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miart2020

Posticipata a settembre la fiera miart

La venticinquesima edizione di miart, Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea – inizialmente prevista dal 17 al 19 aprile – si terrà nei padiglioni di fieramilanocity dall’11 al 13 settembre 2020.

La venticinquesima edizione di miart, Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea – inizialmente prevista dal 17 al 19 aprile – si terrà nei padiglioni di fieramilanocity dall’11 al 13 settembre 2020 (preview 10 settembre).

Insieme a miart, come di consueto avrà luogo anche la Milano ArtWeek, che si sposta nella stessa settimana, dal 7 al 13 settembre.

La scelta di posticipare gli eventi nasce dall’esigenza di tutelare al meglio la salute di visitatori, espositori e cittadini, in relazione all’evolversi della diffusione del Covid-19. Da ormai due settimane miart e la Milano ArtWeek stanno lavorando intensamente insieme a tutti gli stakeholder per permettere una riprogrammazione degli eventi in città e per garantire a 360° la qualità della manifestazione, che negli ultimi anni è stata capace di consolidare il suo percorso di ricerca insieme a una crescita sempre più significativa. Le nuove date offrono a miart e alla Milano ArtWeek l’occasione di essere uno dei primi appuntamenti della nuova stagione artistica e culturale, contribuendo a riportare la città di Milano alla sua dimensione di destinazione internazionale.

Tutti gli aggiornamenti saranno disponibili online sul sito www.miart.it
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UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK alla Fondazione MAST

Il nuovo progetto dedicato alle uniformi da lavoro che, attraverso oltre 600 scatti mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali differenti.

La Fondazione MAST presenta UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK, il nuovo progetto espositivo curato da Urs Stahel dedicato alle uniformi da lavoro che, attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali, mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali differenti.

UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK comprende: una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica di Walead Beshty, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte incontrati dall’artista per i quali l’abbigliamento professionale è segno distintivo, una sorta di tacito codice dell’anti-uniforme.

 La mostra collettiva "La divisa da lavoro nelle immagini di 44 fotografi", allestita nella PhotoGallery, raccoglie gli scatti di 44 artisti: celebri protagonisti della storia della fotografia tra cui, Manuel Alvarez Bravo, Walker Evans, Arno Fischer, Irving Penn, Herb Ritts, August Sander e fotografi contemporanei come Paola Agosti, Sonja Braas, Song Chao, Clegg & Guttmann, Hans Danuser, Barbara Davatz, Roland Fischer, Andrè Gelpke, Helga Paris, Tobias Kaspar, Herline Koelbl, Paolo Pellegrin, Timm Rautert, Oliver Sieber, Sebastião Salgado, immagini tratte da album di collezionisti sconosciuti e otto contributi video di Marianne Müeller.

La mostra monografica del fotografo americano WALEAD BESHTY RITRATTI INDUSTRIALI, allestita nella Gallery/Foyer, raccoglie 364 ritratti, suddivisi in sette gruppi di 52 fotografie ciascuno: artisti, collezionisti, curatori, galleristi, tecnici, altri professionisti, direttori e operatori di istituzioni museali.

Sono fotografie di persone con cui l’artista è entrato in contatto nel suo ambiente di lavoro, mentre realizzava la sua arte o preparava le mostre. Nel corso degli ultimi dodici anni Walead Beshty ha fotografato circa 1400 persone con una macchina di piccolo formato e pellicola analogica di 36 mm, per lo più in bianco e nero. L’obiettivo di Behsty è quello di rappresentare le persone nel loro ambiente di lavoro, la loro funzione e il ruolo professionale che svolgono nel mondo dell’arte.  

Info 

ORARI DI APERTURA
MARTEDÌ–DOMENICA, 10-19

INGRESSO GRATUITO

VISITE GUIDATE
DAL MARTEDÌ AL VENERDÌ, ORE 11.00 E 17.30
SABATO E DOMENICA, ORE 11.00/15.00/17.00

Partecipazione gratuita, per registrarsi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.mast.org

 

Kurt Cobain Inn at the Market Seattle1993 Charles Peterson 2020

  

Peterson – Lavine Come as you are  Kurt Cobain and the Grunge Revolution

Oltre 80 foto per ripercorrere la storia della scena musicale grunge e quella del suo eroe indiscusso, Kurt Cobain, simbolo della controcultura americana degli anni ’90, tra la fine della guerra fredda e l’illusione della New Economy.

Oltre 80 foto, tra cui alcune inedite, per ripercorrere la storia della scena musicale grunge e quella del suo eroe indiscusso, Kurt Cobain, simbolo della controcultura americana degli anni ’90, tra la fine della guerra fredda e l’illusione della New Economy.

