NEWS
 
 
 

QM Logo 

 

 Ripples di Toyo Ito per Horm Italia. Civico Museo Archeologico. Ph. Filippo Romano per MuseoCity 2019

Ripples di Toyo Ito per Horm Italia. Civico Museo Archeologico. Ph. Filippo Romano per MuseoCity 2019

 

Associazione MuseoCity  presenta  MUSE DIALOGANTI 10 SEDUTE PER 10 MUSEI

I grandi designer nei luoghi dell’Arte 8 grandi aziende di design donano una seduta a 10 musei milanesi perché il pubblico possa godere a pieno dell’Arte.

Casa Museo Boschi Di Stefano: La Marie di Philippe Starck | Civico Museo Archeologico: Ripples di Toyo Ito | GAM Galleria d'Arte Moderna: Double Zero di David Adjaye | Museo del Novecento: Passepartout di Federico Peri | Museo di Storia Naturale: Josephine di Gordon Guillaumier | Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci: Superleggera di Gio Ponti | Museo Storico Alfa Romeo: Feltri di Gaetano Pesce | Palazzo Morando Costume Moda e Immagine: Galet di Ludovica + Roberto Palomba | Pinacoteca Ambrosiana: Pouf Euston di Rodolfo Dordoni | Pinacoteca di Brera: Brera Bench di Giulio Cappellini 10 sedute straordinarie, prodotte e generosamente donate da 8 aziende italiane con la volontà di sostenere il consumo culturale, vengono accolte da 10 musei milanesi: MUSE DIALOGANTI – 10 sedute per 10 musei è un progetto promosso e curato dall’Associazione MuseoCity, con la preziosa collaborazione dello studio Palomba Serafini Associati, Ludovica e Roberto.

Il progetto nasce dall’idea di far dialogare Arte e Design, l’opera d’arte e una seduta per poterla apprezzare pienamente. Uno scambio che favorisce l’integrazione dei linguaggi nella loro espressione più alta, preservandone l’identità. Un dialogo aperto tra “oggetti” solo apparentemente distanti, per unire le diverse eccellenze di Milano, città d’arte e capitale mondiale del design.
 
Mission di MuseoCity è quella di valorizzare i musei favorendo il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto, e con questo fine Baxter, Cappellini, Cassina, Giorgetti, Horm Italia, Kartell, Molteni & C. e Moroso hanno donato ognuno una, e anche due sedute, a la Casa Museo Boschi Di Stefano, il Civico Museo Archeologico, la GAM Galleria d'Arte Moderna, il Museo del Novecento, il Museo di Storia Naturale, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, il Museo Storico Alfa Romeo, Palazzo Morando Costume Moda e Immagine, la Pinacoteca Ambrosiana e la Pinacoteca di Brera, creando un’interazione tra i nuovi arredi e il tempo lungo del godimento dell’arte.
 
“MuseoCity lavora dal 2016 per stimolare il pubblico a conoscere e apprezzare i musei milanesi – sottolinea Maria Grazia Mazzocchi, Presidente dell’Associazione MuseoCity. Offrire la possibilità di un momento di riposo e di contemplazione ci è sembrato utile per tutti i visitatori, giovani o anziani. MUSE DIALOGANTI rappresenta una proposta e un invito a continuare questo percorso.”
 
MUSE DIALOGANTI si è sviluppato in due momenti: i musei hanno scelto la sala e l’opera davanti alla quale allestire la seduta e successivamente i prodotti, creando abbinamenti unici, sartoriali, scaturiti da valutazioni approfondite e basate su precisi requisiti tecnici. Per poter partecipare infatti le sedute dovevano essere rinomate o premiate, prodotte da aziende italiane, facilmente reperibili sul mercato, con altezze di seduta o schienali idonei, e generosamente donate dai produttori.
 
“Stiamo parlando di perdersi nell’opera, cioè di interagire con l’arte quasi dimenticando la nostra fisicità senza la distrazione data dalla fatica della lunga sosta in piedi – afferma Roberto Palomba, architetto e designer dello studio Palomba Serafini Associati, che ha seguito il progetto dall’ideazione alla realizzazione. Sfida di questa iniziativa è l’integrazione di sedute che non inquinino visivamente gli spazi museali ma che al contrario si integrino e che siano capaci di dialogare con l’ambiente e l’opera. Il design e l’arte non saranno antagonisti ma simbiotici. Forse la migliore definizione di design è quella di vestire di emozione una funzione, quindi il dialogo con l’arte è immediato. Di fatto seppure nel garbo di un mimetismo necessario, ogni seduta in relazione all’opera diventa una piccola istallazione a sé, e racconta un rapporto possibile tra arte e design.”

