NEWS
 
 
 

QM Logo 

 

 ritratto luigi magnani

 

Gli armadi segreti della Villa dei Capolavori

La Fondazione apre al pubblico gli armadi che custodiscono testimonianze importanti e oggetti preziosi di Magnani stesso e della sua famiglia, rendendo omaggio all’affascinante storia privata di un uomo dal colto e raffinato.

La Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma, in occasione della mostra dedicata al suo fondatore Luigi Magnani (Reggio Emilia, 1906 – Mamiano, 1984) apre al pubblico gli armadi che custodiscono testimonianze importanti e oggetti preziosi di Magnani stesso e della sua famiglia, rendendo omaggio all’affascinante storia privata di un uomo dal colto e raffinato gusto artistico che dedicò la sua eclettica collezione alla memoria del padre Giuseppe, grande proprietario terriero e imprenditore caseario, e della madre, la nobildonna Eugenia Rocca di Chiavari, nipote di papa Benedetto XV.

La storia della Villa e del suo proprietario si intrecciano con quella degli amati genitori, delle sorelle Ada e Lisetta, morte entrambe ventenni di tubercolosi, e di illustri personaggi del mondo della cultura, dell’aristocrazia colta e dell’arte; tra questi anche l’amico pittore Giorgio Morandi, le cui opere sono esposte al piano superiore insieme a tele di Monet, Cézanne e Renoir. Proprio al piano superiore le stanze private di Luigi e della madre Eugenia oggi ospitano capolavori d’arte, affiancate dai luminosi corridoi con i guardaroba a muro di fine Ottocento, celati dalla boiserie ad ante laccate di bianco, che venivano utilizzati per ordinare gli abiti di famiglia, i raffinati accessori, i corredi e tanti preziosi ricordi.

Eccezionalmente questi armadi, custodi di storie intime e private, in occasione della mostra vengono aperti ai visitatori di sabato e domenica, dal 31 ottobre fino al 13 dicembre, compreso lunedì 7 dicembre (Ponte festivo). Sarà così possibile rievocare gli splendori dell’alta società grazie al ricco abito in pizzo nero degli anni Trenta che la signora Eugenia indossava quando era ricevuta a corte dalla regina Elena di Savoia, di cui era dama di compagnia. Ancora attuale risulta il prezioso abito da ballo in tessuto arricciato con fili in oro degli anni Venti, indossato da Ada, una delle sorelle di Luigi, fra le prime donne in Italia ad adottare il taglio di capelli a la garçonne. Di Luigi Magnani è esposto anche il frac per le serate di gala e il cappello a cilindro, realizzato a Parigi negli anni Quaranta, che riporta all’interno le sue cifre.
A svelare i gusti di un tempo ci sono anche gli accessori (collane, cinture, borsette, guanti) provenienti dalle più rinomate case di moda dell’epoca, tra cui spicca per la pregevole manifattura l’ombrellino Belle Epoque in pizzo nero e manico in ebano intagliato, oltre alla collezione di vezzosi cappellini che ripercorrono un lungo periodo di storia del costume con modelli dagli anni Venti agli anni Sessanta, che Donna Eugenia commissionava in via Condotti a Roma.

Completano la raccolta per la preziosità della fattura e dei tessuti i magnifici corredi ricamati e cifrati fra Ottocento e Novecento, utilizzati dagli ospiti della Villa, come Margaret, sorella della regina Elisabella d'Inghilterra, Giorgio Morandi, Eugenio Montale, Renato Guttuso; di Montale è esposto anche uno dei rarissimi dipinti del grande poeta Premio Nobel, con la passione per l'arte e la musica, amico fra i più cari di Luigi Magnani.
Non mancano i documenti di famiglia: oltre a fotografie d’epoca e al menù del transatlantico Giulio Cesare datato 1957 per un pranzo di commiato in onore dei signori Magnani, sono stati ritrovati e ora esposti al pubblico i cimeli legati alla pratica religiosa della signora Eugenia che, per affrontare il dolore della perdita delle figlie morte giovanissime, aveva preso i voti come terziaria di Santa Teresa con il nome di Suor Teresa dell’Addolorata.
Quelle che oggi sono diventate sale espositive ci fanno immaginare l’atmosfera vissuta dal proprietario, insieme alle supreme opere d’arte acquistate a partire dall’inizio degli anni Quaranta, testimonianze di diverse epoche, stili e correnti, che venivano svelate durante ricevimenti esclusivi. In pochi infatti varcavano la soglia della Villa coi suoi saloni e i suoi eventi; dalla biblioteca, ai concerti, alle cene che riunivano intellettuali, artisti e aristocratici. Rimangono a testimonianza di una speciale quotidianità le due logge all’ingresso della Villa con vista sul vasto parco ottocentesco, in cui era servita la colazione agli ospiti con la marmellata che la governante Elge ricavava dai frutti dei cedri secolari che ancora ornano lo scalone d’ingresso coi tronchi nodosi avvinghiati ai grandi vasi di antica manifattura.

