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Premio Modigliani 2019

Premio promosso dal Comune di Livorno con la direzione scientifica del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato 
e il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Sono Ludovica Carbotta (Torino, 1982), Alex Cecchetti (Terni, 1977) e Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) i tre vincitori del Premio Modigliani 2019, promosso dal Comune di Livorno con la direzione scientifica Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e realizzato grazie al sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
 
Il Premio Modigliani è stato riattivato oggi dopo circa 52 anni con gli obiettivi di: valorizzare la ricerca artistica contemporanea favorendo le nuove generazioni; incrementare la Collezione d’arte della città di Livorno; aprire le porte agli artisti europei e mediterranei seguendo l’evoluzione del concetto di Europa e la vocazione naturale della Città di Livorno che deve la sua storia di convivenza, accoglienza e sviluppo proprio alle interrelazioni tra Europa e Mediterraneo.
 
Una rosa di cinque selezionatori, composta da Lucrezia Calabrò Visconti, curatrice indipendente, Attilia Fattori Franchini, curatrice indipendente, Giulia Ferracci, curatrice MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI Secolo di Roma, Pietro Gaglianò, critico d’arte e curatore e Matteo Lucchetti, curatore, storico dell’arte e scrittore, coordinati dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci hanno indicato due artisti ciascuno per il Premio Modigliani 2019. Ognuno dei dieci artisti ha proposto due lavori esistenti o in progetto a propria discrezione, formando un corpus totale di venti opere, che sono state analizzate da una giuria di alto profilo.
Per l’edizione 2019 la giuria, composta da Cristiana Perrella, direttrice del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Alessandra Poggianti, curatrice indipendente, Ludovico Pratesi, curatore e critico d'arte, Paola Tognon, curatrice indipendente ed ex direttrice del Museo della Città di Livorno e Andrea Viliani, direttore della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee del museo Madre, ha individuato tre premi acquisto di 15.000€ ciascuno per Ludovica Carbotta, Monowe (The residence, the lodge, the shelter) (2019) e Alex Cecchetti, H. Coreografia per nudi che nascondono (2012) – entrambi nominati da Giulia Ferracci – e Adelita Husni-Bey, Story of the Heavens and Our Planet (2008–2009) nominata da Matteo Lucchetti.

Le opere verranno esposte in una mostra collettiva organizzata nell’occasione del centenario della morte di Amedeo Modigliani all’interno di un programma di iniziative che, nel segno di questa personalità eccezionale ed unica nel quadro dell'arte moderna, aprano la città a percorsi che guardino al futuro ed all'incedere della modernità. Inoltre andranno ad arricchire il prestigioso nucleo della collezione d’arte della Città di Livorno.
 
Oltre alle tre opere vincitrici, la giuria ha espresso una menzione speciale per l’opera Les papillons de résistance di Claudia Passeri (Lussemburgo, 1977) per le connessioni rispetto ad una nuova narrazione della memoria storica e politica italiana in generale, e della città di Livorno in particolare. La performance, che propone un forte coinvolgimento del pubblico, attualizza perfettamente le volontà di stimolare l'affezione dei cittadini rispetto al Premio Modigliani.

 

 

 cuba I

 

Presentazione del libro fotografico  “Cuba Vivir Con” di Carolina Sandretto

Concepito come un antico album di famiglia, "Cuba Vivir Con" è un libro rilegato in finto cuoio con il titolo dorato, dedicato alle storie e agli oggetti dei cittadini di Cuba che vivono nei Solares, gli appartamenti condivisi da più famiglie.  

Mercoledì 27 novembre 2019 alle ore 19.00 alla Fondazione Sozzani, incontro con Carolina Sandretto e Walter Guadagnini, in occasione della pubblicazione del libro “Cuba Vivir Con” pubblicata da SilvanaEditoriale. Modera Roberta Scorranese, giornalista del Corriere della Sera e scrittrice.
 
Concepito come un antico album di famiglia, Cuba Vivir Con è un libro rilegato in finto cuoio con il titolo dorato, dedicato alle storie e agli oggetti dei cittadini di Cuba che vivono nei Solares, gli appartamenti condivisi da più famiglie. Scattate dal 2013 al 2017 con una Hasselblad analogica degli anni Cinquanta, le immagini selezionate da Alison Morley, Direttore dei Programmi Internazionali dell’ICP, International Center of Photography di New York, evocano l’aprirsi e il chiudersi delle porte dei palazzi dei Solares cubani e le aspirazioni o le delusioni delle persone che vi abitano.
 