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Palomba Serafini Associati e con il contributo di Fondazione Cariplo e UniCredit.

.

 oplà

 

Oplà. Performing Activities ad Arte Fiera

Dopo il debutto nel 2019, che ha suscitato l’interesse del pubblico e della critica, torna Oplà. Performing Activities, programma di live arts a cura di Silvia Fanti (Xing).

Arte Fiera si terrà dal 24 al 26 gennaio 2020 nei padiglioni 18 e 15, direttamente accessibili da un unico ingresso: Ingresso Nord, con un servizio di navette di collegamento da piazza Costituzione.

Dopo il debutto nel 2019, che ha suscitato l’interesse del pubblico e della critica, torna ad Arte Fiera Oplà. Performing Activities, programma di live arts a cura di Silvia Fanti (Xing). La Fiera accoglierà un nuovo ciclo di azioni performative firmate da quattro protagonisti della scena contemporanea: Alessandro Bosetti, Luca Vitone, ZAPRUDER filmmakersgroup e Jimmie Durham, artista insignito del Leone d’Oro alla carriera in occasione della 58. Biennale di Venezia. Gli interventi degli artisti saranno disseminati all’interno dei padiglioni 15 e 18 della Fiera, coinvolgendo anche l’area Talk.

Oplà. Performing Activities è un format di opere dal vivo concepito da Silvia Fanti specificamente per Arte Fiera. Le sue linee guida sono racchiuse in una dichiarazione programmatica della curatrice:

“Lavorare nel contemporaneo significa oggi creare occasioni, contesti e tempi che mostrino non più ‘che cosa è’ l'arte, ma ‘che cosa fa’ l’arte. Come rispondere quindi alla proposta di portare la performance in una fiera d'arte senza fare della decorazione o semplicemente sentirsi fuori luogo? Oplà insinua delle performance in un contesto funzionale, attivando la possibilità di partecipazione e condivisione dell'opera dal vivo. Piuttosto che presentare dei singoli gesti conclusi e di durata definita, il performativo è inteso come un'attività: costruzione di una serie di micro-sistemi di creazione, relazione, servizio”.

I quattro progetti per Arte Fiera 2020:

Jimmie Durham – THE BUREAU

L’artista americano inscena la rievocazione di una sua performance iconica, Smashing, realizzata a Como nel 2004. Nel suo ottantesimo anno di vita, seduto a una scrivania, l’artista distruggerà ufficialmente gli oggetti che gli verranno presentati dal pubblico. (A partire da gennaio sarà possibile iscriversi sul sito di Arte Fiera per prendere parte all’azione). Al completamento di ciascuna operazione, verranno emessi i certificati ufficiali.

L’azione di Durham è un’affermazione perentoria sugli oggetti, il valore monetario e l’idea di autenticità. Registrazioni, burocrazia, identità e possesso sono trattati con la leggerezza di un artista che da sempre denuncia i limiti del razionalismo e la futilità della violenza.

“Alla gente accadono in continuazione brutte cose. Quando meno ce lo aspettiamo, dopo essere più o meno sopravvissuti agli ultimi insulti, improvvisamente siamo chiamati a presentarci negli uffici ... al BUREAU. Solitamente qualcosa viene rotto o irrevocabilmente cambiato. Si va via con qualche pezzo in meno, ma carichi del ricordo di un’esperienza incomprensibile” (J.D., 2019)

Nei giorni successivi alla performance, il set e i resti dell’azione resteranno installati come un'opera di scultura espansa.

Luca Vitone – Devla, devla...

Si tratta di un happening pensato espressamente per gli spazi di Arte Fiera. Cinque rom, celati da un separé connotato da un’immagine più volte elaborata dall’artista, leggeranno il futuro ai visitatori che si lasceranno coinvolgere dalla loro pratica di chiaroveggenza. Quest’ultima, esercitata nelle forme della cartomanzia e della chiromanzia, è un’usanza della tradizione rom. All’interno del contesto fieristico le previsioni dei cinque veggenti indirizzeranno i collezionisti nelle loro ricerche. Devla, devla... nasce dalle suggestioni che hanno dato vita al progetto Romanistan, viaggio/opera in cui Luca Vitone ha ripercorso a ritroso il tragitto di emigrazione compiuto dal popolo Rom dall’India verso l’Europa. Per Vitone la cultura romanì rappresenta un ideale moderno e transnazionale di popolo, che assume quasi una possibilità precorritrice, anche alla luce delle migrazioni di massa che stanno sconvolgendo gli equilibri socio-politici del pianeta.

