Collezionare, una passione sfrenata e l'impegno di una vita
 
 
 

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Collezionare, una passione sfrenata e l'impegno di una vita

 

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"Ho seguito il percorso dell'arte contemporanea parallelo alla mia vita cercando di acquisire opere dei movimenti più importanti". Intervista al collezionista Filippo Pappalardo.

By Camilla Delpero   

 

Come nasce Filippo Pappalardo collezionista?

La passione per l'arte, la pittura in particolare, nasce molto presto. Mio padre Giuseppe, assieme al critico Riccardo Campanella e al pittore Giuseppe Consoli, ideò e organizzò sul finire degli anni '50 presso il mio paese, Mascalucia un ridente borgo sulle pendici dell'Etna, una manifestazione dall'accattivante nome di "Incontro con la pittura", che riscosse per diversi anni un notevole successo nella provincia di Catania e riunì in paese i più conosciuti artisti della zona. Il critico, suo amico che nutriva per me un particolare affetto, mi portava spesso con lui nelle sue visite negli studi degli artisti. Scoprii così che giocare con i colori non era una prerogativa dei bambini. Avrò avuto dieci anni. Mi piace ricordare che la mia passione di collezionista cominciò quella volta che mi misi a piangere perché mio padre, per favorire un amico, rinunziò ad acquistare un “Asinello” di Roberto Rimini che era il mio artista preferito e che io avrei voluto. Da qui parte un percorso dapprima ingenuo e geograficamente limitato agli artisti siciliani, poi sempre più informato grazie anche all'amicizia con il critico Demetrio Paparoni che mi aprì le porte delle manifestazioni più importanti, spesso aiutandomi nelle decodifiche per me più ostiche. Momento fondamentale della mia maturazione è l'aver assistito alla performance “Balcan Baroque” di Marina Abramovic alla Biennale di Venezia del 1997, che mi fece abbandonare l'idea che l'arte fosse solo bellezza e mi fece anche apprezzare come tecnica artistica la fotografia soprattutto in quanto capace di rendere eterni istanti dell'azione.

 

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L’Italia e l’arte italiana è ancora competitiva nello scacchiere internazionale?

Ritengo che l'arte italiana, come ricerca, come creatività, come qualità non abbia niente da invidiare a quella delle nazioni in questo momento più in auge. La differenza risiede nell'aspetto economico, nel mercato dove spesso non solo i nostri artisti sono sottoquotati, ma quei pochi che riescono a emergere, vengono scelti da critici e galleristi esteri, da un evidente “sistema” in cui non riusciamo a inserirci accettando un pensiero unico che ci penalizza. Poco male per il valore economico che spesso non ha niente a che vedere con la qualità. Quello che più mi rattrista è veder mortificato da questo punto di vista gran parte del Novecento italiano e soprattutto constatare che si faccia ben poco per contrastare questa tendenza. Il mercato è mercato, ma la storia dell'arte non dev'essere condizionata da questo.

Quale tipo di arte collezioni?

La mia collezione è essenzialmente di pittura o comunque di opere da parete anche per quei movimenti che poco la producono, come l'arte povera o l'arte concettuale. Ho seguito il percorso dell'arte contemporanea parallelo alla mia vita cercando di acquisire opere dei movimenti più importanti e rinunziando ad avere più opere di un singolo artista pur con qualche eccezione. Questo mi aiuta a ritenere che l'arte sia come un edificio unico alla cui costruzione ogni singolo artista e ancor di più ogni gruppo omogeneo di artisti abbiano dato o diano un contributo. Novecento, Scuola Romana, Corrente, Astazione, Arte colta,Transavanguardia e altri movimenti sono ben rappresentati nella mia collezione. Questa organicità ha fatto sì che diverse volte mi abbiano chiesto di collaborare con delle mostre in cui le mie opere sono state il filo conduttore come ad esempio quelle dedicate dal museo Archeologico di Agrigento a "Leonardo Sciascia e le arti visive" e a "Luigi Pirandello e la cultura artistica tra Ottocento e Novecento". Oppure a Palazzo Abatellis a Noto con "Venti siciliani nell'arte contemporanea italiana" in cui "venti" è il numero di artisti e contemporaneamente la loro “influenza”. Il mio fiore all'occhiello è la mostra che, su invito della facoltà di Lettere dell'Università di Catania, ho realizzato, anche come organizzatore e co-curatore , in uno dei luoghi più belli della città , la biblioteca Ursino-Recupero del monastero dei Benedettini. Fu un'impresa ciclopica, ma di grande soddisfazione estetica e concettuale, con la creazione di un grande libro bianco in pieno contrasto con l'ambiente solenne del monastero settecentesco. Il titolo lo trassi da una mia opera di Beuys "L'arte c'è quando "malgrado" si ride".

 

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Francesco Poli definiva il collezionista bulimico nei confronti dell’arte. Non si è mai sazi. La tua esperienza?

