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NEW DIGITAL ART DAY L'arte nell'era digitale, incontro alla IULM

Una tavola rotonda presso l'università IULM di Milano con numerosi esperti del settore per discutere di tematiche quali l’innovazione digitale nel settore culturale, paesaggistico e museale. 

Intelligenza artificiale, realtà aumentata e machine learning. L’innovazione digitale nel settore culturale, paesaggistico e museale. Patrimonio artistico e circular economyLa valorizzazione del patrimonio artistico a fini sociali, culturali e ambientali: un processo di economia circolare Blockchain, big data e nuove regole Trasparenza, tecnologia, normativa:l’evoluzione del mercato dell’arte e dei beni da collezione Innovazione digitale e startup Le iniziative tecnologiche e imprenditoriali di successo nel settore artistico culturale.

PROGRAMMA E RELATORI

8. 30- 9.00 Registrazione e Accoglienza

 

9.00 - 9.15 Apertura dei Lavori

Antonio De Virgiliis, Presidente ILI Editore

Vincenzo Trione,Preside della Facoltà di Arti, turismo e mercati, Università IULM

 

9.15 - 9.45 Outlook

Art, Finance & Technology

Barbara Tagliaferri, Art & Finance Coordinator, Deloitte Italia

 

9.45– 10.45 Tavola Rotonda

INNOVAZIONE DIGITALE NEL SETTORE ARTISTICO CULTURALE

Moderatore: Angela Maria Scullica, Giornalista

Gustavo Ghidini, Direttore dell'Osservatorio di Proprietà intellettuale, Concorrenza e Comunicazione,

Luiss Guido Carli 

Andrea Lori, Ceo, Emotiva

Maria Mazzone, Associate Director, Accenture Customer Innovation Network 

Giorgio Restelli, Direttore Risorse Artistiche, Mediaset

 

10.45-11.45 Tavola Rotonda

L’IMPATTO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE, REALTÀ AUMENTATA E MACHINE LEARNING SUL SETTORE ARTISTICO CULTURALE

Moderatore: Angela Maria Scullica, Giornalista

Guido Di Fraia, Founder & CEO, Laboratorio Intelligenza Artificiale, IULM AI LAB

Alfonso Fuggetta, Direttore CEFRIEL, Politecnico di Milano

Licia Garotti, Responsabile IP e Diritto delle Tecnologie, Studio Legale Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners

Furio Ghezzi, Responsabile IP, Studio Martinez Novebaci

Alessandro La Volpe, Vicepresident Cloud&Cognitive, IBM Italia

Matteo Losi, Digital Chief Expert Emea South, SAP

 

11.45 – 12.30 Tavola Rotonda

MERCATO DELL’ARTE E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO

Moderatore: Alessia Zorloni, Co-Director Executive Master in Art Market Management, Università IULM

Ivan Drogo Inglese, Presidente, Assocastelli

Gloria Gatti, Avvocato e giornalista

Luca Passini, Ceo, CWS

Alex Ricchebuono, Collezionista ed esperto di Finanza

Alfredo Valeri, Responsabile Attività di Ricerca, Centro Studi Civita

 

12.30 – 13.30 Technology Focus

STARTUP INNOVATIVE SI PRESENTANO

Moderatore: Alessia Zorloni, Co-Director Executive Master in Art Market Management, Università IULM

Alessandra Donati, Professore di Legislazione del Mercato dell’Arte e Avvocato, Univ. Milano

Bicocca, NABA

Guido Mologni, Ceo e Founder, ARTUNE

Federico Monti, Chairman, Zerobanks

Niccolò Filippo Veneri Savoia, Ceo, Look Lateral

Bernabò Visconti, Ceo e Founder, ArtShell

 

15.00 - 15.30 Alessia Zorloni, Co-Director Executive Master in Art Market Management, Università IULM

Graduation Ceremony Master in Art Market Management

 

 flashback

 

La fiera FLASHBACK di Torino

La fiera torinese dove l’arte è atemporale giunge alla sua settima edizione.