Dal 7 marzo al 14 giugno 2020, a Firenze, Palazzo Medici Riccardi ospita la mostra fotografica “Peterson – Lavine. Come as you are: Kurt Cobain and the Grunge Revolution”. A cura di ONO arte contemporanea, l’esposizione è organizzata e promossa da OEO Firenze Art e Le Nozze di Figaro, in collaborazione con Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze e MUS.E.

“A ventisei anni dalla morte di Kurt Cobain, il mito dei Nirvana non tende a svanire e continua ad avere una forza comunicativa ed espressiva che riesce a far breccia nelle più giovani generazioni facendo palpitare il cuore a chi ha vissuto negli anni ’90 la loro saga”.

Due le sezioni: da un lato le immagini di Charles Peterson, fotografo ufficiale della Sub Pop Records, sulla nascita dei Nirvana, i concerti e la scena grunge di Seattle. Dall’altro gli scatti di Michael Lavine, celebre fotografo pubblicitario, tratti da servizi posati e immagini per riviste. Un accostamento inedito che immerge il pubblico nella fascinazione di quei giorni straordinari, dove i fan erano parte integrante di una rivoluzione musicale, e non solo.

Michael Lavine immortala i Nirvana in studio in quattro diversi momenti, dai mesi della loro prima formazione, fino agli anni del successo mondiale, quando accanto al leader della band c’era la moglie Courtney Love: scatti che sono diventati simbolo di un’era. La sua amicizia con Cobain gli permette di creare una vera registrazione visiva del gruppo, che accompagna in studio in tutti i diversi momenti della propria parabola, fino a pochi giorni dalla scomparsa del suo leader.

L’apporto di Charles Peterson risulta invece fondamentale non solo per la storia dei Nirvana ma anche per la nascita del grunge. Utilizzando uno stile personale crea un proprio marchio di fabbrica, inconfondibile: i suoi flash, molto potenti per poter squarciare il buio dei club, al tempo stesso sono in grado di isolare i soggetti in modo classico e iconico; il suo è un Cobain ritratto in immagini intime, che pienamente mostrano come il peso del successo avesse provato l’artista.  

E ancora, immagini di Pearl Jam, Soundgarden, Mudhoney… L’esposizione apre a tutta la scena musicale di Seattle di fine millennio, immortalando un periodo fondamentale e recente della storia americana: la crisi dell’edonismo reaganiano, le nuove periferie (e le sue controculture) e l’incipiente New Economy che proprio a Seattle genererà i suoi colossi.

“Come as you are” è una mostra sound e vision, nelle cui immagini evocative più generazioni si potranno riconoscere, rivivendo illusioni, speranze e quello stile che agli sgoccioli del secondo millennio le hanno viste identificarsi in una colonna sonora e nei suoi eroi.

“Peterson – Lavine. Come as you are: Kurt Cobain and the Grunge Revolution” è in programma da sabato 7 marzo a domenica 14 giugno a Palazzo Medici Riccardi, via Cavour, 1 – Firenze.

Orari: da lunedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00 (chiusura biglietteria ore 18.00). Mercoledì chiuso. Biglietti: intero 10 euro, ridotto 6 euro, gratuito per i giovani fino ai 17 anni. Info tel. 055 0946163 - 055 2760552, www.oeoart.com, www.lndf.it, www.palazzomediciriccardi.it.

 

Fotografia e femminismo

  

FOTOGRAFIA E FEMMINISMO NELL'ITALIA DEGLI ANNI '70

Milano MuseoCity dedica l’edizione 2020 al contributo delle donne nell’arte e nella società contemporanea.

Il Museo di Fotografia Contemporanea raccoglie l’invito di Milano MuseoCity, che dedica l’edizione 2020 al contributo delle donne nell’arte e nella società contemporanea, e promuove una giornata di studio sabato 7 marzo 2020 dal titolo “Rispecchiamento, indagine critica, testimonianza. Fotografia e femminismo nell'Italia degli anni '70 nella cornice della storica Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo, Milano.
 
Il convegno, a cura di Cristina Casero, docente di storia della fotografia e di arte contemporanea, e introdotto da Giovanna Calvenzi, Presidente del Museo, vuole essere l'occasione per una riflessione condivisa sul ruolo centrale giocato nell'Italia degli anni Settanta dalla fotografia quando, in mano alle donne, essa diventa uno strumento privilegiato di rispecchiamento, indagine critica, testimonianza. È intorno alla metà di quel decennio, che in Europa e negli Stati Uniti si diffondono le posizioni del nuovo femminismo, il femminismo della differenza. Questo rivoluzionario pensiero, incentrato sulla necessità di ridefinire l'identità della donna a prescindere da millenni di cultura maschile, ha forti ripercussioni sulle ricerche di molte fotografe e artiste, che spesso usano la fotografia in quanto mezzo ideale sia per condurre una riflessione identitaria, sia per indagare e testimoniare la condizione della donna, restituendone un racconto inedito, poiché nato dallo sguardo femminile.
 
