto centrale di questo progetto, che trova in Gaggenau il partner e promotore ideale.

Gaggenau è azienda leader nel mondo del design, che unisce la sapienza della lavorazione di materiali quali acciaio, vetro e legno, all'eleganza di una linea essenziale e altamente performante: il valore di ciò che l’azienda produce va al di là della qualità degli elementi tangibili e va ricercato nel modo in cui sintetizza da 336 anni cultura, materia e tecnologia. Allo stesso modo, con materiali della "tradizione", gli artisti di In-Material travalicano il visibile, cogliendo e riportando l'essenza stessa e la parte immateriale e trascendente della realtà: Alberto Di Fabio con la pittura, Ingar Krauss con la fotografia, Laura de Santillana con la scultura, Paolo Scirpa con la luce. 

 

In-Material è un progetto artistico e culturale ideato dal direttore artistico di CRAMUM, Sabino Maria Frassà, per indagare l'affascinante e incessante sforzo degli artisti nel rappresentare la parte immateriale e trascendente della propria esistenza. Il rapporto tra materia e immaterialità è il punto centrale di questo progetto, che trova in Gaggenau il partner e promotore ideale.

Gaggenau è azienda leader nel mondo del design, che unisce la sapienza della lavorazione di materiali quali acciaio, vetro e legno, all'eleganza di una linea essenziale e altamente performante: il valore di ciò che l’azienda produce va al di là della qualità degli elementi tangibili e va ricercato nel modo in cui sintetizza da 336 anni cultura, materia e tecnologia. Allo stesso modo, con materiali della "tradizione", gli artisti di In-Material travalicano il visibile, cogliendo e riportando l'essenza stessa e la parte immateriale e trascendente della realtà: Alberto Di Fabio con la pittura, Ingar Krauss con la fotografia, Laura de Santillana con la scultura, Paolo Scirpa con la luce.