Flashback la fiera dell’arte pensata come “opera aperta” compie 7 anni, numero magico come la città che la ospita: Torino, la più contemporanea e mitteleuropea delle nostre città, da sempre quadrata ma visionaria, disciplinata ma capace di lucida follia.

Dal 31 ottobre al 3 novembre al Pala Alpitour di Torino, quasi 50 gallerie esporranno opere di altissimo livello (pittura, scultura e arti decorative) senza soluzione di continuità tra antico e contemporaneo, tra gallerie già molto affermate e gallerie di recente fondazione.
Nata nel 2013 dall’intuizione di Stefania Poddighe e Ginevra Pucci, con l’obiettivo di costruire un luogo di cultura visiva che unisse in un’unica soluzione cultura e mercato, senza vincoli di spazio e di tempo, Flashback propone un approccio all’arte più versatile, per consentire a un pubblico sempre più vasto di godere di opere non più percepite come lontane perché “antiche” ma come documenti nel nostro vissuto.
Il motto della manifestazione è ormai noto nel settore: “l’arte è tutta contemporanea” e s’ispira alla ricerca concettuale di Gino De Dominicis sul tema dell’immortalità dell’opera d’arte. Flashback trasporta il passato nel presente facendo piazza pulita di etichette temporali e di forme artistiche; conta solo l’esperienza di fruizione dell’opera e l’atemporalità della stessa.

Questo sincretismo è ciò che ha permesso a Flashback di crescere esponenzialmente negli anni ed è ciò che contraddistingue un progetto che si rinnova annualmente proprio come il tema scelto. L’edizione del 2019 è dedicata agli ERRANTI che con i precedenti titoli l’Enigma del tempo, Il Labirinto, L’Energia, In senso Inverso, Nuovo Sincretismo e le Rive di un altro mare sono i capitoli di un unico racconto.
I personaggi siamo noi, crononauti dell’arte e nell’arte, vagabondi nel suo eterno presente, fruitori erranti, popolo misterioso che ha il vezzo di impicciarsi della storia (passata e futura) di tutti i popoli. Il titolo di questa settima edizione prende spunto da un romanzo fantascientifico datato 1986 della coppia di scrittori sovietici Arkadij e Boris Strugackij. Per Flashback questi Vagabondi nel e del tempo sono Gli Erranti / The Wanderers.
Flashback non si ferma mai, è fiera dell’arte per 4 giorni e “Opera Viva” per 365 giorni l’anno. Quest’ultimo è un progetto speciale concepito dall’artista Alessandro Bulgini che, dopo aver dichiarato la fiera e tutti i capolavori presentati “Opera Viva”, ha lasciato gli spazi fieristici per inoltrarsi nel territorio. Il prossimo appuntamento è il 25 luglio con il mega manifesto, opera d’arte realizzata da Emanuela Barilozzi Caruso, che sarà posizionato in piazza Bottesini a Torino. A questo seguiranno altri momenti di “countdown” prima di arrivare all’inaugurazione della fiera il 30 ottobre al Pala Alpitour di Torino.
Sempre durante l’arco dell’anno sono attivi i “Flashback lab”, laboratori didattici che fanno scoprire a grandi e piccini le meraviglie dell’arte e sono dedicati alla conoscenza attiva e alla fruizione consapevole del patrimonio culturale.

Durante le giornate di fiera sono numerose le proposte artistiche: da Flashback sound, il palinsesto dedicato alla musica che spazia tra passato e presente; Flashback storytelling, progetto che promuove, tramite narrazione, la relazione attiva tra pubblico e arte; Flashback talk, programma di incontri con temi che spaziano nel tempo, dall’antichità alla modernità e viceversa; Flashback video, programma dedicato all’immagine in movimento, dalla video-arte al documentario; Flashback art class, lezioni di storia dell’arte “tutta contemporanea”.
L’originalità di Flashback sta senza dubbio anche nella sua comunicazione: loghi vivaci, temi insoliti, colori ricercati e allestimento sono gli elementi di un linguaggio contemporaneo e sorprendente applicati ad una fiera di arte antica e moderna che si distingue da tutte le altre. Flashback è un’importante occasione per i collezionisti, ma anche un buon amplificatore di progetti di arte urbana che inducono a riflettere.