Grazie al contributo di studiose che da tempo hanno indagato il rapporto tra fotografia e femminismo (Linda Bertelli, Lara Conte, Elena Di Raddo, Laura Iamurri, Lucia Miodini, Federica Muzzarelli, Raffaella Perna), saranno approfondite le ricerche di alcune fotografe italiane, a partire da quelle presenti nelle collezioni del Museo, alla luce del loro contributo ad una nuova riflessione sulla donna. Chiude gli interventi un dibattito moderato da Cristina Casero e Giovanna Calvenzi con alcune delle protagoniste di quella vivace stagione, in dialogo con il pubblico.

Durante la giornata sarà inoltre presentata al Museo una installazione multimediale realizzata dagli studenti della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano a partire dalle opere di fotografe conservate al Museo. Troverà spazio per un’anticipazione anche la mostra esito del progetto culturale Carte de Visite, di Arianna Arcara e a cura di Roberta Pagani, che per due mesi e mezzo ha offerto nel quartiere Crocetta a Cinisello Balsamo un servizio gratuito di ripresa e stampa di ritratti e fototessere.


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COSTRUIRE L'EQUILIBRIO. ENZO MARI TRA GIOCO E PROGETTO

Il libro rappresenta uno stimolo a riflettere sugli oggetti che affollano il nostro quotidiano.

Martedì 17 marzo 2020, ore 18.30 ci sarà l'inaugurazione e l'incontro con l'editore e l'Arch. Riccardo Blumer presso Spazio Choisi a Lugano.

Iconico designer italiano, Enzo Mari pubblica "Proposta per un'autoprogettazione" (1974), un progetto per la realizzazione di mobili con semplici assemblaggi di tavole grezze e chiodi. La definisce “una tecnica elementare perché ognuno possa porsi di fronte alla produzione attuale con capacità critica”.
Il libro rappresenta uno stimolo – e una provocazione – a riflettere sugli oggetti che affollano il nostro quotidiano, legando la nostra creatività alla capacità di costruire da soli una sedia, una tavolo, una libreria o un letto, seguendo dei disegni progettuali.

La Sedia P – primo progetto di Autoprogettazione – e una libreria, costruita seguendo i disegni di Enzo Mari, saranno in mostra presso Spazio Choisi 01 insieme a libri, tavole, poster e immagini che raccontano il pensiero rivoluzionario che sta alla base del lavoro del grande designer.

Così nella mostra Costruire l'equilibrio viene dedicato un ampio spazio anche al libro "L'altalena" (1961) che parla concettualmente ai bambini di quantità, forme, pesi ed equilibri; con elefanti, serpenti e canguri che si rincorrono, si sovrappongono, balzano con i loro “pesanti corpi” sulle estremità della più semplice delle altalene, alla ricerca di un equilibrio possibile.

In occasione della mostra, presso Choisi Bookshop sarà allestito un temporary shop con una selezione di libri dal catalogo di Corraini Edizioni, con testi di Enzo Mari e altri titoli attorno ai temi del design, dell'arte, oltre a oggetti e libri illustrati. 

 

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 © Trevor Paglen / Metro Pictures New York / Altman Siegel San Francisco | Trevor Paglen, Dead Satellite with Nuclear Reactor, Eastern Arizona (COSMOS 469), 2011

OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta TREVOR PAGLEN "Unseen Stars"

L'artista ha creato una serie di satelliti non funzionali che sono sia esperimenti scultorei, sia dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione.

Trevor Paglen ha creato una serie di satelliti non funzionali che sono sia esperimenti scultorei, sia dispositivi evocativi del nostro rapporto con lo Spazio e la politica che ne governa la colonizzazione.

Sviluppati in collaborazione con ingegneri aerospaziali, i Satelliti sono sculture pronte per lo Spazio: piccoli e leggeri possono espandersi per diventare grandi strutture altamente riflettenti. Se collocati in orbita, questi oggetti possono diventare sculture nel cielo notturno, visibili dalla terra dopo il tramonto e prima dell’alba come stelle luminose che si muovono lentamente. La ricerca sulla forma di queste opere è una possibile risposta a come l’ingegneria aerospaziale potrebbe evolvere se i suoi metodi fossero dissociati dagli interessi militari.

La mostra sarà visibile dal 12 Marzo al 31 Maggio, OGR – Officine Grandi Riparazioni presenta una risposta alle discussioni sull’indagine spaziale di Paglen ripensando il rapporto tra arte contemporanea e scienza, spingendo il pubblico a re-immaginare lo Spazio come un luogo di possibilità.