Del contemporaneo. Linguaggi, pratiche e fenomeni dell’arte del XXI secolo
 
 
 

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Del contemporaneo. Linguaggi, pratiche e fenomeni dell’arte del XXI secolo

In attesa di riaprire il Museo al pubblico, ogni venerdì critici e artisti, insieme a Laura Barreca raccontano l’evoluzione delle arti degli ultimi 40 anni in rapporto con la tecnologia, l’ambiente, l’estetica e la società.

  1. Gió Marconi ha il piacere di annunciareCielo digiugno, la prima personale di Enrico David in galleria.Il percorso espositivo, palesando una personalissima declinazione alla leggerezza coniugata a una grande sete diorizzonte, nasce in parte a seguito dell’esperienza di Venezia, nel senso che i materiali originari, note, bozze edisegni che normalmente generano tutta l’opera di David sono stati pensatieappuntati durante il periodo diconcepimento dei contributi per il Padiglione Italia della 58° Biennale.Cielo digiugnomarca una soglia nellapratica di Enrico David: è la prima volta che una sua mostra si compone esclusivamente di lavori grafici, di “inizi”e di “indizi” che in altre circostanze vengono poi tramandati inmedia e linguaggi differenti. La loro sequenza,oscillando tra approssimazione e distanza, l’affondare e il sorvolare, sottolinea la posizione di Enrico David comepittore e ha comepretesto un’esteriorità fatta di aria e atmosfera, di pulviscolo e luce, di vento calante e primobuio. Il sole e la luna e il campo largo. L’osservare diventa un qualcosa che equivale al sedersi su una zolla di terrao su un’impossibile panca ad aspettare un resto irriducibile. Ecco allora che l’orizzonte è quell’utopia che comescriveva Edoardo Galeano è piuttosto una tensione, ci si vorrebbe avvicinare ma lei si sposta sempre più in là e inpratica serve solo a questo, a permetterci semplicemente di continuare ad andarle incontro.La mostra si compone essenzialmente di tre nuclei di dipinti. Le opere che occupano le pareti più corte dellospazio costituiscono una sorta di parentesi e, una dirimpetto all’altra, ne racchiudono icontenuti.Il fraternosilenzio del fango(2020) eZattera viva(2020) sono due tele di grandi dimensioni che, come in un’architettura,costituiscono la struttura portante per gli altri lavori e rappresentano i tralicci su cui il resto si inceppa. E ancora,aquiloni che si impigliano nell’aria, in una luce non più trasmettitrice di materia e con l’eterno sogno dellamalinconia si abbandonano alla caducità, ozattere, il cui il colore si fonde e si dissolve con la consuetaintonazione riflessiva e meditativa, che tengono insieme terra e cielo, ciò che è materiale con ciò che non hacorpo e rischia di andare perduto. Le piccole tele sono invece quasi degli studi, composizioni visive che come inuna sorta di acrostico esplorano le possibilità del dipingere, omeglio, del come fare della pittura nel modo menopittorico possibile.Bassa marea al molo,Fossa madre,Cielo trema o niente, oPunti di fiamma,Salvezza trovata in cielotutti del2020, comeCielo di giugnoche da il titolo alla mostra, sono tele in cui l’immagine succede in un tempo piùrapido, con il gesto vivo di un qualcosa che accade o che sta per accadere, momenti che girano in tondo per poiricadere su se stessi seminando segni di sentimento. Sono immagini scultoree che fanno riferimento ad elementidi natura quali l’erba, le canne di bambù o il fango, materiali frequenti nella pratica di Enrico David. Le pareti dellospazio sono dipinte dello stesso colore naturale della tela, una modalità per cercare in maniera artificiale lamaterialità o l’assenza di materialità della superficie che accoglie i dipinti.Cielo di giugno, cielo di Acrab, la “signora del blu”, al di là della scorsa primavera mai vissuta, oltre lo scontro trala caducità umana e l’impassibile ciclicità della natura, al dì la di questo lungo inverno, l’estate non sopravviveall’estate e ciò che resta è una strana e disagiante tenerezza.Enrico David (n. 1966, Ancona, Italia) vive e lavora a Londra.Tra le suemostre più recenti:Gradations of Slow Release,MCA, Chicago,Hirshhorn Museum and SculptureGarden, Washington (2019);58°Biennale di Venezia, Padiglione Italia a cura di Milovan Farronato, Venezia (2019);Fault Work, Sharjah Art Foundation, Sharjah (2016);Autoparent, Lismore Castle Arts, Lismore(2016); TheHepworth Wakefield, West Yorkshire (2015); Collezione Maramotti, Reggio Emilia (2015); UCLA Hammer Museum,Los Angeles (2013);55°Biennale di Venezia a cura diMassimilano Gioni, Venezia (2013);Head Gas, NewMuseum, New York (2011);Repertorio Ornamentale, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2011);How DoYou Love Dzzzzt by Mammy?, Museum für Gegenwartskunst, Basilea (2009);Bulbous Marauder, Seattle ArtMuseum, Seattle (2008);Ultra Paste, ICA, Londra (2007)e50°Biennale di Venezia a cura diFrancesco Bonami,Venezia (2003).
     