Save the date!
31 Ottobre - 3 Novembre 2019
h 11 - 20
Pala Alpitour: Torino

Vernissage: 30 ottobre 2019: h 18 (solo su invito)

 

 Alberto La Tassa Photo Credit Gianmaria De Luca

Alberto La Tassa. Photo Credit Gianmaria De Luca

 

“Alberto La Tassa: la tradizione si intreccia con l’attualità in una collettiva a Torino”

La prima tappa di un grande progetto che intreccia la ricerca contemporanea di giovani ma affermati artisti del panorama italiano alla visione creativa delle nuove tecniche di tessitura.

Lo Studio Alberto La Tassa (Venezia), rappresentato da Zerial Art Project (Venezia) di Elisabetta Zerial, è lieto di presentare la sua partecipazione alla mostra collettiva A Collection, fino al 15 dicembre un progetto a cura di Chiara Casarin e Giovanni Bonotto, che sarà visitabile a Palazzo Barolo, Torino. 

“Parte da Torino A COLLECTION, la prima tappa di un grande progetto che intreccia la ricerca contemporanea di giovani ma affermati artisti del panorama italiano alla visione creativa delle nuove tecniche di tessitura. Il progetto prende forma in 10+1 affascinanti grandi arazzi contemporanei realizzati con straordinari filati ottenuti dalla lavorazione della plastica riciclata. Un’operazione per affermare come sia possibile, con la ricerca tecnologica e la creatività, unire l’attenzione per l’ambiente alla produzione di opere d’arte realizzando, da un prodotto considerato “rifiuto”, un oggetto contemporaneo di alto livello, di lusso in quanto opera d’arte.

Il progetto, curato da Chiara Casarin con gli arazzi realizzati dal Maestro tessitore Giovanni Bonotto, vede la partecipazione di dieci artisti invitati: Giuseppe Abate, Thomas Braida, Nebojša Despotović, Manuel Felisi, Alberto La Tassa, Elena Mazzi, Ruben Montini, Giovanni Ozzola, Fabio Roncato, Giuseppe Stampone.

La prima tappa di A COLLECTION, ideata da Giovanni Bonotto e Chiara Casarin nel 2018 e che a Torino vede la sua prima espressione pubblica, è realizzata in collaborazione con Opera Barolo, che ospita l’esposizione nel prestigioso Palazzo barocco sede dell’Ente collocato nel cuore storico di Torino. Da qui partirà e verrà presentato nelle più importanti e prestigiose sedi del contemporaneo internazionale in un percorso che si svilupperà nei prossimi anni.”

“Il progetto è la materializzazione di un semplice assunto: i filati ottenuti dal riciclo della plastica, grazie alle loro infinite cromie e matericità, possono comporre arazzi dettagliati e raffinatissimi. La plastica, proveniente per lo più dalle bottigliette che inquinano i mari, viene lavorata mediante un processo meccanico di fusione e filatura. La trasformazione della cosiddetta materia prima-seconda è condotta in maniera ecologia, sostenibile e produttiva e procede fino allo stadio finale in cui delicati sistemi di manipolazione consentono di ottenere filati che simulano alla perfezione quelli di origine naturale, anzi, le loro caratteristiche ne sono ulteriormente valorizzate.” “Gli arazzi non sono il fine, ma il mezzo. E la storia che raccontiamo è millenaria. Un linguaggio universale le cui prime testimonianze risalgono al 2000 a.C in Egitto. Dall’America precolombiana alla Francia la produzione degli arazzi è sempre stata una strategia culturale. Tessere è azione e metafora, performance e monito. L’arazzo è un oggetto considerato di lusso, richiede altissima specializzazione manuale, viene realizzato in tempi molto lunghi, troppo lunghi per essere accessibile a tutti. Ha avuto scopi decorativi, rituali, pubblici, commemorativi con significati politici, religiosi e sociali. […] Il desiderio di recuperare questo linguaggio così elegante e sofisticato, abbinandolo all’attenzione per l’ambiente e al rispetto per il nostro pianeta, ha portato dunque alla scelta dei 10 artisti che hanno progettato ciascuno un arazzo assecondando il loro linguaggio artistico.”