La mostra “Luigi Magnani L’ultimo romantico”, allestita nelle sale espositive della Villa dei Capolavori, si arricchisce così di un omaggio particolare a Magnani stesso; e le opere di Tiziano, Filippo Lippi, Dürer, Goya, Canova, Rubens, Van Dyck, da lui raccolte, dialogano con gli arredi in stile impero e ora anche gli oggetti di una vita intera, seguendo quelle correspondances che egli tanto apprezzava.
Una ulteriore grande sorpresa attende il pubblico che visiterà la Fondazione Magnani-Rocca.

Recentemente, infatti, sono state ritrovate nei solai della Villa vecchie pellicole abbandonate da tanto tempo. Attraverso un procedimento di rigenerazione è stato possibile far rinascere dal passato immagini incredibili. Con grande stupore sono riemersi filmati con Luigi Magnani (gli unici conosciuti), poi i genitori Giuseppe ed Eugenia, i ricevimenti e gli ospiti della Villa, il parco come era un tempo. Un vero batticuore quando sono comparsi filmati di Giorgio Morandi in compagnia di Magnani a Mamiano e a Grizzana; si tratta degli unici filmati conosciuti in cui il maestro bolognese, notoriamente restio, accetta di farsi riprendere.

Un video documentario, visibile nella saletta video della Villa, scritto e diretto da Stefano Sbarbaro raccoglie questi filmati insieme alla testimonianza di Gian Paolo Minardi, celebre musicologo, sulla passione musicale di Magnani, e di Stefano Roffi, da anni studioso di Magnani stesso.
Il pubblico avrà così la possibilità di incontrare virtualmente il signore della Villa e rivivere tempi irripetibili. 

Fondazione Magnani-Rocca
via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Apertura degli armadi segreti il sabato e la domenica dal 31 ottobre fino al 13 dicembre 2020, oltre a lunedì 7 dicembre (Ponte festivo). Sabato e domenica orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 12,00 valido anche per le raccolte permanenti, il parco romantico e la mostra “Luigi Magnani L’ultimo romantico”.
Le raccolte permanenti, la mostra e il parco sono visitabili anche dal martedì al venerdì, orario 10-18.
Informazioni: tel. 0521 848327 / 848148 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.magnanirocca.it
Consultare il sito www.magnanirocca.it per le modalità di visita in sicurezza.



 

 

 

 kapoor

 

Anish Kapoor realizza un’opera in edizione limitata a sostegno della campagna di raccolta fondi della Collezione Peggy Guggenheim

Si intitola Blood and Earth la fotoincisione su carta da matrice polimerica realizzata in edizione limitata dall’acclamato artista di fama internazionale Anish Kapoor per sostenere la campagna di raccolta fondi "Insieme per la PGC".

Si intitola Blood and Earth ed è una fotoincisione su carta da matrice polimerica, realizzata in edizione limitata dall’acclamato artista di fama internazionale Anish Kapoor, a sostegno della campagna di raccolta fondi "Insieme per la PGC". Membro del Comitato Consultivo della Collezione Peggy Guggenheim dal 2019, l’artista donerà 100 esemplari del suo enigmatico lavoro Blood and Earth ad altrettanti donatori che contribuiranno con una cifra pari o superiore a 5.000 euro alla campagna di fundraising avviata l’8 luglio scorso dal museo veneziano a seguito delle ingenti perdite economiche subite durante i tre mesi di chiusura, che ammontano a oltre 2 milioni di euro.