ZAPRUDER filmmakersgroup – ANUBI IS NOT A DOG

L’intervento è concepito come un set-performance dove, per i tre giorni della fiera, sarà possibile seguire il lavoro di Zapruder nel suo sviluppo generativo: dalla preparazione della scena al ciak, dal riscaldamento dei guests alla manipolazione del suono. Si inaugura così ad Arte Fiera il nuovo progetto del gruppo, che prolifererà in molteplici diramazioni confluendo per accumulo in un’opera complessa: un film. Raffinati creatori di nuove mitologie inzuppate di presente, Zapruder usano il dispositivo di visione della Sala Opera per enfatizzare la separazione dei sensi: udito e vista restituiranno paesaggi diversi. L’immagine guida del progetto è una quadreria i cui unici soggetti sono dei cani. “Questa foto è stata scattata ad Helsinki nel maggio 2019, e mostra alcune opere della collezione privata di Kari J., giudice di dog shows incontrato quella stessa mattina in un bar reso celebre dal regista Aki Kaurismäki. Di fatto, a poche ore da questo scatto fotografico, abbiamo cominciato a mettere insieme gli elementi del progetto ANUBI IS NOT A DOG”. Soggetto di questo film in fieri è il rapporto di affinità simbiotica tra cane e proprietario, tra possedere ed essere, tra spettacolo e gioco, in un rimando continuo di immagini riflesse.

Alessandro Bosetti – L’Ombra

Una sound performance che nasce come reportage poetico attingendo da un archivio sonoro in crescita. Microfono alla mano, Alessandro Bosetti raccoglie e restituisce un corpus di frammenti vocali, registrati muovendosi tra la comunità effimera di voci che per tre giorni abita la “situazione” fiera: visitatori, espositori, tecnici, artisti. Per ogni frammento raccolto Bosetti crea un suono ombra, per poi intrufolarsi nel palinsesto temporale con delle brevi restituzioni vocali e performative. In questi monologhi-lampo, posizionati negli interstizi e negli intervalli del programma dei Talk di Arte Fiera, la voce dell’artista si intreccia alle voci raccolte in una serie di ghirlande verbali surreali, come disegno di una mappatura polifonica e idiosincratica. Domande e risposte fanno ombra le une alle altre e l'artista, il cui lavoro immateriale si basa sulla musicalità del linguaggio e della voce, va a cercare resoconti d’ombra in un luogo che tecnicamente dovrebbe esserne privo.

www.artefiera.it

Facebook @artefiera  

Instagram @artefiera_bologna

YouTube  http://bit.ly/11qM4ni

Hashtag ufficiale  #artefiera2020

.

 fav

 Ciclo di incontri "ARTE ATTIVA. Artisti, politica e vita quotidiana" alla FMAV

Un ciclo di quattro lezioni della Scuola di alta formazione di Fondazione Modena Arti Visive, aperte al pubblico, analizza lo stretto rapporto tra arte contemporanea e società.

Dagli anni Cinquanta, artisti di tutto il mondo hanno iniziato a concepire l’arte non solo a fini estetici ma anche politici. Nel corso del tempo si è consolidata la figura dell’artista-attivista che getta luce sull’attualità, denunciandone le contraddizioni e proponendo nuove vie.
Ma l’arte può davvero cambiare il mondo? Un ciclo di quattro lezioni della Scuola di alta formazione di Fondazione Modena Arti Visive, aperte al pubblico, analizza lo stretto rapporto tra arte contemporanea e società.
Il ciclo rientra tra gli eventi collaterali della mostra Yael Bartana. Cast Off a cura di Chiara Dall'Olio, in corso a Palazzo Santa Margherita fino al 13 aprile 2020.

Si parte mercoledì 4 dicembre allre ore 18 con il primo incontro a Palazzo Santa Margherita dal titolo Breve storia dell’attivismo nel mondo dell’arte. Da Beuys ad Ai Weiwei  che vede protagonista Cecilia Guida, curatrice e docente di Arte Contemporanea presso l’Accademia di Brera, Milano. La lezione è dedicata alla storia dell'attivismo nel mondo dell’arte e offre un percorso storico-critico attraverso le pratiche artistiche di natura partecipativa che prevedono modalità di coinvolgimento delle persone comuni e delle comunità nella sfera pubblica e sociale fisica ed elettronica.