 
 
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Come è cambiato il linguaggio dell’arte negli ultimi 40 anni? Cosa hanno da dirci critici, teorici e artisti sulla sperimentazione artistica e sul rapporto dell’arte con la tecnologia, la storia e la società?

A queste e altre domande cerca un possibile riscontro Del contemporaneo. Linguaggi, pratiche e fenomeni dell’arte del XXI secolo una serie di conversazioni in streaming sulla pagina Facebook del mudaC | museo delle arti Carrara che - ogni venerdì alle 18.00 fino al 26 marzo 2021 - coinvolge critici, teorici e artisti, in dialogo con Laura Barreca Direttrice del museo.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Carrara ed è curata da Laura Barreca, in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Carrara e con il supporto tecnico di Nausicaa Spa.

Durante gli incontri - ideati per abitare virtualmente uno “spazio critico”, in attesa di poter riaprire il museo con il nuovo allestimento delle sue collezioni – nel corso di un’ora il critico, nelle vesti di autore di saggi sui fenomeni linguistici contemporanei più attuali, affronta insieme all’artista e alla Direttrice un tema legato all’evoluzione delle arti contemporanee tra fine Novecento e inizio degli anni Zero.

Ispirati al testo critico Del contemporaneo. Saggi su arte e tempo (Einaudi, 2007) che raccoglie scritti di Georges Didi-Huberman, Jean-Luc Nancy, Nathalie Heinich e Jean-Christophe Bailly, tra i più autorevoli pensatori, scrittori e poeti francesi, riuniti anch’essi un una conferenza ospitata a Milano nel 2005, gli incontri del mudaC affrontano temi centrali, come la rinuncia alla visione storicistica dell'arte, l’annullamento delle categorie estetiche, l’ibridazione di formati e generi, la relazione tra arti e tecnologia, il ruolo dell'artista e la sua "posizione sociale" in un mondo che è irrimediabilmente cambiato.

“Del contemporaneo – come spiega Laura Barreca, Direttrice del mudaC | museo delle arti Carrara – riunisce alcuni tra i teorici italiani che più proficuamente contribuiscono alla riflessione sui linguaggi dell'arte contemporanea, autori di saggi critici e pubblicazioni scientifiche, interpreti e testimoni di una nuova stagione della critica italiana, attraverso cui comprendere i fenomeni artistici che caratterizzano il nostro presente. Ad accompagnarli, altrettanti artisti impegnati nella sperimentazione di pratiche artistiche innovative.”

Dopo aver coinvolto critici, studiosi e teorici come Christian Caliandro, Marco Mancuso, Paola Nicolin, Elena Giulia Rossi, Francesco Spampinato e Valentina Tanni, e artisti come Marco Cadioli, Mara Oscar Cassiani, Laura Cionci, Giovanotti Mondani Meccanici, Margherita Raso e Emilio Vavarella, il prossimo appuntamento, venerdì 5 marzo alle ore 18.00 vede protagonisti il critico Valentino Catricalà insieme all’artista Andrea Galvani.

L’incontro, introdotto da Valentino Catricalà autore di Art and Technology In The Third Millennium (Electa, 2020) - originale panoramica sul rapporto tra arte e nuove tecnologie dalla fine del XX secolo alle sperimentazioni più recenti, tra ricerche sull’Intelligenza Artificiale, post-umano, rapporti tra arte e internet, realtà aumentata, video e sperimentazioni sul suono – sarà incentrato su alcune questioni rilevanti e ancora aperte legate allo sviluppo dei nuovi media o new media art negli ultimi decenni. Dialoga con Catricalà, insieme a Laura Barreca, Andrea Galvani (Verona, 1973), artista italiano da anni residente tra New York e Città del Messico, la cui ricerca concettuale si avvale di fotografia, video, disegno, scultura, performance, neon, materiali d’archivio e grandi installazioni che vengono sviluppate intorno all’architettura degli spazi espositivi.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Venerdì 5 marzo, ore 18.00 Valentino Catricalà e Andrea Galvani

Venerdì 12 marzo, ore 18.00 Cristina Baldacci e Linda Fregni Nagler

Venerdì 19 marzo, ore 18.00 Domenico Quaranta e Giulio Scalisi

Venerdì 26 marzo, ore 18.00 Bruno Di Marino e Daniele Puppi