“Sono felice di poter sostenere con il mio lavoro un’istituzione come la Collezione Peggy Guggenheim, anche alla luce del mio legame con il museo e con una città unica al mondo come Venezia”, dichiara Kapoor. “Il lungo periodo di lockdown causato dalla pandemia del Covid-19 ha causato enormi danni a chiunque, anche al mondo della cultura, ed è nostro dovere oggi aiutare le istituzioni culturali a risollevarsi per far sì che tornino a rendere nuovamente accessibile a tutti il patrimonio artistico in esse custodito”.

“Siamo onorati ed estremamente grati ad Anish Kapoor per questo suo gesto di grande generosità nei confronti del nostro museo”, afferma la direttrice Karole P. B. Vail. “Stiamo portando avanti con tenacia la campagna a sostegno della PGC affinché la Collezione possa tornare a garantire non solo oggi ma in futuro, l’apertura quotidiana, il suo ricco programma di mostre e la gratuità delle tante attività che da sempre rivolge al pubblico. Ringraziamo chi, finora, ha creduto e sostenuto questa raccolta fondi. È anche grazie a questi primi incoraggianti risultati che oggi il museo è tornato a essere aperto 6 giorni la settimana. La strada per raggiungere l’obiettivo è ancora lunga, ma l’entusiasmo non ci manca, alimentato anche da gesti come quello di Anish, e confidando nel supporto di chi ama l’arte, perché sostenendo il museo si aiuta se stessi e gli altri nel costruire un mondo civile, inclusivo e accessibile”.

Due sono le opere di Kapoor presenti nel giardino della Collezione Peggy Guggenheim: la scultura in pietra arenaria Senza titolo (1993), parte della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, e il monumentale granito nero Senza titolo (2007), prestito a lungo termine negli spazi museali.

Nato a Mumbay, India, il 12 marzo 1954, Anish Kapoor si trasferisce in Gran Bretagna all’età di diciannove anni, frequentando l’Hornsey College of Art di Londra (1973-77) e poi la Chelsea School of Art (1977-78). Terminati gli studi insegna nel 1979 al Wolverhampton Polytechnic. L’anno seguente tiene la sua prima personale a Parigi, presso lo studio di Patrice Alexandre, che segna l’inizio di un’intensa attività espositiva. All’inizio degli anni ottanta la sua ricerca scultorea, rivolta verso una molteplicità di forme nuove, in un continuo dialogo tra bidimensionalità e tridimensionalità, lo rende uno degli artisti più rappresentativi della New British Sculpture, di cui fanno parte artisti come Tony Cragg e Antony Gormley. In una continua indagine sulla dialettica degli opposti, negli anni ottanta crea sculture con forme in parte astratte e completamente ricoperte da pigmento puro. Negli anni novanta, invece, le sue opere assumono dimensioni sempre più monumentali, spesso incentrate sulla tematica del vuoto, reso tangibile da una cavità che si riempie o da una materia che si svuota. Con la partecipazione nel 1990 alla XLIV Biennale di Venezia, dove gli viene conferito il Premio Duemila, e il conseguimento nel 1991 del Turner Prize, Kapoor raggiunge la fama internazionale. Fanno seguito mostre in tutto il mondo, commissioni pubbliche e private, che spingono i confini già presenti nel suo lavoro tra scultura e architettura verso un panorama sempre più ampio. Nel 2004 Kapoor realizza su commissione il Cloud Gate per il Millennium Park di Chicago, un enorme arco ellittico in acciaio lucidato e riflettente, per la realizzazione del quale trae ispirazione dal mercurio liquido, divenuto non solo punto di riferimento iconico per la città, ma tra le opere pubbliche più celebri al mondo. Importanti esposizioni delle sue opere si sono tenute alla Royal Academy of Arts, Londra (2009); Martin–Gropius–Bau, Berlino (2012); Sakıp Sabancı Müzesi, Istanbul (2013); Museo Universitario Arte Contemporáneo, UNAM, Mexico City; Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2016); CAFA Art Museum/Imperial Ancestral Temple, Beijing (2019). Anish Kapoor sarà il primo artista britannico ad esporre alle Gallerie dell’Accademia di Venezia in occasione di una grande personale a lui dedicata durante 59. Esposizione Internazionale d’Arte, nel 2022.

