L'arte e il diritto, due mondi sempre più connessi
 
 
 

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L'arte e il diritto, due mondi sempre più connessi

 

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Intervista all'avvocato Stefano Loconte fondatore e managing partner dello Studio Legale e Tributario Loconte & Partners, professore straordinario di Diritto Tributario, e titolare delle cattedre di Diritto Tributario, Diritto dei Trust e Finanza islamica presso l’Università degli Studi LUM “Jean Monnet” di Casamassima (BA).

By Camilla Delpero   

 

Come nasce l’Avvocato Stefano Loconte e il suo rapporto con l’arte?

Sono un avvocato che inizia la sua attività professionale a Bari nel 1996, ed ho sviluppato autonomamente la mia idea di come dovesse essere uno studio. Negli anni ho aperto progressivamente nuove sedi a Milano, a Roma e poi anche all’estero (Londra e New York). Ad oggi continua una fase di forte crescita, all’interno del quale si inserisce il mondo dell’arte che rappresenta una ulteriore specializzazione dello studio. Ci sono sempre maggiori esigenze e richieste da parte della nostra Clientela di gestire, riorganizzare, proteggere e strutturare, anche in un’ottica successoria, il patrimonio artistico, che rappresenta, mai come in questo momento storico, una vera e propria asset class. Da qui la necessità di implementare questa ulteriore area di specializzazione. 

 

Cos’è per lei l’arte contemporanea?

Rappresenta l’abilità di trasmettere il mondo contemporaneo per mano di chi ha la sensibilità di leggerlo ed interpretarlo in maniera particolare, il che non è sicuramente da tutti. Viviamo in un contesto molto fluido, le culture, sebbene siano diverse, si mescolano. Tutto è molto meno marcato rispetto al passato e l’arte contemporanea ha la capacità superiore di leggere questi fenomeni globali e di trasferirli all’interno di un’opera. L’arte permette di leggere la contemporaneità decifrata in modo molto attento dagli artisti.

Molti studi legali vedono nel mercato dell’arte un elemento di diversificazione dei propri servizi. È per questo che avete redatto “Collecting Art - Guida non artistica per collezionisti e appassionati”?

Assolutamente si, il ragionamento è quello accennato. Ciò che prima era un contesto di pura passione ora è un’asset class. L’arte è una parte integrante del patrimonio esistente. Ci siamo resi conto che mancava sul mercato una guida che trattasse il mondo dell’arte senza focalizzarsi specificamente sull’arte stessa e abbiamo provato a crearla per venire incontro alle esigenze riscontrate. L’obiettivo era quello di rendere concetti importanti in modo chiaro e preciso, utilizzando un linguaggio semplice ma non semplicistico. Il format del lavoro è anche dovuto al target: se ci si vuol far capire dalle persone comuni bisogna parlare con il loro linguaggio.

Qual è stato il suo rapporto con i contributors chiamati a redigere la guida e cosa ha determinato la sua scelta?

Questo progetto ha avuto sin dall’inizio la necessità di un approccio focalizzato sia al mercato e sia agli aspetti legali e fiscali, per questo motivo abbiamo voluto affiancarci a chi per noi era il meglio: professionisti del settore molto stimati, che conoscono dall’interno le regole del mercato dell’arte in modo da coniugarle con le regole dettate dal legislatore, con il comune obiettivo di fornire una guida operativa completa.

 

Collecting Art

 

Il contesto giuridico italiano supporta il sistema dell’arte oppure si può migliorare?

Sicuramente l’impianto giuridico, pur in assenza di disposizioni specifiche dedicate al mondo dell’arte, è comunque solido e ben si presta a regolamentarlo. Non abbiamo bisogno di ulteriori norme, semmai di una prassi operativa consolidata, sulla applicazione di queste norme, da parte di quegli attori che si pongono in maniera seria sul mercato. Sotto il profilo fiscale, invece, assistiamo ad una diversità di interpretazioni fra l’Agenzia delle entrate e la giurisprudenza in un contesto normativo meno solido.

Il trend del momento sembra muoversi verso una maggiore trasparenza, secondo lei ci possono essere i presupposti?