ALBERTO LA TASSA (Padova, 1986)

Nato in una famiglia legata al mondo delle Arti fin dal XIX secolo, La Tassa inizia ad esplorare diverse discipline fin dalla prima infanzia, sviluppando un amore non convenzionale per le Belle Arti. Dopo il diploma a Padova, si trasferisce a Venezia dove conclude con il massimo dei voti l’Accademia di Belle Arti. La Tassa vive e lavora a Venezia. Il suo atelier si trova nel cuore della città lagunare, alle spalle di Campo Santo Stefano, ai piedi del Ponte dell'Accademia. Il lavoro di La Tassa può essere definito una rarità nella scena artistica contemporanea. Eclettico e poliedrico, l'artista esplora con talento e genio diverse forme di espressione artistica: pittura, scultura, grafica e design di gioielli. La Tassa ama ricercare e applicare le tecniche più sofisticate ed utilizzare i materiali più raffinati, per creare opere d'arte che seguono le lezioni dei grandi maestri italiani. Nell'opera di La Tassa gesti antichi coesistono con un mondo moderno e stravagante, popolato da creature mistiche e mitologiche, ermafroditi e mostri, demoni e angeli, imperatori e regine. La tensione tra questi personaggi culmina con una potente fusione tra maschile e femminile, luce e ombra, opulenza e vuoto, bellezza e repulsione. Con questo collage di emozioni, l'artista apre le porte del proprio mondo interiore: un insieme di ricordi, desideri, fantasie, incubi e conflitti.

“[...] queste mie creazioni sono una parte, un frammento del mio percorso, di un mio disegno più grande, in cui temi perpetui come Erotismo, Carnalità e Spiritualità, incontrano forme e colori da me sempre amati e venerati; forme e colori che in una certa misura incarnano lo spirito, nonché il sentimento, l’ossessione, la passione. [...]” Alberto La Tassa

 

 FG Ibrahim Mahama 440x293

  

 

LIVING GRAINS - Ibrahim Mahama alla Fondazione Giuliani

La personale include una serie di opere realizzate ex-novo, tra cui un’installazione su larga scala, fotografie, disegni e un film in virtual reality.

Fondazione Giuliani dal 26 ottobre al 21 dicembre è lieta di presentare Living Grains, la prima mostra a Roma dell’artista ghanese Ibrahim Mahama. La personale include una serie di opere realizzate ex-novo, tra cui un’installazione su larga scala, fotografie, disegni e un film in virtual reality. Vernissage venerdì 25 ottobre dalle ore 18.00 alle 21.00.

Immersi nella trama storica, culturale e socio-politica del Ghana, i lavori di Ibrahim Mahama affrontano i problemi legati alla globalizzazione, al lavoro, alla circolazione delle merci e alla creazione di comunità, evidenzia ndo una condizione sociale universale. Mahama è noto soprattutto per la sua pratica di avvolgere le strutture architettoniche con sacchi di juta. Realizzati originariamente nel Sudest Asiatico e importati nel Ghana per trasportare i chicchi di cacao, questi sacchi diventano oggetti multifunzionali, impiegati sia dai venditori locali, che per diverse esigenze domestiche. Il materiale e il tragitto stesso della merce, la quale imprime nelle trame del suo involucro le tracce della propria storia, rappresentano il punto cruciale della ricerca di Mahama: l’indagine della memoria e del declino della storia, i frammenti culturali, lo scarto e la trasformazione futura di oggetti raccolti dall’ambiente urbano. Tramite l’analisi della loro storia, Mahama evidenzia come l’evoluzione nel tempo di questi oggetti denoti lo sviluppo e i cambiamenti nella società contemporanea.