Credo che la definizione del Professor Francesco Poli mi calzi a pennello. La mia bulimia probabilmente mi ha impedito di avere una collezione più rigorosa qualitativamente, ma non credo ormai di poter cambiare né, per la verità, ne ho voglia.

 

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La rivista si chiama Quid per indagare quella scintilla che rende unica un’opera d’arte per cui la scegli o la vita. Tu dove lo intravedi?

Più facile rispondere sulla ricerca del Quid nella scelta di un'opera in quanto è il confluire di imput diversi, razionali, come l'inserirsi nel progetto della collezione e irrazionali come la tematica, i colori, la bellezza, il mistero e tante altre componenti. Decisamente più difficile rispondere per il Quid della vita. Indubbiamente nella vita, più che nell'arte, la bellezza mi ha influenzato . È stata spesso determinante nella scelta delle cose meno, ma sempre importanti, nella scelta delle persone, dandone ovviamente una visione più allargata, non credo comunque di poterla eleggere a “Quid”. Forse avrei bisogno di elencare più “Quid”.

Cos’è per te l’arte contemporanea?

L'arte contemporanea è per me la libertà assoluta di esprimere un'emozione con qualsivoglia mezzo tecnico purchè l'opera che ne vien fuori venga accettata da quella parte della nostra mente e del nostro animo indefinibile e non localizzabile, ma che esiste e accomuna tutti noi protagonisti, artisti o fruitori, in questo mondo straordinario quanto complesso che è il mondo dell'arte contemporanea o “Sistema (virtuoso) dell'arte”. Anno dopo anno però, devo constatare come questo mondo purtroppo, diventi sempre più elitario soprattutto perchè condizionato dall'aspetto economico e dal formarsi di un “cerchio (poco) magico” al cui interno si entra per censo e non per intelligenza.

 

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Cos’è la bellezza?

Nell'arte di oggi la bellezza può essere una delle sue componenti, ma non la sola o la più importante. Faccio mia una definizione del grande Giulio Paolini che dice che l'arte non è più godimento degli occhi ma della mente. Per me la bellezza ha un ruolo importante in tanti altri aspetti della vita e anche in altri ambiti dell'arte...ma andrei fuori tema.

Parlaci del tuo libro. 60 opere una per anno per raccontare la tua storia. Opere scelte dalla tua grande collezione di 800 opere. Come ha scelto, come ha creato questo importante documento?

Nell'ideare il libro “Vivere con (l')arte”, la mia idea non era quella di fare un catalogo, ma di raccontare una storia, la mia storia attraverso quella che è stata la mia grande passione. Le opere sono state scelte non solo per importanza, ma anche e soprattutto per empatia e per descrivere il più accuratamente possibile la gioia del momento dell'acquisizione inserito nello scorrere del tempo e della storia “importante”. Non mi sono fatto condizionare dal “pensiero unico” e ho inserito autori che ho amato come Antonio Bueno dalle cui mani ho avuto quel marinaretto che mi ricordava mio figlio di pochi mesi o Aligi Sassu che mi ricordava l'emozione del primo prestito ad un museo. Ho dato spazio alla mia famiglia che mi ha accompagnato in questa avventura, alle testimonianze di tanti amici critici, galleristi e soprattutto artisti. Credo di aver fatto un buon lavoro.

 

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Un’opera d’arte può essere considerata come un asset come tutti gli altri? Per lei la parola arte si può unire alla parola speculazione?

Assolutamente no. Non si può definire collezionista chi compra un'opera d'arte con l'intento di venderla appena vale di più. Considero le mie opere compagne di vita e me ne privo solo se mi vengono richieste in prestito per mostre a cui riconosco l'importanza. Ritengo doveroso, anche per rispetto dell'autore, che l'opera possa essere fruita perchè è per questo che è stata creata. Ovviamente ho, comunque, liberato i miei figli da qualunque vincolo, se un giorno loro dovessero averne bisogno per risolvere un problema, non dovranno sentirsi condizionati dal mio amore.

Ci siamo incontrati ad Artissima 2019. Come vedi le fiere italiane e le loro proposte?

Visito abbastanza spesso le fiere, sono importanti perchè mi permetto di seguire passo per passo l'evoluzione e le tendenze dell'arte. Tuttavia non le considero momenti di fruizione, l'aspetto commerciale è dominante. Forse la cosa più bella di queste ultime è la possibilità di incotrare gli artisti ed avere la possibilità di conversare con loroed è la cosa più interessante oltre a frequentare dibattiti e conferenze che vengono organizzate.

 

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Viaggi molto per l’arte?

Viaggio ancora abbastanza per arte e i musei di arte contemporanea sono le mie principali mete anche in viaggi turistici. Non manco mai alla Biennale di Venezia, saltuariamente a Basilea, una sola volta a Kassel. La cosa che amo di più è visitare le collezioni di altri appassionati dove amo ricercare le splendide “debolezze” che distinguono le collezioni private (senza advisor) da quelle pubbliche per cogliere l'animo del collezionista. È bellissimo discutere con altri collezionisti, specialmente stranieri e confrontare le proprie scelte, le proprie opinioni.