 

 non gasoline

 

La pubblicazione "Non-Gasoline Stations" tributo al libro "Twentysix Gasoline Stations di Ed Ruscha" alla Artphilein Foundation

La biblioteca Artphilein Library espone il libro d’artista "Twentysix Gasoline Stations di Ed Ruscha", unitamente a libri di altri artisti che traggono spunto da quest’opera.

L'inizio del 2020 non ha dato alcun preavviso che solo poche settimane dopo, le nostre vite e la nostra routine quotidiana sarebbero cambiate radicalmente. All'improvviso, uno stop totale: tutti immobili, rinchiusi in casa, isolati, limitati dalle distanze sociali.

I libri - sia la loro collezione che la loro creazione - sono una costante, un leitmotiv della nostra fondazione, sebbene non costituiscano il nostro unico ambito di interesse e di attività. Chi mi conosce personalmente sa anche che le opere che mi toccano più profondamente, che focalizzano il mio massimo interesse sono i libri d'artista, in particolare quelli sulla fotografia. Non dovrebbe quindi sorprendere che su queste premesse la nostra risposta agli sconvolgimenti causati dalla pandemia, ponte di contatto e dialogo in un periodo di isolamento, sia per forza un libro nuovo. L'idea di contrastare l'isolamento sociale con un libro collettivo, corale a più mani è stata la nostra risposta per imporre un senso positivo a questo frangente, difficile per molti ed estremamente tragico per altri. Quindi abbiamo inviato il seguente messaggio:

“Il messaggio ripetutamente proclamato dai media 'dopo la fine dell'emergenza in corso è - niente sarà come prima - è lasciato aperto alla decrittazione: intimidazione, esortazione, annientamento o cosa? Come inevitabile conseguenza della nostra forzata immobilità, nel frattempo il traffico automobilistico e, di conseguenza, i consumi di carburante sono notevolmente diminuiti. Il futuro ci dirà se e cosa cambierà davvero e se l'auto continuerà ad essere un mezzo di locomozione. Proviamo a immaginare che le stazioni di benzina perdano la loro funzione di distributori di carburante: diventano obsolete, un ritrovamento storico, una testimonianza archeologica di un mezzo di trasporto obsoleto. Su questo argomento vi invitiamo quindi a cercare nel vostro archivio le immagini di una stazione di servizio, quelle essenziali e rappresentative della loro memoria: 28 non Benzinai. I risultati di questa ricerca collegiale saranno raccolti in un libro. P.S. qualsiasi riferimento a Ed Ruscha è puramente intenzionale."

E tutti gli artisti a cui si è rivolto questo messaggio hanno accolto l'invito e inviato l'immagine scelta. Il risultato delle loro risposte, presentate in ordine cronologico, è raccolto in questo libro: Non-Gasoline Stations. I soggetti delle fotografie provengono da paesi diversi e sono stati ripresi in momenti diversi. In alcuni è ancora visibile il distributore di benzina, in altri è ormai degradato, in altri ancora è scomparso o forse non era mai stato presente. Il carburante è destinato a essere bruciato, a dissiparsi. Le stazioni di servizio, nella loro funzione di depositi e distributori di una sostanza infiammabile, sono a loro volta intrinsecamente ed immanentemente destinate all'annientamento e alla scomparsa. Ogni immagine scelta per questa pubblicazione dagli artisti intervistati costituisce un mosaico, il cui legame unificante è dato dalla comune atmosfera di tempo sospeso, di caducità, di dissolvenza.

La mostra visibile presso Spazio Choisi 01 e Artphilein Library, è visitabile fino al 31/12/2020.

INFO

Caterina De Pietri

direttore della Fondazione De Pietri Artphilein

Aprile 2020

Titolo: Stazioni non di benzina

Editore: Caterina De Pietri

Testi: Caterina De Pietri e gli artisti

Artisti collaboratori: Tonatiuh Ambrosetti, Alessandra Calò, Simone Casetta, Bruno Cattani, Gabriele Chiapparini / Camilla Marrese, Giuseppe Chietera, Marco D'Anna, Aline d'Auria, Matteo Di Giovanni, Délio Jasse, Milo Keller, Anastasia Khoroshilova, Ángel Marcos, Stefan Milosavljevic, Enrico Minasso, Maurizio Montagna, Davide Monteleone, Pino Musi, Igor Ponti, Luca Reffo, Caio Reisewitz, Carolina Sandretto, Laura Santamaria, Domenico Scarano, Fabio Tasca, Andrea Tonellotto, Salvatore Vitale, Jean-Marc Yersin