Per la mostra in Fondazione Giuliani, Mahama ha lavorato a lungo con una rete di “collaboratori”, collezionando quasi duecento macchine da cucito in disuso per dar vita all’installazione su grande scala Capital Corpses I (2014-2019). Queste macchine, legate in maniera intrinseca alla moda e all’industria tessile, simboleggiano metaforicamente un contesto dove l’industria, e ogni ambito ad essa correlato, ignora completamente il processo di decadimento dell’oggetto. L’installazione esplora anche il suono, una componente importante e spesso trascurata dell’oggetto, che qui crea un’ulteriore connessione o eco con i due film in mostra. Il film Parliament of Ghosts (2014-2019) ritrae i lavoratori del mercato Agbogbloshie di Accra, la più grande discarica di rifiuti al mondo, mentre rimodellano incessantemente oggetti di latta, legno e acciaio, caduti in disuso con il progresso. La voce fuori campo che accompagna le scene di questo lavoro disumano sono le registrazioni dei dibattiti nel Parlamento ghanese degli anni ‘50. In questi dialoghi l’urgenza di valorizzare le capacità e il potenziale dei giovani ghanesi viene enfatizzata con un’ironia che risulta allo stesso tempo possibile e tragica. Il film in realtà virtuale Promises of hanging living men have no dead weight (2014-2019) crea un ulteriore eco, accompagnando lo spettatore nei funzionamenti interni e nelle dinamiche degli edifici in stato di degrado, dei silos abbandonati e degli altri scenari architettonici.

Maps of the Gold Coast (1898-2019) consiste in un gruppo di mappe del 1920-1950 oggi obsolete, prodotte durante il periodo coloniale in Ghana. Le mappe presentano tracce delle ricerche eseguite dagli inglesi durante la costruzione della ferrovia (ora quasi interamente in disuso) realizzata per il trasporto di merci e minerali, sulle quali Mahama è intervenuto con dei disegni. Queste mappe sono affiancate da una serie di fotografie che ritraggono l’avanbraccio di alcune donne provenienti da paesini del nord Ghana, vicini a dove Mahama è cresciuto. Partite per trovare lavoro come operaie nella capitale Accra, le donne si tatuano le braccia con i loro nomi e i contatti dei loro cari, nel caso venissero uccise o ferite durante uno dei numerosi incidenti stradali o in cantiere. Mahama è convinto che questa particolare crisi rappresenti un’apertura verso nuove conversazioni sull’idea del corpo nel ventunesimo secolo.

Ibrahim Mahama nasce nel 1987 a Tamale, in Ghana; vive e lavora ad Accra, Kumasi e Tamale. Una selezione delle sue mostre personali recenti più rappresentative include: Parliament of Ghosts, The Whitworth, University of Manchester, Gran Bretagna (2019); Labour of Many, Norval Foundation, Cape Town, Sud Africa (2019); A Friend, Fondazione Nicola Trussardi, Porta Venezia, Milano (2019); A straight line through the Carcass of History, 1918-1945, daadgalerie, Berlino (2018); In Dependence, Apalazzo Gallery, Brescia (2018); On Monumental Silences, Extra City Kunsthal, Anversa (2018); In the White Cube: Fragments, White Cube, Londra (2017); Fracture, Tel Aviv Museum of Art (2016). Ha partecipato a numerose collettive di grande prestigio, tra cui No Time for Caution 1966, La Biennale de l’Art africain contemporain: DAK’ART, Dakar, Senegal (2018); Documenta 14, Kassel, Germania e Atene (2017); All the World’s Futures, 56th Biennale di Venezia (2015). Quest’anno è stato uno degli artisti a rappresentare il Ghana al primo padiglione ghanese alla 58esima edizione della Biennale di Venezia.

A marzo 2019 Mahama fonda un centro artistico che comprende spazi espositivi, un centro di ricerca e le residenze degli artisti: il Savannah Centre for Contemporary Arts (SCCA) a Tamale, Ghana. Come estensione della sua stessa pratica artistica, l’intenzione dell’artista è quella di investire nella comunità contribuendo allo sviluppo e all’espansione della scena artistica contemporanea ghanese.

 

 coppola

Hannah Levy, Non-slip Solutions, 2017, resina epossidica, fibra di vetro, eco-pelliccia, acciaio, silicone, cm 53x96x95. AmC Collezione Coppola. Courtesy l'artista e mother’s tankstation, Dublino.