“Mi è stato permesso di entrare in spazi intimi, pieni di statuette, ricordi e foto di famiglia. Mi hanno offerto un caffè e mi hanno lasciato imprimere la loro vita sulla pellicola”, scrive Carolina Sandretto.
 
Dopo la Rivoluzione Cubana del 1959, il nuovo governo mise in atto una redistribuzione degli alloggi, trasformando grandi case monofamiliari e palazzi in alloggi popolari collettivi, noti come “Solares”.
Il testo di Ileana Cepero, docente di Storia Contemporanea alla The New York School, approfondisce la storia di queste abitazioni così specifiche per Cuba da aver stabilito dinamiche sociali proprie dell’Old Havana.

Con discrezione, le foto di Carolina Sandretto ci accompagnano oltre i colori delle case per conoscerne gli abitanti e la loro profonda dignità, in un “ritratto sentimentale”, scrive Walter Guadagnini nell’introduzione, che non lascia indifferenti.

Carolina Sandretto: Laureata all’Università Cattolica di Milano in Scienze Politiche nel 2006, Master in Management del No profit all’Università Bocconi nel 2011, ha completato il programma di Fotogiornalismo all’ICP, International Center for Photography di New York nel 2013. Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni e gallerie tra cui ICP di New York (2013); Galleria Antonio Ricci di Carrara (2014); Galleria Renata Bianconi di Milano (2015); Photolux Festival (2015); Annenberg Space for Photography a Los Angeles (2017). Ha partecipato al “Festival Del Paesaggio” a Capri nel 2018 e nel 2019; al MOPLA, Month of Photography Los Angeles (2018). Il suo progetto più recente è “Things left Behind” alla Contemporary Art Gallery a Lugano e Pietrasanta. Nel 2017 ha pubblicato con Skira “Cines de Cuba”, sulle sale cinematografiche cubane.

 

 rusconi

 

Nicoletta Rusconi Art Projects lancia ARTbite un progetto dedicato ai collezionisti di arte contemporanea di oggi e di domani

Il profilo Instagram ARTbite è online che permetterà a tutti di avere un piccolo assaggio di opere d’arte contemporanea di grandi maestri e giovani emergenti. 

Nicoletta Rusconi Art Projects lancia un progetto dedicato ai collezionisti di arte contemporanea di oggi e di domani. Il profilo Instagram ARTbite è online che permetterà a tutti di avere un piccolo assaggio di opere d’arte contemporanea di grandi maestri e giovani emergenti.

Ami l'Arte Contemporanea? Hai mai pensato di diventare un collezionista? Ti piacerebbe essere aggiornato su artisti e nuove tendenze attraverso Instagram? Vorresti avere un piccolo assaggio (bite) dell'artista che ti piace di più? 

Oggi lo puoi fare grazie al profilo Instagram ARTbite, ideato da Nicoletta Rusconi Art Projects, avere accesso a opere di grandi maestri come a quelle di giovani emergenti, sarà semplice, immediato e a prezzi contenuti.

ARTbite vuole sperimentare una nuova forma di collezionismo, che vede in Instagram la piattaforma perfetta per avvicinare, informare e vendere piccole opere, pezzi unici con un semplice tap sul proprio smartphone.

Dalla spilla di Piero Gilardi agli anelli di Letizia Cariello, dalla Scultura da portare di Eduard Habicher alla scultura tessile di Igshaan Adams e ancora i dipinti optical di Gerold Miller, le sculture minimal di Franz Schmidt e i modellini delle opere di Riccardo Beretta: sono questi i primi 7 artisti protagonisti della “vetrina” di ARTbite. 

Le opere, acquistabili con un investimento che va dai 300 ai 3000 euro, sono state scelte dalla stessa Nicoletta Rusconi con la consulenza del curatore Giorgio Verzotti.

“ARTbite non ha nulla a che vedere con la vendita online a cui siamo abituati – dice Nicoletta Rusconi, art dealer, mecenate e ideatrice del profilo – e non vuole entrare in competizione con le gallerie di riferimento di ogni artista. È semplicemente uno strumento per avvicinare all’arte contemporanea un pubblico che non ha mai osato accostarsi o che non si è mai avventurato alla scoperta dell’arte giovane. Oggi, infatti, un profilo Instagram gestito con eleganza è un ottimo veicolo di promozione, soprattutto per artisti emergenti”. 