Cecilia Guida (1978) è docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti “Brera” a Milano e curatrice. PhD in Comunicazione e Nuove Tecnologie dell’Arte, si occupa delle relazioni tra pratiche artistiche partecipative, pedagogie radicali e spazio pubblico contemporaneo. Attualmente è responsabile del public program di “ArtLine Milano”, progetto di arte pubblica del Comune di Milano nel nuovo quartiere di CityLife. È autrice di vari saggi, tra cui Spatial Practices. Funzione pubblica e politica dell’arte nella società delle reti (Franco Angeli, 2012), e curatrice della versione italiana di Inferni Artificiali. La politica della spettatorialità nell'arte partecipativa di Claire Bishop (lucasossella editore, 2015). Insieme a Lorenzo Balbi, è la curatrice della mostra Muntadas. Interconnessioni, la prima mostra di Antoni Muntadas in un museo italiano, a Villa delle Rose, 18 gennaio-22 marzo 2020, con catalogo edito da Corraini.

Prossimi appuntamenti

Mercoledì 22 gennaio 2020, ore 18 
Breve storia dell’attivismo nel mondo dell’arte: la scena disobbediente contemporanea
Lezione di Marco Scotini, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Mercoledì 12 febbraio 2020, ore 18 
Yael Bartana: A Declaration.
Incontro con l’artista Yael Bartana in dialogo con Chiara Dall’Olio, curatrice della mostra Cast Off

Mercoledì 8 aprile 2020, ore 18
Pratiche per un futuro coletivo? Attivismo, pedagogia e coinvolgimento del pubblico nei musei e nelle gallerie
Lezione di Amal Khalaf, Serpentine Galleries, Londra

Ingresso libero fino a esaurimento posti

.

 carte de visite

 

CARTE DE VISITE Un album fotografico di quartiere

L’obiettivo è quello di indagare le ritualità del ritratto come forma tradizionale di rappresentazione di un individuo e di una comunità, costituita in questo caso dalla realtà multiculturale del quartiere Crocetta.

Per i prossimi due mesi, da dicembre 2019 a fine gennaio 2020, uno studio fotografico nel quartiere Crocetta a Cinisello Balsamo sarà al servizio di tutti i cittadini che desiderano farsi ritrarre da una fotografa professionista. Con il progetto Carte de visite, l’artista Arianna Arcara, insieme alla curatrice Roberta Pagani e con la supervisione del Museo di Fotografia Contemporanea, avvia una ricerca che utilizza la semplicità e la forza del ritratto fotografico per attivare una serie di relazioni all’interno di un contesto territoriale preciso.
 
Il progetto è pensato per offrire un servizio di scatto e stampa, distribuendo gratuitamente fototessere per documenti, ritratti di famiglia, book fotografici e ritratti in posa. L’obiettivo è quello di indagare le ritualità del ritratto come forma tradizionale di rappresentazione di un individuo e di una comunità, costituita in questo caso dalla realtà multiculturale del quartiere Crocetta, punto di approdo di migrazioni storiche e contemporanee.
 
La speciale e vibrante composizione sociale e culturale del quartiere consentirà di riflettere sui tanti possibili utilizzi contemporanei del ritratto con persone di diversa generazione, cultura, provenienza geografica e sociale. Se da un lato prosegue la tradizione del ritratto di posa come strumento simbolico di scambio, memoria e narrazione - pensando a immagini conservate nel portafoglio, spedite ai parenti per le cerimonie, esposte all’interno delle abitazioni –, dall’altro è inevitabile riconoscergli un risvolto di utilità pratica nella vita pubblica dell’individuo per documenti, passaporti, patente, permessi di soggiorno.
 
Coerentemente con la lunga esperienza di attivazione di pratiche artistiche partecipative che caratterizza il Museo di Fotografia Contemporanea, Carte de visite adotta criteri sia artistici che documentari per attivare una serie di interazioni con gli abitanti e le associazioni del quartiere. Al termine di questa esperienza, le fotografie realizzate saranno raccolte come il racconto collettivo di una comunità grazie a un evento di restituzione pubblica nel quartiere e a una mostra al Museo di Fotografia Contemporanea. Inoltre, alcune interviste etnografiche per approfondire gli usi sociali del ritratto fotografico andranno a comporre un documentario che restituirà la totalità del progetto, delle sue fasi e dei suoi partecipanti.