Si, con l’entrata in vigore dell’ultima normativa sull’antiriciclaggio che ha espressamente messo il mondo dell’arte, o meglio gli operatori dell’arte, tra i soggetti obbligati al rispetto degli adempimenti previsti dal Decreto, abbiamo chiuso un cerchio. Sicuramente non è più un mercato in cui ci si può muovere nell’oscurità, quantomeno se parliamo di opere di un determinato valore.

Lo studio Loconte& Partners cura la rubrica “Diritto dell’arte” su Quid Magazine. Come nasce questa sfida?

Innanzitutto perché abbiamo avuto il piacere di essere ospitati e poi la sfida è quella di voler fare formazione. La rivista è il modo migliore per poter comunicare il più possibile in maniera orizzontale dal momento che c’è una forte esigenza di condividere informazioni all’interno di questo settore.

Di recente c’è stato un evento che ha evidenziato l’esistenza di molti trust istituiti per la gestione di collezioni. Quali vantaggi ci sono nell’utilizzare il trust nel mondo dell’arte?

Il Trust è quel fenomeno giuridico che consente di creare delle segregazioni patrimoniali tali per cui i patrimoni vengono incapsulati al di fuori delle vicende giuridiche delle persone che ne sono coinvolte. Nel mondo dell’arte, il vantaggio legato all’impiego di questo strumento raggiunge la sua espressione massima. Attraverso il trust la collezione non viene frazionata, ma può essere valorizzata e gestita in maniera unitaria evitando tutti quei fenomeni disgregativi che, a seguito delle varie devoluzioni di natura successoria, conducono a quel fenomeno conosciuto come “deriva generazionale”. A seguito della morte di una una persona, difatti, i beni vengono trasferiti agli eredi, ed ogni volta che il defunto non ha avuto modo di disporre in vita dei propri beni, si crea un problema, in quanto le opere giungono ai vari coeredi in comunione e quindi più persone devono decidere come procedere in relazione alla collezione stessa. Con il trust invece i beni non cadono in successione, ed il collezionista può decidere le regole di gestione e le sorti della collezione. Se il collezionista ha iniziato in vita un progetto di valorizzazione delle opere, allora il trust consente di poterlo portare avanti. Ciò si può ottenere anche con una fondazione, ma questo istituto si caratterizza però per una gestione più burocratica. Con il trust, invece, si beneficia anche di una maggiore elasticità operativa.

La rivista si chiama Quid Magazine perché vuole indagare il quid che rende unica una determinata cosa. Lei dove lo intravede?

Il quid è un momento, definire a priori dove intravederlo è difatti impossibile. Non si può predefinire quel momento cosa ti trasmetterà. Quando ammiri un’opera, quando compi un’azione, quel momento è il mio e non quello di un altro. È impossibile prevederlo, però il quid c’è. C’è quel qualcosa che arriva e ti lascia senza parole.

Quali sono gli obiettivi dello studio o il punto di massima crescita professionale che lei auspica?

Gli obiettivi sono tanti. Non c’è limite alla possibile crescita. Tutto deve essere bilanciato con il mercato e con i competitor perché il nostro mondo ideale è diverso da quello reale. Lo studio ha una serie di obiettivi importanti e ambiziosi, come sempre ci sono quelli a breve e a lungo periodo. Credo che il 2020 sarà un anno importante perché da un lato assisteremo a una fase di assestamento di attività che sono maturate in questi anni; pensare di procedere senza consolidare i progetti precedenti può essere estremamente dannoso perché si corre il rischio di essere un gigante con i piedi di argilla. Contemporaneamente bisogna continuare il percorso di crescita sia sotto il profilo dimensionale sia sotto il profilo qualitativo. Siamo in un contesto di mercato molto selettivo e quindi la differenza sta nel fornire un servizio di eccellenza in tempi ridotti. La sfida è questa: la capacità di dare feedback veloci ed esaustivi per i nostri clienti. Facile a dirsi, meno facile a farsi perché si riesce solo se si possiedono delle solidissime basi al proprio interno.

Pensa di fare altri progetti concreti legati all’arte?

Lo studio è un cantiere di progetti. Da ora inizia tutta un’attività di post produzione del progetto a cui stiamo lavorando. Possiamo dire che la guida Collecting Art è la pietra su cui andremo a costruire tutta una serie di attività; la Guida rappresenta una parte di un progetto più ampio che avrà il suo sviluppo nel corso del 2020 in cui faremo svariati eventi collegati.