Ogni opera sarà postata su ARTbite con un’immagine e una descrizione prodotta dall’autore, il prezzo, che per policy non supererà mai i 3000 euro, e il contatto di riferimento per acquistarla. Qualora si desideri acquistare un’opera diversa o più importante, verranno forniti i contatti della galleria dell’artista. 

Se la mission principale di ARTbite è quella di avvicinare un pubblico il più ampio possibile al mondo del collezionismo, il progetto ha anche il duplice obiettivo di creare collaborazioni con le imprese, stimolando le aziende a utilizzare l’arte nei propri progetti di comunicazione e sviluppo. In parallelo la volontà di sostenere l’arte, grazie all’istituzione di un premio ARTbite dedicato all’artista che otterrà il maggiore successo di vendita tramite il profilo e che consisterà nel finanziamento di una pubblicazione sul suo lavoro.


www.nicolettarusconi.com |

@artbite_project

#artbiteproject

 maurizio nannucci time past present and future

Rebecca Ackroyd, Singed Lids, Lyon Biennale, Installation View 

 

Il Complesso Monumentale della Pilotta presenta MAURIZIO NANNUCCI SENTENCES / TIME, PAST, PRESENT AND FUTURE

Un’opera permanente di Maurizio Nannucci 190 metri di neon per dare nuova luce a un patrimonio inestimabile un progetto di valorizzazione che corona il nuovo percorso intrapreso nel 2017 dall’Istituzione.  

SENTENCES. TIME, PAST, PRESENT AND FUTURE, opera vincitrice della quarta edizione dell’Italian Council, si sviluppa lungo i quattro lati del cortile di San Pietro del Complesso Monumentale della Pilotta a Parma, uno dei più antichi complessi storici d’Italia che ospita la Galleria Nazionale, il Teatro Farnese, il Museo Archeologico, la Biblioteca Palatina e il Museo Bodoni, dando vita così a un nuovo ingresso monumentale per l’edificio.

SENTENCES, la più grande opera permanente realizzata da Maurizio Nannucci in Italia, sarà presentata e accesa venerdì 22 novembre 2019 alle ore 16.30, con i suoi 190 metri di lunghezza e le 55 lettere in neon di vetro di Murano illuminate di luce blu. L’opera crea un collegamento ideale tra la storia del Complesso e il presente, tra un’arte secolare e l’arte contemporanea, tra l’esterno e l'interno dell'edificio, invitando chi passa a rallentare, leggere, riflettere sulle parole e l’immagine poetica che generano. Un progetto democratico per natura, che restituisce alla collettività il valore fondamentale dell’arte, coinvolgendo i passanti e rendendoli partecipi del patrimonio che li circonda e delle ricchezze conservate all’interno del Complesso.

Per l’occasione il compositore elettronico e video-artista berlinese Lillevan realizzerà, con la consulenza artistica e la co-organizzazione di Lenz Fondazione, la electronic music performance Eventually Elusive – già parte di una prestigiosa tournée che lo vedrà nuovamente ospite anche della ventiquattresima edizione del Festival Natura Dèi Teatri di Parma – in dialogo con l’installazione di Maurizio Nannucci.

Maurizio Nannucci (Firenze 1939), è uno dei protagonisti dell’arte italiana degli ultimi decenni tra i più conosciuti internazionalmente. Sin dalla metà degli anni Sessanta esplora le complesse relazioni tra arte, linguaggio e immagine, creando inedite proposte concettuali caratterizzate dall’utilizzo di media diversi: neon, fotografia, video, suono, edizioni e libri d’artista. La sua ricerca, da sempre aperta al dialogo tra discipline diverse, esplora la relazione tra luce, colore, suono e spazio reale ed immaginato, che diventa particolarmente evidente nelle sue grandi scritte al neon, come quelle realizzate sulla facciata degli Uffizi a Firenze, l’Altes Museum di Berlino, il Lenbachhaus di Monaco di Baviera e recentemente il Maxxi di Roma.
In oltre cinquant’anni di carriera ha collaborato e realizzato progetti con Renzo Piano e con altri architetti quali Massimiliano Fuksas, Mario Botta, Nicolas Grimshaw, Stephan Braunfels. È stato invitato più volte alla Biennale di Venezia, a Documenta di Kassel, alle Biennali di Sao Paulo, Sydney, Istanbul e ha esposto nei più importanti musei e gallerie di tutto il mondo.