Tiratura: 520 copie non numerate

Dimensioni: 14,5 x 18 cm

Pagine: 120

Editore: Edizioni Artphilein, Lugano

Anno di pubblicazione: 2020

 

 Pomodoro copertina

Modellino di scena (scala 1:50). Fiberglass patinato, ottone e legno, da: La tempesta di William Shakespeare. Regia di Cherif. Palermo, Cantieri Culturali della Zisa, 7 aprile 1998. Fotografia Dario Tettamanzi. Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro

 

La Fondazione Arnaldo Pomodoro inaugura  le visite guidate Open Studio - Il teatro scolpito

Un focus dedicato al rapporto dell’artista con il mondo del teatro.

A partire dal 25 ottobre 2020 la Fondazione inaugura le visite guidate Open Studio negli spazi recentemente rinnovati dello Studio e dell'Archivio di Arnaldo Pomodoro, con un focus dedicato al rapporto dell’artista con il mondo del teatro: maquettes, figurini, un costume originale, tavole progettuali, fotografie di scena raccontano ai visitatori un altro ambito di attività poco noto dell'artista, oltre alla più classica attività scultorea. "L'esperienza teatrale mi ha aperto nuovi orizzonti – scrive Arnaldo Pomodoro, a proposito del suo impegno con il lavoro teatrale – e mi ha stimolato a sperimentare anche nel campo della scultura, perché il teatro mi dà un senso di libertà creativa: mi sembra, in un certo senso, di poter materializzare la visionarietà. In alcuni progetti per la scena, soprattutto nel caso di testi classici, ho realizzato grandi macchine spettacolari da cui poi ho tratto vere e proprie sculture. In altri casi ho preso lo spunto da progetti di sculture non realizzate".

Il programma culturale della Fondazione si arricchisce così di un nuovo percorso didattico, in aggiunta a quelli già attivi presso il Labirinto di Via Solari 35, la Fonderia De Andreis di Rozzano, il centro di Milano con il tour Pomodoroincittà, nonché lo stesso Studio Arnaldo Pomodoro, dove ogni mese si svolge un ricco programma di workshop incentrati sulle tecniche della scultura.

Questa iniziativa segna un nuovo passo nel progetto globale di conservazione, valorizzazione e promozione dell'Archivio e dei suoi contenuti, avviato con la pubblicazione on-going del Catalogue Raisonné dell'artista e promosso dalla Fondazione con l'obiettivo di favorire una sempre più ampia conoscenza dell'opera di Arnaldo Pomodoro e una piena accessibilità al pubblico del proprio patrimonio materiale e immateriale.

Alla valorizzazione dell'Archivio si affianca poi quella della Collezione, attraverso una serie di iniziative diffuse sul territorio organizzate in collaborazione con la Fondazione, a cominciare dal comodato d’uso triennale del monumentale Obelisco per Cleopatra, collocato per i prossimi tre anni nel piazzale antistante al Castello Campori di Soliera (MO).

Per presentare al meglio l'opera - progettata nel 1989 in riferimento alla messinscena de La passione di Cleopatra di Shawqi sui ruderi di Gibellina - il 17 ottobre 2020 inaugura al Castello la mostra Arnaldo Pomodoro. {sur}face, a cura di Lorenzo Respi. L'esposizione - accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo dedicato alla genesi e all'attuale collocazione dell'Obelisco - racconta l'esperienza teatrale di Pomodoro, che ha sempre rappresentato per l'artista un momento di ricerca sperimentale e di grande libertà creativa, attraverso i costumi di scena originali, i disegni preparatori e i bozzetti scenografici della Cleopatra, oltre alle fotografie e ai video dello spettacolo, passando per l’Obelisco e le sculture degli anni Duemila, sino al bozzetto in bronzo dell’opera ambientale Ingresso nel labirinto (1995-2011), presentato per la prima volta a Soliera.