“Con il progetto Carte de visite il Museo di Fotografia Contemporanea entra nelle pieghe di vita di un quartiere cittadino come Crocetta con tutte le sue sfaccettature, per relazionarsi con i suoi abitanti e le realtà presenti. Ancora un percorso partecipato che il Museo propone per raccontare e restituire un'immagine di comunità, questa volta attraverso il ritratto come forma di memoria e narrazione”, ha dichiarato Daniela Maggi, assessore alla Cultura e Identità.
 
Il progetto è sostenuto da Regione Lombardia nell’ambito del bando “Patrimonio culturale immateriale e della lingua lombarda” con la collaborazione di AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale

Bio Arianna Arcara
Arianna Arcara, nata a Monza nel 1984, ha studiato fotografia presso l'Istituto Europeo di Design dove ha ottenuto una borsa di studio per il Milwaukee Institute of Art and Design. Dopo gli studi inizia a lavorare come assistente per il fotografo Alex Majoli dove nel 2006 fonda con Luca Baioni, Gabriele Micalizzi, Alessandro Sala e Luca Santese il collettivo fotografico Cesura.
Nel 2009 è stata selezionata nella ''Young Blood 09 Selezione Annuale dei talenti italiani nel mondo". Nel 2013 viene nominata per partecipare a "Plat(T)form 2013", selezione annuale di fotografi emergenti europei presso il Fotomuseum di Winterthur. Nel 2014 il progetto "Found Photos in Detroit" viene esposto al Museum of Contemporary Art di Chicago e viene selezionato per far parte del volume "The Photobook: A History Volume III" di Martin Parr e Gerry Badger. Nel 2015 viene selezionata per far parte di “epea03, European Photography Award” selezione di giovani talenti europei, con il lavoro “On the other side of” che verrà poi esposto in Italia, Francia, Germania e Norvegia.
Arianna ha fondato ed è stata direttrice artistica della casa editrice Cesura Publish dal 2010 fino a fine 2018. I suoi lavori sono stati pubblicati in diverse testate nazionali ed internazionali tra le quali: Le Monde, Newsweek, Vanity Fair, IoDonna, Aperture Magazine, Corriere della Sera, Repubblica, Vice.

 

 006 John Moore Getty Images Online copia

 Crying Girl on the Border, John Moore, Getty Images.

 World Press Photo 2019 al Forte di Bard in Valle d’Aosta

Giunto alla 62esima edizione il concorso, ideato nel 1955 dalla World Press Photo Foundation premia ogni anno i migliori scatti che hanno documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.

Dal 6 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020 torna al Forte di Bard, World Press Photo, il più prestigioso premio al mondo di fotogiornalismo.

Giunto alla 62esima edizione il concorso, ideato nel 1955 dalla World Press Photo Foundation, organizzazione indipendente senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam, premia ogni anno i migliori scatti che hanno documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.

In esposizione le 140 immagini vincitrici e più rappresentative del 2018, divise in otto diverse categorie: Contemporary issues, Environment, General news, Long Term Projects, Spot news, Nature, Portraits, Sport e Spot news. Le fotografie sono state scelte da una giuria composta da 17 professionisti e presieduta da Whitney C. Johnson, vice-presidente della sezione che si occupa di contenuti visivi ed immersivi del National Geographic.

Tre fotografi italiani finalisti per il World Press Photo 2019, sono Marco Gualazzini, Lorenzo Tugnoli e Daniele Volpe.

Marco Gualazzini ha ricevuto il primo premio nella categoria Ambiente – Storie;

Lorenzo Tugnoli, primo classificato, grazie alla sua serie Yemen Crisis, nella categoria General News – Stories;

Daniele Volpecon lo scatto sul soggiorno di una casa abbandonata a San Miguel Los Lotes, in Guatemala, secondo classificato nella categoria General news, foto single.

Vincitrice di questa edizione è Crying Girl on the Border di John Moore. Lo scatto mostra la piccola Yanela Sánchez, originaria dell’Honduras, che si dispera mentre la madre viene perquisita da agenti della polizia di frontiera statunitense a McAllen, in Texas.

Novità di questo anno l’introduzione del Premio World Press Photo Story of the Year, che ha visto premiato l’olandese Pieter Ten Hoopen con The Migrant Caravan. L’immagine mostra un gruppo di persone che corre verso un camion che si è fermato per dare loro un passaggio, fuori Tapanatepec, in Messico, il 30 ottobre 2018, per raggiungere gli Stati Uniti.