L’installazione di Maurizio Nannucci sarà inoltre accompagnata dalla pubblicazione di un giornale, con testi di Simone Verde, Annalisa Rimmaudo e una riflessione dell’artista con Gabriele Detterer. Il giornale sarà pubblicato in 10.000 copie e distribuito gratuitamente a Parma alcuni giorni prima dell’inaugurazione e contemporaneamente in alcuni musei europei.

SENTENCES. TIME, PAST, PRESENT AND FUTURE è un progetto realizzato per il Complesso Monumentale della Pilotta grazie al sostegno dell’Italian Council (4. Edizione, 2018), programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

 

 WK Biancoshock Disturbe Opening IT

 

Personale dell'artista Biancoshock: Disturbe nella sede della Wunderkammern di Milano

La mostra ripercorre tutte le fasi, le discipline e le tecniche che hanno caratterizzato fino ad oggi la sua produzione: saranno esposte installazioni, documentazioni di opere site-specific realizzate in strada, sculture, videoperformance, oggetti di scena realizzati dall’artista, stampe in tiratura limitata e opere uniche.

Wunderkammern è lieta di presentare nella sede di Milano la mostra Disturbe, la nuova personale dell’artista italiano Biancoshock. Inaugurazione mercoledì 27 novembre dalle 18.30 fino alle 21.30. La mostra sarà visibile dal 27 novembre fino al 21 dicembre. 

Biancoshock (Milano, 1982) è conosciuto a livello internazionale per i suoi interventi di Arte Pubblica: immediati, dal forte impatto visivo e dalla grande risonanza mediatica. La città è il campo di azione dell’artista, le sue opere hanno lo scopo di stravolgere la routine, di stupire lo spettatore e di offrirgli un nuovo spunto di riflessione sulla realtà che lo circonda.

Biancoshock si affaccia per la prima volta all’Arte Urbana nel 1995 esplorando il mondo del Writing e della Graffiti Art. È grazie a questa esperienza che l’artista impara a leggere i codici visivi e sotterranei dello spazio cittadino e a reinterpretarli in chiave ironica e provocatoria. Dal 2004 inizia il suo progetto di Urban Hacking, i suoi interventi si focalizzano su oggetti quotidiani che normalmente passano inosservati, ai quali l’artista dà un nuovo significato: “attribuire un messaggio a qualcosa di indifferente è il miglior modo per veicolarlo” (Biancoshock, Dipolo, Milano, 2019).
Negli anni a seguire espone in importanti musei ed istituzioni tra cui il MACRO di Roma, la Saatchi Gallery di Londra e la Cantor Fitzgerald Gallery di Haverford (USA) e partecipa ad alcuni tra i principali festival di Arte Urbana, come il Cityleaks Bienal Urban Art Festival di Colonia, Germania (2015), il Palma Festival di Caen, Francia (2017) e il Nuart Festival di Stavanger, Norvegia (2014), per il quale realizza l’installazione site-specific “Social Reich”. Nello stesso anno viene invitato come relatore al TedX di Oporto in Portogallo.
Il 2014 costituisce una svolta nella carriera dell’artista: dopo dieci anni di attività indipendente Biancoshock sente la necessità di dare alla sua arte un nuovo nome, che includa sia il carattere Urban sia l’attitudine performativa delle sue opere. Fonda così l’Ephemeralism, un “non-movimento” che indica tutte quelle opere di Arte Pubblica che esistono nello spazio per una durata molto limitata, ma che persistono nel tempo grazie alla documentazione fotografica e video. Ad oggi, l’artista ha realizzato più di mille lavori documentati in 27 paesi nel mondo.

Oltre alla reinterpretazione ironica e disimpegnata dello spazio urbano e alla narrazione sul mondo del Writing e dell’Arte Urbana in generale, le opere di Biancoshock affrontano tematiche di attualità sociali e politiche più complesse, che mettono in luce le grandi contraddizioni del nostro secolo, le implicazioni delle nuove tecnologie e dell’economia consumistica sulla società odierna e la condizione dei migranti e dei senzatetto.
Biancoshock porta avanti queste tematiche in un percorso artistico caratterizzato da una duplice visione, che si riflette nella sua personalità e nel suo nome, composto dalla parola “Bianco” e della parola “Shock”. Queste due realtà, differenti ma complementari, definiscono il lavoro dell’artista: da una parte Shock, gli interventi pubblici realizzati in strada che lo hanno reso celebre al grande pubblico, immediatamente riconoscibili e comprensibili nel messaggio; dall’altra le opere concettuali più adatte ad essere esposte in musei e gallerie, che richiedono un’interpretazione e una riflessione con più livelli di significato e che affrontano tematiche più complesse, riportabili alla categoria “Bianco”, un non-colore, una materia da plasmare che stimola l’approfondimento e la sperimentazione.