Un altro aspetto poco noto dell'attività di Pomodoro, quello della produzione grafica, sarà invece al centro della mostra in programma per novembre alla Galleria d'Arte Contemporanea "Vero Stoppioni" di Santa Sofia (FC), a cura di Renato Barilli, che fa seguito alla recente inaugurazione del comodato d'uso quinquennale di un'altra opera monumentale, Cono tronco (1972), da poco collocata sul lungofiume del Bidente nel Parco di Sculture all'aperto di Santa Sofia.

Sono inoltre in via di definizione due importanti comodati di opere di Arnaldo Pomodoro: quello al Museo del Novecento di Milano, nell'ambito del nuovo ordinamento della sezione dagli anni Venti agli anni Cinquanta della collezione permanente del Museo, e quello presso gli Horti dell'Almo Collegio Borromeo di Pavia, che sarà aperto al pubblico come oasi naturalistica e spazio d'arte contemporanea a cielo aperto.

L’ARCHIVIO di ARNALDO POMODORO

L'Archivio di Arnaldo Pomodoro nasce negli anni Cinquanta, quando l'artista comincia a raccogliere ritagli stampa e fotografie con lo scopo di documentare passo dopo passo il proprio lavoro. Con il passare degli anni i materiali si fanno sempre più diversificati: alle fotografie (scattate da fotografi del calibro di Ugo Mulas, Paolo Monti, Mario Dondero...) e ai ritagli stampa si aggiungono ben presto cataloghi, riviste e pubblicazioni varie, le pratiche relative alla commissione di opere e all'organizzazione di mostre, i carteggi con gli amici artisti, i critici e le istituzioni, ma anche manifesti, cartoline, pellicole cinematografiche e maquettes. Un insieme multiforme di documenti, immagini e oggetti sottoposto a un costante lavoro di controllo e aggiornamento, grazie al quale l'Archivio si arricchisce quotidianamente di nuove informazioni e materiali relativi al lavoro e alla vita di Arnaldo Pomodoro.

Affidato alla gestione della Fondazione nel giugno 2018, l'Archivio è destinato a diventare parte del suo patrimonio istituzionale, e come tale a diventare oggetto e strumento dei suoi scopi statutari: garantire e diffondere la corretta informazione relativa a tutte le opere di Arnaldo Pomodoro, sia a fini conoscitivi che formativi. Strumento di supporto fondamentale per la produzione di mostre, pubblicazioni e altre iniziative culturali, l'Archivio è inoltre l'elemento determinante nella realizzazione e nell'incremento del Catalogue Raisonné online dell'artista.

Negli anni, la raccolta e la produzione di materiali tipologicamente sempre più diversificati hanno portato alla formazione di nuclei documentari la cui configurazione e dislocazione rispondevano, fino all'inizio dei lavori di risistemazione e riallestimento, alle esigenze di lavoro dello Studio dell'artista. Con il passaggio di gestione dallo Studio alla Fondazione, cambia anche la funzione dell'Archivio, che da strumento di lavoro professionale diventa deposito della memoria dell'artista e della sua vita. Di conseguenza si sono adeguati anche l'ordinamento dei materiali e i locali che li ospitano, ripensati e adattati sotto l'attenta e partecipe supervisione dell'artista.

L'Archivio ha uno sviluppo di circa 60 metri lineari ed è suddiviso in 7 grandi sub-fondi: Fotografico, Bibliografico, Audiovisivi, Progetti, Carteggi, Documenti e Materiali diversi.

INFORMAZIONI PRATICHE 

Visite guidate Open Studio - Il teatro scolpito

dove: Studio Arnaldo Pomodoro, via Vigevano 3 - Milano (cit. 061)

quando: 25 ottobre (ore 11); 8 novembre (ore 17); 22 novembre (ore 17); 13 dicembre (ore 17);

durata: 60 min circa

costo: biglietto intero € 11,00 / ridotto € 8,00

per adulti (dai 15 anni in su)

Acquista i biglietti: https://fondazionearnaldopomodoro.it/visita/visita-open-studio-singoli/

Prenota una visita di gruppo: https://fondazionearnaldopomodoro.it/visita/visita-open-studio-gruppi/

Maggiori informazioni su tutte le attività della Fondazione Arnaldo Pomodoro sul sito:

fondazionearnaldopomodoro.it

 

 

 raw

 

Rome Art Week aprirà le porte di questa quinta edizione

I numerosi eventi organizzati e le variegate attività di Rome Art Week animeranno ogni rione e zona di Roma, mostrando quanto l’arte contemporanea sia radicata nello spirito della Città Eterna.