 

La Fondazione Coppola organizza Le nuove frontiere del contemporaneo

Un ciclo di mostre per conoscere in maniera più approfondita il lavoro di quattro figure significative del panorama artistico attuale, in programma dal 31 ottobre al 31 marzo.

La Fondazione Coppola organizza Le nuove frontiere del contemporaneo, un ciclo di mostre per conoscere in maniera più approfondita il lavoro di quattro figure significative del panorama artistico attuale, in programma dal 31 ottobre al 31 marzo. Presso il Torrione di Vicenza, sede espositiva della Fondazione, si susseguiranno interventi, installazioni e opere di Hannah Levy (dal 31 ottobre); Haroon Mirza (dal 22 novembre); Christian Manuel Zanon (dal 1 dicembre); Guglielmo Castelli (dal 14 dicembre). Le mostre, ognuna patrocinata dal Comune di Vicenza, andranno ad occupare in senso ascensionale i sei livelli del Torrione, dialogando con lo spazio architettonico e proponendo letture inedite e diversificate sia del contesto espositivo che delle opere presentate. La scelta è ricaduta su quattro artisti il cui lavoro esprime un punto di vista originale nel linguaggio che contraddistingue maggiormente il loro operato: la scultura per Hannan Levy, il video, il suono e l’installazione per Mirza, l’installazione e il disegno per Zanon e la pittura per Castelli.

Hannah Levy è nata a New York nel 1991, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito un BFA alla Cornell University di Ithaca (2009-2013), ottiene il titolo “Meisterschüler” presso la Städelschule di Francoforte. Il lavoro della Levy esplora le connessioni tra arte e design, con l’intento di superare questa dicotomia. L’artista lavora principalmente con la scultura, le sue opere si pongono come una riflessione attorno agli oggetti, alle loro logiche di senso e al rapporto che tendiamo ad instaurare con essi. In mostra alla Fondazione Coppola saranno esposte cinque opere in silicone realizzate tra il 2017 e il 2019. Le opere sono state precedentemente esposte al Louisiana Museum of Modern Art, al MoMA PS1 e a Londra.

Haroon Mirza è un artista inglese nato nel 1977, vive e lavora a Londra. Ha studiato pittura presso la Winchester School of Art. Successivamente ha ottenuto un Master in Design Critical Practice and Theory presso il Goldsmiths College (2006) e un Master in Fine Art presso il Chelsea College of Art and Design (2007). È un artista conosciuto a livello internazionale per le sue installazioni complesse e immersive, che combinano suono, onde luminose, corrente elettrica, LED e diversi altri materiali. Mirza lavora quasi come un “compositore”, per riconsiderare le distinzioni percettive tra rumore, suono e musica, non sentite come forme culturali categorizzabili. In mostra saranno esposti due video installazioni: Adhãn Anthemoessa (2009), opera che ha vinto il Northern Art Prize nel 2011 e Birds of Pray (2010). Haroon Mirza ha ricevuto il Leone d’Argento alla 54ma edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 2011.

Christian Manuel Zanon è un artista visivo nato a Cittadella, in provincia di Padova, nel 1985, vive e lavora tra Pesaro e Padova. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia e poi presso l’Universität der Kunst di Berlino, dove approfondisce tematiche inerenti la comunicazione visiva e la poesia. In seguito frequenta la Fondazione Studio Marangoni di Firenze, la facoltà di Arti Visive dello IUAV di Venezia e la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’Foscari di Venezia. Nel suo lavoro l’artista privilegia il procedimento e la processualità: inattese e come sorprese si concretizzano le sue installazioni, i disegni progettuali, le foto e i video che si ribellano amichevolmente alla struttura architettonica del pensiero, anche teoretico.

Guglielmo Castelli è nato nel 1987, vive e lavora a Torino. Ha studiato scenografia teatrale all’Accademia Albertina. Considerato tra i giovani artisti più promettenti delle nuove generazioni, lavora principalmente con la pittura e il disegno. I suoi dipinti, dominati da atmosfere malinconiche e intimistiche, sono caratterizzati da forme fluide ed estese campiture, quasi i soggetti siano colti in un momento di trasformazione. In mostra saranno esposti quattro dipinti di piccole e medie dimensioni realizzati nel 2019. L’artista è attualmente finalista al Premio Cairo 2019.

