La genialità per rompere gli schemi dell'omologazione e parlare all'uomo

 

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Ph. Alessandro Cinque 
 
 

"L'arte può andare oltre la realtà. Il design è terreno". Intervista all'architetto di fama internazionale Simone Micheli.

By Camilla Delpero

 

Come nasce Simone Micheli? Qual è o è stato un tuo maestro?

Simone Micheli nasce da Cristiana e Massimo, i miei genitori. Mio padre pittore, mia mamma insegnante di storia dell’arte. Sono cresciuto con loro e grazie all’atmosfera frizzante ed eclettica che ho respirato ogni giorno a casa. Le ricerche, gli studi, gli incontri e l’attività che ho svolto come pubblicista per riviste di architettura e design sono stati elementi fondamentali per il mio percorso formativo che si è concluso laureandomi a pieni voti presso la facoltà di Architettura di Firenze. L’università era un fervente contenitore di sperimentazioni, emozioni e novità ed i miei maestri sono stati gli insegnanti con cui ho saputo costruire dei rapporti profondi, ben oltre la lezione in classe: Adolfo Natalini, Giovanni Spadolini, da Giovanni Klaus Koening a Bruno Zevi fino a Giovanni Michelucci che per me è stato un amico ed un mirabile stimolatore.

Unione tra arte e design è possibile. È anche possibile annullare il confine tra le due forme d’arte? Se non fosse così dove finisce una e inizia l’altra.

L’arte per me è scevra da scopo tangibile, il suo fine può esulare la totale comprensione dell’uomo, può andare oltre la realtà e servire in quanto collegamento con ciò che non sempre sappiamo spiegare. Il design no, il design è terreno, ha una funzione ben precisa, il suo obiettivo è di qualificare la vita dell’uomo, oggi. Il confine tra arte e design resta labile, spesso si integrano e supportano a vicenda, sono componenti che è difficile scindere.

 

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Lords of Verona. Servizio fotografico Jürgen Eheim.

 

Cos’è la bellezza per te?

Una continua tensione verso un ideale etereo da raggiungere. Una commistione perfettamente riuscita di forma e contenuto che abilmente oltrepassa il connubio tra estetica e funzione generando un plusvalore non determinabile, non tangibile ma essenziale.

Nell’arte, nell’architettura è già stato scoperto tutto oppure è la genialità di una mente che ci può riservare ancora sorprese?

C’è ancora tantissimo da scoprire! L’avanzamento tecnologico incessante è un ottimo sottosuolo in ebollizione che fornisce continuamente nuova materia da plasmare e nuovi spunti da sperimentare. Una mente geniale oggi è fondamentale, anche più che in passato. Oggi che il mondo è diventato, fortunatamente, più accessibile per tutti è necessario essere creativi, geniali, per rompere le fila dell’omologazione, risultare vincenti e comunicare direttamente con l’animo dell’uomo contemporaneo.

 

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Lords of Verona. Servizio fotografico Jürgen Eheim.

 

Nel progetto LORDS OF VERONA hai usato la luce come elemento modulatore di forme. Nelle varie discipline come ad esempio la fotografia, o la pittura l’uso della luce è basilare, determinante per il successo dell’opera stessa. È così anche per te? La luce crea spazi senza il bisogno di linee architettoniche?

La luce ha necessità di superfici e livelli differenti su cui adagiarsi, di fessure attraverso cui entrare ed uscire e di luoghi da plasmare. Sì, proprio come nella fotografia, la luce ha un ruolo centrale in architettura in quanto, orchestrata abilmente, è in grado di creare spazi, moltiplicare i piani, estendere le prospettive.

 

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Ausonia, Hungaria.

 

Gli artisti possono avere diversi medium, qual è il medium che meglio ti rappresenta per creare?

La mia matita HB e una qualsiasi superficie piana su cui possa tracciare linee e forme. Ogni nuovo progetto per me nasce proprio mentre trasferisco dalla mente al foglio i miei pensieri. Man mano che acquistano concretezza le idee si trasformano in fatti reali, in forme oggettive, in oggetti tangibili originati per svolgere la funzione che è loro propria e raggiungere la bellezza che loro spetta.

Possiamo racchiudere il tuo stile con un parola?

Eroico!

Cos’è l’arte per te?

L’arte per me rappresenta quel legame indispensabile tra mondo terreno ed ultraterreno, tra il concreto ed il trascendente, tra il tangibile e l’invisibile. L’arte è una porta, una sagoma che permette il passaggio, il linguaggio attraverso cui comunicare con ciò che non conosco ancora.

Si parla sempre più spesso di eco-sostenibilità, sia nel modo di costruire sia nell’utilizzo di materiali. In un mondo più sostenibile quali sono le tue scelte? Hai dovuto fare delle rinunce oppure hai scoperto nuove possibilità di incontro e progetti?

L’invito a rispettare l’ambiente è l’ultima grande possibilità che il mondo ha dato all’uomo se vogliamo continuare a immaginare un futuro per il nostro pianeta.

 

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Ausonia, Hungaria.

 

Insegnare per te cos’è? Un modo per condividere la tua esperienza oppure come dice il verbo stesso e-ducere tirare fuori dalle menti dei tuoi allievi il loro potenziale?

Insegnare significa condividere la conoscenza affinché divenga spunto per le future generazioni di progettisti e sia stimolo per l’approccio creativo. Sì, insegnare significa anche e-ducere, e spingere gli allievi a comprendere l’enorme potenziale racchiuso nelle loro brillanti menti e invitarli ad avere coraggio, osare, rompere con la tradizione che troppo spesso vige ed annoia. Infine per me insegnare è dialogo, dibattito, confronto e crescita personale a cui non saprei rinunciare.

 

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Lords of Verona. Servizio fotografico Jürgen Eheim.

 

Nei tuoi numerosi viaggi cosa porti a casa?

Tutto! Torno da ogni viaggio enormemente arricchito: odori, visioni, incontri, sapore e cultura. Ciascuna partenza si trasforma in un’esperienza da custodire con gelosia poiché in grado di trasformarsi e riaffiorare alla mente al momento opportuno divenendo stimolo oppure figurazione alterata, metabolizzata alla base di un nuovo strabiliante progetto.

La rivista si chiama Quid perché vuole indagare la scintilla che genera ogni processo creativo. Tu dove lo intravedi il quid che rende unica una cosa?

Nel mio cuore, nella mia mente, nella mia pancia!