Dal 26 al 31 ottobre l’arte contemporanea invaderà l’intera capitale: Rome Art Week aprirà le porte di questa quinta edizione con oltre 300 eventi organizzati da 120 gallerie e istituzioni, 348 artisti e 46 curatori raggiungendo oltre 500 partecipazioni. Prestigiose realtà quali Società Dante Alighieri, Fondazione Pastificio Cerere, note e autorevoli gallerie come Gagosian, Mucciaccia Contemporary, Tibaldi Arte Contemporanea e MAC Maja Arte Contemporanea non si lasciano scappare l’occasione di essere presenti sulla mappa della manifestazione insieme ad Albumarte, z2o Sara Zanin Gallery, Spazio in situ e altre numerose realtà che arricchiscono un calendario fitto di mostre, opening, performance, open studio e visite guidate.

La Rome Art Week rappresenta un viaggio a 360° gradi nelle fucine dell’arte contemporanea: il pubblico potrà infatti immergersi da vicino nel lavoro degli artisti partecipando agli oltre 100 open studio presenti nel programma.

La stimolante esperienza della visita negli open studio sarà un’occasione per i visitatori e gli addetti ai lavori di conoscere le novità del mercato dell’arte romana e gli ultimi lavori di numerosi artisti che Rome Art Week ha accolto volentieri nel suo network: dall’opera di Sara Santarelli che si presenta di piccole dimensioni ma con la forza di una grande installazione, fino al poliedrico Tancredi Fornasetti con un uso particolare del colore in ottica quasi post-futurista, per arrivare a Daniela Monaci che proporrà una serie di opere sulla fragilità dei nostri corpi. In questo senso la manifestazione permette anche agli artisti under 30, per la maggior parte formati all’Accademia di Belle Arti di Roma, di emergere e di esprimere il proprio lavoro, mostrando al grande pubblico i propri linguaggi che spesso e volentieri si rivelano forti e personali.

Un ulteriore strumento per scoprire le eccellenze della manifestazione e i giovani talenti viene fornito dai “Punti di Vista”, evidenziati nel sito di RAW, di noti critici, curatori e operatori del settore che guidano il pubblico nella moltitudine di eventi di RAW. I Punti di vista della V edizione sono: Giovanni Albanese che partecipa anche come artista con un open studio virtuale, Nicola Angerame, Paolo Balmas, Lorenzo Canova, Valentino Catricalà, Alberto Dambruoso, Micol Di Veroli, Raffaele Gavarro, Roberto Gramiccia, Helia Hamedani, Maria Giovanna Musso, Massimo Scaringella, Claudio Strinati, Saverio Verini, Claudio Zambianchi.

Anche quest’anno la manifestazione offre la preziosa occasione di partecipare alle visite guidate gratuite che valorizzeranno l’esperienza dei visitatori della settimana dell’arte romana e che si svolgeranno in ottemperanza delle normative vigenti con obbligo di prenotazione al seguente link: https://romeartweek.com/it/visite-guidate

Per questa edizione 2020 il classico appuntamento annuale organizzato da RAW - Kou Associazione no-profit per la promozione delle arti visive si incentra sui 17 obiettivi ONU dell’Agenda 2030 ed in particolare sull’obiettivo 15 “La vita sulla terra”: We as Nature, progetto ideato e curato da Roberta Melasecca insieme a Fabio Milani e Sabrina Consolini, presenta ben 47 artisti che si confrontano sul tema della natura. La mostra inaugurerà il 28 ottobre negli spazi del Ripa Place all’interno dell’Hotel Ripa Roma.

Inoltre dal 29 ottobre presso Kou Gallery saranno proiettati i video, selezionati per il RAW Videoart Contest, di: Raha Tavallali, Manuel De Marco, Andrea Leoni, Alex Caminiti, Methas Chantawongs, Edoardo Ruzzi, Anahi Mariotti, Emanuele Marsigliotti, Angelo De Grande, David Anthony Sant, Matteo Martignoni, Jerusa Simone, Marta Ciolkowska. Tra questi, il corto di Edoardo Ruzzi sorprenderà il pubblico avvalendosi di un linguaggio forte che esplora i possibili parallelismi tra pugilato e arte, raccontando la storia di un ex pugile che si dedica all’arte contemporanea.