La Fondazione Coppola ha sede espositiva nel trecentesco Torrione di Vicenza, importante architettura della città berica restaurata dallo studio UP3 Architetti Associati nel 2018. La Fondazione ha inaugurato la sua attività lo scorso aprile aprendo al pubblico “La Torre”, la prima mostra personale in Italia degli artisti tedeschi Neo Rauch e Rosa Loy, i due principali esponenti della “Scuola di Lipsia”, una corrente artistica che negli ultimi trent’anni si è imposta come punto di riferimento obbligato per molte generazioni di artisti visivi. Fondazione Coppola presenta opere di artisti per la maggior parte non storicizzati, tra giovani emergenti e affermati che hanno partecipato a esposizioni nazionali o all’estero ricevendo in molti casi notevoli riconoscimenti.

Fondazione Coppola

Corso Palladio 1, 36100 Vicenza

Periodo

31 ottobre 2019-31 marzo 2020

Apertura mostre

Hannah Levy, dal 31 ottobre 2019

Haroon Mirza, dal 22 novembre 2019

Christian Manuel Zanon, dal 1 dicembre 2019

Guglielmo Castelli, 14 dicembre 2019

Orari

Da giovedì a lunedì, 11.00-18.00

 

 hardened

 

Jeff Mermelstein, "HARDENED" mostra a cura di Aron Morel – Mörel Books

Hardened raccoglie una sequenza di 305 immagini scattate da Mermelstein con l'Phone, durante un periodo di oltre due anni; la pubblicazione sarà raccontata all'interno di un'installazione site-specific progettata per lo Spazio Choisi di Lugano.

Dal 30 ottobre dalle ore 18.30, i nuovi ospiti di Spazio Choisi (Lugano) saranno il fotografo newyorkese Jeff Mermelstein e l'editore inglese Aron Morel, invitati a presentare il loro nuovo libro Hardened, edito da David Campany.

Hardened raccoglie una sequenza di 305 immagini scattate da Mermelstein con l'Phone, durante un periodo di oltre due anni; la pubblicazione sarà raccontata all'interno di un'installazione site-specific progettata per lo Spazio.

"Queste sono solo alcune delle foto che Jeff Mermelstein ha scattato prevalentemente nelle strade di New York negli ultimi anni. Un mondo di nevrosi quotidiane, catastrofi minori, panico, fascino, indiscrezione, rivelazione, orgoglio caduto, spavalderia sgonfiata, narcisismo pungente e affetto inaspettato: in una cultura in cui apparentemente tutto è inventato per la macchina fotografica, è incoraggiante e terrificante vedere come si appare quando non si pensa di essere fotografati o almeno fotografati come fa Jeff Mermelstein".

David Campany

Per la durata di questa mostra, presso Artphilein Library sarà esposta l'edizioni speciali in formato gigante di Hardened, nella collezione di De Pietri Artphilein Foundation (l'altro esemplare di questa edizione sarà in consultazione presso la New York Public Library).

Jeff Mermelstein (1957, New Brunswick, New Jersey) insegna presso l'International Center of Photography dal 1988. Icona della street photography, ha collaborato con i magazine più celebri, tra cui LIFE, The New York Times Magazine, The New Yorker, Aperture, Newsweek , Esquire e Vanity Fair. Ha fotografato ampiamente la vita di strada a New York e l'11 settembre e le sue conseguenze. Le sue opere sono conservate in importati istituzioni tra cui l'Art Institute di Chicago; il Museo Internazionale di Fotografia alla George Eastman House; e la New York Public Library. Ha ricevuto la Fellowship della Aaron Siskind Foundation e l'European Publishers Award for Photography.

La mostra resterà aperta fino al 14 gennaio 2020, martedì e mercoledì su appuntamento, giovedì e venerdì dalle 10.00 alle 18.00.