Ogni anno il premio coinvolge fotografi provenienti da ogni parte dal mondo: in questa edizione hanno partecipato al concorso 78.801 fotografie di 4.738 fotografi di 129 paesi, tra cui l’Italia.

World Press Photo

Forte di Bard. Valle d’Aosta

6 dicembre 2019 – 6 gennaio 2020

Orari

Dal 6 all’8 dicembre

feriali: 10.00 | 18.00

sabato, domenica, festivi: 10.00 | 19.00

dal 9 al 22 dicembre

feriali: 10.00 | 17.00

sabato, domenica, festivi: 10.00 | 18.00

lunedì chiuso

Chiuso il 23, 24 e 25 dicembre

Dal 26 dicembre al 6 gennaio

Aperto tutti i giorni

Feriali 10.00-18.00

Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00

Lunedì 31 dicembre 10.00-17.00

Martedì 1° gennaio 13.00-19.00

 

Informazioni al pubblico

Associazione Forte di Bard

T. + 39 0125 833811 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.fortedibard.it

 

 Benvenuti Benvenuto Pineta di Sueze al tramonto 1902 olio su cartone 41 x 32 cm 400x400

Benvenuti-Benvenuto, Pineta di Sueze-al tramonto,1902, olio su cartone. 41-x-32-cm-400x400

 

Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni

La mostra ha l’obiettivo di indagare il modo in cui il paesaggio è stato percepito e rappresentato artisticamente dal 1850 fino ai giorni nostri.

Dall’8 dicembre il PALP Palazzo Pretorio di Pontedera ospita la mostra Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni, ideata e curata da Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Pisa, con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana. La mostra, che proseguirà sino al 26 aprile 2020, ha l’obiettivo di indagare il modo in cui il paesaggio è stato percepito e rappresentato artisticamente dal 1850 fino ai giorni nostri, mettendo in luce quelli che sono stati i cambiamenti in materia di estetica e di codici rappresentativi e cercando al contempo di sensibilizzare la coscienza dei visitatori sul tema del degrado ambientale.

Attraverso un lungo racconto che si avvale di opere pittoriche, scultoree, arti decorative, fotografia e nuovi media – dalla metà dell’Ottocento ad oggi – l’esposizione ruota intorno al pensiero creativo sul paesaggio, un genere pittorico ereditato dal Settecento come rispecchiamento della natura nell’arte, in antitesi alla pittura mitologica e di storia, che si libera dai suoi stereotipi senza però scomparire, per la capacità che il paesaggio stesso ha di rinnovare profondamente i propri significati e codici rappresentativi, di riflettere le radicali trasformazioni della cultura artistica italiana e della società nel suo complesso. La mostra si articola in vari capitoli, dalla diversa estensione, che servendosi della pittura, della fotografia, più avanti del video, del film e delle installazioni, conducono lo spettatore ad immergersi nei sentimenti e nelle riflessioni che – di decennio in decennio – il paesaggio ha ispirato negli autori e nei fotografi e ad apprezzare e comprendere opere che vogliono essere, oltreché immagini coinvolgenti, anche documenti in cui si travasa l’intera cultura di un’epoca. La pittura di paesaggio è infatti il frutto di un processo molto complesso di interpretazione e ‘ricostruzione’ della natura, che coinvolge il momento storico di riferimento con il suo sistema di relazioni, la cultura artistica cui l’autore appartiene e la storia individuale. Sentimenti e riflessioni che nel corso della lunga trasformazione del Bel Paese, trapassano dalla scoperta, in epoca ottocentesca, di un “paesaggio italiano” ereditato dal “Grand Tour” offerto alla modernità come cornice d’inalterata bellezza, alla testimonianza delle azioni talvolta violente che la storia ha inflitto al territorio italiano (dalle demolizioni alle devastazioni delle guerre), agli sconvolgimenti legati all’epoca della ricostruzione postbellica, al definitivo tramonto del mito post-romantico e alla sua sostituzione con azioni di trasformazione così invasive e devastanti da far presagire una imminente Apocalisse.

La sezione fotografia è a cura di Maria Francesca Bonetti.

PALP Palazzo Pretorio Pontedera

Piazza Curtatone e Montanara, Pontedera (PI)
Orario: da martedì a venerdì 10-19, sabato, domenica e festivi 10-20, lunedì chiuso
Ingresso: intero € 8, ridotto € 6 e 3
Tel. +39 0587 468487 – +39 331 1542017
e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.palp-pontedera.it