I numerosi eventi organizzati e le variegate attività di Rome Art Week animeranno ogni rione e zona di Roma, mostrando quanto l’arte contemporanea sia radicata nello spirito della Città Eterna; ma oltre ai numerosi eventi fruibili durante la settimana in presenza, quest’anno sono attivi il progetto RAW 360°, che permette di visitare le mostre attraverso un tour virtuale, e il progetto RAW Live attraverso il quale il pubblico potrà entrare in videoconferenza all’interno delle strutture e partecipare virtualmente all’evento connettendosi direttamente dal sito di Rome Art Week.

Da sempre il sito www.romeartweek.com è un vero e proprio portale di networking attivo 365 giorni su 365 in cui ogni addetto ai lavori (artisti, curatori e strutture) può inserire la propria biografia, i propri lavori e i propri eventi; la piattaforma è inoltre uno strumento a disposizione del pubblico per trovare tutte le informazioni riguardanti la manifestazione e i percorsi suggeriti ma anche per rimanere aggiornato tutto l’anno sul lavoro delle strutture e degli artisti di proprio interesse.

Rome Art Week vuole essere un regalo per Roma, per la sua capacità di fondere passato e contemporaneo, per il pubblico che ha la possibilità di esplorare la città attraverso un’altra prospettiva ma anche e soprattutto per gli artisti, per i curatori e per le strutture partecipanti che hanno l’opportunità di promuoversi e creare rete. Ormai alla V edizione RAW è una realtà consolidata, un circuito virtuoso e democratico dove tutti possono partecipare, dando largo spazio ai giovani, sviluppando e sostenendo la conoscenza e la diffusione dell’arte contemporanea.

Rome Art Week è promossa da KOU Associazione culturale per la promozione delle arti visive e si avvale del patrocinio di: MIBACT Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Lazio, Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale, Sapienza Università di Roma, Confederazione Italiana Unione delle Professioni Intellettuali.

Sostenitori: Poste Italiane, Edilizia Greco.

Partner: Menexa, Conference Center Ecomap Roma_Sala da Feltre. Media Partner: Dimensione Suono Soft, PPN, Culturalia.

 

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: Rome Art Week 2020

DOVE: Roma – varie sedi

QUANDO: dal 26 al 31 ottobre 2020

CONTATTI

MAIL:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

TEL: +39 06 21128870

MOB: +39 350 0789289

SITO: www.romeartweek.com

 

 

 

 anime inverse

 

"ANIME INVERSE" alla Fondazione Matalon

Le foto sono state realizzate dal fotografo Livio Moiana. La mostra è realizzata con il Patrocinio del Comune di Gerenzano. 

La Fondazione Matalon è lieta di presentare la mostra ANIME INVERSE; dal 22 ottobre fio al 31 ottobre il progetto fotografico, promosso e organizzato da Villaggio Amico, che ha coinvolto anziane e operatori della RSA. L’idea è nata dal desiderio delle ospiti della struttura di far vivere alle persone che si occupano del loro benessere esperienze vissute nel corso della propria vita. Un omaggio collettivo di ricordi e emozioni tra chi ha bisogno e chi può rispondere a tale bisogno poiché il ‘prendersi cura’ di una persona passa anche attraverso le mani, gli sguardi, i gesti d’affetto, l’immedesimazione.

È nato così questo viaggio nel tempo attraverso le varie epoche vissute dalle ospiti, ognuna con le proprie peculiarità. Attraverso il trucco, le acconciature e gli accessori dell’epoca abbiamo ripercorso la storia partendo dall’eleganza degli anni ‘20 fino ai più recenti e trasgressivi anni ‘80, passando per i mitici anni ‘50

Le due Anime, anziana e giovane, riflettendosi l’una nell’altra, hanno vissuto un viaggio all’inverso dove l’anima anziana ha accompagnato la più giovane in un percorso tra i ricordi.

Una lunga e attenta ricerca degli oggetti e degli accessori originali di ogni epoca ha permesso di ricreare scenari passati e ritratti autentici.

Le foto sono state realizzate dal fotografo Livio Moiana. La mostra è realizzata con il Patrocinio del Comune di Gerenzano.