A consacrare il quindicesimo anno di attività dell’artista, Wunderkammern presenta nella sede milanese la nuova personale di Biancoshock: Disturbe. La mostra ripercorre tutte le fasi, le discipline e le tecniche che hanno caratterizzato fino ad oggi la sua produzione: saranno esposte installazioni, documentazioni di opere site-specific realizzate in strada, sculture, videoperformance, oggetti di scena realizzati dall’artista, stampe in tiratura limitata e opere uniche. L’allestimento è volto ad evidenziare la molteplicità di tecniche, messaggi e media che ne contraddistinguono l’approccio artistico e a mettere in luce l’ambivalenza della sua produzione nei diversi livelli di lettura, sia la dimensione più raccolta, concettuale e di ricerca, sia la potenza dirompente ed universale degli interventi pubblici nati e sviluppati in strada.

In occasione della mostra Disturbe, Biancoshock presenterà inoltre la sua prima monografia: Dipolo. Il volume, pubblicato da Wunderkammern e scritto dall’autore Pietro Rivasi, raccoglie una selezione di lavori realizzati dall’artista tra il 2004 e il 2019, sintetizzando più di 15 anni di ricerca ed oltre un migliaio di installazioni urbane.   

Media Partners: ArtsLife, Collater.al, Widewalls, Technical Partners: Abbazia di Busco, Romoletto, Eurograph

WUNDERKAMMERN

Via Edmondo de Amicis 43, Milano (M2 e Autobus 94 fermata Sant’Ambrogio)

www.wunderkammern.net

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+39 02840789

 

 RA SingedLids LyonBiennale InstallationView 1

Rebecca Ackroyd, Singed Lids, Lyon Biennale, Installation View 

 

Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta PROJECT ROOM #12 Rebecca Ackroyd Underfoot

Si apre il terzo e ultimo appuntamento del 2019 di PROJECT ROOM, il ciclo espositivo voluto dalla Fondazione Pomodoro per approfondire la ricerca e la produzione di artisti under 40 che indagano in modo innovativo la scultura.  

Con la mostra Underfoot (4 dicembre 2019 - 31 gennaio 2020) di Rebecca Ackroyd (1987, UK) si apre il terzo e ultimo appuntamento del 2019 – il dodicesimo dalla sua ideazione – di PROJECT ROOM, il ciclo espositivo voluto dalla Fondazione Pomodoro per approfondire la ricerca e la produzione di artisti under 40 che indagano in modo innovativo la scultura.
 
Nel corso dell’ultimo anno la guest curator Cloé Perrone ha scelto il lavoro di Sophia al-Maria, Caroline Mesquita e Rebecca Ackroyd, tre giovani artiste internazionali che, all’interno di una pratica multidisciplinare, utilizzano anche la scultura espandendone la definizione stessa.
 
Protagonista dell’appuntamento conclusivo del 2019, con Underfoot, la sua prima mostra personale in Italia, Rebecca Ackroyd mette in scena un mondo post-apocalittico che proietta il visitatore in un’ipotesi di futuro.
Il lavoro dell’artista è caratterizzato dalla ricostruzione di spazi degradati, pervasi da atmosfere reali, tesi ad accrescere la consapevolezza della brutalità dell'ambiente urbano e la coscienza del tema dell’abbandono.
 
In un momento in cui un'incombente crisi climatica minaccia la vita sulla Terra, l’artista ha deciso di esporre all’interno di una serra, struttura normalmente utilizzata per la coltivazione, una grande installazione site-specific che occupa l’intero spazio della Fondazione, e una serie di disegni e sculture tutti di nuova produzione, creando un luogo avvolgente, sospeso tra sogno e realtà.
 
Circondate da un clima malinconico, le strutture architettoniche dell’artista incarnano una sorta di sentimento primordiale che genera nell’osservatore un senso di impotenza e lo spinge a interrogarsi sul suo ruolo nella società. Con Underfoot, l'attenzione di Rebecca Ackroyd si concentra su una definizione ibrida di casa, capace di riflettere diversi paradossi della società contemporanea e di avviare una profonda riflessione su temi universali come l’identità nazionale, il senso di appartenenza e i processi di crescita.